Amo la mia vita
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Amo la mia vita

  1. 324 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Amo la mia vita

Informazioni su questo libro

Ava vive a Londra, ha tre amiche del cuore e un compagno speciale, il suo beagle Harold, un cane molto vivace e disubbidiente che ne combina di tutti i colori.

Non ha ancora trovato l'anima gemella e, dopo una lunga serie di incontri a dir poco insoddisfacenti, capisce che la ricerca di un partner online non fa per lei.

Ava ha in mente mille progetti per la sua vita, le piace "ampliare i suoi orizzonti" anche se in realtà non sa quale strada prendere. Di fatto si guadagna da vivere scrivendo i bugiardini dei farmaci, è iscritta a un corso di aromaterapia e ha iniziato un suo romanzo, però non è molto ispirata. Decide perciò di partecipare a un corso di scrittura in Puglia dove conosce un uomo bello e misterioso da cui è irresistibilmente attratta. Tra i due scocca la scintilla, ma decidono di non chiedersi nulla delle loro rispettive vite, nome compreso.

Alla fine di questa romantica avventura scoprono con gioia di essere entrambi diretti a Londra e cominciano a frequentarsi, ed è così che hanno inizio le sorprese...

Ava avrà trovato l'uomo giusto o è solo un abbaglio?

Amo la mia vita è una commedia romantica che fa ridere e sorridere, in cui Sophie Kinsella affronta il tema delle false aspettative e dei compromessi necessari in amore.

Perché chi hai davvero di fronte non è mai come pensavi fosse e soprattutto come lo volevi tu.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2020
Print ISBN
9788804732471
eBook ISBN
9788835705161

1

Sto per suonare il campanello quando sento arrivare un messaggio e la mia testa è subito invasa da una serie di possibilità.
Qualcuno che conosco è morto.
Qualcuno che conosco ha vinto alla lotteria.
Sono in ritardo a un appuntamento che ho dimenticato. Merda.
Sono stata testimone di un crimine e adesso devo fare una deposizione molto precisa e dettagliata su qualcosa che non ricordo affatto. Merda.
La dottoressa ha dato un’occhiata alla mia cartella. (Perché? Mistero.) E ha trovato qualcosa. “Guarda, non preoccuparti, però…”
Qualcuno mi ha mandato dei fiori e la mia vicina li ha ritirati.
Qualcuno di famoso ha twittato qualcosa che devo assolutamente vedere. Oooh. Cosa?
Ma quando prendo il telefono scopro che è un messaggio di Seth, un tipo con cui sono uscita la settimana scorsa. Quello che in tutta la serata non ha detto niente. Niente.
Di solito gli uomini hanno il problema opposto. Vanno avanti per ore a parlare di se stessi e dei loro brillanti risultati e poi quando state pagando, ognuno per sé, dicono, come per un improvviso ripensamento: “E tu cos’è che fai?”. Ma Seth mi ha fissata in silenzio con quei suoi occhi troppo vicini mentre io blateravo nervosa a proposito della vellutata di zucca.
Cosa vorrà? Un altro appuntamento. Accidenti. Mi viene una fitta allo stomaco solo all’idea, e questo è un segnale preciso. Una delle regole principali della mia vita è: ascolta il tuo corpo. Il tuo corpo è saggio. Il tuo corpo sa.
Benissimo. Lo scaricherò con dolcezza. Sono davvero brava a mollare le persone.
Ciao Ava. Ci ho pensato e ho deciso che non posso portare avanti la nostra relazione.
Oh. Ecco. Sì.
Appunto.
Lancio uno sguardo esasperato al cellulare. Lo so che Seth non può vedermi, ma ho una specie di teoria secondo cui in qualche modo è possibile trasmettere le emozioni attraverso il telefono.
(È una teoria di cui non ho mai parlato a nessuno, perché ho scoperto che un sacco di gente ha una mentalità molto ristretta, perfino le mie amiche.)
Forse quando è arrivato il messaggio hai pensato che volessi uscire di nuovo con te, in questo caso mi spiace di aver infranto le tue speranze.
Le mie speranze? Speranze? Ma chi si crede di essere?
Vorrai sapere perché.
Cosa? No. Non voglio sapere perché, grazie lo stesso.
Cioè, me lo immagino.
No, ritiro. Non ne ho idea.
E comunque perché dovrei immaginarmelo? Chi ha voglia di indovinare perché qualcuno non vuole più uscire con lui? Neanche fosse un quiz alla tivù con domande tipo: “È per il mio alito?”.
(Non è per il mio alito. Qualunque cosa sia, non è per quello.)
Temo di non poter uscire con una che pensa che la vellutata di zucca abbia un’anima.
Cosa?
Fisso il telefono in preda alla furia. Mi ha completamente fraintesa. Non ho affatto detto che la vellutata di zucca ha un’anima. Ho detto semplicemente che dovremmo considerare con una mentalità molto più aperta l’interazione tra fisicità e spiritualità. Infatti ci credo. Dovremmo farlo.
Come se mi leggesse nel pensiero, Harold uggiola con partecipazione e mi sfrega il naso sulla gamba. Visto? Se questo non dimostra che nel mondo tutto è connesso, allora cosa?
Vorrei rispondergli: “Mi spiace di non essere abbastanza limitata per la tua misera visione della vita”. Ma questo gli farebbe pensare che ho letto i suoi messaggi, cosa che non ho fatto.
Cioè, sì, l’ho fatto, ma il punto è che li sto già cancellando dalla mia mente. Andati. Seth chi? Uscire? Come?
Ecco.
Suono il campanello e poi apro con le mie chiavi. È quello che facciamo tutte, in caso Nell abbia un attacco. È passato un bel po’ dall’ultimo ma saltano sempre fuori quando meno te li aspetti, quei vigliacchi.
«Nell?» chiamo.
«Ciao!» Arriva nell’ingresso con un gran sorriso e i capelli rosa sparati in aria.
«Sei tornata al rosa!» esclamo. «Belli.»
Dai tempi dell’università Nell ha cambiato colore dei capelli circa centosei volte, mentre i miei sono rimasti uguali. Sono sempre dello stesso castano ramato, dritti e lunghi fino alle spalle, pronti per essere raccolti in una coda.
Non che in questo momento i capelli siano in cima ai miei pensieri. I messaggi di Seth mi hanno distratta per un attimo, ma adesso che sono entrata in casa comincio a sentire un nodo alla gola. Un peso sullo stomaco. Do un’occhiata a Harold, lui si gira a guardarmi con aria interrogativa in quel suo modo adorabile e già mi bruciano gli occhi. Oddio. Ma la faccio veramente, questa cosa?
Nell si accovaccia e allunga le mani verso Harold. «Pronto per le vacanze?»
Lui la esamina per un attimo, poi si gira di nuovo verso di me e mi fissa implorante con quei suoi liquidi occhi marroni.
Se qualcuno crede che i cani non capiscano tutto quello che diciamo e facciamo, quel qualcuno si sbaglia, perché Harold sa. Sta cercando di essere coraggioso, ma lo trova difficile quanto me.
«Non posso portarti in Italia, Harold» gli dico deglutendo a fatica. «Te l’ho spiegato. Ma non sarà una cosa lunga. Te lo prometto. Una settimana. Tutto qui.»
Il suo muso si accartoccia in uno struggente: “Perché mi fai questo?”. Sbatte la coda a terra lentamente, in modo incoraggiante e speranzoso, come se all’ultimo momento io potessi cambiare idea, annullare il volo e portarlo fuori a giocare.
Ho giurato di non piangere ma gli occhi mi si riempiono di lacrime mentre contemplo il suo muso sveglio, intelligente. Il mio Harold. Il beagle migliore del mondo. Il cane migliore del mondo. La persona migliore del mondo.
«Harold non vede l’ora di stare un po’ con me» dice Nell decisa, spingendoci entrambi nel soggiorno. «Vero, Harold?»
In tutta risposta, il suo muso si accartoccia ancora di più e lui lancia un guaito strappacuore.
«Questo cane dovrebbe fare l’attore» dice Sarika, alzando uno sguardo divertito dal suo portatile. Sarika non va matta per i cani – non ha problemi ad ammetterlo –, ma va matta per Harold. Impossibile conoscere Harold e non adorarlo.
L’ho trovato quattro anni fa in un canile, era un cucciolo ed è scattata subito una devozione assoluta. Mi ha guardata con i suoi occhi svegli, ansando tutto emozionato, e sembrava che dicesse: “Eccoti qua! Lo sapevo che saresti arrivata!”.
Non dico che sia stata una passeggiata. Non avevo mai avuto un cane. Da piccola lo desideravo tanto, ma i miei genitori erano di quelli che facevano vaghe promesse che non si sono mai realizzate. Perciò ero una principiante nel prendermi cura di un cane. E Harold era un principiante nell’essere accudito. Perché credetemi, quelli che l’hanno abbandonato lungo la A414 non hanno avuto cura di lui. Quello non era avere cura di lui. Solo a pensarci mi viene una rabbia…
Comunque, abbiamo imparato insieme. Quando Harold è arrivato a casa mia, si è spaventato da matti. Si vedeva benissimo che pensava: “Che cosa ho fatto accettando di vivere con te?”, e anch’io avevo la tremarella. Abbiamo ululato parecchio entrambi. Ma adesso non riesco a immaginare la mia vita senza di lui. Eppure eccomi qui, pronta a lasciarlo per una settimana.
Forse dovrei annullare tutto. Sì. Devo annullare tutto.
«Ava, piantala di stressarti. Lo capisci che sta cercando di farti sentire in colpa?» dice Nell. Si gira verso Harold e lo guarda severamente. «Senti qua, amico, basta con queste scene perché io non ci casco. Ava può andare in vacanza senza di te. È permesso. Perciò smettila di tormentarla.»
Per un lungo attimo Harold e Nell si guardano negli occhi, due forti personalità a confronto, poi lui cede. Mi rivolge ancora uno sguardo di rimprovero, ma attraversa il tappeto e va ad accucciarsi accanto alla poltrona di Nell.
Okay, allora magari non annullo tutto.
«Non ti scusare con lui» dice Nell. «E non sprecare tutta la settimana a gemere sui video di Harold invece di scrivere il tuo libro.»
«Ma figurati!» mi difendo.
«Noi staremo benissimo» insiste. «Benissimo
Non ho grandi consigli di vita da dare. Ma uno è questo: se mai hai un momento di autocommiserazione, vai a trovare Nell. È tosta nei punti giusti. Rispedisce al mittente i brutti pensieri. Il suo atteggiamento concreto ti sferza come una folata di aria fredda e pungente.
«Qua c’è tutta la sua roba.» Poso il borsone per terra. «Cuccia, ciotole, coperta… Ah, e gli oli essenziali!» Mi ricordo all’improvviso e tiro fuori la boccetta dalla borsa. «Ho preparato una miscela nuova per lui, lavanda e legno di cedro. Devi spruzzarne un po’ sulla…»
«Cuccia» mi interrompe Nell. «Ava, rilassati. Mi hai già scritto cinque email in merito, ricordi?» Prende la boccetta e la esamina un attimo prima di posarla. «A proposito, volevo chiederti una cosa: che ne è stato del tuo corso di aromaterapia?»
«Oh» rispondo, imbarazzata. «Sì… lo seguo sempre… più o meno.»
Mi attraversa la mente l’immagine dei miei libri e dei flaconi, relegati in un angolo della cucina. Sto facendo un corso online, e devo riprenderlo perché mi piacerebbe proprio lavorare part-time come aromaterapeuta.
«Più o meno?» indaga Nell.
«L’ho messo in pausa. È solo che tra il lavoro e il libro… sai com’è.» Faccio un sospirone. «La vita si mette di traverso.»
Il mio lavoro consiste nello scrivere i bugiardini dei farmaci e redazionali online, cosa che ormai potrei fare anche dormendo. Lavoro per un’azienda farmaceutica, la Brakesons Inc, con sede nel Surrey. Va bene, loro mi piacciono e mi permettono di lavorare molto da casa, però cerco sempre di ampliare i miei orizzonti. Secondo me la vita è troppo breve per non ampliare i propri orizzonti. Bisognerebbe sempre pensare: “Questo è okay, ma cos’altr...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. AMO LA MIA VITA
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. 20
  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. 26
  30. 27
  31. Ringraziamenti
  32. Copyright