
- 392 pagine
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eBook - ePub
Longbourn House (versione italiana)
Informazioni su questo libro
Sarah è a servizio a Longbourn House da quando era bambina, ma non si è ancora rassegnata a certi compiti ingrati quali lavare la biancheria e svuotare i pitali dei signori. Questa pesante routine senza svaghi la opprime: non vuole accontentarsi di mandare avanti la casa d'altri come Mrs Hill, la governante, fa da sempre. Perciò, quando un giorno di settembre Mr Bennet assume a sorpresa un nuovo valletto, la gioia per la novità è grande. James ha il fisico asciutto e gli avambracci scuriti dal sole. Lavora di buon umore, fischiettando, ed è gentile, ma dà poca confidenza. Sembra sapere tante cose, eppure sul suo passato è stranamente vago. Ama i cavalli e dorme nel solaio della stalla: lí, su una mensola, ha dei libri e, sotto il letto, una sacca scolorita piena di conchiglie. È un mondo intero quello che apre per Sarah, una nuova geografia di orridi, vallette in fiore e campi di battaglia. Ispirato al non detto di Orgoglio e pregiudizio, Longbourn House ricostruisce con tono brioso la vita della servitú nell'Inghilterra di inizio Ottocento, facendo emergere tra le righe la fatica e le disuguaglianze su cui si reggeva il bel mondo. All'interno di questo affresco storico, che oltre alla campagna dell'Hertfordshire include la Spagna sconvolta dalle guerre napoleoniche e i porti commerciali sull'altra sponda dell'Atlantico, Jo Baker dona pensieri ed emozioni autentici alle ombre che nel celebre romanzo di Jane Austen si limitavano a passare sullo sfondo rapide e silenziose.
***
«Un trionfo: uno splendido tributo all'originale austeniano ma, quel che piú conta, una gioia in sé. Longbourn House riesce nel difficile compito di stimolare l'intelletto mentre scalda il cuore».
«The Guardian»
«Alcuni scrittori ti fanno capire che sei in buone mani fin da subito, e Jo Baker è tra questi».
«The Independent»
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«Un trionfo: uno splendido tributo all'originale austeniano ma, quel che piú conta, una gioia in sé. Longbourn House riesce nel difficile compito di stimolare l'intelletto mentre scalda il cuore».
«The Guardian»
«Alcuni scrittori ti fanno capire che sei in buone mani fin da subito, e Jo Baker è tra questi».
«The Independent»
Domande frequenti
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Informazioni
Parte seconda
Capitolo primo
«All’incirca un mese fa ho ricevuto questa lettera, a cui una quindicina di giorni dopo ho risposto, poiché mi sembrava un caso piuttosto delicato e degno di sollecita attenzione».
Con Jane ed Elizabeth tornate in seno alla famiglia, e Sarah almeno approssimativamente guarita, Mrs Hill avrebbe potuto aspettarsi a buon diritto un ritorno alle abitudini familiari e una ripresa di quella che si poteva considerare la normalità.
Se davvero nutrí una tale speranza, il giorno seguente questa fu completamente delusa da un annuncio dato da Mr Bennet a colazione. Suo cugino, Mr Collins, era in arrivo quel pomeriggio stesso e sarebbe rimasto da loro fino al sabato della settimana successiva. Dopo aver comunicato quella novità ai familiari, li lasciò alle briciole e ai fondi di caffè e si ritirò in biblioteca per meglio assaporare il proprio coup de théâtre. Ma la fuga non gli riuscí del tutto. Mrs Hill lo seguí nel suo rifugio, infilandosi dentro senza bussare.
– Questo gentiluomo si fermerà da noi dodici giorni, signor Bennet?
Mr Bennet annuí.
– Ed è atteso oggi stesso?
Mr Bennet spiegò il suo «Courier». – Proprio cosí.
– Vi devo informare, sir, che non sono affatto preparata a questa evenienza.
– Malgrado ciò, – disse Mr Bennet, – salvo volontà divina o briganti, sarà da noi per le quattro di pomeriggio –. Si sfilò lentamente l’orologio dalla tasca del panciotto e lo esaminò con attenzione. – E mancano solo quindici minuti alle undici. Tic toc, signora Hill. Tic toc.
– Tutto ciò è estremamente scortese, sir.
Lui si rimise in tasca l’orologio. – E voi siete ingiusta, signora Hill. È una banale questione di organizzazione, non di cortesia. Dovete semplicemente fare ciò per cui siete stata assunta –. Affondò il mento nelle pieghe del colletto e rispiegò il giornale. – Vi converrebbe mettervi all’opera, non credete?
Mrs Hill fece un bel respiro per prepararsi a ribattere, ma poi si trattenne: discutere con lui sarebbe stata una perdita di tempo, come sempre. Si trattava di una punizione. Aveva aspettato fino a quel momento per servirgliela calda, ma se l’era guadagnata due mesi addietro, quando gli aveva detto apertamente che cosa pensava dell’arrivo di James. Se adesso avesse fatto un’altra obiezione, lui se la sarebbe segnata – teneva segretamente conto di tutto – e gliel’avrebbe fatta pagare alla prima occasione buona. Perciò tanto valeva lasciargli godere la sua piccola vittoria. Si sarebbe messa al lavoro e avrebbe fatto quel che andava fatto senza dare a vedere di essersi offesa. Con una bella riverenza Mrs Hill chiuse la porta della biblioteca dietro di sé e salí le scale per andare nella stanza degli ospiti.
Mr Bennet sapeva benissimo quel che Mr Collins rappresentava per lei, per tutti loro, ai piani bassi. I domestici erano al sicuro a Longbourn solo finché il suo cuore avesse continuato a battere, dopodiché sarebbero stati completamente alla mercé di quello sconosciuto. Ed era da sempre intenzione di Mrs Hill, nell’eventualità di una visita del gentiluomo, prendersi un mese per decidere i menu, due settimane per rinfrescare e stirare la biancheria migliore, qualche giorno per tirare a lucido la camera da letto degli ospiti con l’aceto, del buon tè freddo e la sua cera migliore.
Perché naturalmente bisognava far capire a Mr Collins quanto fossero indispensabili i domestici attuali per il futuro godimento della sua eredità: una volta morto Mr Bennet, avrebbe potuto congedarli tutti quanti con un semplice gesto della mano, e la loro piccola comunità sicura sarebbe stata smembrata e dispersa ai quattro venti. Il povero Mr Hill ne sarebbe morto, questo era poco ma sicuro. La piccola Polly si sarebbe messa nei pasticci con qualcosa o qualcuno, essendo troppo giovane e troppo sempliciotta per badare a se stessa, e Sarah aveva troppa fiducia nel prossimo per affrontare il mondo da sola. James era appena arrivato tra loro: non poteva permettere che fosse cacciato da un momento all’altro, proprio adesso che si stavano abituando cosí bene a lui.
Cosí pensava Mrs Hill mentre saliva in fretta e furia le scale, spalancava la porta della stanza degli ospiti, attraversava il tappeto, tirava indietro le imposte e sollevava il pannello della finestra a ghigliottina. Il vento pungente di novembre invase la stanza. No, non ci guadagnava niente a protestare: l’unica soluzione era rispondere al dispetto di Mr Bennet con un altro dispetto. Mr Collins sarebbe stato impressionato dalla qualità del servizio a Longbourn, era pronta a lasciarci la pelle. La sua e quella di tutti gli altri.
Nella luce invernale la camera da letto aveva un aspetto triste e abbandonato. Il pagliericcio era spoglio, la toilette ricoperta da un sottile strato di polvere; nel focolare era caduta della fuliggine. C’era odore di umido.
Per le quattro la stanza doveva essere calda, luminosa e gaia, e bisognava che fosse pronto un pranzo squisito. Pranzo che era ancora da cominciare. In piú sapeva già che oggi di pesce buono non se ne trovava. Avrebbe tirato il collo a una gallina, si sarebbero arrangiati con quella. Sarah e Polly avrebbero messo a posto la stanza: acceso il fuoco, spolverato, spazzato, fatto il letto. Qualche ramo di bacche e sempreverdi nel vaso. Sarah era precisa e affidabile, avrebbe tenuto d’occhio Polly. James poteva portare su dalla biblioteca la poltrona con i poggiatesta; qualche genere di conforto maschile ci voleva. A breve la stanza avrebbe cambiato aspetto; se ci metteva mano la sua piccola squadra, sarebbe presto diventata un ambiente caldo e piacevole, e senza quell’odore di umido.
Lei avrebbe cucinato la gallina arrosto con la pastinaca e preparato la zuppa bianca; per dessert frutta e nocciole. Sarebbe andato tutto liscio come l’olio. Per quanto ci provasse, Mr Bennet non sarebbe riuscito a provocarla. Non piú.
Ricevuta la consegna, Sarah andò a prendere l’attrezzatura necessaria: la grafite, l’aceto, il vasetto con le foglie fredde di tè, gli stracci e la scopa; in occasioni come quella non si poteva fare altro che stringere i denti e darsi da fare. Mise tutto in un cesto e lo portò su, quindi si inginocchiò a terra per arrotolare insieme a Polly il tappeto turco. Spazzò e passò la grafite sulla grata del camino, quindi lei e Polly, una da una parte e una dall’altra, trascinarono il tappeto giú dalle scale. Era un oggetto ingombrante, con cui dovettero superare passaggi stretti e svoltare angoli, escoriandosi le nocche delle mani sugli infissi delle porte e deformandosi le unghie rotte contro la fitta trama del tappeto. Sarah non riusciva a capire perché i tessitori non avessero mai pensato di cucire delle maniglie nella parte di sotto. Lo portarono nel recinto e lo appesero al filo, dove lo batterono facendone uscire nugoli di polvere, in mezzo ai quali Sarah cominciò a tossire e sentí una fitta, scoprendo cosí di essere ancora debole e facile a stancarsi.
Polly si sfregò gli occhi. – Dev’essere un uomo importante, questo Mr Collins.
– Direi proprio di sí.
Tornate di sopra, lasciarono il tappeto arrotolato davanti alla porta e si accinsero a pulire il pavimento grezzo. Spinsero il letto contro il muro e vi appoggiarono sopra la sedia e il lavabo, poi sparpagliarono per terra le foglie di tè umide. Sembrava che seminassero: le lanciavano per aria a manciate e le striscioline nere ricadevano a pioggia sulle assi di legno. Le ammonticchiarono velocemente, poi spazzarono i mucchietti intrisi di polvere, capelli e ragni morti verso la porta.
– Come ti sembra? – chiese Sarah, ispezionando con gli occhi la stanza per assicurarsi che non fosse rimasto neanche un granello di sporcizia.
Polly annuí soddisfatta: – Bene.
James salí di sopra con i ciocchi e i legnetti; Sarah gli passò accanto con la sporcizia da portare di sotto. Ritornò con dell’acqua tiepida, in cui versò aceto per lavare i vetri e lo specchio. Polly continuò il suo lento giro per la stanza con uno straccio umido.
Quando l’orologio batté i tre quarti d’ora Mrs Hill, il grembiule ancora sporco di sangue, salí di sopra a controllare il loro operato. Passò un dito sulla mensola del caminetto, posò una mano sulla fresca morbidezza delle lenzuola e fece scivolare la punta del dito sulle volute della toilette di mogano. Annusò l’aria: sentí la cera d’api, l’odore acre dell’aceto e quello dolce e fumoso della legna che scoppiettava.
– Ottimo lavoro. Brave ragazze. Potete andarne fiere.
Sarah non era fiera. Era terrorizzata. Erano tutti radunati sui gradini d’ingresso per accogliere l’uomo che sarebbe stato il loro futuro padrone, sempre che l’avessero convinto della necessità di tal cosa. Si era immaginata un Mr Collins cosí austero ed esigente che adesso faceva fatica a conciliare questa idea con il giovane di venticinque anni o giú di lí, garbato e piuttosto sovrappeso, che uscí faticosamente dal calessino a noleggio, fece una serie di goffi inchini ai Bennet riuniti, quindi a Mr e Mrs Hill, a lei stessa, a James e perfino a Polly, che lo fissò estasiata.
Sarah le diede un colpetto nelle costole. – Riverenza. E chiudi quella bocca.
Si scoprí che Mr Collins era meravigliosamente pronto ad apprezzare tutto ciò che vedeva, dalla grandezza dell’anticamera alla larghezza delle scale. Fece perfino un commento sulla praticità della porta della stanza degli ospiti. Fu deliziato – poté riferire James che gli aveva portato su le borse – dall’ambiente allegro e confortevole che trovò oltre la soglia, e chiese chi doveva ringraziare per tutte quelle gentili premure.
– E voi che cosa gli avete risposto?
– Che era tutta opera delle cameriere, Sarah e Polly, sotto la vostra attenta guida.
– Bravo ragazzo. Bene. Sarah, non dimenticare di portargli l’acqua calda. Vorrà lavarsi prima di pranzo.
Quando Sarah salí da lui con la brocca, Mr Collins era alla finestra, le mani dietro la schiena, che si dondolava su punta e tallone ammirando il panorama. Sarah sistemò il suo carico sul lavabo e lui, sentendo il rumore, si girò. La apostrofò in modo formale ma gentile il giusto, chiedendole se era una delle cameriere a cui doveva porgere i propri ringraziamenti. Lei gli fece la riverenza, annuendo. Lui aggiunse che era davvero piacevole dopo un lungo viaggio d’inverno trovarsi oggetto di un tale caloroso – sorrise e accennò al fuoco – benvenuto.
Tutta quella considerazione la confuse: i gentiluomini non conversavano con le cameriere. Non per sua esperienza diretta, almeno; forse succedeva in Pamela… ma Mr Collins non lo faceva di sicuro con lo stesso intento! Con quelle mani grassocce e quella goffa andatura non se lo vedeva a correrle dietro per la stanza come il Mr B. di Pamela. O forse preferiva non vederselo.
– E le altre camere da letto, ditemi: sono tutte belle come questa?
Non aveva idea di che cosa rispondere. La stanza in comune di Lydia e Kitty era una selva di vestiti abbandonati fra cui lei cercava, di tanto in tanto, di aprirsi un varco. Quella di Mary era troppo piccola per il pianoforte che Mrs Bennet vi aveva confinato, per non parlare delle pile traballanti di libri e spartiti. Quella di Jane ed Elizabeth era abbastanza carina e relativamente in ordine, ma anche lí era un’impresa chiudere le porte degli armadi… E poi quell’uomo che se ne stava lí nel suo vestito nero da prete voleva veramente discutere con lei delle camere da letto delle signorine? E su quella dei signori B. – la camera da letto di una coppia sposata – mica uno poteva mettersi a esprimere delle opinioni!
– Piú o meno si somigliano tutte, direi.
– Ma davvero? Splendido! – Si sfregò le mani. – Ah, acqua calda! Che meraviglia.
Una volpe aveva preso i fagiani. Che uccelli idioti: pur avendo messo tutte le piume continuavano a raccogliersi intorno ai recinti per i pulcini, nel bosco dei Bennet, in attesa del solito cibo. La volpe li aveva ammazzati mentre raspavano e beccavano ignari. Ne aveva lasciata a terra morta una dozzina e probabilmente un paio se l’era portato via.
Il terreno era fradicio e fangoso dopo le recenti piogge. Il ruscello era in piena, l’acqua rombava e ribolliva. James raccolse gli animali morti in un mazzo, con i becchi senza vita semiaperti e i corpi che ciondolavano. Gli uccelli rimasti lo seguivano, emettendo i loro brevi versi. Li spinse via a calci: si fidavano troppo. Dovevano essere molto piú paurosi se volevano vivere abbastanza a lungo da farsi sparare addosso dai gentiluomini.
Quando ebbe finito di raccogliere tutti i volatili li buttò dentro un sacco, gettando i corpi inermi e sanguinolenti uno sopra l’altro. Mrs Hill avrebbe trovato certamente il modo di farne qualcosa. In ogni caso la loro ultima destinazione era la pentola: vi erano solo arrivati con un certo anticipo rispetto al previsto. A essere andato perduto era il piacere che i gentiluomini avrebbero tratto dall’ucciderli, e questo lo si poteva volentieri lasciare alla volpe, per quel che riguardava lui.
Allora perché era triste?
Perché li aveva nutriti, pensò; li aveva indotti a fidarsi di lui, a dipendere da lui. Li aveva guardati beccare, raspare, battere le ali e azzuffarsi. Si era affezionato a loro.
Da quei corpicini spezzati e arruffati levò lo sguardo verso il margine del bosco, il profilo degli alberi e la collina spoglia che si apriva dietro, attraversata dalla fredda luce invernale. Uno squarcio di orizzonte, del vasto mondo che si stendeva al di là.
Non era bene dipendere dagli altri. Non era bene affezionarsi.
Si ripulí alla pompa dell’acqua, poi andò nel solaio a indossare la livrea. Si cambiò la camicia, sollevando il mento e chiudendo gli occhi per allacciare correttamente il colletto. Era una semplice riunione di famiglia, quella sera, e come tale non troppo logorante per i suoi nervi. In passato c’erano state – e ci sarebbero state ancora – situazioni molto piú sfibranti. Si mise i guanti in tasca e si tirò giú bene le maniche. Non si aspettava di incontrare la milizia in quel luogo cosí tranquillo, e certamente non aveva immaginato che fra gli ufficiali e casa Bennet potesse crearsi subito una tale intimità. Né aveva previsto che a Mrs Bennet sarebbe piaciuto cosí tanto farsi bella di lui.
Appoggiò il mazzo di piccoli fagiani sulla fredda mensola di ardesia del retrocucina. Si girò e vide Polly che lo osservava, seduta con la schiena contro il muro caldo, per nasc...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Longbourn House
- Parte prima
- Parte seconda
- Parte terza
- Conclusione
- Nota dell’autrice
- Ringraziamenti
- Il libro
- L’autore
- Copyright