Le poesie
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Le poesie

  1. 432 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Le poesie

Informazioni su questo libro

Lavorare stanca (nell'edizione del '36, con le poesie aggiunte nel '43 e le altre non raccolte), La terra e la morte, Due poesie a T., Verrà la morte e avrà i tuoi occhi: le composizioni piú conosciute accanto a quelle meno note, qui riunite sotto i titoli di Prima di «Lavorare stanca» e Estravaganti scelte. Il percorso creativo di «una voce isolata della poesia contemporanea », che ha scoperto un ritmo della lingua italiana e lo ha strutturato artisticamente, musicalmente, con una cadenza nuova, o comunque poco usata dalla nostra tradizione letteraria, dando vita a un metro inconfondibile e diverso da tutti gli altri.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
Print ISBN
9788806245894
eBook ISBN
9788858411117
Argomento
Literature
Categoria
Poetry

Prima di «Lavorare stanca»

1923-1930

Sfoghi

I.

Finché il mio sforzo fu di imitare altri.
C. PAVESE

Oh, vagare con lei la sera scura,
perderci tra le piante ed ascoltare
le strida rauche su per la pianura
tremule come la luce stellare!
Oh, soffermarci al tepido alitare
del vento e ritrovar la sua figura
stretta al mio volto e sentirla tremare,
sentir tremare la sua bocca pura!
[ottobre 1923].

Infinito stellato, tu, la notte alla mente
che ti sta ansiosa dici che sei il mistero;
il giorno efimero ti nasconde allo sguardo,
il giorno che è nulla nell’immenso tuo,
il giorno che è tutta la vita dell’uomo.
Infinito oscuro, stellato,
solo al tuo silenzio comprende l’uomo
che tra un’eternità tu gli sarai ancora un mistero,
sempre un mistero.
[marzo 1924].

Beata BeatrixInnanzi al quadro di D. G. Rossetti
Tenue, velata dal sogno divino
che gonfiò l’anima del suo poeta
angoscïosamente una segreta
passione mostra sul volto supino.
Sorge dall’ombra ed un lento mattino
le piove tra le mani una quieta
luce che il cuore pianamente acqueta
e le imbianca il volto alabastrino.
Assorta in un pensiero ella l’amore
del pauroso giovane non sente,
abbassa gli occhi sul volto rapito,
sul volto che protende a un infinito
dolore, muta rassegnatamente
e un colombo le posa in grembo un fiore.
[aprile 1924].

II

Dacché il mio sforzo è di rendere me stesso con arte mia.

Sempre sentirmi meschino meschino,
sempre rifare e sempr’esser da capo
lottare senza posa e pur sapere
che questo sarà sempre il mio destino!
[novembre 1923].

Perché la sera, se mi cade il capo
incosciente sui fogli e sto godendo
quasi senza saperlo quel sopore,
perché mi rialzo d’un tratto e riprendo
lo sforzo, irrigidendomi, per poi
risocchiudere gli occhi e ricadere?
[agosto 1924].

Le vigne tutte non hanno piú un grappolo,
corron rossastre sul fianco dei colli,
l’aria è piú fresca e il bel verde lontano
sta imbrunendo: io cammino pensoso,
senza un’idea che m’accenda l’anima,
calpestando nel fango le foglie aggrinzite.
[settembre 1924].

Oh, quando mai ritroverò un’idea
con cui rialzarmi1 a riamare la vita?
Quando m’avvamperà ancora nel cuore
questa2 fiamma che è ora agonizzante?
Oh! se tutta la gloria che ho sognato
deve finire in questo buio orrendo,
perché la pregustai e sopravissi?
[novembre 1924].
1. con cui rialzarmi: per innalzarmi in interlinea inferiore.
2. questa: quella in int.

Per un’attrice di cinematografo giovanissima, straniera, lontana.
Ti vidi un giorno per alcuni istanti
e so che mai potrò piú rivederti.
Tu mi passavi leggera dinnanzi
levando il viso pieno di dolcezza,
ravvolta nei capelli evanescenti.
Eri lontana, fors’anche diversa,
forse ad altri vendevi quel tuo riso,
forse lo vendi ancora, ma il sorriso
il tuo sorriso doloroso, mai
me lo potrò scordare. So che il tempo
mi caccierà l’amarezza dal cuore
e che mai piú ti rivedrò in mia vita
ma è tanto dolce sognare con te.
[20 dicembre 1924].

D’estate
I.
Mi ondeggia1 ancora innanzi agli occhi il ramo
donde come una freccia s’è involato
l’uccello via pe ’l cielo azzurro. L’erba,
dove siedo, scintilla di rugiade
al sol nascente e su dai larghi boschi,
di tra le foglie umide e verdi, sale
innumerevole e vivo nel cielo
un pigolio un cinguettio immenso
inneggiante al risorger della luce.
[7 luglio 1925].

II.

Molli le rame s’agitano in alto,
sul cielo azzurro pallido, e un susurro
vasto trascorre per le verdi fronde
a ondate, or lento or rapido, col vento.
Dietro la chioma densa2 di un ontano
sta il sole e a tratti getta scintillii
per le foglie fluttuanti. Tutto il resto
è quiete, silenzio. Odo lontano
sui colli circonfusi nella luce
spandersi l’armonia che pe’ i sensi
mi colma il cuore…
[30 giugno 1925].

III.

Tutto il cielo s’accende nel tramonto,
nuvole sparse brillano vermiglie
sul cupo azzurro in alto e sopra i mon[ti],
dov’è scomparso il sole, strati splendidi
s’ammassan rossi, argentei, dorati.
[30 agosto 1925].

IV.

M’accarezza sul volto un vento tiepido
che mi giunge tra i pini, cupi, ritti
sul cielo pallido crepuscolare.
La vallata imbrunisce nella sera
e con netto profilo le colline
distaccan scure su uno sfondo roseo,
tenero, inesprimibile. Le case
sparse sui larghi fianchi verdeggianti
di boschi e prati paion riposarsi
nella freschezza dolce. Sol lontano,
lontano, ad occidente, dove s’apre
la valle e si distende lunga, azzurra
la catena dei monti, ancor s’accende
d’un rosso tenue l’immenso orizzonte.
[26 agosto 1925].

V.

Un profumo freschissimo di foglie
mi giunge nella notte. Alberi enormi
si rizzan scuri frondeggiando. Lungi,
per i colli vanenti3 nel leggero
lume lunare, rauchi a tratti i cani
abbaiano. La brezza ingagliardisce,
poi cade, ed incessante sale al cielo
lo stridio monotono d’un grillo
perduto chi sa dove: sale tremulo
fino a una grande stella scintillante
sull’immensa campagna addormentata.
[30 giugno 1925].
1. ondeggia: oscilla in int.
2. densa: fitta in int.
3. vanenti: velati in int.

Mi atterrisce il pensiero che io pure
dovrò un giorno lasciare questa terra
dove i dolori stessi mi son cari
perché spero di renderli nell’arte.
E piú tremo p...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Come stendersi nudi all’aperto sui versi. di Tiziano Scarpa
  4. Nota introduttiva. di Marziano Guglielminetti
  5. Nota ai testi. di Mariarosa Masoero
  6. Le poesie
  7. Lavorare stanca. 1936-1943
  8. La terra e la morte
  9. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
  10. Prima di «Lavorare stanca». 1923-1930
  11. Attorno a «Lavorare stanca». 1931-1940
  12. Due poesie a T.
  13. Appendice
  14. Cronologia della vita e delle opere
  15. Il libro
  16. L’autore
  17. Dello stesso autore
  18. Copyright