Ragione e sentimento
eBook - ePub

Ragione e sentimento

  1. 424 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Ragione e sentimento

Informazioni su questo libro

Iniziato nel 1795 con il titolo Elinor and Marianne, Ragione e sentimento apparve solo nel 1811. Protagoniste sono due giovani sorelle che, alla morte del padre, si trovano costrette ad affrontare una situazione economica molto critica nella loro nuova e modesta casa nel Devonshire. Qui conosceranno le pene e le gioie dell'amore, si confronteranno con difficili scelte sentimentali e matrimoniali, e, imparando a conciliare la ragione con il sentimento, diventeranno donne.
Attorno a questo processo di formazione, la Austen tesse una trama piena di grazia e ironia, in cui, con la sua elegantissima prosa, disegna un ritratto acuto e penetrante di un mondo convenzionale e pettegolo contro cui sia Marianne sia Elinor dovranno combattere per raggiungere l'auspicato lieto fine.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Ragione e sentimento di Jane Austen in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Letteratura e Classici. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
Print ISBN
9788806196622
eBook ISBN
9788858413791
Argomento
Letteratura
Categoria
Classici

Ragione e sentimento

Capitolo primo

La famiglia Dashwood risiedeva nel Sussex da molti anni. Le loro proprietà terriere erano vaste, e al centro sorgeva Norland Park, la residenza in cui da molte generazioni avevano vissuto in modo tanto rispettabile da essersi guadagnati la stima di tutti i vicini. L’ultimo discendente della famiglia era uno scapolo che sino a età avanzata e per molti anni aveva avuto come compagna e direttrice della casa la sorella. Ma la morte di lei, avvenuta una decina di anni prima della sua, aveva prodotto un grande cambiamento nella sua esistenza, perché per sostituire la sorella, il proprietario aveva invitato a risiedere con lui la famiglia di suo nipote Henry Dashwood, l’erede legittimo della proprietà di Norland, e la persona alla quale intendeva lasciare tutti i suoi averi. In compagnia del nipote, della moglie di questi e dei loro bambini, il vecchio gentiluomo trascorse serenamente i suoi ultimi giorni e si affezionò sempre piú ai parenti; le continue cure e attenzioni dei coniugi Dashwood, che nascevano non solo dall’interesse ma anche dal buon cuore, circondarono il vecchio gentiluomo di ogni possibile agio compatibile con la sua età avanzata, e l’allegria e l’affetto dei bambini procurarono nuove gioie alla sua vecchiaia.
Da un primo matrimonio Henry Dashwood aveva avuto un figlio e dalla seconda moglie tre femmine. Il figlio, un giovane serio e giudizioso, raggiunta la maggiore età, era entrato in possesso di metà del cospicuo patrimonio materno.
Con il matrimonio, avvenuto poco dopo, aveva ancora aumentato la sua ricchezza e dunque ereditare Norland non aveva per lui tanta importanza come per le sorelle, il cui patrimonio era ben misero, a prescindere da quello che avrebbero avuto una volta che il padre avesse ereditato la proprietà. La loro madre non possedeva nulla e il padre disponeva solo di settemila sterline; l’altra metà della dote della prima moglie spettava al figlio, ed egli godeva soltanto di un usufrutto.
Il vecchio gentiluomo morí, e la lettura del testamento procurò, come al solito, soddisfazioni e delusioni. L’uomo non era stato né cosí ingiusto né cosí ingrato verso il nipote da non lasciargli nulla e gli aveva donato la proprietà, ma in termini da ridurne a metà il valore. E mentre Henry Dashwood aveva desiderato quei beni piú per la moglie e le figlie che per se stesso e per il figlio, al contrario la proprietà era stata proprio lasciata al figlio e al figlio del figlio, un bambino di quattro anni, senza concedergli la possibilità di provvedere a coloro che gli erano piú care e che ne avrebbero avuto tanto bisogno, con una rendita che scaturisse dalla proprietà o dalla vendita dei suoi preziosi boschi. Era tutto a beneficio del bambino che, in occasione di qualche visita a Norland con i genitori, era riuscito a guadagnarsi l’affetto del vecchio zio, con doti per niente inusuali per un bambino di due o tre anni. Con la pronuncia infantile, con qualche birichinata, con le uscite piene di furbizia, una gran capacità di fare chiasso, il piccino era quasi riuscito a far dimenticare al vecchio gentiluomo le attenzioni che aveva ricevuto per molti anni dai nipoti e dalle loro figlie. Ma il vecchio non voleva essere ingiusto, e a ognuna delle tre ragazze aveva lasciato in segno di affetto mille sterline.
La delusione del signor Dashwood fu dapprima cocente, ma, di buon carattere com’era, sperava di vivere ancora molti anni e di mettere da parte una somma considerevole economizzando sull’amministrazione della proprietà già ampia e capace di ulteriore valorizzazione. La fortuna, che gli era giunta cosí tardi, lo accompagnò tuttavia per un solo anno. Non sopravvisse allo zio piú a lungo, la vedova e le figlie trovarono a mala pena una decina di migliaia di sterline, compresi gli ultimi lasciti.
Tuttavia, appena aveva capito di essere in pericolo di vita, Henry Dashwood aveva chiamato a sé il figlio John e gli aveva raccomandato con grande energia di aver cura degli interessi delle sorellastre e della matrigna.
John Dashwood non aveva il carattere volitivo degli altri membri della famiglia, ma rimase colpito da tale raccomandazione; promise di fare tutto il possibile per venire in loro aiuto. Il padre morí rassicurato e John ebbe in seguito tutto il tempo per considerare con prudenza quel che poteva fare a loro vantaggio.
John non era un giovane di indole cattiva, a meno che l’essere piuttosto egoista e insensibile non sia indice di indole cattiva, inoltre la sua condotta privata era irreprensibile. Se avesse avuto per moglie una donna gentile, sarebbe stato stimato ancora di piú e avrebbe potuto migliorare, perché era molto giovane quando l’aveva sposata e molto innamorato di lei. Ma la signora Dashwood era una vera caricatura del marito, ancora piú egoista e meschina.
Per adempiere alla promessa fatta al padre, John aveva deciso di contribuire al patrimonio delle sorelle con un dono di mille sterline ciascuna, e pensava di poterlo fare, poiché, cresciute di quattromila sterline le sue rendite annue, in aggiunta al reddito di cui godeva e alla rimanente metà della fortuna della madre, egli si sentiva ben disposto e capace di un gesto di generosità. Sí, avrebbe regalato alle tre sorelle tremila sterline; era una liberalità opportuna e sufficiente a permettere loro una vita agiata. Tremila sterline! Non gli sarebbe costato troppo elargire una tale somma. Ci rifletté per molti giorni successivi senza mai pentirsi.
Appena terminato il funerale del padre, la signora Dashwood, di sua iniziativa e senza neppure avvisare la suocera, arrivò con il bambino e la servitú. Nessuno poteva contestargliene il diritto, poiché la casa era di suo marito fin dall’istante della morte del padre, ma l’indelicatezza del suo comportamento era davvero incredibile! Qualsiasi altra donna nella sua stessa situazione si sarebbe ritenuta offesa, ma la signora Dashwood aveva un senso dell’onore cosí spiccato e una generosità tanto romantica che un’offesa del genere, da chiunque inflitta o subita, era per lei una fonte di disgusto inesauribile. La moglie di John Dashwood non era mai stata benvoluta dalla famiglia del marito, ma fino a quel momento non aveva avuto occasione di dimostrare con quanto poco rispetto poteva agire nei confronti degli altri, se l’occasione lo richiedeva. La signora Dashwood si offese a tal punto per quel comportamento villano e disprezzò a tal punto la nuora, che, al suo arrivo, avrebbe lasciato la casa per sempre. Ma prima le suppliche della figlia maggiore la indussero a riflettere sull’opportunità di andarsene, poi il tenero amore per le sue tre creature le fece decidere di rimanere, evitando, per amor loro, una rottura con il fratello.
Elinor, la figlia maggiore, il cui parere era stato tanto influente, possedeva un carattere forte e di inconsueta perspicacia, e a soli diciannove anni era già la consigliera della madre riuscendo spesso, a vantaggio di tutti, a frenarne il carattere impulsivo. Aveva molto cuore, un’indole affettuosa e sentimenti profondi, ma sapeva dominarli, una dote che sua madre doveva ancora imparare, e che una delle sue sorelle aveva deciso di non imparare mai. Le virtú di Marianne valevano, sotto molti aspetti, quelle di Elinor; era sensibile, vivace e irriflessiva in ogni cosa; nei dolori e nelle gioie mancava del senso della misura: era generosa, amabile, interessante, dotata di tutte le virtú tranne che della prudenza. L’affinità fra lei e sua madre era impressionante.
Elinor vedeva con preoccupazione l’eccessiva passionalità di Marianne, che invece la madre lodava e incoraggiava: adesso madre e figlia si sostenevano a vicenda nell’esasperare la loro afflizione. La pena per la grave sventura che le aveva colpite era ricordata e rinnovata infinite volte e le due donne, decise a non dar tregua al loro dolore, si abbandonavano alla disperazione aggravandola anziché cercare di superarla.
Anche Elinor era profondamente addolorata, ma lottava con tutte le sue forze per farsi coraggio. Si consultò col fratello, ricevette la cognata al suo arrivo trattandola con gentilezza, riuscí a calmare l’indignazione della madre e a renderla piú tollerante.
Margaret, l’ultima delle sorelle, aveva un ottimo carattere ed era piena di buone qualità, ma subiva l’ascendente di Marianne, senza averne la sensibilità, e, a tredici anni, non aveva buone probabilità di uguagliare in futuro le sorelle.

Capitolo secondo

La moglie di John Dashwood si installò a Norland da padrona, relegando suocera e cognate al rango di ospiti. Come tali venivano però trattate con la massima cortesia, e dal marito con tutta la gentilezza che poteva provare per chiunque non fosse se stesso, sua moglie e suo figlio.
Anzi le invitò a considerare Norland come casa loro e, visto che nessun progetto sembrava piú conveniente alla signora Dashwood che restare finché non si fosse sistemata in una casa dei dintorni, l’invito fu accettato.
Rimanere là dove ogni cosa le rammentava il passato era esattamente ciò di cui il suo spirito aveva bisogno. Nei momenti sereni nessun carattere poteva eguagliare il suo e nessuno come lei possedeva la capacità di essere felice, il che in fondo costituisce la felicità stessa; ma nei periodi di sconforto era ugualmente trascinata dalla fantasia e non trovava conforto, cosí come non aveva limiti nella felicità.
La moglie di John non approvava affatto ciò che il marito intendeva fare per le sorelle, poiché, secondo lei, prelevare tremila sterline dal patrimonio del loro caro piccino l’avrebbe impoverito in modo incredibile. Pregò quindi il marito di riflettere ancora: come poteva lui stesso derubare il suo unico figlio di una somma cosí cospicua? E quali pretese potevano avere sulla sua generosità le signorine Dashwood, che gli erano parenti solo a metà e che lei considerava addirittura delle estranee? Era risaputo che non poteva esserci affetto tra i figli avuti da matrimoni diversi; perché lui doveva rovinarsi e rovinare il loro piccolo Henry, regalando tanto denaro alle sorellastre?
– È stato l’ultimo desiderio di mio padre – obiettava il marito, – è mio dovere aiutarne la vedova e le figlie.
– Direi che non sapeva quel che diceva; scommetto dieci a uno che non aveva la testa a posto. Se fosse stato in possesso delle sue facoltà non avrebbe mai pensato di chiederti di privare il tuo unico figlio di metà del tuo patrimonio.
– Mio padre non ha menzionato una somma precisa, mia cara Fanny; mi ha soltanto chiesto di assistere e di rendere la loro vita piú confortevole di quanto potesse fare lui. Sarebbe stato meglio che mi avesse lasciato libero di decidere e certo non le avrei dimenticate, ma ha voluto una promessa e non ho potuto negargliela, almeno cosí ho pensato in quel momento. Ora che è stata fatta intendo mantenerla: bisognerà fare qualcosa per loro quando lasceranno Norland per sistemarsi altrove.
– Bene, – aggiunse la moglie, – qualcosa sarà fatto, ma non è detto che siano tremila sterline! Considera che quel denaro, una volta uscito, non tornerà mai piú; le tue sorelle si sposeranno e i soldi svaniranno per sempre: se fosse possibile restituirli un giorno al nostro povero bambino...
– Certamente una simile soluzione cambierebbe tutto, – disse il marito. – Un giorno Harry potrebbe rimpiangere di essere stato privato di una somma cosí ingente. Se dovesse avere una famiglia numerosa, ad esempio, un’aggiunta di denaro sarebbe molto utile.
– Senza dubbio.
– Forse sarebbe meglio per tutti dimezzare la somma: cinquecento sterline sarebbero già un aumento considerevole alle loro doti!
– Oh, anche troppo! Quale fratello al mondo farebbe altrettanto per le proprie sorelle, anche se fossero vere sorelle? E non sono che sorellastre. Ma tu sei talmente generoso!
– Non vorrei essere ritenuto avaro; in simili occasioni è meglio fare troppo che troppo poco, cosí nessuno potrà accusarmi di non averle aiutate a sufficienza; loro stesse non potrebbero aspettarsi di piú.
– Ciò che potrebbero aspettarsi non possiamo saperlo, – replicò la signora, – ma noi non dobbiamo pensare ai loro desideri: il problema è sapere che cosa puoi permetterti di fare tu.
– Certamente; e penso di potermi permettere di dare loro cinquecento sterline ciascuna, cosí, alla morte della madre e senza aggiungere nulla da parte mia, avranno tremila sterline ciascuna, cioè una somma considerevole per una giovane donna.
– Davvero, e mi sembra che dopo tutto potrebbero non aver bisogno di nessuna integrazione: avranno diecimila sterline da dividersi. Se si sposeranno, certamente potranno sistemarsi bene, altrimenti, con l’interesse di diecimila sterline, potranno vivere insieme agiatamente.
– Questo è vero e mi sembra che sia forse meglio fare qualcosa per la madre piuttosto che per le figlie, ad esempio una rendita annuale, della quale le mie sorelle godrebbero i benefici insieme alla madre: un centinaio di sterline all’anno potrebbero essere sufficienti.
Ma la moglie esitava a dare il suo consenso a quel progetto.
– Certo, – disse infine, – meglio cosí che separarsi di colpo da millecinquecento sterline; ma se la signora Dashwood campasse quindici anni, non ci avremmo guadagnato nulla.
– Quindici anni? Ma, cara Fanny, la sua vita non può durare neppure la metà.
– Certamente no, ma, se ci pensi, chi contrae un vitalizio vive sempre a lungo, e la signora Dashwood è sana, robusta e ha appena quarant’anni. Un vitalizio è un affare molto serio, le scadenze si presentano ogni anno e non c’è mezzo di sottrarsi al pagamento. Tu non sai quello che stai facendo, mentre io ho un’esperienza diretta dei vitalizi, perché mia madre, per obbedire alla volontà di mio padre, era obbligata a pagarne tre a tre vecchi servitori a riposo, e per lei l’impegno era particolarmente pesante. I vitalizi dovevano essere pagati due volte all’anno e c’era anche il disturbo della spedizione: una volta ci fu detto che uno di loro era morto, ma venne fuori che non era vero. Mia madre era disperata; il suo patrimonio, diceva, non era piú suo, con quella gente che vantava diritti su di esso, ed era risentita verso mio padre, perché senza quelle restrizioni il denaro avrebbe potuto essere a sua intera disposizione. Tutto ciò mi ha lasciato un brutto ricordo dei vitalizi e per nulla al mondo vorrei trovarmi a pagarne uno.
– Certo è una cosa sgradevole, – replicò il signor Dashwood, – un prelievo di tale entità sulle proprie rendite. Come diceva giustamente tua madre, non si è piú padroni delle proprie sostanze. Essere tenuti al pagamento regolare di una certa somma non è affatto auspicabile: non ci si sente piú indipendenti.
– Indubbiamente, e dopo tutto non ti ringraziano nemmeno: si sentono al sicuro, tu non fai niente di piú di quello che essi si aspettano e non ti sono certo grati. Se fossi in te, vorrei che tutto restasse a mia completa discrezione e non contrarrei nessun obbligo annuale. Dover risparmiare cento o anche cinquanta sterline sulle nostre spese, fra qualche anno potrebbe essere molto difficile...
– Credo tu abbia ragione, amore mio: è meglio non parlare di vitalizi. Se, occasionalmente, elargirò loro qualche somma, sarà di maggior aiuto che non una rendita annuale, perché se avessero la certezza di una entrata maggiore, farebbero una vita piú dispendiosa e alla fine dell’anno non sarebbero piú ricche di un centesimo. Invece, un regalo di cinquanta sterline di tanto in tanto impedirà che si trovino senza denaro e, mi sembra, adempirà completamente la promessa fatta a mio padre.
– Certo! Anzi, a dire la verità io sono convinta che tuo padre non alludeva a un aiuto in denaro. Oserei dire che l’assistenza a cui faceva riferimento era quella che ci si poteva ragionevolmente aspettare da te: trovare loro una casetta confortevole, aiutarle a traslocare, mandar loro qualche regalo di selvaggina, di pesce o roba simile secondo la stagione. Scommetterei la mia vita che tuo padre non intendeva altro; se avesse pensato diversamente sarebbe stato molto strano e irragionevole. Considera, mio caro, come vivranno bene la tua matrigna e le tue sorelle con gli interessi di settemila sterline, oltre alle mille lasciate a ciascuna delle ragazze, che fruttano una rendita di cinquanta sterline a testa, e potranno cosí pagare alla madre il loro mantenimento. Tutte assieme godranno di cinquecento sterline all’anno di rendita: cosa possono mai desiderare di piú quattro donne? La loro vita familiare costerà ben poco; non avranno né carrozze né cavalli e forse neanche servitú, non daranno ricevimenti, cosí avranno ben poche spese. Cinquecento sterline all’anno! Non riesco nemmeno a immaginare come faranno a spendere la metà di questa somma, ed è assurdo pensare di dar loro dell’altro denaro. Potrebbero darne loro a te!
– Parola d’onore, – esclamò John Dashwood, – credo che tu abbia davvero ragione! Certo mio padre non poteva chiedermi piú di quanto tu dici. Ora lo comprendo perfettamente e sono deciso a mantenere quanto ho promesso, assistendole con gentilezza come tu giustamente hai detto. Quando mia madre si stabilirà in un’altra casa, mi impegnerò ad assisterla in ogni modo e le regalerò anche qualche mobile.
– Certo, – rispose sua moglie, – ma devi considerare ancora una cosa: quando tuo padre e tua madre vennero a Norland, vendettero tutto l’arredamento della loro casa di Stanhill, ma conservarono le porcellane, l’argenteria e la biancheria, e ora tutto questo è lasciato a tua madre, che avrà quindi la casa completamente arredata.
– È una considerazione indubbiamente giusta: un lascito considerevole davvero! E una parte dell’argenteria farebbe bella mostra anche in casa nostra.
– Sí, il servizio di porcellana per la colazione è molto piú bello del nostro, e for...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Ragione e sentimento
  3. Introduzione di Roberto Bertinetti
  4. Nota bibliografica
  5. Ragione e sentimento
  6. Il libro
  7. L’autore
  8. Dello stesso autore
  9. Copyright