Madame Anastasia e Madame Curie arrivarono su un lussuoso jet privato della Compagnia, arredato con molta opulenza, che sembrava più una villa tubolare che un aereo.
«Un regalo di un fabbricante di aerei» spiegò Madame Curie. «La Compagnia riceve anche gli aerei a titolo gratuito.»
Nella manovra di avvicinamento, il jet descrisse un arco intorno all’isola galleggiante, offrendo ad Anastasia una vista mozzafiato. Ovunque, lussureggianti giardini si alternavano a edifici di cristallo splendente e titanio bianco brillante. Al centro dell’isola, c’era un’enorme laguna circolare, aperta al mare. L’“occhio” dell’isola. Era il punto di arrivo dei sommergibili e pullulava di imbarcazioni da diporto. Al centro dell’occhio, separato da tutto, c’era il complesso del Consiglio mondiale delle falci, collegato alla terraferma tramite tre ponti.
«È addirittura più impressionante che nelle foto» commentò Anastasia.
Madame Curie si sporse per guardare fuori dal finestrino. «Ci sono stata tante volte, eppure Endura non smette mai di emozionarmi.»
«Quante volte?»
«Forse una dozzina. Per vacanza, perlopiù. È un posto in cui nessuno ti guarda in modo strano. Non hanno paura di noi. Non si girano tutti a guardarci quando entriamo in una stanza. A Endura, torniamo a sentirci esseri umani.» Ma Madame Anastasia aveva il sospetto che anche lì la Signora della Morte fosse una celebrità.
La torre più alta, isolata su una collina, era quella del fondatore, spiegò Madame Curie. «È la sede del Museo della Compagnia, con la Camera delle Reliquie e dei Futuri, nonché il cuore che ha dato il nome all’isola.»
Ancora più impressionante era una serie di sette torri identiche, disposte a intervalli regolari intorno all’occhio centrale dell’isola. Una per ciascuna delle Grandi Falci del Consiglio mondiale, i loro assistenti e il nutrito personale di servizio. La sede del potere della Compagnia era formata da una rete amministrativa, come l’Interfaccia dell’Autorità, ma senza l’appoggio del Thunderhead a garantirne la fluidità di funzionamento. L’amministrazione avanzava a passo di lumaca, accumulando mesi di ritardo nella lavorazione delle pratiche. Solo le più urgenti venivano spostate in cima alla pila, come quella dell’inchiesta sull’elezione midmericana. Anastasia si sentiva un po’ lusingata per aver sollevato un polverone tale da attirare l’attenzione del Consiglio mondiale delle falci. E per il Consiglio, un’attesa di tre mesi era come viaggiare alla velocità della luce.
«Endura è aperta a tutte le falci e ai loro ospiti» le disse Madame Curie. «Se volessi, la tua famiglia potrebbe vivere qui.»
Anastasia provò a immaginare i suoi genitori e Ben in una città di falci, e le venne il mal di testa.
Una volta a terra, furono accolte da Maestro Seneca, il primo assistente di Senocrate, la cui veste grigio-bruna contrastava con lo scenario luminoso. Anastasia si domandò quante falci midmericane avesse portato con sé Senocrate. I suoi tre assistenti erano scontati. Se ne avesse portate un numero eccessivo, avrebbe voluto dire che era aumentata la necessità di apprendisti, e questo avrebbe potuto comportare un maggior afflusso di falci del nuovo ordine.
«Benvenute sull’isola del Cuore Duraturo» le salutò Seneca, con la solita mancanza di entusiasmo. «Vi accompagno all’hotel.»
Come il resto dell’isola, l’hotel era modernissimo, con lucidi pavimenti di malachite verde, un gigantesco atrio cristallino e un corposo personale di servizio per soddisfare ogni esigenza degli ospiti.
«Mi ricorda un po’ la Città di Smeraldo» commentò Anastasia, ripensando a una favola per bambini risalente all’era mortale.
«Sì» confermò Madame Curie, con un sorriso malizioso. «E una volta mi sono fatta tingere gli occhi del colore della mia veste.»
Seneca fece in modo che evitassero di registrarsi alla reception, dove si era formata una fila di impazienti falci in vacanza. Tra queste, un uomo infuriato con una veste di piume bianche se la stava prendendo con il personale incompetente, incapace di soddisfare le sue richieste con la dovuta sollecitudine. Alcune falci non sopportavano l’idea di non essere al centro dell’attenzione.
«Da questa parte» le invitò Seneca. «Manderò un fattorino a prelevare i vostri bagagli.»
Fu nel momento in cui vide un bambino che aspettava l’ascensore in compagnia della famiglia che Anastasia comprese ciò che aveva notato inconsapevolmente al suo arrivo.
Il bambino indicò la porta di uno dei due ascensori e si rivolse alla madre: «Che vuol dire “fuori servizio”?».
«Vuol dire che l’ascensore non funziona.»
Ma il bambino non riusciva ad afferrare il concetto.
«Come può non funzionare un ascensore?»
La madre, non sapendo cosa rispondere, gli diede una merendina per distrarlo.
Anastasia ripensò al loro arrivo. L’aereo aveva fatto alcuni giri prima di atterrare, per un probabile problema con il sistema di controllo del traffico. E aveva notato un graffio sulla fiancata di una publicar all’uscita del terminal. Non aveva mai visto una cosa del genere prima. E la fila alla reception dell’hotel. Aveva sentito uno degli addetti dire che il server delle prenotazioni “aveva dei problemi”. Come faceva un computer ad avere dei problemi? Nel mondo che Anastasia conosceva tutto funzionava e basta. Il Thunderhead vigilava su quello. Non si vedeva mai un cartello FUORI SERVIZIO, perché nell’istante in cui qualcosa smetteva di funzionare, interveniva subito una squadra di riparatori. Nulla restava mai fuori servizio abbastanza a lungo da giustificare un cartello.
«Che falce sei?» chiese il bambino, strascicando le parole. Anastasia immaginò che fosse del Texas, sebbene anche in altre parti meridionali dell’EstMerica avessero quell’accento.
«Sono Madame Anastasia.»
«Mio zio è il Venerando Maestro Howard Hughes» annunciò il piccolo. «Così, abbiamo l’immunità! Sta dando un sinfonio su come spigolare con un coltello Bowie.»
«Simposio» lo corresse la madre.
«Ho usato un coltello Bowie una sola volta» gli disse Anastasia.
«Dovresti usarlo di più» replicò il bambino. «Ha due lame sulla punta. Molto efficiente.»
«Sì» concordò Madame Curie. «Di sicuro più efficiente di questi ascensori.»
Il bimbo cominciò ad agitare la mano in aria, come se stesse impugnando il coltello. «Da grande voglio essere una falce!» esclamò, il che era una garanzia che non lo sarebbe mai stato. A meno che le falci del nuovo ordine non avessero preso il controllo della sua regione.
Un ascensore arrivò, e Anastasia fece per entrare, ma Maestro Seneca la fermò.
«Questo sale.»
«Non saliamo?»
«Certo che no.»
Anastasia guardò Madame Curie, che non pareva minimamente sorpresa.
«Ci mettono nello scantinato?»
Maestro Seneca rise sprezzante, senza degnarsi di rispondere.
«Dimentichi che siamo su un’isola galleggiante» sottolineò Marie. «Almeno un terzo della città è sotto il livello del mare.»
La loro suite era al settimo piano sotto l’oceano e ospitava una finestra panoramica che andava dal pavimento al soffitto, oltre la quale nuotava una miriade di pesci tropicali multicolori. La vista spettacolare era parzialmente nascosta da una figura.
«Ah, siete arrivate!» esclamò Senocrate, facendosi avanti per salutarle.
Né Madame Curie né Madame Anastasia avevano molto in simpatia l’ex Suprema Roncola. Anastasia non gli aveva mai perdonato di averla accusata dell’assassinio di Maestro Faraday, ma doveva essere diplomatica e mettere da parte i rancori personali.
«Non ci aspettavamo che venisse di persona ad accoglierci, eccellenza eminentissima» disse Madame Curie.
L’uomo strinse loro la mano tra le sue, in quel suo modo caloroso. «Sì, be’, non potevo ricevervi nel mio ufficio, mi avrebbero accusato di favoritismo per la questione della nuova Suprema Roncola della MidMerica.»
«Eppure, lei è qui» fece notare Anastasia. «Questo significa che ci appoggia nell’inchiesta?»
Senocrate sospirò. «Ahimè, la Suprema Roncola Mondiale Kahlo mi ha chiesto di astenermi. Ritiene che io non possa essere imparziale, e temo che abbia ragione.» Soffermò lo sguardo su Madame Curie e per un momento fu come se avesse abbassato le difese. Sembrava sincero. «Tu e io non abbiamo sempre visto le cose allo stesso modo, Marie, ma non c’è dubbio che Goddard sarebbe un disastro. Spero davvero che tu esca vincitrice dall’inchiesta e, sebbene non abbia diritto di voto, farò il tifo per te.»
Cosa che, pensò Anastasia, non sarebbe servita a nulla. Non conosceva le altre sei Grandi Falci, se non per quello che le aveva raccontato Madame Curie. Due sostenevano gli ideali del nuovo ordine, due erano contrarie e due non si erano ancora pronunciate. L’esito dell’inchiesta era imprevedibile.
Anastasia distolse lo sguardo dalle falci, incantata dalla vista. Era una distrazione gradevole in quel momento. Le sarebbe piaciuto essere come uno di quei pesci, non avere nessuna preoccupazione se non sopravvivere e confondersi nel banco. Essere parte del tutto, piuttosto che un singolo individuo in un mondo divenuto ostile.
«Impressionante, non è vero?» disse Senocrate, andando a mettersi di fianco a lei. «Endura funge da barriera corallina artificiale e la vita marina nel raggio di venti miglia brulica di naniti che ci consentono di controllarla.» Prese un tablet dalla parete. «Osserva.» Diede qualche colpetto, e i pesci variopinti si allontanarono come un sipario che si apre. In un attimo, l’oceano davanti ai loro occhi si riempì di meduse, ingannevolmente pacifiche, mentre ondulando si avvicinavano all’enorme vetrata. «Puoi cambiare il panorama vivente come preferisci.» Senocrate le porse il tablet. «Tieni, provaci.»
Anastasia prese il tablet e mandò via le meduse. Poi, nel menu, trovò quello che stava cercando. Uno squalo si fece avanti, seguito da un altro e un altro ancora, fino a riempire tutta la vetrata. Un enorme squalo tigre catturò l’attenzione dei presenti e, mentre passava loro davanti, li fissò con occhi di ghiaccio.
«Ecco» disse Anastasia. «Una visione molto più precisa della nostra situazione attuale.»
La Grande Falce Senocrate non pareva divertita. «Nessuno ti taccerà mai di ottimismo, Citra Terranova» ribatté, rivolgendosi a lei con il suo nome di origine, come se fosse un insulto. Distolse lo sguardo dalla vetrata piena di squali. «Ci vediamo domani per l’inchiesta. Nel frattempo, vi ho organizzato una visita privata della città e per la serata vi ho prenotato due ottime poltrone all’opera. Aida, credo.»
E, sebbene né Anastasia né Marie fossero nello stato d’animo adatto, non declinarono l’offerta.
«Forse una giornata di piacevoli distrazioni è quello che ci serve» concluse Marie, dopo che Senocrate se ne fu andato. Poi, prese il tablet dalle mani di Anastasia e fece disperdere il panorama di predatori.
Dopo aver lasciato Madame Anastasia e Madame Curie, sua eccellenza eminentissima la Grande Falce Senocrate esaminò con lo sguardo il suo dominio dall’attico, dotato di pareti e tetto di vetro, in cima al grattacielo nordmericano, che aveva ricevuto con il suo nuovo mandato di Grande Falce. Era una delle sette residenze con le stesse caratteristiche, una per ciascuna delle Grandi Falci, tutte situate all’ultimo piano dei grattacieli che circondavano l’occhio centrale di Endura. Dal cuore dell’occhio arrivavano e partivano sottomarini di lusso; i taxi acquatici traghettavano la gente da una parte all’altra; le imbarcazioni da diporto andavano e venivano. Adocchiò su una moto d’acqua una falce con la veste, il che non era affatto una buona idea. Il tessuto fece da vela, sollevando l’uomo dalla sella e lanciandolo in acqua. Che idiota. La Compagnia era afflitta dagli idioti. Magari erano saggi, ma il buonsenso era una caratteristica del tutto assente.
Il sole entrava dalla vetrata del tetto e Senocrate chiese al maggiordomo di abbassare le tende. Ma la tenda che avrebbe dovuto schermare il sole non funzionava e far intervenire un tecnico era quasi impossibile, anche per una Grande Falce.
«È una cosa recente» gli spiegò il maggiordomo. «Dal suo arrivo, le cose non funzionano più come dovrebbero.» Come se quella serie di malfunzionamenti fosse colpa di Senocrate.
Aveva ereditato il maggiordomo dalla Grande Falce Heming...