Tess dei d'Urberville
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Tess dei d'Urberville

Una donna pura fedelmente presentata da Thomas Hardy

  1. 544 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Tess dei d'Urberville

Una donna pura fedelmente presentata da Thomas Hardy

Informazioni su questo libro

Violentata nel bosco a sedici anni, seppellisce in segreto il suo bambino, s'innamora, ma la sua vita sarà per sempre segnata da un tragico destino. Dalla nobile famiglia dei suoi avi, Tess ha ereditato una bellezza inalterabile, che la perseguita come il marchio di un'infamia. Angel Clare e Alec d'Urberville distruggono la donna che è in lei, inseguendo un loro personale modello. Amore e morte, nobiltà e miseria avvolgono la storia di Tess e ne fanno uno dei personaggi più riusciti della letteratura inglese.
Il romanzo è stato portato sullo schermo da Polanski in un film celebre, con Nastassia Kinski protagonista.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
Print ISBN
9788806195175
eBook ISBN
9788858415504

FASE QUARTA

La conseguenza

XXV.

Clare, inquieto, uscí nell’oscurità allorché scese la sera, quando colei che l’aveva vinto si fu ritirata nella sua stanza. La notte era afosa come il giorno. Non v’era frescura, da quando il buio era disceso, se non sull’erba. Le strade, le viottole dei giardini, le facciate delle case, i muri della fattoria erano caldi come focolari e riflettevano la temperatura meridiana sul viso del nottambulo.
Sedette al cancello orientale del cortile della vaccheria non sapendo che pensare di se medesimo. Il suo sentimento in quel giorno gli aveva realmente soffocato il giudizio.
Dopo quell’abbraccio improvviso, tre ore prima, i due si erano tenuti discosti. Ella sembrava ridotta al silenzio, quasi allarmata da quanto era accaduto, mentre la novità, la non premeditazione, l’imperio delle circostanze lo turbava, da quell’individuo palpitante, contemplativo che egli era. Non riusciva ancora a rendersi conto delle loro vere relazioni e di quale avrebbe dovuto essere d’ora innanzi il loro reciproco comportamento in presenza di terzi.
Angel era venuto come allievo in quella vaccheria con l’idea che la sua temporanea residenza sarebbe stata un semplice episodio della vita, presto attraversato e presto dimenticato; era venuto quasi in un luogo da cui, come da una segreta alcova, avrebbe potuto tranquillamente contemplare il mondo interessante al di fuori, apostrofandolo cosí insieme a Walt Whitman:
Folle d’uomini e donne recanti le solite vesti
Che bizzarre mi sembrate!1
Avrebbe quindi deciso intorno all’attuazione di un piano per rituffarvisi ancora. Ed ecco che la scena interessante era venuta a spostarsi in quel luogo. Il mondo attraente di prima si era risolto in una pantomima esterna e priva d’interesse; invece laggiú, in quella località apparentemente oscura e tranquilla, la novità era balzata fuori vulcanicamente come non mai altrove.
Poiché tutte le finestre della casa erano aperte Clare poteva udire attraverso al cortile ogni leggero rumore della famiglia che si coricava. La vaccheria cosí umile, cosí insignificante, equivalente per lui a un puro asilo di soggiorno forzato, tanto che mai per l’innanzi l’aveva considerata tanto importante da riconoscerla come un oggetto di qualche rilievo nel paesaggio, che cosa era adesso? I frontoni di mattoni antichi coperti di licheni, bisbigliavano: «Fermati!» Le finestre sorridevano, la porta era una tentazione e un invito, il rampicante arrossiva per lui in segreta connivenza. Una personalità racchiusa nell’interno diffondeva il suo influsso cosí lungi da penetrare e far palpitare di un’ardente sensibilità i mattoni, la calcina e l’intero cielo che pendeva su loro. A chi apparteneva quella possente personalità? A una lattaia.
Era veramente straordinario vedere quale importanza avesse acquistata per lui la vita di quell’oscura vaccheria. Sebbene il nuovo amore dovesse esserne considerato in parte responsabile, non era tuttavia solamente questo il motivo. Molti, oltre ad Angel, hanno appreso che l’importanza delle esistenze non è in relazione ai loro spostamenti esteriori, ma in rapporto con le loro esperienze soggettive. Il contadino impressionabile conduce una vita piú ampia, piena e drammatica di un re dalla pelle coriacea. Considerando sotto tale aspetto le cose egli scoprí che la vita doveva esser considerata altrettanto importante in quel luogo quanto altrove.
Malgrado la sua eterodossia, i suoi difetti e le sue debolezze Clare era un uomo di coscienza. Tess non era una creatura insignificante con cui si potesse giocare per poi liberarsene, ma una donna che viveva la propria vita preziosa, una vita, per lei che la sopportava o la godeva, di proporzioni altrettanto ampie quanto, per lui, la vita dei piú possenti. Per Tess tutto il mondo dipendeva dalle sensazioni che provava; attraverso alla sua esistenza venivano ad esistere per lei tutte le creature sorelle. L’universo medesimo era stato creato per Tess nel preciso giorno di quell’anno particolare in cui era nata.
Tale coscienza, da lui disturbata, era l’unica occasione della vita che fosse mai stata concessa a Tess da una Prima Causa ostile... il suo tutto, la sua unica e totale possibilità. Come dunque avrebbe egli potuto considerarla meno importante di se medesimo, quasi fosse soltanto una graziosa inezia da carezzare e stancarsene, e non trattare invece con la massima serietà l’affetto che egli sapeva di aver suscitato in lei, cosí fervida ed impressionabile sotto l’usbergo della sua riservatezza, affinché esso non le portasse angoscia e rovina?
Incontrarla quotidianamente nella maniera consueta sarebbe equivalso a sviluppare quanto aveva già avuto inizio. Vivendo in cosí strette relazioni, incontrarsi sarebbe stato lo stesso che scivolare nella tenerezza; la carne e il sangue non avrebbero saputo resistere, e non essendo giunto ad alcuna conclusione quanto al risultato di una cosiffatta tendenza, egli decise di tenersi momentaneamente lontano da occupazioni in cui fossero per avventura costretti a trovarsi assieme. Per adesso il male fatto non era ancor grande.
Ma non era facile mettere in pratica la risoluzione di non avvicinarla mai. Egli si sentiva trascinato verso di lei da ogni battito del polso.
Pensò di recarsi a trovare gli amici. Gli sarebbe stato possibile sondare le loro opinioni intorno alla faccenda. Tra meno di cinque mesi il suo periodo di residenza in quel luogo avrebbe avuto termine, e dopo alcuni mesi addizionali trascorsi in altre fattorie sarebbe stato pienamente fornito di conoscenze agricole e in condizione di cominciare il lavoro per proprio conto. Un coltivatore non ha forse bisogno di una moglie? E la moglie di un coltivatore doveva essere una bambola di cera da salotto, oppure una donna che s’intendesse d’agricoltura? Malgrado la piacevole risposta racchiusa in quel silenzio egli decise di intraprendere il viaggio.
Una mattina mentre sedevano a colazione nella Vaccheria di Talbothays una ragazza osservò di non aver visto affatto Mr Clare durante la giornata.
– Oh no, – disse il lattaio Crick. – Mr Clare è tornato ad Emmister per trascorrere qualche giorno coi suoi.
Per quattro ragazze appassionate sedute attorno a quella tavola lo splendore del mattino scomparve a un tratto e gli uccelli smorzarono il loro canto. Ma nessuna di loro tradí il suo senso di vuoto né con una parola né con un gesto.
– Sta per giungere al termine del periodo che egli deve trascorrere con me, – aggiunse il lattaio, con una flemma inconsciamente brutale; – e cosí immagino che stia dandosi da fare per sistemarsi altrove.
– Quanto tempo deve rimanere ancora qui? – chiese Izz Huett, l’unica del rattristato branco che fosse in grado di affidare alla propria voce una domanda cosiffatta.
Le altre attesero la risposta del lattaio come se la loro vita ne dipendesse; Retty, con le labbra socchiuse, guardava la tovaglia, Marian era in preda a una nuova vampa che si aggiungeva al suo rossore. Tess palpitava guardando fuori i prati.
– Ebbene, non riesco a ricordarmi il giorno esatto senza guardare la mia agenda, – rispose Crick con la medesima intollerabile noncuranza. – E anch’esso potrebbe subire qualche piccola alterazione. Certamente rimarrà per impratichirsi un poco nel parto delle mucche, laggiú al chiuso della paglia. Secondo me resterà ancora qui sino alla fine dell’anno.
Circa quattro mesi di torturante estasi in sua compagnia, quattro mesi di «piacere cinto di dolore»2. E, dopo, l’oscurità di una notte inesprimibile.
In quell’ora del mattino Angel Clare cavalcava lungo uno stretto viottolo a dieci miglia di distanza dai banchettanti, in direzione del vicariato di suo padre ad Emmister, portando, come meglio poteva, un cestello contenente alcune salsicce ed una bottiglia d’idromele inviati da Mrs Crick, con rispettosi omaggi, ai suoi genitori. Il bianco viottolo si allungava davanti a lui e i suoi occhi vi posavano; ma essi guardavano l’anno a venire, e non il sentiero. Egli l’amava; doveva sposarla? Doveva azzardarsi a sposarla? Che avrebbero detto sua madre e i suoi fratelli? Cosa avrebbe detto egli stesso, un paio d’anni dopo? Bisognava vedere se alla base di quella temporanea emozione c’era una leale confidenza, o se si trattava solamente di una gioia sensuale che egli provava nella forma di lei, senza alcun sustrato di durevolezza.
La cittadina paterna circondata dai colli, il campanile tudoriano in pietra rossa, il ciuffo d’alberi presso al vicariato finalmente apparvero in basso, ed egli cavalcò giú verso il ben noto cancello. Gettando un’occhiata in direzione della chiesa, prima di entrare in casa, vide fermo vicino alla porta della sagrestia un gruppo di ragazze dai dodici ai sedici anni, che apparentemente attendevano l’arrivo di un’altra, la quale, dopo un momento, comparve; era un poco piú anziana delle scolare e portava un cappello dalle larghe tese, una veste da mattina di cambrí molto inamidata, e un paio di libri in mano.
Clare la conosceva bene. Non era del tutto sicuro che ella lo avesse visto; sperava di no, poiché desiderava evitare di recarsi a parlare con lei, per quanto non avesse proprio nulla da rimproverarle. Un’irresistibile riluttanza a salutarla gli fece concludere che essa non lo aveva visto. La giovane donna era Miss Mercy Chant, unica figlia del vicino, amico di suo padre, che i suoi genitori silenziosamente speravano di dargli in sposa un giorno o l’altro. Era profondamente versata nelle controversie sulla legge morale e nell’insegnamento della Bibbia ed evidentemente si accingeva in quel momento a far lezione. La mente di Clare volò alle appassionate fanciulle pagane, sature d’estate, della Valle del Var, coi volti rosei inzaccherati, a mo’ di nei cortigianeschi, di sterco vaccino, e a quella di loro che era, fra tutte, la piú fervida.
Si era deciso a fare una trottata fino a Emmister seguendo l’impulso del momento, e perciò non aveva scritto a casa per avvertire sua madre e suo padre, mirando tuttavia ad arrivare verso l’ora della colazione, prima che essi fossero usciti di casa per i loro doveri parrocchiali. Giunse un poco in ritardo, quando si erano già seduti al loro posto mattutino. Il gruppo intorno alla tavola balzò in piedi per dargli il benvenuto non appena fu entrato. Erano suo padre e sua madre, suo fratello, il reverendo Felix, curato di una città nella contea adiacente, tornato a casa per una quindicina di giorni, e l’altro fratello, il reverendo Cuthbert, classicista, professore aggregato e preside del suo Collegio, di ritorno da Cambridge per le vacanze estive. Sua madre gli apparve in cuffia e occhiali d’argento, e suo padre gli sembrò ciò che in effetti era, un uomo serio, timorato di Dio, un poco smunto, dell’età di circa sessantacinque anni, col pallido viso solcato dai pensieri e dai propositi. Sulle loro teste pendeva il ritratto della sorella di Angel, la maggiore della famiglia, sedici anni piú anziana di lui, che aveva sposato un missionario per recarsi poi in Africa.
Il vecchio Mr Clare era un prete di un tipo che, negli ultimi vent’anni, è quasi completamente scomparso dalla vita contemporanea. Discendente spirituale diretto di Wycliff, Huss, Lutero e Calvino, evangelico tra gli evangelici, conversionista, uomo di un’apostolica semplicità nella vita e nel pensiero, nella sua cruda giovinezza si era formato, una volta per sempre, decise opinioni sui problemi piú profondi dell’esistenza e da quel momento non aveva ammesso intorno ad essi ulteriori discussioni. Persino da quelli che avevano la stessa età e appartenevano alla medesima scuola di pensiero era considerato un estremista; mentre, d’altra parte, anche coloro che gli erano assolutamente avversi si sentivano, loro malgrado, costretti ad ammirarlo per la sua integrità e per il notevole potere che egli dimostrava nel bandire ogni dubbio intorno ai principî mediante l’energia usata nell’applicarli. Amava Paolo di Tarso, gli piaceva san Giovanni, odiava san Giacomo per quanto gli fosse lecito, e considerava con sentimenti misti Timoteo, Tito e Filemone. Per la sua mentalità il Nuovo Testamento era meno una «Cristiade» che una «Pauliade», meno una prova che un’ebrezza. La sua fede nel determinismo era tale da assurgere quasi a un vizio, ed essa ammontava, nel suo aspetto negativo, ad una filosofia rinunciataria strettamente imparentata con quella di Schopenhauer e di Leopardi. Disprezzava i Canoni e la Rubrica, giurava sugli Articoli e si stimava coerente in tutto, il che, in certo modo, poteva anche essere. Comunque era sincero3.
Per il godimento estetico, sensuale, pagano della vita naturale e della femminilità lussureggiante che suo figlio Angel aveva recentemente provato nella Valle del Var il suo temperamento avrebbe sentito una violenta avversione, se avesse potuto esserne edotto, o chiedendone o per forza d’immaginazione. Una volta Angel aveva avuto l’infelice idea di dichiarare a suo padre, in un momento d’irritazione, che sarebbe stato assai meglio per l’umanità se la Grecia, e non la Palestina, fosse stata la sorgente religiosa della civiltà moderna; il dolore di suo padre si era mostrato di quella attonita qualità incapace di rendersi conto che vi possa essere anche solo una millesima parte di vero, e tanto meno una mezza verità o una verità intera, in una simile affermazione. Si era limitato soltanto, per qualche tempo, a fare ad Angel delle prediche austere. Ma la gentilezza del suo cuore era tale che egli non riusciva a conservare a lungo un qualsiasi risentimento, e quel giorno dette il benvenuto a suo figlio con un sorriso candidamente dolce come quello di un bambino.
Angel si sedette, e gli parve di essere a casa sua; pure non riuscí piú a sentirsi, come prima, membro di quella famiglia radunata. Ogni volta che tornava era conscio di una tale divergenza, e da quando aveva per l’ultima volta condiviso l’esistenza del Vicariato essa era diventata ancor piú nettamente estranea alla sua. Le aspirazioni trascendentali di quella vita, ancora inconsciamente basate su una visione geocentrica delle cose, e cioè sull’idea di un paradiso zenitale e di un inferno nadirico, erano cosí aliene alle sue come se fossero i sogni degli abitatori di un altro pianeta. Recentemente egli aveva contemplato solamente la vita, aveva ascoltato soltanto il grande polso appassionato dell’esistenza, non pervertita, non contorta, non impastoiata da quelle credenze che futilmente si sforzano di ostacolare ciò che la saggezza si contenterebbe di regolare.
Da parte loro essi scorgevano in lui una grande differenza, una divergenza crescente dall’Angel Clare dei tempi andati. Era specialmente una diversità nelle sue maniere che notavano adesso, e, particolarmente, la notavano i suoi fratelli. Egli cominciava a comportarsi come un agricoltore; buttava qua e là le gambe, i muscol...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Tess dei d'Urberville
  3. Una donna pura fedelmente presentata da Thomas Hardy
  4. Fase prima La fanciulla
  5. Fase seconda Non piú fanciulla
  6. Fase terza La ripresa
  7. Fase quarta La conseguenza
  8. Fase quinta La donna paga
  9. Fase sesta Il convertito
  10. Fase settima Compimento
  11. Appendice
  12. Principio maschile e principio femminile in Tess dei d’Urberville di D. H. Lawrence
  13. Intervista a Roman Polanski
  14. Cronologia della vita e delle opere
  15. Bibliografia essenziale
  16. Il libro
  17. L’autore
  18. Dello stesso autore
  19. Copyright