
Perché fai così?
Capire i tuoi bambini e i loro comportamenti apparentemente illogici
- 288 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
Informazioni su questo libro
Quante volte vi siete chiesti perché i vostri figli dicono sempre di no? Quante volte li avete sgridati perché non vi ascoltano o perché dicono le parolacce? Quante volte, insomma, avete domandato ai vostri figli: perché fai così? Per rispondere a queste domande c'è il nuovo libro di Alli Beltrame. Abbinando la sua sensibilità di mamma e counselor all'esperienza di Daniela Bruni, terapista neuropsicomotoria specializzata nello sviluppo infantile, Alli Beltrame fornisce un libro pieno di informazioni sullo sviluppo neurologico dei vostri figli e altrettanti consigli per affrontare al meglio le situazioni critiche più diffuse per ogni genitore (il bambino fa i capricci, non si lava, picchia, non dorme...). Insomma, questo libro sarà per voi un pratico traduttore portatile per aiutarvi a decifrare cosa vogliono comunicarvi i vostri bambini con i loro comportamenti apparentemente illogici che spesso, da genitore, risultano così difficili da comprendere e accettare.
Domande frequenti
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Informazioni
Parte seconda
Perché non dormi?
I processi volti a modificare i ritmi fisiologici e naturali del sonno non servono al bambino. Servono invece ai genitori, che vengono illusi sulla necessità di applicarli. Non esistono metodi dolci o metodi rigidi: esistono adulti che, a causa dei ritmi frenetici imposti dalla nostra società, credono di poter interferire in ciò che è naturale e innato in ogni bambino.
Dopo i 5 anni: perché non vuoi andare a dormire?
COSA PUOI FARE A QUESTO PUNTO?
Come hai potuto leggere finora, il neonato mammifero si aspetta di essere accolto e protetto dai genitori. Come interpreteresti il comportamento di mamma cane o mamma leonessa se, una volta partorito, se ne andassero a dormire altrove, lasciando i loro cuccioli a riposare da soli? Certamente ti sembrerebbe strano e innaturale. Lo stesso vale per i cuccioli umani.Malgrado la cultura occidentale abbia demonizzato il sonno condiviso, questo è assolutamente naturale: è scritto nei nostri geni che madre e bambino provino la spinta innata a sentirsi attratti e a cercare un contatto reciproco, ed è corretto seguire questo istinto anche durante il sonno.Il cosleeping (dormire con i propri figli), quindi, non è un vizio, non mina l’autonomia dei bambini e non pregiudica il loro futuro, al contrario, è una efficace strategia di regolazione emotiva perché abbassa l’intensità emozionale e regola lo stress che nasce dalla paura, in pratica riduce organicamente la produzione degli ormoni legati alla sensazione di minaccia: adrenalina e cortisolo.Non dare ascolto a tutti coloro che profetizzano figli mammoni, che non si staccheranno mai da te. Ricorda che più presenza un bambino sente da parte dei genitori, meno ansia e maggior autostima svilupperà durante la crescita, diventando autonomo e sicuro di sé, preparato a lasciare il nido quando si sentirà pronto.Lo ha spiegato bene John Bowlby, medico e psicoanalista britannico, che ha elaborato la “teoria dell’attaccamento” e il concetto di “base sicura”.Per il celebre psicologo lo sviluppo adeguato di un solido legame di attaccamento è strettamente correlato alla salute psicoemotiva di una persona. Stati di ansia e depressione in età adulta possono essere le dirette conseguenze di esperienze infantili angoscianti di separazione della figura di riferimento.Quindi, stai connessa con il tuo istinto e il tuo intuito. Se dormire insieme al tuo bambino fa stare bene entrambi – se il vostro sonno è sereno e soddisfacente – fallo.Fino a quando? Esiste solo una regola: finché va bene a tutti.Nella mia esperienza, il distacco dal lettone è stato più faticoso da accettare per me che per i miei figli. Adoro ascoltare il loro respiro durante la notte e, malgrado all’epoca mi lamentassi, mi mancano i piedini puntati contro la schiena. Ognuno dei miei figli, in momenti diversi, ha scelto autonomamente di andare a dormire da solo. Talvolta accade però che una serata difficile trovi ristoro in una dormita comune o che, dopo una giornata particolarmente piacevole, ci sia il desiderio di proseguire quella sensazione di armonia addormentandosi insieme.E quando oppongono resistenza al sonno? Quando chiedono l’ennesimo bicchiere d’acqua, quando spunta la fame improvvisa o i racconti della buonanotte non sono mai abbastanza?Quello, ahinoi, è il momento di fermarsi e ascoltarli. Forse la giornata è stata ricca di stimoli oppure è successo qualcosa che non abbiamo compreso, ma che li rende emotivamente carichi o più sensibili del solito. Pertanto hanno bisogno di sentire la nostra presenza al loro fianco, come un accompagnatore fidato nel passaggio dalla veglia al sonno.Non fremere, non fare di tutto per andartene il prima possibile. So che sei stanco, che ogni minuto accanto al lettino ti sembra tempo prezioso che vola via, che hai il sacrosanto diritto di goderti un po’ di silenzio, ma ricorda che sono attimi importanti per la relazione e che l’infanzia passa veloce, si tratta di pochissimo tempo rispetto al resto della vita e del sonno che avrai a disposizione negli anni a venire.Una buona norma, quindi, è quella di creare momenti di quiete serale per disattivare gli stimoli sensoriali e avvicinare i bambini al sonno con serenità.Evita, quando possibile, di offrire cibi e bevande zuccherate e limita l’uso della tecnologia già dal tardo pomeriggio, perché risulta molto eccitante per il cervello. Via libera invece a tutte le attività che rilasciano serotonina: lunghi abbracci, storie della buonanotte o musica soft, per esempio.Se vuoi rendere davvero magico il passaggio dalla veglia al sonno, prova a ricreare l’atmosfera del passato, quando la luce elettrica non esisteva e neanche la TV, quando a fine giornata la famiglia si riuniva e mentre i grandi intagliavano e parlavano, i piccoli ascoltavano. Ripercorrere i momenti salienti della giornata per integrare i fatti e le emozioni oppure raccontare i ricordi della nostra infanzia, di cui i bambini sono estremamente curiosi e interessati, li aiuta a rilassarsi e crea memorie importanti per il loro futuro.
QUINDI FACCIO COSÌ PERCHÉ…
Quando strillo nella mia culla non ho niente che non va, non cerco di manipolarti e non sono viziato. Sono un bambino normale e perfettamente sano che, seguendo le leggi evolutive che hanno portato l’umanità fino a oggi, reclamo a gran voce la presenza di un adulto accanto a me, che garantisca la mia sopravvivenza, facendomi sentire protetto e sereno, proprio come nel grembo materno, dove tutto era pace.Anche ora che sono più grandicello ho bisogno di voi, perché la notte è buia e non mi sento sicuro. Non so dove mi porterà il sonno, mi sembra di perdervi, mamma e papà, per questo ogni scusa è buona per tenervi accanto, anche se sento la vostra tensione, anche quando mi rispondet...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- PERCHÉ FAI COSÌ?
- Introduzione
- PARTE PRIMA
- PARTE SECONDA
- Postfazione. di Daniela Bruni
- Bibliografia
- Ringraziamenti
- Copyright