[A John Fante]
[giugno 1937]
Martedí pomeriggio
Caro John,
sono emozionatissima! Ieri sera ho ricevuto una lettera dal «Mercury» in cui mi dicevano che hanno accettato A Poet To Her Tangled Verses. Mi sento terribilmente famosa, e voglio ringraziarti perché la responsabilità di questo è tua.
Vogliono che io scriva una breve nota biografica e non so che cosa dire. Mi aiuteresti?
Sono due giorni che non telefoni, e mi sei mancato. È orribile non poterti vedere. Perché non vieni appena ricevi questa lettera?
Joyce
[A William Saroyan]
2 settembre 1938
Caro Willie,
il mio libro Aspetta primavera, Bandini uscirà il 10 ottobre o giú di lí. Lo pubblica William Soskin (Stackpole Sons). Il libro, ovviamente, è mozzafiato. Mi dicono che le prevendite sono già a circa cinquemila.
Potresti organizzare con i critici del «San Francisco» – Jackson eccetera? Anche con il «Coast». Me lo devi, bastardo. Ti ho fatto una tale pubblicità per tutta la Costa Ovest che mi merito qualcosa in cambio. So che hai un nuovo libro che sta per uscire. Prima che tu ne scriva un altro faresti meglio a dare un’occhiata al mio: ho chiesto a Bill Soskin di mandarti una copia prima che sia in vendita.
Amore e baci
J. Fante
Saluti da Joyce.
[A William Saroyan]
206 No. New Hampshire, L.A.
15 settembre 1938
Caro Willie,
grazie per la tua lettera e per la tua generosissima collaborazione riguardo al mio libro. Il pezzo grosso, per quello che mi riguarda, è Joe Jackson della radio. Se riuscirai a farglielo almeno leggere, sono sicuro che la mia prosa farà il resto. Chiaramente, ho creato un’opera d’arte immortale.
Qui però sappiamo come fare. «Westways», per esempio, mi darà un’intera pagina di spazio nella sua sezione «Tides West», e posso recensirmi da solo. È una buona idea. Credo che questa pratica dovrebbe essere resa piú universale. Non intendo dire per tutti gli scrittori – intendo dire solo per me, e forse per te; e nessun altro, Willie. Nessun altro. Solo io e te, soli soletti.
E la radio. La radio è una buona cosa. La miglior stazione radiofonica sulla Terra è Kmpc, Beverly Hills. Io vado in onda sulla Kmpc, leggo il mio copione, tutto su John Fante che ha scritto Aspetta primavera, Bandini. Ascolta la Kmpc, Willie. Le altre stazioni possono anche andare a farsi fottere. Dovrebbero essere tutte eliminate, tutte tranne la Kmpc. Alle volte passo interi giorni a non fare altro se non stare a sedere e ascoltare la Kmpc.
Un buon grido da college:
K!
Km!
Kmp!
Kmpc!
Rah, rah, rah!
Wheeeeeeeeee! (fischio)
Kmpc, Beverly, Beverly, Beverly Hills!
Quanto alle lettere che scrivo, Saroyan, ricorda per favore che sbrigo personalmente la mia corrispondenza, e che tutta la posta senza la mia firma è nulla, e vuoto e nulla.
Chiunque ti scriva, con una firma che non sia la mia, non ha alcuna autorità per scrivere la lettera che scrive e che contiene le mie affermazioni. Lo sottolineo non perché possa mai accadere, né perché è accaduto nel passato. Lo sottolineo solo perché oggi mi sento un sottolineatore.
Il che mi porta direttamente alla conclusione della lettera: posso solo dire, in poche parole, che quanto alla questione dei Sudeti non posso farci nulla. Qualsiasi affermazione fatta da Konrad Henlein è rigorosamente di Henlein e di nessun altro, a meno che, ovviamente, non rechi la mia firma in calce, ricordalo per favore. Le voci corrono, e vanno messe a tacere. Quello che dice Henlein sono affari suoi. Quello che dico io, sono affari miei. Ricordalo, Saroyan. Nessun dannato armeno può accusare me di qualcosa!
Avanti!2
J. Fante
[A William Saroyan]
1º novembre 1938
Caro Willie,
grazie per la tua bellissima lettera a Soskin. Contiene molto materiale che si può citare e che lui userà per la pubblicità. Sono molto contento che il libro ti sia piaciuto: lo sentivo fin dall’inizio. Grazie anche per averlo sottoposto all’attenzione di Joe Jackson. Come sai, la sua recensione è stata ottima.
Le recensioni sono state buone quasi all’unanimità. Le due eccezioni sono il «Saturday Review» e il «Sunday New York Times». Quest’ultima non era male, ma secondo me era piuttosto stupida. Chi ha recensito il mio libro ha sprecato una gran quantità di spazio scrivendo un saggio e chiedendosi se uno scrittore di racconti può creare un romanzo – roba vecchia, e banale. Poi nella recensione ha detto delle assurdità. Quando Soskin l’ha letto si è strappato i capelli.
La recensione di John Chamberlain che uscirà su «Scribner’s» di dicembre è quella che ho desiderato di piú. Rispetto veramente il suo giudizio perché lui sembra essere il migliore di tutti. Soskin mi ha detto che è fantastica.
Il libro vende bene. Qui a Los Angeles i negozi hanno terminato le copie e stanno arrivando i nuovi ordini. Spero di guadagnare qualcosa anche se non molto visto il mio anticipo. Il Natale dovrebbe aiutare un po’.
Se hai ancora bisogno di un esemplare per la tua Antologia del peggior racconto, fammelo sapere. Ho un classico.
Con affetto,
J. Fante
[A William Saroyan]
206 North New Hampshire
Los Angeles 13 novembre 1938
Caro Willie the Wasp,
che Dio ti maledica, Willie the Wasp, per aver dato a bere al signor Soskin l’idea che io devo consegnare un libro piú grande e piú grosso oppure i clienti non compreranno il mio prodotto. Führer Soskin mi ha scritto mandandomi della bile assai colorita da cui trapela il concetto che è d’accordo con Willie the Wasp Saroyan ovvero che i miei libri come il mio cazzo sono troppo piccoli. Non avrei mai pensato che Willie the Wasp Saroyan, mio amico e collega scrittore, sarebbe passato al nemico e gli avrebbe dato consigli su come distruggermi. Hai tradito la causa, e sei un vagabondo, ma io vado lo stesso in giro per la città ululando, dicendo alla gente quanto sia bello il tuo nuovo libro, che è cosí grande da lasciarmi senza fiato. Willie the Wasp Saroyan, ti dico che sei lo scrittore di commedie piú maledettamente bravo, e parlo di un umorismo migliore di quello di Mark Twain, il migliore che abbia mai visto. Quanto a me, io leggo e rido, leggo e rido, leggo e rido. Ma tu sei un bastardo doppiogiochista, un venduto alle classi capitaliste, e se può farti felice il mio nuovo libro sarà grandissimo. Con questo voglio dire che sarà di circa centomila parole.
Führer Soskin è pronto a darmi quello che voglio sotto forma di un altro anticipo, ma sarò molto cauto, perché non voglio essere legato e dover pagare per sempre le royalty che mi sono state anticipate. Sto pensando di chiedere millecinquecento [dollari] che mi sosterranno fino alla fine del prossimo libro e con i quali pagherò alcuni debiti all’intera popolazione della California del Sud. Millecinquecento è due volte di piú di quello che ho ricevuto per Bandini, immagino però che il prossimo libro venderà due volte tanto quel che ha venduto Bandini.
Sembra che Joe Jackson sia eccitatissimo riguardo a me, e pare che sia una persona per bene, un tipo proprio a posto, e mi scrive delle lettere bellissime – delle lettere migliori di quelle che scriverà mai a te, tu, italoarmeno. Ho visto la tua foto sul «Newsweek» e sembri Vic Bottari. Se darai un’occhiata al «Des Moines Register» del 30 ottobre vedrai la mia foto, e io sembro Tyrone Power. Quindi vaffanculo.
Dovresti ormai aver ricevuto della roba dalla gente del Guggenheim circa la mia richiesta di borsa di studio. Vorresti per piacere, per piacere Willie the Warthog, metterti subito al lavoro? È una cosa importantissima per me, e il tuo supporto alla mia causa sarà importantissimo per loro. Per piacere non deludermi, Willie. Presto verrò dalle tue parti e ti cercherò. Nel frattempo Joyce e io ti mandiamo il nostro amore, e per favore non scordarti quel Guggenheim…
J. Fante
[A William Saroyan]
16 o 17 nov. [1938]
Caro Willie the Whirlpool,
l’altro giorno stavo camminando e pensando all’arte, cosí ho preso in mano «Newsweek» e c’era della roba su un wop armeno che si chiama Saroyan che ho letto con grande divertimento. Poi l’occhio (mio Dio che occhi, mamma!) mi è caduto su una foto del solo e unico Willie the Wow, seduto alla sua macchina da scrivere e che sembrava De Mille, senza la pelata. Poi ho fantasticato, pensando a un’altra foto, e la nuova foto a cui penso è la mia, e rifletto, Gesú Cristo, con l’aspetto che ho questi altri scrittori sono fuori gioco. Il problema del tuo nuovo libro, il problema di Saroyan, è il tuo aspetto. Oh, non fraintendermi – sei piú carino di Wallace Beery, ma non sei piú carino di Tyrone Power. Invece IO SÍ! Quindi ah ah a te, vecchio pasticcione.
Per la tua edificazione accludo la primissima cosa che ho scritto e che abbia mai provato a pubblicare. È stata scritta nel 1931, un anno prima che uscissi sull’«American Mercury». È un brano che non ha prezzo e se sei sempre in cerca di materiale per la tua Antologia del peggior racconto, so che questo raggiungerà un posto di rilievo.
Una buona azione merita che venga ricambiata – puoi avere il racconto che accludo per trecento dollari. Perdio, ragazzo, Colliers paga cinquecento dollari per un racconto di questa lunghezza – inoltre, questo è scritto a mano – il che significa che ci è voluto piú tempo per scriverlo. Vorrei che tu esaminassi la consistenza della carta: i normali fogli per la macchina da scrivere non hanno questa qualità. Notare l’intensa tinta dell’inchiostro. Inchiostro Higgins, quindici cent a bottiglietta. In alto, nell’angolo in alto a sinistra, troverai una graffetta d’ottone. Queste graffette sono fuori produzione; al tempo mi sono costate due cent l’una. Il pezzo ha anche un altro valore. Potresti venderlo a un grafologo come esempio di scrittura a mano. Notare l’indirizzo nell’angolo a destra. Quel posto non esiste piú. Cosí solo chi possiede questo manoscritto saprà dove è stato scritto il racconto. È un’informazione di grande valore.
Ho molta voglia di vederti. Ci divertiremo – voglio dire, io mi divertirò – a mettere a confronto le fotografie. Potremmo anche iniziare a scrivere una commedia. Non senza garanzie. Ma per proporre una sinossi a Jed Harris o a qualcun altro che conti da qualche parte, intascare un po’ di grana dell’anticipo, e finirla in qualche giorno. Sai bene quanto me che questo Geo. Kaufman non è poi cosí eccitante. In Bandini c’è una commedia in tre atti maledettamente bella.
Con molto amore
Jf
xxxxxxx
(baci)
Non ho letto il tuo nuovo libro ma cercherò di mettermici prima di attaccare il nuovo romanzo. Forse posso rubarne qualcosa.
[A William Saroyan]
John Fante
1851 No. Argyle, Hollywood
Inverno [autunno?] 1938
Carissimo, caro Willie,
continuo a dispiacermi per non averti visto quella sera dopo la cena da Chink e di non averti placcato per una partita a biliardo. Sono un mago a quel gioco – per lo meno lo ero. Quel gioco io l’ho talmente nel sangue che da queste parti in questa stupida città, ogni volta che un attore comincia a blaterare della sua «stecca», sento che i miei riflessi scattano pronti all’azione e mi metto in cerca di una stecca da biliardo.
Sono ormai un imbrattacarte puro e semplice. Il mio campo è la radio. Pièce di un atto. La tecnica è semplice e anche interessante. La stesura unidimensionale di un radiodramma consente di includere alcune facili particolarità e riduzioni. E per strano che possa sembrare, i tabú sono meno scottanti che in altri rami della scrittura americana – eccetto, ovviamente il teatro e la letteratura seria. Alla radio si può dire «diavolo». Puoi dire «dannazione», e puoi anche parlare della fratellanza degli uomini e del comunismo con la c minuscola. La ragione essendo: hai a che fare con dei tali zotici che non ti capiscono. Oggi la radio è una polvere per dormire. L’accendi, ti rilassi, e presto le sciocchezze che emana ti sospingono verso il sonno. Tutte le inibizioni che io abbia mai avuto escono da me e si riversano in una sceneggiatura per la radio. Intendo ovviamente dire inibizioni antiestetiche. Tutta la merda e le fandonie e i pasticci, tutta la piattezza e il tedio, tutti i pensieri e le idee mediocri che ho accumulato durante una vita lunga e terribile, partono da sotto le mie dita e vanno su pagine e pagine di pura e incontaminata merda.
Pagano è tornato da New York. Deve fare un gran lavoro di riscrittura sul suo romanzo prima che sia pronto per la pubblicazione. Wm Soskin ha parlato con Jo di me. Soskin vuole il mio libro. Devo comunque risistemarne alcune parti. Sfumarlo. Lavorando duro potrei farcela in un mese. Potrebbe andare in stampa il prossimo autunno. Comunque sia non mi interessa. Ho un libro migliore da scrivere, ma vorrei terminarlo e stamparlo prima della guerra che sta per arrivare. Diavolo – perché pianificare il lavoro da qui a due anni? Nessun uomo sano osa farlo in questi tempi.
Nella raddio [sic!] c’è la grana, Willie. Il tuo tipo di grana. Dieci pagine, una commedia di un atto – da trecento a cinquecento verdoni ciascuna. È uno spasso, davvero. Sono in grado di mettere insieme quella roba appeso per un piede a un edificio di quattro piani, scrivendo con le dita dell’altro piede. Ho tirato fuori quattro commedie, e sto finendo la quinta, in tre settimane. E ti dànno persino il titolo di autore. Sei milioni di persone in un collegamento a catena come quello di Rudy Vallée ...