
- 528 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Segreti
Informazioni su questo libro
I Virals: Tory, Hi, Ben e Shelton. Una ragazza e tre ragazzi, un gruppo di amici, o meglio un branco. Tory e i suoi amici hanno contratto un virus che ha amplificato i loro sensi, come se fossero lupi. Un potere inquietante che vogliono tenere segreto, ma che può rivelarsi di grande aiuto nei momenti difficili. E quando i ragazzi rischiano di doversi separare, faranno di tutto per impedirlo. Anche partire alla caccia di un leggendario tesoro nascosto lungo la costa del South Carolina da una piratessa misteriosa, Anne Bonny, vissuta nel Settecento. Il secondo episodio della serie Virals è un'appassionante avventura, un po' folle, che potrebbe costare la vita a tutto il branco…
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Informazioni
Print ISBN
9788817074384eBook ISBN
9788858671658TERZA PARTE
BULL
CAPITOLO 37
«I miracoli accadono» ho scherzato. «Bisogna solo crederci!» Bunker. Mezzogiorno. Oziavamo nel nostro rifugio segreto, ancora stroncati dalle follie della notte precedente.
I ragazzi, stravaccati in vari punti della stanza, si lanciavano pigramente una palla da tennis. Coop rosicchiava un frisbee ai miei piedi.
Era incredibile, ma nessuno di noi era stato beccato.
Cinque ore prima, avevo varcato in punta di piedi la soglia di casa, pronta al peggio. Non avevo idea di come potesse reagire Kit a una fuga notturna: magari c’era un poliziotto ad aspettarmi nel soggiorno.
Così, ero sgattaiolata dentro, temendo che Coop mi facesse saltare la copertura. Invece, con mia grande sorpresa, avevo trovato un post-it attaccato alla ringhiera delle scale: Convocato al LIRI la mattina presto. Rientro previsto per cena. Non uscire di casa. Kit.
Non si era accorto di niente.
Dopo avere eseguito alcuni dei migliori passi di danza presi in prestito dal repertorio di Hi, ero crollata sul divano, esausta, emotivamente svuotata, e puzzolente di fogna.
Coop mi era piombato addosso come un missile Patriot, dando frenetici colpi di coda, la lingua rosea di carta vetrata che mi lappava il volto senza tregua.
«È tutto okay, bello. La tua mamma sta bene. Si è solo presa un piccolo spavento, nient’altro.»
Coop aveva continuato a leccarmi la faccia e, da quel momento, non si era più staccato da me.
Una sirena ha risuonato nel porto, mettendo in fuga i gabbiani che si appollaiavano fuori dalla feritoia del bunker. Alcune barche da diporto si dirigevano verso la penisola.
Sull’oceano calmo scintillava la luce del sole. La temperatura superava i trentadue gradi.
«Mia madre mi ha beccato al piano di sotto, ma ha pensato che stessi uscendo» ha riso Hi. «Come se al sabato mattina io mi alzassi a quell’ora. Grazie a Dio prima della terza tazza di caffè non connette.»
«I miei erano ancora a letto.» Shelton ha lanciato una palla alta a Ben. «Non dormono mai oltre le sei. Devo avere un santo protettore.»
«E tuo padre? Ti sgriderà?» ho chiesto a Ben.
La giornata lavorativa di Tom Blue cominciava ben prima dell’alba, anche nei weekend. Quando avevamo ormeggiato il Sewee, quel mattino, il traghetto era già salpato.
«Gli racconterò che sono andato a pesca.» Ha preso la palla e l’ha passata a Hi. «Non farà troppe domande.»
La palla ha attraversato la stanza in una direzione, e poi in un’altra.
Infine Hi ha dato voce all’interrogativo che tutti avevamo nella mente. «Insomma… Qualche idea su chi possa aver tentato di ucciderci?»
«Io, nessuna» ho risposto. «Zero assoluto.»
«È assurdo!» Shelton ha allargato le braccia. «Chi poteva sapere che avevamo intenzione di intrufolarci nel Provost Dungeon ieri notte?»
«Non lo sapevamo nemmeno noi fino a qualche ora prima» ha concordato Hi. «E chi, sano di mente, ci avrebbe seguito lungo quella sottospecie di tana per topi che abbiamo scoperto?»
«iFollow?» Ben si è ravviato i capelli dietro l’orecchio. «Forse qualcuno ha craccato la nostra videoconferenza.»
«È possibile?» L’idea mi disturbava.
Shelton ha scosso il capo. «Abbiamo formato un nuovo gruppo con una nuova password. Quel programma è difficile da decrittare. Credetemi, ho controllato. È estremamente improbabile.»
«E poi perché disturbarsi?» ho chiesto. «Chi potrebbe volerci spiare?»
«Uccidere» mi ha corretto Hi. «Chiunque ci abbia seguito sottoterra voleva fare di noi un mucchio di cadaveri. Riflettete su questo aspetto per un momento.»
«Di certo sappiamo come attirare gli psicopatici» ha borbottato Shelton.
«In qualche modo c’entra il tesoro di Anne Bonny» ha detto Ben. «È l’unica spiegazione logica.»
«C’è un’altra possibilità.» Hi si è proteso, il viso preoccupato. «E se qualcuno fosse a conoscenza del lampo?»
«Che cosa?» Shelton si è tirato il lobo dell’orecchio. «Come?»
«Non lo so, ma non possiamo escluderlo.» Hi evitava il mio sguardo. «Abbiamo fatto una mossa… ehm… allo scoperto.»
Ho aperto la bocca, ma Shelton ha parlato per primo.
«Hai fatto di nuovo quella cosa mentale, Tory.» Tirandosi il lobo a ritmo doppio. «Ho sentito la tua voce dentro la mia testa.»
«Anch’io» ha confermato Hi.
Ben ha esitato, per poi annuire. «Ti sei accesa una seconda volta. Come hai fatto?»
«Non lo so.» Ho rabbrividito, ripensandoci. «Ero in preda al panico, mi mancava l’aria. Poi qualcosa è scattato nel mio cervello e il lampo mi è esploso in tutto il corpo. È stata una cosa del tutto fuori dal mio controllo.»
«Perché solo tu riesci a entrare nella mente altrui?» ha chiesto Shelton.
Ho alzato le spalle. Ovviamente non lo sapevo.
Nella stanza è calato il silenzio.
«Be’, ci hai salvato la vita» ha concluso Ben. «È questo che conta.»
«Ottima osservazione.» Hi si è avvicinato strascicando i piedi, mi ha afferrato la mano e le ha impresso un bacio umidiccio. «Sono in debito con voi, Milady.»
«Piantala di fare il cretino.» Gli occhi di Shelton hanno incontrato i miei. «Grazie, Tor. Continua solo a fare ciò che fai.»
La tensione si è allentata, ma il buonumore non è durato a lungo.
«E adesso? Dobbiamo chiamare la polizia?» Shelton non sembrava per niente convinto della sua stessa proposta.
«Con i nostri precedenti?» ha sbuffato Ben. «Non possiamo denunciare un altro scheletro antico o un altro cecchino misterioso. Dopo la faccenda delle ossa di scimmia a Loggerhead, lo scorso maggio, abbiamo credibilità zero per le forze dell’ordine.»
«Buongiorno, agente Vi-spello-vivi» ha parodiato Hi. «Si ricorda di noi? L’altra notte abbiamo usato un reperto rubato per irrompere in un monumento cittadino. A me quale cella pensa di assegnare?»
«Hi e Ben hanno ragione» ho detto. «Saremmo arrestati e incriminati.»
«Qualcuno troverà comunque il buco nel muro delle segrete.» Shelton ha picchiettato il dito sul suo orologio. «È questione di ore.»
I ragazzi si sono scambiati un’occhiata tra loro, ma hanno evitato di guardare me.
«Che c’è?»
«Tory, è finita.» La voce di Ben era ferma.
«Finita?» Mi ha colta di sorpresa. «No che non è finita. Abbiamo il prossimo indizio!»
«Shelton ha ragione» ha insistito Ben. «Lunedì qualcuno si accorgerà che la pietra è stata spostata. Entro l’ora di pranzo, tutta l’America saprà delle gallerie segrete di Charleston.»
«Oh merda!» Shelton ha raddrizzato la schiena di colpo. «Abbiamo ancora la mappa!»
Il disegno di Anne Bonny giaceva a faccia in giù sul tavolo. Un po’ malconcio a causa degli ultimi eventi, ma non irricuperabile. A sorpresa, il sacchetto a chiusura ermetica l’aveva tenuto all’asciutto durante la nostra fuga subacquea. Le parole straniere che avevo copiato sul retro erano ancora visibili in inchiostro blu.
Hi si è stropicciato la fronte. «Dobbiamo restituirla. Subito. Sta per diventare molto famosa e i Fletcher impiegheranno tre secondi a capire chi l’ha rubata.»
«Siamo fregati comunque» ha brontolato Shelton. «Tory ci ha scritto sopra.»
«Ero un po’ a corto di alternative.»
«Quando si spargerà la notizia» ha proseguito Ben, «i cacciatori di tesori fioccheranno a Charleston da ogni parte del mondo. E uno di loro troverà il bottino.»
«No!» ho risposto, brusca. «La camera con il canale artificiale è inondata: nessun altro vedrà l’ultimo messaggio scritto da Anne Bonny.»
«Che noi non riusciamo a decifrare» ha borbottato Hi.
«Ci sto lavorando!» Quelle continue resistenze cominciavano a darmi sui nervi. «Mollare non è un’opzione. Non capite? Siamo i soli ad avere l’ultimo indizio. Possiamo scoprire dove Anne Bonny ha spostato il tesoro!»
«Che cosa ti fa pensare che sia ancora da qualche parte?» ha chiesto Ben. «Forse i pirati se lo sono spartito e hanno abbandonato la città.»
«E allora perché lasciare quella scritta?» Decisione impulsiva: avrei rivelato la mia neonata teoria. «Secondo me, Anne Bonny ha scritto la poesia per Mary Read.»
«Ma Mary era morta ormai» ha puntualizzato Shelton. «Di febbre, in una prigione jamaicana.»
«Forse Anne non lo sapeva. O forse in realtà era sopravvissuta.»
«Un sacco di “forse”» ha osservato Hi.
«Anne ha tracciato la sua croce-simbolo accanto ai versi. Credo volesse far sapere a Mary che l’indizio era autentico, come nelle lettere.»
I ragazzi non hanno fiatato, ma ho percepito che si ammorbidivano un po’. Mi sono messa a grattare Coop sulla pancia, lasciando alle mie affermazioni il tempo di far presa.
Poi l’affondo. «Il tesoro non è stato trovato, ragazzi. È stato spostato. E noi possediamo l’unico indizio sulla nuova collocazione.»
Niente.
«Possiamo ancora farcela. Possiamo ancora salvare Loggerhead.»
Shelton si è sfregato il mento. Ben sembrava scettico. Hi aveva un’espressione pensierosa.
«È là fuori» ho insistito, «là fuori ad aspettarci. Ci serve solo il fegato di andarlo a prendere.»
Shelton e Hi hanno annuito, il primo con riluttanza, il secondo tutt’a un tratto con impazienza.
«Okay.» Ben ha raccolto la palla da tennis e l’ha lanciata nella mia direzione. «Da che parte cominciamo?»
L’ho afferrata senza guardare. «Scopriamo tutto ciò che c’è da sapere su Anne Bonny.»
CAPITOLO 38
Ho scorso il volantino e ho composto il numero scritto in fondo.
Una voce femminile ha risposto al secondo squillo.
«Giro turistico “La Charleston del soprannaturale”.»
«Sallie? Sono Tory Brennan. Ho fatto la visita ieri sera con i miei amici.»
«Ciao Tory, cosa posso fare per te? Hai perso qualcosa?»
«No, niente del genere.» Allegra. Noncurante. «Avrei una domanda da farti, se hai un minuto.»
«Spara.»
Attenzione! Non ricordarle la mappa del tesoro.
«Stavo pensando alla nostra conversazione al Charleston Museum.»
«Sono allo sportello, al momento» ha detto. «Questo è il mio numero di cell...
Indice dei contenuti
- Virals. segreti
- Copyright
- Dedica
- Prologo
- Prima parte: Bancarotta
- Seconda parte: Bucanieri
- Terza parte: Bull
- Quarta parte: Bottino
- Epilogo
- Ringraziamenti
- Indice