Sono sceso in strada.
Contatto visivo, passo.
Mi sono avviato verso la metro.
Si dirige verso ovest, passo.
Ho preso il portafoglio, ho passato l’abbonamento sul lettore e sono sceso al binario con le scale mobili.
Sta scendendo in metropolitana, ripeto, sta scendendo in metropolitana, passo.
Mi sono seduto su una delle panchine ad aspettare.
Ha con sé uno zainetto, passo.
Non ho guardato gli altri passeggeri, non ho preso appunti, non ho scattato foto con il cellulare.
Uno zainetto nero, abbastanza grande per contenere…
Nessuno sembrava innervosito dalla mia presenza.
Non perde d’occhio lo zaino, passo.
È arrivato il treno e mi sono alzato.
C’è qualcosa di strano con lo zaino, passo.
La prima carrozza era piena, perciò sono salito sulla seconda.
Cerca di seminarci, passo.
Stavo andando in centro.
Cerca di confondersi tra la folla, passo.
Ero immerso nei miei pensieri.
Fa l’indifferente, passo.
Non guardavo la gente con aria minacciosa, non leggevo libri sospetti in qualche lingua straniera.
È sotto osservazione, passo.
Sono sceso e ho preso le scale mobili verso Sergels torg.
Sta per arrivare in centro, passo.
Non mi seguiva nessuno.
È a pochi minuti dal luogo dell’attentato, passo.
Non mi guardavo nervosamente alle spalle.
Sembra nervoso, passo.
Ero in Drottninggatan, splendeva il sole, non si sentiva nessuna voce, gli autobus passavano, la neve si scioglieva, i guanti persi dai passanti erano posati ad asciugare sulle centraline elettriche e tutto era come al solito.
Si muove in direzione nord lungo Drottninggatan, ripeto, direzione nord lungo Drottninggatan, passo.
Non c’era niente di diverso, niente di nuovo, nessuno mi seguiva, nessuno mi guardava strano, nessuno pensava: È uno di loro.
Procede in direzione del luogo dell’attentato, passo.
Ero parte della città, proprio come tutti gli altri, come la donna con la borsa della spesa e l’uomo con il berretto rosso girato al contrario.
Si è fermato, ripeto, adesso è fermo, passo.
Come la signora con l’hot dog e il papà con la carrozzina doppia.
Sta sudando, passo.
Ero parte della città come il parrucchiere che fumava davanti al suo salone.
Si sistema lo zainetto sulle spalle, passo.
Come i ragazzi con le sciarpe della loro squadra del cuore in fila al bancomat.
È sempre fermo, attendo istruzioni, passo.
Ero parte della città tanto quanto i poliziotti appostati a ogni angolo.
Ha cambiato direzione. Sta tornando indietro, si muove rapidamente in direzione sud, passo.
Cani poliziotto, sfollagente, visiere e pistole.
Si è messo a correre, passo!
Scudi e gas lacrimogeni e facce che parlano a mezza bocca nelle ricetrasmittenti.
Cambia di nuovo direzione, ora sta correndo in direzione est, passo.
Mani che sfiorano le fondine.
Attendo istruzioni, passo.
Occhi che fissano, teste che annuiscono.
Attendo istruzioni, passo.
Il sudore e lo zaino e il mandrino del trapano e il coltello nella tasca dei jeans.
ISTRUZIONI? PASSO!
Il nome di Valeria, il numero di Valeria e poi il segnale di libero.
Si è fermato. Ha preso il cellulare, passo.
Non risponde. Ha da fare. La solita pacchista del…
Pronto?
Ciao!
Sorride, passo.
Quanti uffici vi do?
Parecchi! Almeno una ventina!
Ride, passo.
E chi è che fa il botto?
È Babbo Natale che fa il botto! E sbanca pure la baracca! A proposito, chi mi ha infilato nel letto delle bacche di sorbo?
Chiedilo a chi ha cucito la trapunta!
Sta parlando in codice, passo.
Valeria ha risposto, ha risposto anche se era al lavoro, e sembrava contenta che l’avessi chiamata.
Tranquillo, posso parlare.
Hai sentito del…
Delle esplosioni? Sí, ho sentito. Che cosa assurda.
Davvero assurda.
È già cominciato?
Cosa?
Lo sai cosa intendo.
E anche se sapevo cosa intendeva non sapevo cosa rispondere, e invece di dirle: Sí è cominciato, devi tornare a casa, abbiamo bisogno di te qui, ho detto: Be’, la città è piena di poliziotti e c’è un’atmosfera strana, ma…
Ma?
Ma non sono sicuro di quanto sia vero e quanto solo nella mia testa.
È proprio da te. Aspetta un attimo. No, mi spiace, le taglie sono tutte esposte. Provi in Storgatan. No, purtroppo non è possibile, però faccia un salto nell’altro negozio, credo che ce l’abbiano. Idiota.
Chi?
Il cliente. Com’è l’atmosfera, allora?
È… Non lo so. Mi sento sorvegliato in qualche modo. Valeria si è messa a ridere, e senza sapere perché mi sono accorto che stavo ridendo anch’io.
Sei troppo bello per essere vero.
Eh?
Certo che sei sorvegliato!
Non crederle, passo.
È tutta la vita che sei sorvegliato!
Mente, passo.
Io ti sto sorvegliando in questo preciso momento, per esempio.
Ti prende in giro, passo.
Piantala di scherzare.
Ma sí, è vero. So esattamente dove ti trovi in questo preciso momento.
Mettila alla prova, passo.
Dimostramelo.
Sei… Aspetta un attimo, devo collegare i miei sensori. E zoomare un pochino. Eccoti. Sei su un marciapiede.
Giusto.
Non lontano da una fermata dell’autobus.
Mmh.
Nel tuo campo visivo c’è un parchimetro. Un tombino. E almeno un cartellone pubblicitario.
Giusto!
Sai che scoperta, passo.
E da qualche parte c’è un 7-Eleven.
Mmh, sí...
O un Pressbyrå. O un H&M. Ho ragione?
Sí, è cosí.
Mente alla sua complice, passo.
Chi è la numero uno?
Tu sei la numero uno.
Chi ciuccia la cannuccia?
Io ciuccio la cannuccia.
Ricomincia a parlare in codice, passo.
E adesso cos’hai intenzione di fare?
Io?
Sí, qualcosa dovrai pur fare.
Si siede su una panchina, passo.
Tipo?
Sei sempre il solito. Fai qualcosa e basta. Qualsiasi cosa. Qualcosa che li confonda. Qualcosa che gli faccia capire.
Capire cosa?
Si prepara a una missione, passo.
Dove sei esattamente?
In centro. A un paio di isolati dalle transenne.
È ancora seduto sulla panchina, passo.
Allora vacci.
Dove?
Vai verso le transenne.
Okay.
Ci stai andando?
Mmh.
Dimmi quando sei arrivato. Aspetta un attimo. Che taglia le… No, è una small. Sí, tutti i capi in vetrina sono small. Tranne i cappotti da uomo. Esatto. Idiota. Dove sei adesso?
Sono arrivato.
Com’è?
C’è solo una macchina bruciata. Circondata dal nastro bianco e azzurro della polizia.
Ci sono poliziotti dappertutto?
A ogni angolo.
Allora è semplice. Vai dal poliziotto piú vicino e… toccagli l’uccello.
Perché dovrei…?
Dài, fallo! Sarà divertente. Ti avvicini, gli tocchi l’uccello e dici: Lo sapevo, poi te ne vai.
E in cambio cosa ottengo?
Non dovrai ciucciare la cannuccia.
E?
Cos’altro vuoi di piú?
Che vieni a trovarmi presto.
Okay. Promesso.
Perciò l’ho fatto. Ho detto a Valeria: As...