Di ritorno in St Augustine’s Road quella domenica passai un’altra notte in bianco. Ero troppo agitata per leggere. Attraverso i rami dell’ippocastano e un’apertura nelle tende, un lampione proiettava sul soffitto uno stelo di luce sghembo, e io me ne stavo stesa sul dorso, a guardarlo. Nonostante il disastro in cui mi ritrovavo, non sapevo come avrei potuto agire diversamente. Se non fossi entrata nell’MI5 non avrei incontrato Tom. Se gli avessi detto per chi lavoravo al nostro primo incontro – e perché avrei dovuto dirlo a uno sconosciuto? – mi avrebbe messa alla porta. E strada facendo, mentre mi affezionavo a lui, poi iniziavo ad amarlo, diventava piú difficile, sempre piú rischioso dirgli la verità, proprio quando l’importanza di farlo cresceva. Ero in trappola e lo ero sempre stata. Fantasticai a lungo su come sarebbe stato avere abbastanza soldi e determinazione per scomparire all’improvviso e senza spiegazioni, andare in qualche posto semplice e pulito, lontano da lí, come l’isola di Kumlinge nel Baltico. Mi vedevo illuminata da un pallido sole, spogliata di ogni obbligo o legame, camminare senza bagaglio per una stretta strada lungo una baia sabbiosa, con l’armeria e il ginestrone e un pino solitario, una strada che si inerpicava su un promontorio fino a una chiesa di campagna immacolata nel cui minuscolo cimitero c’era una lapide nuova, e un vaso di campanule lasciato dalla domestica. Mi sarei seduta sull’erba accanto alla terra smossa della sua tomba e avrei pensato a Tony, avrei ricordato gli amanti affettuosi che eravamo stati per un’intera estate e gli avrei perdonato di avere tradito il suo paese. Era stato un momento di stupidità passeggera, generato da buone intenzioni e di fatto inoffensivo. Avrei potuto perdonarlo perché a Kumlinge, dove luce e aria erano pure, tutto trovava soluzione. La mia vita era mai stata piú bella e semplice che in quei fine settimana trascorsi in un cottage di taglialegna nei pressi di Bury St Edmunds, dove un uomo maturo mi adorava, cucinava per me e mi conduceva per mano?
Proprio ora, alle quattro e mezza del mattino, pacchi di giornali con la foto di Tom venivano lanciati da treni e furgoni su banchine e marciapiedi di tutto il paese. E su tutti figurava la sua smentita alla Press Association. Sarebbe quindi stato alla mercé della stampa del martedí. Accesi la luce, mi infilai la vestaglia e sedetti sulla mia poltrona. T. H. Haley, lacchè dello stato di sicurezza, con l’integrità distrutta prima ancora di cominciare, ed ero stata io, no, eravamo stati noi, Serena Frome e i suoi capi, ad averlo rovinato. Chi poteva fidarsi di uno che scriveva della censura romena quando le sue parole erano pagate con il Secret Vote? Il beniamino di Miele si era guastato. C’erano altri nove scrittori, magari piú importanti, piú capaci, e nell’ombra. Mi pareva già di sentire i piani alti: il progetto sopravvivrà. Pensai a quello che avrebbe detto Ian Hamilton. Quell’insonnia febbrile mi animava le fantasie sulla retina. Nel buio colsi l’ombra di un sorriso e un’alzata di spalle mentre si allontanava. Be’, dovremo cercare qualcun altro. Peccato. Il ragazzo era sveglio. Forse stavo esagerando. Spender era sopravvissuto allo scandalo «Encounter», come pure lo stesso «Encounter». Ma Spender non era cosí vulnerabile. Tom sarebbe passato per bugiardo.
Dormii un’ora prima della sveglia. Mi lavai e vestii in un velo di nebbia, troppo esausta per pensare al giorno che mi aspettava. Però lo percepivo; un terrore che mi tramortiva. A quell’ora del mattino la casa oltreché fredda era pure umida, ma la cucina era piena di vita. Bridget aveva un esame importante alle nove, e Tricia e Pauline la stavano congedando con una colazione fritta. Una di loro mi passò una tazza di tè e mi sedetti in un angolo, a scaldarmici le mani, ascoltando i loro scambi di battute e dispiacendomi di non essere anch’io prossima a specializzarmi in diritto successorio. Quando Pauline mi chiese perché fossi cosí cupa, risposi sinceramente che avevo passato la notte in bianco. Il che mi valse una pacca sulla spalla e un panino con uova fritte e pancetta. Tanta gentilezza mi fece quasi piangere. Mi offrii di lavare i piatti mentre le altre si preparavano, e fu consolatorio, l’ordine domestico dell’acqua calda, della schiuma e dei piatti fumanti e puliti.
Uscii di casa per ultima. Quando arrivai alla porta d’ingresso, vidi che tra la corrispondenza inutile sparsa sul linoleum c’era una cartolina per me. L’immagine raffigurava una spiaggia ad Antigua e una donna con un cesto di fiori in equilibrio sulla testa. Il mittente era Jeremy Mott.
Ciao, Serena. In fuga dal lungo inverno edimburghese. Non sai che gioia togliermi finalmente il cappotto. Simpatico rendez-vous a sorpresa l’altra settimana, e parlato molto di te! Sali a trovarmi qualche volta. xxx Jeremy.
Rendez-vous? Non ero in vena di rompicapi. Mi infilai la cartolina nella borsa e uscii di casa. Camminando veloce verso la stazione della metropolitana di Camden iniziai a sentirmi un po’ meglio. Stavo cercando di essere coraggiosa e fatalista. Era una tempesta passeggera, una faccenda di finanziamenti, e comunque non potevo farci nulla. Potevo perdere l’amante e il lavoro, ma non sarebbe morto nessuno.
Avevo già deciso di dare una scorsa alla stampa a Camden, perché non volevo che qualcuno dell’ufficio mi vedesse con una pila di giornali. Cosí rimasi in piedi nella gelida bufera che soffiava dal doppio ingresso della biglietteria, cercando di dominare le pagine sventolanti di parecchi giornali. L’articolo di Tom non compariva su nessuna prima pagina, ma era pubblicato su tutti i quotidiani di grande formato, sul «Daily Mail» e l’«Express», con varie fotografie. Le diverse versioni erano repliche del pezzo originale, con l’aggiunta di stralci della sua dichiarazione alla Press Association. Tutte riportavano la sua insistenza nel ribadire che all’MI5 non conosceva nessuno. Niente di buono, ma poteva andare peggio. In assenza di nuove informazioni la vicenda sarebbe potuta sfumare. Cosí, venti minuti piú tardi, percorsi Curzon Street quasi con slancio. Quando cinque minuti dopo arrivai in ufficio, raccolsi una busta della posta interna dalla mia scrivania e il mio polso accelerò appena. Come mi aspettavo, mi convocavano per una riunione in ufficio da Tapp alle 9,00. Appesi il cappotto e presi l’ascensore.
Mi stavano aspettando: Tapp, Nutting, il gentiluomo dall’aria grigiastra e rattrappita del quinto piano e Max. Ebbi l’impressione di fare il mio ingresso in una pausa della conversazione. Stavano bevendo il caffè, ma nessuno si offrí di versarmene uno quando Tapp mi indicò con la mano aperta l’unica sedia libera. Su un tavolo basso davanti a noi c’era un mucchio di ritagli di giornale. Accanto, una copia del romanzo di Tom. Tapp la prese in mano, voltò una pagina e lesse: «A Serena». E lanciò il libro sui ritagli di giornale.
– Allora, signorina Frome. Come mai siamo su tutti i giornali?
– Non sono stata io.
Alcuni leggeri, increduli raschiamenti di gola riempirono la breve pausa che fece Tapp prima di dire in modo piano: – Davvero –. E poi: – Lei si… vede con quest’uomo?
Pronunciò il verbo facendolo suonare osceno. Annuii, e quando mi guardai intorno incontrai lo sguardo di Max. Stavolta non mi evitò e mi sforzai di ricambiarlo, e distolsi gli occhi soltanto quando Tapp riprese a parlare.
– Da quando?
– Ottobre.
– Lo vede a Londra?
– Perlopiú a Brighton. Nei fine settimana. Guardi, lui non sa niente. Non sospetta di me.
– Davvero –. Di nuovo lo stesso tono piatto.
– E se anche sospettasse, difficilmente ne parlerebbe alla stampa.
Mi stavano osservando, in attesa che dicessi di piú. Cominciavo a sentirmi stupida come sapevo che loro mi consideravano.
Tapp disse: – Si rende conto di essere nei guai?
Non era una domanda retorica. Annuii.
– Mi dica perché crede di esserlo.
– Perché voi pensate che io non riesca a tenere la bocca chiusa.
Tapp disse: – Diciamo che abbiamo delle riserve sulla sua professionalità.
Peter Nutting aprí una cartellina che aveva sulle ginocchia. – Lei ha scritto un rapporto per Max in cui ci suggeriva di prenderlo.
– Sí.
– Era già l’amante di Haley quando l’ha scritto.
– Assolutamente no.
– Però ne era attratta.
– No. È stato dopo.
Nutting si voltò offrendomi il profilo mentre pensava a qualche altro modo per dimostrare che avevo un interesse personale. Alla fine disse: – Abbiamo reclutato quest’uomo per Miele sulla base del suo benestare.
Per come la ricordavo io erano stati loro a presentarmelo, e mi avevano mandato a casa con un dossier. Dissi: – Quando Max mi ha chiesto di scendere a Brighton a ingaggiarlo non avevo ancora incontrato Haley. Mi pare che fossimo in ritardo sulla tabella di marcia –. Avrei anche potuto dire che il ritardo era stato causato da Tapp e da Nutting. Dopo una pausa aggiunsi: – Ma se fosse dipeso da me avrei sicuramente scelto lui.
Max si agitò. – È vero, in effetti. Sulla carta mi sembrava che potesse funzionare, ed evidentemente mi sbagliavo. Avevamo fretta di trovare un romanziere. Ma la mia impressione è che lei abbia avuto delle mire su di lui fin dall’inizio.
Era fastidioso quel suo modo di parlare di me in terza persona. Anche se io avevo appena fatto la stessa cosa con lui.
– Non è cosí, – dissi. – Adoravo i suoi racconti, e questo al primo incontro ha favorito una buona disposizione verso l’autore.
Nutting disse: – Mi sembra che in fondo diciate la stessa cosa.
Cercai di non risultare implorante. – È un bravissimo scrittore. Non vedo perché non dovremmo essere fieri di sostenerlo. Anche in pubblico.
– Ovviamente gli daremo il benservito, – disse Tapp. – Non abbiamo scelta. Potrebbe mettere a repentaglio l’intera lista. Quanto a quel romanzo, Le lande vattelappesca…
– Una sciocchezza inaudita, – disse Peter Nutting scuotendo la testa allibito. – La civiltà messa in ginocchio dalle contraddizioni interne del capitalismo. Esilarante.
– Devo ammettere che io l’ho detestato –. Max aveva la smania del compagno di classe spione. – Non posso credere che abbia vinto quel premio.
– Ne sta scrivendo un altro, – dissi. – E sembra molto promettente.
– No, grazie, – disse Tapp. – È fuori dai giochi.
Il tizio rattrappito si alzò di colpo e si diresse alla porta con un sospiro di impazienza. – Non voglio piú vedere un solo articolo di giornale. Stasera incontro il direttore del «Guardian». Voi occupatevi del resto. E fatemi trovare un rapporto sulla mia scrivania entro l’ora di pranzo.
Non appena se ne fu andato, Nutting disse: – Intendeva dire a te, Max. Ricordati di metterci in copia. Ti conviene darti da fare. Harry, divideremo i giornalisti nel solito modo.
– D notice?
– Troppo tardi, e poi che figura faremmo. Ora…
Il suo ora si riferiva a me, ma prima aspettò che Max lasciasse la stanza. E lui all’ultimo momento si fece un dovere di guardarmi negli occhi voltandosi e uscendo dalla porta all’indietro. Nel suo sguardo spento lessi una specie di vittoria, ma forse mi sbagliavo.
Ascoltammo i suoi passi allontanarsi lungo il corridoio, poi Nutting disse: – Corre voce, e magari lei potrà rettificare, che abbia rotto il fidanzamento a causa sua, e che in genere, essendo lei una ragazza carina, rischi di comportare piú danni che vantaggi.
Non sapevo cosa dire. Tapp, che durante tutta la riunione non aveva smesso di fumare, si accese un’altra sigaretta. Disse: – Abbiamo ceduto a un sacco di pressioni e argomenti in voga a favore dell’apertura alle donne. E il risultato è piú o meno quello che avevamo previsto.
Ormai immaginavo che intendessero scaricarmi e che quindi non avessi niente da perdere. Dissi: – Perché mi avete presa?
– Continuo a chiedermelo anch’io, – disse amabilmente Tapp.
– Per via di Tony Canning?
– Ah già. Povero il vecchio Tony. Prima che partisse per la sua isola l’abbiamo tenuto in una casa sicura per un paio di giorni. Sapevamo che non l’avremmo rivisto e volevamo accertarci che non ci fossero questioni in sospeso. Un lavoraccio. C’era la canicola. Ha passato la maggior parte del tempo a sanguinare dal naso. Finché abbiamo deciso che era inoffensivo.
Nutting aggiunse: – L’abbiamo messo alle strette sulle ragioni. Ci ha rifilato un sacco di fandonie sull’equilibrio del potere, ma noi sapevamo già tutto dalla nostra fonte di Buenos Aires. Era stato ricattato. Nel 1950, appena tre mesi dopo il suo primo matrimonio. Il Moscow Centre gli aveva messo sotto il naso un’esca irresistibile.
– Gli piacevano giovani, – disse Tapp. – E a tale proposito, ci ha chiesto di darle questo.
Mi mostrò una busta aperta. – Volevamo già dargliela mesi fa ma giú in cantina i tecnici pensavano che potesse contenere qualche messaggio in codice.
Mentre prendevo la busta dalle sue mani e me la infilavo nella borsetta cercai di apparire impassibile. Ma avevo visto la grafia e stavo tremando.
Tapp se ne accorse e aggiunse: – Max ci dice che è stata in pena per via di un pezzetto di carta. Credo di essere stato io. Mi ero appuntato il nome dell’isola. Stando a Tony, da quelle parti si pesca la trota che è una meraviglia.
Seguí una pausa, e quel dettaglio non pertinente sfumò.
Poi Nutting riprese. – Ma lei ha ragione. L’abbiamo assunta casomai ci fossimo sbagliati su di lui. Per tenerla d’occhio. Ma come abbiamo potuto constatare, il pericolo che lei rappresentava era dei piú banali.
– Per cui vi sbarazzate di me.
Nutting guardò Tapp, che gli passò l’astuccio delle sigarette. Mentre Nutting fumava, Tapp disse: – In realtà no. La teniamo sotto osservazione. Se riesce a stare lontana dai guai, a tenerci lontani dai guai, potrebbe anche salvarsi per il rotto della cuffia. Domani scenderà a Brighton e dirà a Haley che è stato stralciato dal libro paga. Ovviamente manterrà la copertura della fondazione. In che modo, sono affari suoi. Per quel che c’importa può anche dirgli la verità sul suo terrificante romanzo. E dovrà anche interrompere la vostra relazione. Anche qui, scelga lei in che modo. Ai suoi occhi dovrà sparire nel nulla. Se viene a cercarla, dovrà allontanarlo con fermezza. Gli dica che ha incontrato qualcun altro. Che è finita. Siamo intesi?
Aspettarono. Di nuovo, ebbi quella sensazione che mi capitava di avere quando il Vescovo mi chiamava nel suo studio per parlare dei miei progressi di adolescente. La sensazione di essere piccola e cattiva.
Annuii.
– Non ho sentito.
– Capisco quello che volete che faccia.
– Bene. E quindi?
– Lo farò.
– Ancora. Piú forte.
– Sí, lo farò.
Nutting rimase seduto mentre Tapp si alzò e con una mano giallognola mi indicò cortesemente la porta.
Scesi una rampa di scale e percorsi il corridoio fino al pianerottolo che affacciava su Curzon Street. Mi guardai alle spalle, quindi sfilai la busta dalla borsetta. Un unico foglio di carta sudicia, per via dei molteplici passaggi di mano.
28 settembre 1972
Mia cara,
ho saputo oggi che sei stata assunta la settimana scorsa. Congratulazioni. Sono elettrizzato per te. Il lavoro ti darà tanta soddisfazione e tanto piacere e so che lo farai bene.
Nutting ha promesso di consegnarti questo scritto, ma sapendo come vanno queste cose, sospetto che passerà del tempo prima che lo facciano. Intanto, avrai sentito il peggio. Saprai perché ho dovuto andarmene, perché dovevo stare solo e perché ho dovuto fare tutto ciò che era in mio potere per allontanarti. Partire lasciandoti su quella piazzola è la cosa piú spregevole che abbia fatto in vita mia. Ma se ti avessi detto la verità, non sarei mai riuscito a dissuaderti dal seguirmi a Kumlinge. Sei una ragazza focosa. Non avresti mai accettato un no come risposta. Quanto a me, non avrei sopportato che mi guardassi andare a fondo. Saresti stata risucchiata in un pozzo di dolore. Questa malattia è inesorabile. Sei troppo giovane per queste cose. Non sto facendo il martire nobile e altruista. Sono assolutamente certo che me la caverò meglio da solo.
Ti scrivo questa mia da una casa di...