A caccia del Diavolo
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A caccia del Diavolo

  1. 408 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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A caccia del Diavolo

Informazioni su questo libro

Audrey Rose Wadsworth e Thomas Cresswell sono giunti in America, una terra audace, sfrontata, brulicante di vita. Ma, proprio come la loro Londra adorata, anche la città di Chicago nasconde oscuri segreti. Quando i due si recano alla spettacolare fiera mondiale, scoprono una verità sconcertante: l'evento epocale è minacciato da denunce di persone scomparse e omicidi irrisolti. Audrey Rose e Thomas iniziano a indagare, per trovarsi faccia a faccia con un assassino come non ne hanno mai incontrati prima. Scoprire chi sia è una cosa, ben altra faccenda è catturarlo, soprattutto all'interno del famigerato Castello della Morte che ha costruito lui stesso, un covo di torture labirintico e terrificante. Riuscirà Audrey Rose, insieme al suo grande amore, a porre la parola "fine" anche a questo caso? O soccomberà, preda del più subdolo avversario che abbia mai incontrato?

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2020
Print ISBN
9788804728122
eBook ISBN
9788835704621
PRIMA PARTE NEW YORK CITY 1889

UNO

Ornamento di separazione
MORTE RAPIDA E INDOLORE
MERCATO DI WEST WASHINGTON, MEATPACKING DISTRICT, NEW YORK 21 GENNAIO 1889
Fui investita da una folata d’aria gelida quando aprii lo sportello della carrozza e scesi dal predellino incespicando, lo sguardo sulla mannaia sollevata. La pallida luce del sole colava come sangue fresco sul bordo della lama, rievocando mio malgrado i ricordi dei recenti avvenimenti. Alcuni li avrebbero definiti incubi. Una sensazione simile alla fame mi si ridestò nelle viscere, ma la misi subito a tacere.
«Miss Wadsworth?» Il valletto mi porse il braccio, gli occhi che sondavano con circospezione la calca di gente sudicia che si faceva largo a gomitate lungo West Street. Sbattei le palpebre; per un istante mi ero dimenticata dove mi trovassi e con chi fossi. Ero a New York da quasi tre settimane, e ancora non mi sembrava vero. Il valletto si inumidì le labbra screpolate, la voce tesa. «Vostro zio mi ha ordinato di non fare soste e di condurvi entrambe al…»
«Sarà il nostro piccolo segreto, Rhodes.»
Senza aggiungere altro, afferrai il bastone da passeggio e mi incamminai tra la folla, fissando un paio di occhi neri e spenti mentre la lama si abbassava con un movimento netto e recideva la spina dorsale all’altezza del collo in una pioggia di schegge di legno. Il boia, un giovane dai capelli biondo scuro intorno ai vent’anni, staccò la mannaia dal tagliere e ripulì il bordo della lama sul grembiule imbrattato di sangue.
Per un breve istante, l’uomo con le maniche della camicia arrotolate e la fronte imperlata di sudore mi ricordò zio Jonathan dopo che aveva aperto un cadavere. Il macellaio mise l’arma da parte e strattonò il corpo della capra, separando di netto la testa dalle spalle.
Mi avvicinai, stupita che la testa dell’animale non fosse caduta come avevo immaginato, bensì fosse semplicemente rotolata sul lato della massiccia asse di legno, le pupille vacue puntate verso il cielo invernale. Se fosse davvero esistito un aldilà, avrei sperato che la povera bestiola si trovasse in un posto migliore. Lontanissima dal macabro quartiere dei macellai.
Spostai l’attenzione sulla carcassa della capra. Era stata uccisa e scuoiata altrove, e la carne viva era una mappa di sfumature bianche e rosse che si sovrapponevano nei punti in cui grasso e tessuto connettivo incontravano la carne tenera. Resistetti al bruciante desiderio di elencare silenziosamente i nomi di ogni tendine e muscolo.
Non ispezionavo cadaveri da un mese.
«Davvero invitante.» Mia cugina Liza mi raggiunse e mi prese sottobraccio, allontanandomi dalla strada mentre un uomo lanciava un voluminoso sacco di iuta a un apprendista all’altro capo del marciapiede. Osservando meglio, notai un sottile strato di segatura intorno ai piedi del macellaio: era un ottimo modo per assorbire in fretta il sangue e spazzarlo via dal pavimento, metodo che conoscevo bene grazie al tempo trascorso nel laboratorio dello zio e all’accademia forense che avevo frequentato per un breve periodo in Romania. Lo zio non era l’unico Wadsworth a cui piaceva incidere i morti.
Il macellaio smise di squartare la capra e ci sbirciò di sottecchi. Fece scivolare lo sguardo sui nostri corpi e ci rivolse un volgare fischio di apprezzamento. «I corsetti li spezzo più velocemente delle ossa.» Tenne il coltello sollevato, gli occhi incollati al mio petto. «Gradite una dimostrazione, allegra signorina? Una parola e vi mostrerò cos’altro so fare a un bel corpicino come il vostro.»
Liza s’irrigidì accanto a me. “Allegre signorine” era l’espressione con cui spesso venivano chiamate le donne di facili costumi. Se quel cafone pensava che arrossissi e scappassi via indignata, si sbagliava di grosso.
«Per vostra sfortuna, Sir, non sono molto colpita.» Sfilai con disinvoltura un bisturi dalla pochette da polso, assaporando la familiare sensazione del metallo sulla pelle. «Vedete, anch’io sventro corpi. Ma non mi scomodo per dei semplici animali. Io macello esseri umani. Per caso voi gradite una dimostrazione?»
L’uomo scorse qualcosa nel mio sguardo che lo mise in allerta. Arretrò alzando le mani callose. «Non voglio problemi. Mi stavo solo divertendo un po’.»
«Anch’io.» Gli rivolsi un tenero sorriso che lo fece sbiancare mentre mi rigiravo la lama tra le dita. «Peccato che non vi vada più di giocare. Anche se non ne sono affatto sorpresa: gli uomini come voi spesso si vantano all’eccesso per compensare le carenze… sotto la cintura.»
Liza mi trascinò via con forza, sconvolta. Sospirò quando la nostra carrozza partì senza di noi. «Spiegami un po’, carissima cugina: perché abbiamo lasciato quella calda e sontuosa carrozza per vagabondare in mezzo a…» puntò l’ombrellino parasole verso le schiere di banchi da macellaio che esponevano diverse parti di animali avvolte nella carta da pacchi marrone, «questo inferno? La puzza è oltremodo rivoltante. E la compagnia ancor più sgradevole. Mai, in tutta la mia vita, qualcuno si è rivolto a me con una tale sgarbatezza.»
Ero scettica circa quella sua ultima affermazione, ma lo tenni per me. Avevamo trascorso più di una settimana a bordo di un transatlantico a folleggiare con gli artisti di un circo noto per la sua dissolutezza. Dopo appena cinque minuti con il direttore di pista, quel giovane farabutto si era rivelato un essere diabolico. In tutto e per tutto.
«Volevo vedere di persona questo famoso mercato della carne» mentii. «Magari mi suggerirà l’idea perfetta per una prima portata. Che ne pensi della capra arrosto?»
«Prima o dopo aver assistito alla sua decapitazione?» chiese con aria nauseata. «Sai che i libri di ricette esistono per questo, vero? Per trovare l’ispirazione senza faticare. O commettere una carneficina. Sembra quasi che ti manchi essere circondata dalla morte.»
«Non essere ridicola. Perché pensi una cosa del genere?»
«Guardati intorno, Audrey Rose. Di tutti i quartieri della città, hai scelto di fare una passeggiata proprio quaggiù.»
Distolsi l’attenzione da un pollo spennato che stava per fare la fine della capra sventrata, lo sguardo discreto mentre esaminavo i dintorni. Il sangue gocciolava senza sosta da molti dei taglieri di legno disposti fuori dalle botteghe, insudiciando la strada.
A giudicare dalle varie sfumature presenti, le strade non venivano lavate nemmeno dopo un’intensa giornata di macellazione. Venature nere e color cremisi serpeggiavano tra le fessure dei ciottoli, affluenti delle vecchie morti che si gettavano nel fiume di quelle nuove. L’odore di rame misto a feci mi pizzicava gli occhi e mi faceva scalpitare il cuore.
Quella strada era la morte resa tangibile, il sogno di ogni assassino.
Liza schivò un secchio di frattaglie ricoperte di brina; il suo respiro caldo che si mescolava all’aria fredda ricordava il vapore che risale dal beccuccio di un bollitore rovente. Non sapevo se la turbasse di più la quantità di interiora esposte o il fatto che fossero quasi congelate. Ero sconcertata dall’oscurità che imperversava dentro di me, quella parte segreta che non riusciva a provare il minimo disgusto. Forse era il caso di trovarmi un nuovo passatempo.
Temevo di aver sviluppato una dipendenza dal sangue.
«Sul serio, lascia che chiami un’altra carrozza. Non dovresti stare all’aperto con questo tempo, sai cos’ha detto lo zio riguardo al freddo. E guarda» mia cugina annuì verso i nostri piedi, «le scarpe stanno assorbendo la neve come pane in una zuppa. Moriremo congelate, se rimarremo qui fuori.»
Non ebbi il coraggio di osservare i piedi. Non indossavo le mie scarpette preferite dal giorno in cui mi avevano piantato un coltello nella gamba. Le mie attuali calzature erano in cuoio rigido, anonime e senza neppure l’ombra di un tacco. Liza aveva ragione: l’umidità ghiacciata era riuscita a infilarsi tra le cuciture e mi aveva impregnato le calze, intensificando il dolore sordo che avvertivo quasi costantemente nelle ossa.
«Fermo! Al ladro!» Un poliziotto fischiò da un punto imprecisato intorno a noi. Molte persone uscirono dalla folla e si sparpagliarono come topi di fogna che scorrazzano nei vicoli. Io e Liza ci scansammo alla svelta per non diventare vittime di qualche borseggiatore o ladruncolo in fuga.
«Un intero maiale arrosto ci sfamerà tutti quanti» mi rassicurò Liza. «Smettila di preoccuparti.»
«È proprio questo il problema.»
Mi schiacciai contro un muro quando un ragazzino mi sfrecciò accanto, una mano pigiata sul berretto da strillone, mentre l’altra stringeva quel che sembrava un orologio da taschino appena rubato. Un poliziotto lo seguì a ruota, fischiando e serpeggiando tra i venditori.
«Non riesco a smettere di preoccuparmi. Il compleanno di Thomas è tra due giorni» le ricordai, come se non l’avessi già fatto altre cento volte nell’ultima settimana. Il fischio e le grida del poliziotto si fecero sempre più indistinti, e noi riprendemmo la lenta passeggiata tra i banchi dei macellai. «È la prima cena che organizzo e voglio che sia tutto perfetto.»
Io e Mister Thomas Cresswell, il mio insopportabile ma incredibilmente affascinante socio di indagini criminali, avevamo sfiorato l’argomento del corteggiamento e del matrimonio. Avevo accettato la sua proposta, a patto che lo chiedesse prima a mio padre, però mai mi sarei aspettata che accadesse tutto così in fretta. Ci conoscevamo solo da qualche mese – cinque, per la precisione –, eppure pareva la cosa più giusta da fare.
Gran parte delle giovani del mio rango si sposava intorno ai ventun anni, tuttavia nel profondo io mi sentivo più vecchia, soprattutto dopo l’esperienza vissuta a bordo della RMS Etruria. Con il mio consenso, Thomas aveva spedito una lettera a mio padre domandando un incontro per chiarire le sue intenzioni. Ora che lui, accompagnato da zia Amelia, era in viaggio da Londra per raggiungere New York, mancava davvero poco al momento in cui avremmo iniziato un corteggiamento ufficiale e formalizzato un fidanzamento.
Non molto tempo prima, avrei percepito sbarre invisibili innalzarsi intorno a me al pensiero di unirmi per sempre a qualcun altro; adesso, invece, avevo il timore irrazionale che qualcosa potesse impedirmi di sposare Thomas. Mi era stato quasi portato via una volta, ed ero pronta a uccidere pur di evitare che accadesse di nuovo.
«Inoltre…» sfilai dalla borsetta la lettera dello chef di Parigi e la sventolai con aria divertita davanti alla faccia di Liza, «Monsieur Escoffier si è raccomandato che scegliessimo il miglior taglio di carne. E non è lo zio a dover gestire una gamba irrigidita» aggiunsi, appoggiandomi più saldamente al bastone da passeggio. «Lascia che sia io a preoccuparmene.»
Liza sembrava sul punto di ribattere, ma desistette e si portò un fazzoletto profumato al naso mentre scrutava la tettoia meccanica sopra le nostre teste. Un nastro trasportatore munito di ganci ci scorreva accanto in un ciclo infinito di ingranaggi scattanti e metallo stridente, il rumore che si sommava al frastuono delle strade quando i macellai vi agganciavano nuovi quarti di carne. Come persa nei suoi pensieri, Liza osservò gli arti smembrati farsi strada negli edifici dove sarebbero stati ulteriormente sezionati.
Era probabile che stesse cercando l’ennesima scusa per farmi tornare a casa della nonna a riposare, ma da quand’eravamo arrivati a New York non avevo fatto altro che sonnecchiare. Non avevo bisogno che tutti continuassero a ripetermi ciò che potevo o non potevo più fare con facilità, ne ero già più che consapevole.
Benché davvero volessi rendere speciale il diciottesimo compleanno di Thomas, la mia insistenza non dipendeva solo da quello. Lo zio mi consentiva di uscire di rado per paura che mi fratturassi ulteriormente la gamba, e l’inattività e la noia mi stavano facendo impazzire. Dare una festa in onore di Thomas era una piacevole distrazione, tanto per lui quanto per me.
Tuttavia, ero grata a mia cugina per il suo sostegno: lei e Thomas mi tenevano compagnia a turno, leggendo ad alta voce i miei libri preferiti e suonando il pianoforte. Avevano anche messo in scena delle commedie, riuscendo a divertirmi e a sconcertarmi allo stesso tempo. Mentre Liza aveva la voce di un usignolo, il canto di Thomas era un atroce supplizio: un gatto in calore avrebbe emesso suoni più gradevoli, ma almeno mi aveva dimostrato di non essere un genio in ogni campo, cosa che mi procurava una soddisfazione indescrivibile. Senza di loro o i miei romanzi, sarebbe andata molto peggio. Quando mi avventuravo tra le pagine di un libro, non ero triste per ciò che mi stavo perdendo nel mondo reale.
«Il personale di cucina di tua nonna è perfettamente in grado di fare la spesa secondo le istruzioni di Mister Ritz. Non ci è stato raccomandato da Monsieur Escoffier in persona, forse? Non dovresti assistere a queste scene raccapriccianti prima di una prova d’abito.» Liza accennò agli occhi che erano stati estratti dal cranio della capra e riposti in una ciotola, mentre il ventre era stato squarciato per rimuovere le frattaglie. «A prescindere da quanto tu sia avvezza al macabro.»
«La morte fa parte della vita. Nella fattispecie» indicai la carne fresca con un cenno del mento, «senza la morte di quella capra, noi moriremmo di fame.»
Lei arricciò il naso. «O potremmo imparare a mangiare solo vegetali, d’ora in poi.»
«Per quanto sembri un gesto nobile, anche le piante dovrebbero morire per la nostra sopravvivenza.» Ignorai la fitta di dolore alla gamba quando una folata di vento particolarmente gelida superò il fiume Hudson e ci investì con forza. La pancia grigia e rigonfia del cielo prometteva altra neve; avevo l’impressione che nevicasse senza sosta da un mese. Detestavo ammetterlo, ma lo zio aveva ragione: più tardi, quella sera, avrei pagato le conseguenze delle attività del pomeriggio. «A ogni modo, la prova dell’abito è tra venti minuti, perciò abbiamo un’infinità di tempo per…»
Un uomo con un soprabito a coda di rondine marrone scuro e una bombetta in tinta balzò di lato quando qualcuno da una finestra svuotò il contenuto di un vaso da notte in strada, schivando per un soffio quella cascata nauseabonda. Mi centrò in pien...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. A caccia del Diavolo
  4. Prima parte: New York City, 1889
  5. Seconda parte: Chicago, 1889
  6. La nostra avventura ha inizio
  7. Copyright