Parti in fretta e non tornare
eBook - ePub

Parti in fretta e non tornare

  1. 368 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Parti in fretta e non tornare

Informazioni su questo libro

Di notte, sulle porte delle case di Parigi, appaiono strani numeri neri. All'altro capo della città, intanto, vengono recapitate incomprensibili missive che parlano di malattia e di morte. Solo il commissario Adamsberg intuisce che tra i due fatti esiste un legame. Forse è una storia che affonda nei tempi bui dell'Europa, quelli della Morte Nera. O forse il Medioevo non è poi cosí lontano.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Parti in fretta e non tornare di Fred Vargas, Maurizia Balmelli,Margherita Botto in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
eBook ISBN
9788858400913

XXXIII.

Qualcuno azionò la chiamata notturna, pigiando il campanello piú volte, con urgenza. Il brigadiere Estalère aprí il portone e fece entrare un uomo sudato fradicio, in completo giacca e pantaloni abbottonato frettolosamente e camicia aperta su una criniera di peli neri.
– Forza, capo, – disse l’uomo rifugiandosi rapidamente nei locali dell’Anticrimine. – Voglio fare una deposizione. Sull’assassino, sull’uomo della peste.
Estalère non osò avvertire il commissario capo e svegliò il capitano Danglard.
– Merda, Estalère, – disse Danglard dal letto, – perché mi chiama? Dia una scossa a Adamsberg, dorme in ufficio.
– Appunto, capitano. Se non è importante, ho paura di prendermi una lavata di capo dal commissario.
– E di me ha meno paura, Estalère?
– Sí, capitano.
– Si sbaglia. Da sei settimane che lo frequenta ha mai visto Adamsberg berciare?
– No, capitano.
– E non lo vedrà in trent’anni. Ma me sí che mi vedrà, e non piú tardi di adesso, brigadiere. Lo svegli, merda. A ogni modo non ha bisogno di dormire molto. Io invece sí.
– Va bene, capitano.
– Un minuto, Estalère. Che vuole, quel tizio?
– È uno di quelli presi dal panico, ha paura che l’assassino lo faccia fuori.
– Quelli abbiamo già detto di lasciarli perdere. Adesso in città sono centomila. Lo butti fuori e lasci dormire il commissario.
– Sostiene di essere un caso speciale, – precisò Estalère.
– Tutti quelli lí si credono speciali. Se no, non andrebbero in panico.
– No, sostiene di essere appena stato morso dalle pulci.
– Quando? – domandò Danglard sedendosi sul letto.
– Stanotte.
– Va bene, Estalère, lo svegli. Arrivo anch’io.
Adamsberg si passò dell’acqua fredda sul viso e sul torso, ordinò un caffè a Estalère – la nuova macchinetta era stata installata il giorno prima – e spostò con il piede la branda in fondo all’ufficio.
– Mi porti quel tizio, brigadiere, – disse.
– Estalère, – si presentò il ragazzo.
Adamsberg scosse la testa e riprese il suo promemoria. Ora che l’untore era in cella, forse avrebbe potuto occuparsi di quella banda di sconosciuti che popolava l’Anticrimine. Annotò: Viso tondo, Occhi verdi, Timoroso, uguale Estalère. E già che c’era aggiunse: Entomologo, Pulci, Pomo d’Adamo, uguale Martin.
– Come si chiama? – domandò.
– Roubaud Kévin, – disse il brigadiere.
– Anni?
– Una trentina, – ipotizzò Estalère.
– È stato morso stanotte, è questa la sua storia?
– Sí, ed è in preda al panico.
– Non male.
Estalère accompagnò Roubaud Kévin fino all’ufficio del commissario, reggendo con la sinistra una tazza di caffè, senza zucchero. Il commissario non metteva lo zucchero. Contrariamente a Adamsberg, a Estalère piacevano i piccoli particolari della vita, gli piaceva ricordarsene e gli piaceva mostrare che se ne ricordava.
– Non le ho messo lo zucchero, commissario, – disse depositando la tazza sul tavolo e Roubaud Kévin sulla sedia.
– Grazie, Estalère.
L’uomo si passava le dita tra i fitti peli del petto, agitato, a disagio. Puzzava di sudore e il suo sudore puzzava di vino.
– Mai avuto pulci prima? – gli domandò Adamsberg.
– Mai.
– È sicuro che le punture risalgano a stanotte?
– Non sono neanche due ore ed è questo che mi ha svegliato. Allora mi sono precipitato ad avvertirvi.
– Ci sono dei 4 sulle porte del suo palazzo, signor Roubaud?
– Due. La portinaia ne ha fatto uno sul vetro, con un pennarello, e il tizio del quinto piano.
– Allora non è lui. E non sono le sue pulci. Può tornarsene tranquillamente a casa.
– Sta scherzando? – disse l’uomo alzando la voce. – Esigo una protezione.
– L’untore dipinge tutte le porte meno una prima di liberare le sue pulci, – scandí Adamsberg. – Sono altre pulci. C’è stato qualcuno a casa sua negli ultimi giorni? Qualcuno con un animale?
– Sí, – disse Roubaud accigliato. – Due giorni fa è passato un amico col suo cane.
– Ecco. Torni a casa, signor Roubaud, e vada a dormire. Dormiremo tutti un’oretta, farà bene a tutti.
– No. Non voglio.
– Se è cosí preoccupato, – disse Adamsberg alzandosi, – chiami la disinfestazione e poi chi se ne frega.
– Non servirebbe a niente. L’assassino mi ha scelto, mi ucciderà, pulci o non pulci. Esigo una protezione.
Adamsberg tornò al tavolo, indietreggiò verso la sua parete e studiò piú attentamente Kévin Roubaud. Sulla trentina, violento, preoccupato, e con qualcosa di furtivo nei grossi occhi scuri un po’ sporgenti.
– Bene, – disse Adamsberg. – L’ha scelta. Non c’è un solo 4 degno di questo nome nel suo palazzo, ma lei sa che l’ha scelta.
– Le pulci, – ringhiò Roubaud. – È sul giornale. Tutte le vittime hanno avuto delle pulci.
– E il cane del suo amico?
– No, non è quello.
– Come fa a essere cosí sicuro?
Il tono del commissario stava cambiando, Roubaud lo percepí e si raggomitolò sulla sedia.
– Sul giornale, – ripeté.
– No, Roubaud, è qualcos’altro.
Danglard era appena arrivato, erano le sei e cinque del mattino e Adamsberg gli fece cenno di stare pronto. Il capitano si spostò in silenzio e si mise alla tastiera.
– Senta, – disse Roubaud recuperando un po’ di sicurezza di sé, – mi minacciano, un pazzo tenta di uccidermi e lei rompe le scatole a me?
– Che cosa fa nella vita? – domandò Adamsberg in tono piú gentile.
– Lavoro al reparto linoleum in un grande magazzino di arredamento, dietro la Gare de l’Est.
– È sposato?
– Ho divorziato due anni fa.
– Figli?
– Due.
– Vivono con lei?
– Con la madre. Ho diritto di vederli nel week-end.
– Mangia fuori? A casa? Sa cucinare?
– Dipende, – disse Roubaud un po’ sconcertato. – A volte mi faccio una minestra o qualcosa di surgelato. A volte vado giú al bar. I ristoranti sono troppo cari.
– Le piace la musica?
– Sí, – disse Roubaud, disorientato.
– Ha un hi-fi, una tivú?
– Sí.
– Guarda il calcio?
– Sí, ovviamente.
– Se ne intende?
– Abbastanza.
– Nantes-Bordeaux l’ha vista?
– Sí.
– Non male, vero? – disse Adamsberg che non l’aveva vista.
– Mah, – disse Roubaud con una smorfia. – Un po’ fiacca ed è finita pari. C’era da scommetterci già dal primo tempo.
– Ha visto il notiziario nell’intervallo?
– Sí, – disse Roubaud macchinalmente.
– Allora, – disse Adamsberg venendo a sedersi di fronte a lui, – sa che ieri sera hanno preso il propagatore di peste.
– È quello che hanno detto, – mormorò Roubaud, turbato.
– In tal caso, di cosa ha paura?
Il tizio si morse le labbra.
– Di cosa ha paura? – ripeté Adamsberg.
– Non sono sicuro che sia lui, – ammise l’uomo, con voce esitante.
– Sí? Lei se ne intende di assassini?
Roubaud inghiottí completamente il labbro inferiore, con le dita piantate tra i peli del petto.
– Mi minacciano e lei rompe le scatole a me? – ripeté. – Avrei dovuto saperlo. Gli sbirri, appena li chiami, ti rifilano la fregatura, è tutto quello che sanno fare. Avrei dovuto cavarmela da me. Uno vuole aiutare la giustizia ed ecco il risultato.
– Ma lei la aiuterà, Roubaud, e molto, anche.
– Sí? Credo che mi stia proprio prendendo per il culo, commissario.
– Non fare il furbo, Roubaud, perché non sei abbastanza intelligente per questo.
– See?
– See. Ma se non vuoi aiutarmi, te ne torni a casa da bravo. A casa, Roubaud. Se tenti di filartela, ti riaccompagniamo a casa. Finché morte non ne consegua.
– Da quando gli sbirri mi impongono dove devo andare?
– Da quando mi rompi. Ma vai pure, Roubaud, sei libero. Vattene.
L’uomo non si mosse.
– Hai paura, eh? Hai paura che qualcuno ti strangoli col filo dentellato come gli altri cinque? Sai che non potrai difenderti. Sai che ti beccherà, ovunque tu sia, a Lione, a Nizza, a Berlino. Sei il bersag...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Parti in fretta e non tornare
  3. I.
  4. II.
  5. III.
  6. IV.
  7. V.
  8. VI.
  9. VII.
  10. VIII.
  11. IX.
  12. X.
  13. XI.
  14. XII.
  15. XIII.
  16. XIV.
  17. XV.
  18. XVI.
  19. XVII.
  20. XVIII.
  21. XIX.
  22. XX.
  23. XXI.
  24. XXII.
  25. XXIII.
  26. XXIV.
  27. XXV.
  28. XXVI.
  29. XXVII.
  30. XXVIII.
  31. XXIX.
  32. XXX.
  33. XXXI.
  34. XXXII.
  35. XXXIII.
  36. XXXIV.
  37. XXXV.
  38. XXXVI.
  39. XXXVII.
  40. XXXVIII.
  41. Il libro
  42. L’autore
  43. Dello stesso autore
  44. Copyright