Farah Dowling, Saúl Silva e Ben Harvey erano in missione, come ai vecchi tempi. Callum, il segretario di Farah, era scomparso. La cosa sarebbe stata inquietante anche in momenti migliori.
In un momento come quello, con i Bruciati che si aggiravano nei boschi e Bloom che faceva domande su Rosalind, era decisamente allarmante. Dovevano scoprire cos’era successo a Callum.
Qualcuno aveva tentato di accedere al passaggio segreto nella libreria di Farah, senza però raggiungere ciò che si celava dall’altra parte.
Farah ripristinò l’incantesimo, una trappola magica destinata a chiunque trovasse quel varco, ma dovevano scoprire chi era stato a violarlo. Il segretario scomparso, Callum, era il sospettato numero uno. Ma se era stato lui, come aveva fatto a eludere la trappola, e dove si trovava adesso?
Qualcuno lo aveva aiutato a varcare il passaggio? Qualcuno lo aveva aiutato a scappare?
Era ora di scoprirlo. Ben, davanti alla libreria, stava preparando una pozione di ortiche in un becher. Versò il liquido in un incensiere di terracotta, lo richiuse e accese la fiamma sotto l’oggetto. Poco dopo, una nube di vapore si alzò dall’incensiere e, accanto alla libreria, qualcosa iniziò prendere forma. Una sagoma rannicchiata e incompleta che un tempo era stata un corpo.
Il viso di Callum si materializzò. Aveva un’espressione contorta in una smorfia di dolore e gli occhi colmi del terrore che aveva provato in punto di morte.
Ah. Quindi Callum non era scappato, dopotutto.
«Callum» sospirò Farah, abbattuta. «Già.»
Il segretario non le era mai piaciuto, ma si sentiva responsabile per lui, così come per tutti ad Alfea.
«È stato ucciso. Con la magia» dichiarò Ben.
Perfettamente calato nel ruolo del professor Harvey, Ben estrasse un barattolo pieno di pietre magiche e lo passò attraverso l’immagine del volto morto di Callum, raccogliendone un campione. Poi richiuse il barattolo mentre ciò che restava del segretario di Farah svaniva.
«Almeno ora sappiamo dov’è finito» commentò Farah.
Lei e Saúl si scambiarono uno sguardo di cupa comprensione.
«E che c’è un assassino nel castello» concluse Saúl.
Qualcuno della scuola aveva cercato di sfondare tutte le difese di Farah per scoprire il segreto più terribile della sua vita. Qualcuno di letale. E non molto tempo prima, Farah aveva detto a Bloom che Rosalind era morta.
Dovevano trovare l’assassino di Callum.
SPECIALISTA
Riven era più o meno sicuro che Beatrix fosse la sua ragazza. Non ne aveva mai avuta veramente una, ma la cosa gli piaceva. In quel momento erano insieme nella stanza di lui e lei indossava una della sue magliette. Si facevano compagnia a vicenda.
Anzi, a dire il vero, lei fissava sul telefono una foto di Bloom, la stramba Changeling, ma del resto Riven aveva sentito dire che le donne sono misteriose.
«È colpa tua, hai detto in giro che è un Changeling» fece Beatrix «e ora è la persona più famosa della scuola».
Riven si agitò, a disagio per il senso di colpa, poi cercò di minimizzare. «Tra qualche giorno se lo saranno scordato tutti. Passeranno ad altro.»
«Io no» annunciò Beatrix.
L’intensità del suo commento non sfuggì a Riven, ma non ne capì il senso. «Hai intenzione di fare come la maniaca dei film che parlano di ossessioni, che si tinge i capelli di rosso, distrugge la vita di una tizia e poi la scuoia e tipo indossa la sua pelle?»
«Non dire schifezze» disse Beatrix. «La mia pelle è molto più bella della sua.»
I suoi capelli erano di un castano ramato scuro, e a Riven piacevano così com’erano, perciò sorrise e decise che non gli importava capire che complessi avesse Beatrix. Era divertente, proprio con quel tocco di malignità e furbizia che piaceva a lui. Era una sfida. Gli piaceva e lui sperava di piacere a lei.
«Allora immagino che mi toccherà lottare per la tua attenzione…»
Riven le baciò la nuca. Lei lo lasciò fare, chiudendo gli occhi. Quando smise, Beatrix sospirò.
«No, no. Continua a lottare. Un po’ più a sinistra.»
Riven riprese a baciarla, chiedendosi come mai dovesse sempre combattere così duramente per ciò che desiderava.
Del resto, se non avesse dovuto lottare, lo avrebbe desiderato lo stesso?
FUOCO
Attraversai il cortile sotto una nuvola. Nel senso che c’era letteralmente una nuvola sopra il castello, ma anche nel senso figurato della cupa nuvola di sospetti che aleggiava sopra di me. Avevo con me del caffè (di cui avevo un gran bisogno) e mi portavo dietro la colazione in contenitori da asporto. Mentre passavo davanti a capannelli di studenti tutti presi dalle loro chiacchiere, sentii due fate che spettegolavano. E capii subito che l’argomento scottante ero io.
Una fata stava dicendo: «Ti dico che ha dato fuoco alla sua scuola materna».
E l’altra: «Ma no, era la sua squadra di softball. Li ha bruciati durante una partita in trasferta. I suoi genitori umani non avevano scampo. Li ha uccisi entrambi o solo uno?».
«Nessuno dei due» dissi ad alta voce.
Quando si voltarono, imbarazzatissime, rivolsi loro un sorriso. Si fecero ancora più piccole.
«Quindi sono in credito di un paio di omicidi» affermai.
Poi voltai i tacchi e portai i caffè su fino all’ufficio della Dowling. Anzi, nell’anticamera del suo ufficio. Aisha stava sostituendo Callum, il segretario della direttrice, che si era assentato.
Mentre lavorava lì, le avevo chiesto di farmi un piccolo favore. Mi sedetti di fronte a lei, disponendo sulla scrivania le mie offerte di cibo e bevande. «Non hai trovato niente?»
«Sono solo due giorni che ho preso il posto di Callum, Bloom» rispose Aisha, seminascosta dietro l’alta pila di fascicoli che ingombravano il ripiano. «E poi ti starei facendo un favore, magari potresti mostrare un po’ di riconoscenza?»
«Dai, non hai mica preso il lavoro di Callum per farmi un favore.»
«Strano, mi sembrava di ricordare che tu mi avessi…»
«… dato un utile suggerimento?»
«Supplicato di offrirmi volontaria e frugare in giro in cerca di informazioni sul tuo passato» continuò Aisha.
«Sì, potrei averlo fatto. Ma forse a te non sembrava vero di poter guadagnare dei punti extra con la Dowling.» Poi aggiunsi tossicchiando: «Leccapiedi».
«Leccapiedi, davvero? Improvvisamente ho perso la capacità di leggere queste carte…»
«Aspetta. Ho detto “leccapiedi”? Invece intendevo…» tossii di nuovo. «… che buona amica che sei… sveglia… e bellissima e…»
Mentre blateravo scuse, il sorriso di Aisha si affievolì. «… e mica tanto sicura di poterti aiutare» finì la frase per me a bassa voce. «Questi documenti sembrano risalire solo a quando la Dowling è diventata direttrice. Il resto dev’essere archiviato da qualche altra parte.»
«Oppure lo ha distrutto. Alla direttrice piace nascondere le informazioni.»
Aisha mi lanciò un’occhiata. Forse non ero stata brava a celare la mia amarezza sul fronte Dowling.
«Mi basterebbe saperne un po’ di più sulla situazione di Alfea all’epoca, e forse potrei ricostruire come mai Rosalind mi ha lasciato nel Primo Mondo…»
Aisha sospirò. «Continuerò a cercare, promesso. Tanto devo leggere comunque tutti i fascicoli. Non so chi abbia insegnato a Callum a gestire un ufficio, ma era una vera frana. E non posso nemmeno chiamarlo per fargli delle domande.»
«Perché no?» chiesi.
Aisha sembrò incerta. «A quanto pare, ha avuto un’emergenza in famiglia. La Dowling non vuole disturbarlo per delle “sciocchezze”».
Indicò il caffé. «A proposito, grazie della colazione. Del resto, era il minimo che potessi fare, dato che mi stai usando come pretesto per evitare la mensa.»
«Dici così perché tutti sparlano del fatto che sono un Changeling? E che me ne importa? Non è la cosa più strana di me!»
«Vero. Non ti hanno mai sentita russare.» Aisha mi fece un gran sorriso.
Stavo per tirarle qualcosa addosso quando entrò Musa, con in mano del cibo. Sedette a terra con un tonfo.
«Che c’è?» I suoi occhi emisero un breve bagliore. «Bloom sta ancora facendo finta che non le importi dei pettegolezzi?»
«E tu fingi ancora di non uscire con Sam?» replicai.
Aisha stava soffocando una risata quando Terra entrò con l...