Il centauro
eBook - ePub

Il centauro

  1. 336 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

George Caldwell è un insegnante che non sopporta più la scuola e i suoi studenti, suo figlio Peter non ha amici, ama Vermeer e soffre di psoriasi. Entrambi sognano di andarsene via dalla cittadina della Pennsylvania in cui vivono. Il sacrificio di uno salverà l'altro, come Chirone con Prometeo? Con Il centauro Updike dimostrò che con la scrittura sapeva fare tutto. Un'onnipotenza virtuosistica che riesce ancora oggi a incantare il lettore. Basta prendere l'incipit del romanzo o la lunga scena della lezione di astronomia per capire come il minimo dettaglio realistico riesca a caricarsi di significati che lo trascendono, ogni infelicità individuale si proietti nel pulsare di una ferita cosmica. Con i suoi piani narrativi cangianti e l'alternanza (o la mescolanza) tra personaggi realistici e mitologici, è il romanzo più ardito di Updike, forse il più affascinante. *** C'è un qualcosa che colloca Il centauro al centro della poetica di Updike, e ne fa la chiave di volta per comprendere anche altre sue opere agli antipodi per stile, struttura, concezione narrativa. Come ci ricorda Adam Begley nella sua notevole biografia, durante il discorso di accettazione del National Book Award Updike avrebbe sottolineato come «sia il libro che il suo eroe sono centauri», creature di invenzione nelle quali il terreno e il celeste, l'ordine e il caos, la bontà naturale e l'insopportabile pedanteria, ma anche il mitico e l'ordinario, il reale e il surreale, l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, coesistono e si alternano sul proscenio. Un'ambivalenza e una coesistenza di opposti che ha senza dubbio nel personaggio di George Caldwell la propria compiuta incarnazione: un uomo buono che, citando ancora le parole di Updike, è al contempo «esilarante e lagnoso: una sorta di chiassoso altruista; una persona che combina il bene e la sua assenza in un modo interessante, e spesso comico». Un centauro, appunto. Dalla prefazione di Luca Briasco

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Il centauro di John Updike, Bruno Oddera in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
Print ISBN
9788806216610
eBook ISBN
9788858416204

VII.

Caldwell si volta e si chiude la porta alle spalle. Un altro giorno, un altro dollaro. È sfinito, ma non sospira. È rimasto nella sua aula ad aggiornare i registri della pallacanestro e a cercare di districare l’imbroglio dei biglietti; ne manca un blocchetto, e frugando nei cassetti ha trovato il rapporto di Zimmerman e lo ha riletto. Lo ha avvilito in misura assolutamente sproporzionata. Il rapporto è vergato su carta azzurra e guardarlo è stato come precipitare in alto nel cielo. Inoltre ha corretto i compiti d’esame assegnati oggi. Povera Judy Lengel; proprio non ci arriva. Ce la mette tutta, e forse è stato questo il suo guaio da quando è nata. Mentre si dirige verso le scale, il dolore in basso nel suo corpo si riattizza e lo avvolge come un’ala piegata. Taluni posseggono tutti e cinque i talenti, altri soltanto due, altri ancora uno solo; ma sia che uno abbia lavorato nella vigna per tutto il giorno o soltanto per un’ora, quando ti chiamano il compenso è lo stesso. Ode la voce del padre nel ricordo di tali parabole, e questo lo avvilisce ancora di piú.
– George –. Vede un’ombra con la coda dell’occhio.
– Eh? Oh, sei tu. Che cosa fai qui cosí tardi?
– Mi agito per nulla. È quello che fanno le vecchie zitelle: si agitano per nulla –. Hester Appleton è lí in piedi con le braccia conserte sulle pieghe della sua blusa virginale, davanti alla porta della sua aula; l’aula è la 202, subito dopo la 204, nello stesso corridoio. – Harry mi ha detto che sei stato da lui, ieri.
– Mi vergogno di confessare che è vero. Ha detto qualcos’altro? Aspettiamo i risultati dei raggi X e non so che altro, accidenti.
– Non preoccuparti –. Il piccolo passo in avanti nella voce di lei mentre prorompe in queste parole fa sí che Caldwell reclini la lunga testa.
– Perché no?
– Non giova a nulla. Peter è molto preoccupato, l’ho capito oggi in classe.
– Povero figliolo. Non ha dormito molto stanotte. La nostra macchina si è guastata ad Alton.
Hester mette a posto una ciocca dei capelli neri e con un tocco elegante del dito medio spinge piú in dentro la matita infilata nella crocchia. I capelli sono lustri e per nulla grigi nella penombra. È bassa di statura, pettoruta, larga di fianchi e, veduta di fronte, larga anche di vita. Ma di profilo, la vita di lei è di un’esilità impressionante, assottigliata dalla posizione fieramente eretta; il suo atteggiamento dà l’impressione che sia sempre nell’atto di inalare. Sulla camicetta porta una spilla d’oro a forma di freccia. – Non era quello di sempre, – dice, dopo aver osservato ancora una volta come molte altre il viso dell’uomo che la domina dall’alto nella semioscurità del corridoio: uno strano viso tutto sporgenze il cui mistero, in rapporto a lei, è permanente.
– Finirà con il buscarsi un raffreddore prima che abbia finito con lui, – dice Caldwell. – Lo so e non posso farci niente. Lo farò ammalare, quel figliolo, e non posso impedirmelo.
– Non è poi un ragazzo tanto delicato, George –. Ella si interrompe un momento. – Sotto certi aspetti è piú robusto di suo padre.
Caldwell ode appena queste parole: in ogni caso quanto basta per modificare un pochino ciò che stava per dire. – Quando ero ragazzo a Passaic, – dice, – ricordo di non essermi mai preso un raffreddore. Ti pulivi il naso su una manica, e se la gola ti bruciava tossivi. La prima volta che mi misi a letto malato in vita mia, fu con l’influenza del 1918; ah, che brutta cosa. Brrrr!
Hester sente la sofferenza nell’uomo e preme le dita contro la freccia d’oro per soffocare il palpito sconcertante che le è esploso nel petto. È stata nell’aula adiacente a quella di Caldwell per tanti di quegli anni, che in cuor suo è come se fosse stata a letto piú volte con lui. È come se, da giovani, fossero stati amanti, e da molto tempo avessero smesso di esserlo per ragioni mai sviscerate.
Caldwell intuisce ciò fino al punto di sentirsi, alla presenza di lei, un pochino piú rilassato che con chiunque altro. Hanno entrambi cinquant’anni esatti: uno scherzo di compleanni che nel loro ignaro subcosciente conta in modo strano. Egli è riluttante a lasciarla e a scendere le scale; la malattia, il figlio, i debiti, il fardello penoso della terra che sua moglie gli ha caricato sulle spalle… tutti questi problemi premono nella sua mente, desiderosi di essere espressi. Hester vuole che egli li esprima; vuole che le dica tutto. Il suo modo di fare si deforma con uno sforzo per accogliere questo desiderio; quasi per svuotare se stessa da decenni di consuetudini solitarie, espira, sospira. Poi dice: – Peter è come Cassie. Ha quella sua maniera di ottenere tutto ciò che vuole.
– Avrei dovuto farla lavorare nel varietà, in teatro sarebbe stata piú felice, – dice Caldwell alla professoressa Appleton con uno sfogo alto e sincero. – Non avrei dovuto sposarla, avrei dovuto limitarmi a essere il suo impresario, ma me n’è mancato il coraggio. Sono stato educato in modo che non appena vedevo una donna la quale mi riusciva semplicemente simpatica, potevo fare soltanto una cosa: chiederle di sposarmi –. Come dire: «Avrei dovuto sposare una donna come te. Sposare te».
Per quanto Hester abbia voluto questo, ora che accade se ne sente disgustata e allarmata. L’ombra dell’uomo dinanzi a lei sembra sul punto di dilatarsi per l’ansia e di sopraffarla fisicamente. È troppo tardi; non è piú abbastanza elastica, ormai. Ride, come se quanto egli ha detto fosse insignificante. Il suono della sua risata affligge la prospettiva obliqua degli armadietti verdi, facendo loro assumere un’espressione di terrore. Le fessure per far entrare l’aria sembrano inorridite da quanto vedono sulla parete opposta: fotografie incorniciate di squadre scomparse di baseball e di atletica leggera.
Hester si raddrizza, inspira, dà un nuovo colpetto alla matita nella crocchia e domanda: – Che decisioni hai preso in merito agli studi di Peter?
– Nessuna decisione. Ho deciso soltanto che guadagnerà meglio di me.
– Frequenterà una scuola d’arte o un’università di studi umanistici?
– Questo spetta a lui e a sua madre deciderlo. Lo discutono tra loro, questo genere di cose; per quanto mi concerne mi spaventa da morire. A quel che posso constatare, il ragazzo è ancora piú ingenuo di quanto lo fossi io alla sua età. Se dovessi andarmene adesso, lui e sua madre non saprebbero che pesci pigliare e cercherebbero di mangiare i fiori della carta da parati. Non posso permettermi di morire.
– In effetti è un lusso, – disse Hester. Il malumore degli Appleton ha assunto in lei la forma di occasionali, inattese battute ironiche. Ella esamina una volta di piú la faccia misteriosa che la domina dall’alto, si acciglia a causa del palpito simile a un malessere nel proprio petto, e fa per voltarsi, ignorando non tanto Caldwell quanto il proprio segreto.
– Hester.
– Dimmi, George? – Il capo di lei, con la tesa e tonda pettinatura, è imprigionato come una mezzaluna nella luce dell’aula. Un osservatore spassionato dedurrebbe dal suo sorriso chiaro, lieto e colmo di rammarico, che egli un tempo è stato il suo amante.
– Grazie per avermi lasciato farneticare, – dice Caldwell, e aggiunge: – Voglio confessarti una cosa. Domani potrebbe essere troppo tardi. Vi sono stati momenti nella mia vita in cui i ragazzi mi hanno talmente buttato giú che sono uscito dall’aula per venire qui accanto alla fontanella e sentirti parlare francese. Per me era meglio di un bicchier d’acqua, sentirti parlare francese. Mi ha sempre ridato coraggio.
Delicatamente ella domanda: – Ti senti giú adesso?
– Sí, sono giú. Mi trovo nel ventre del vecchio Inverno.
– Devo dire qualcosa in francese?
– Per dirti la pura verità, Hester, lo apprezzerei molto.
Il viso di lei assume l’animazione gallica – gote di mela, labbra di prugna – ed ella pronuncia, parola per parola, assaporando il dittongo iniziale e la chiusa nasale come due liquori: – Dieu est très fin.
Aleggia su di loro un secondo di silenzio.
– Ridillo, – prega Caldwell.
Dieu - est - très - fin. È la frase che mi ha accompagnato nella vita.
– Dio è molto… molto bello?
Oui. Molto bello, molto elegante, molto snello, molto raffinato. Dieu est très fin.
– Giusto. È senz’altro cosí. Un magnifico, anziano gentiluomo. Non so dove diavolo saremmo senza di Lui.
Come per espresso consenso, si allontanano entrambi.
Caldwell si volge in tempo per fermarla. – Sei stata cosí buona da recitare qualcosa per me, – dice, – che ora vorrei recitare io qualcosa per te. Credo di non averci pensato per piú di trent’anni; è una poesia che dovevamo recitare a Passaic. Credo di ricordarne ancora l’inizio. Posso provare?
– Prova.
– Non so perché diavolo ti stia infastidendo in questo modo –. Come uno scolaretto, Caldwell si mette sull’attenti, stringe i pugni ai fianchi per concentrarsi, socchiude gli occhi per ricordare e annuncia: – Canto del fiume Passaic, di John Alleyne MacNab –. Poi si schiarisce la voce:
Il grande savio Jahvè progettò
Ogni cosa al mondo divinamente superba;
E, come Egli vuole, tutta la natura tende
A leggi divine, a servire i Suoi fini.
I fiumi scorrono, e nessuno saprà mai
Per quanto tempo ancora potranno fluire;
Leggiamo le orme del passato, e il tempo
Intanto nasconde la forma del futuro.
Riflette, si affloscia e sorride. – Non andremo oltre. Credevo di ricordare di piú.
– Pochissime persone avrebbero ricordato tanto. Non è una poesia molto gaia, vero?
– Per me sí, non è buffo? Suppongo che si debba essere cresciuti accanto al fiume.
– Mmm. Sí, credo anch’io che sia cosí. Grazie, George, per averla recitata –. E ora ella rientra davvero nell’aula. La freccia d’oro sulla blusa sembra per un attimo premerle contro la laringe, minacciando di soffocarla. Si passa vagamente una mano sulla fronte, deglutisce e la sensazione scompare.
Caldwell si dirige verso le scale stordito dalle afflizioni. Peter. Gli studi del ragazzo sono un enigma la cui soluzione, in qualsiasi modo lo si prospetti, è il denaro, che non esiste a sufficienza. E poi la pelle e la salute di lui. Correggendo adesso i compiti d’esame, Caldwell può concedere al ragazzo dieci minuti di sonno di piú domattina. Odia dover tirare giú dal letto il suo figliolo. Saranno le undici prima che arrivino a casa questa sera dopo la partita di pallacanestro e ciò, oltre alla notte irreale in quella tana d’albergo, farà maturare nel ragazzo un’altra infreddatura. Un’infreddatura al mese con la regolarità di un orologio: dicono che la pelle non c’entra affatto, ma Caldwell ne dubita. Tutto è collegato. Nel caso di Cassie non se n’era mai accorto fino al matrimonio; soltanto una macchiolina sul ventre. Ma per il ragazzo è stata una peste: braccia, gambe, petto, anche sulla faccia, piú di quanto non si fosse reso conto, piccole croste nelle orecchie come sapone asciutto, e il povero figliolo non lo sa. Beata ignoranza. Durante la Depressione, quando era solito spingere il bambino sull’automobilina con il bastone biforcuto, aveva avuto paura, era giunto all’orlo del precipizio del mondo; e il visetto di suo figlio, voltandosi a guardarlo, con le lentiggini quasi compatte sotto gli occhi, faceva sí che il mondo sembrasse reale. Ora il volto di suo figlio, maculato, femmineo nelle labbra e nelle ciglia, affilato come un’accetta, ansioso e beffardo, rosicchia il cuore di Caldwell come un lavoro incompiuto.
Se avesse avuto un po’ di forza di carattere si sarebbe infilato un paio di calzini a sbuffo e l’avrebbe portata sul palcoscenico del varietà. Ma allora anche il varietà si era chiuso proprio come la società dei telefoni. Tutte le cose si chiudono. Chi avrebbe mai creduto che la Buick venisse meno in quel modo proprio nel momento in cui ne avevano bisogno perché li riconducesse a casa? Le cose non mancano mai di venir meno. Sul letto di morte la religione di suo padre: «Dimenticato in eterno?»
Dal numero 18 001 al numero 18 145: sono questi i biglietti mancanti della partita di pallacanestro. Ha frugato negli armadi, nei cassetti, tra le sue carte, e ha trovato soltanto la striscia di carta azzurra del rapporto di Zimmerman: striscia di cielo, che gli stringe lo stomaco come un dito rimane stretto dalla porta che sbatte. Pim. Pam. Bene, non aveva sepolto il proprio talento sottoterra; aveva sollevato il cappuccio dalla fiammella e mostrato a tutti che aspetto ha una candela spenta.
Un pensiero passatogli per la mente in quell’ultimo momento gli era piaciuto. Ma quale? Si fa largo attraverso i ciottoli marrone del proprio cervello per individuare la pietra preziosa. Eccola. Beatitudine. Beata ignoranza.
Amen.
I montanti in acciaio della finestra sul pianerottolo a metà delle scale, con il loro nero accumulo di sporcizia ormai solido come lo stesso metallo, gli fanno una strana impressione. Quasi che la parete, divenendo finestra, pronunci a voce alta una parola straniera. Da quando, cinque giorni prima, Caldwell si è reso conto della possibilità della sua morte, l’ha accolta in sé come si potrebbe inghiottire una farfalla, una gravità curiosamente variabile è entrata nella struttura delle cose, ed essa rende ora ogni superficie spessa e plumbea di disattenta permanenza, per poi, un attimo dopo, far danzare quelle superfici con illogicità, vertiginose come sciarpe. Ciononostante, tra le superfici che vanno disintegrandosi, egli si sforza di mantenere la sua costante direzione.
Hummel.
Telefonare a Cassie.
Andare dal dentista.
Essere qui per la partita alle 18,15.
Riportare a casa Peter in macchina.
Questo è il programma
Spinge la porta di vetro rinforzato e percorre il corridoio deserto. Incontrarsi con Hummel, te...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione
  4. Il centauro
  5. I
  6. II
  7. III
  8. IV
  9. V
  10. VI
  11. VII
  12. VIII
  13. IX
  14. Epilogo
  15. Indice mitologico
  16. Il libro
  17. L’autore
  18. Dello stesso autore
  19. Copyright