Alle porte del cielo
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Alle porte del cielo

Perché la morte non è la fine

  1. 290 pagine
  2. Italian
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Alle porte del cielo

Perché la morte non è la fine

Informazioni su questo libro

Patricia Pearson è una giornalista, e al paranormale non ha mai creduto. Ma un giorno qualcosa ha incrinato tutte le sue certezze: suo padre è morto all'improvviso, nel sonno. Nello stesso istante sua sorella Katharine, che viveva a centinaia di chilometri, ha "visto" il papà accanto al proprio letto. E Katharine da quel momento ha affrontato la sua malattia terminale con serenità e consapevolezza, felice di attraversare il confine. Pura suggestione? Probabilmente no, perché queste esperienze sono molto più comuni di quanto pensiamo: circa la metà delle persone che hanno appena perso qualcuno ne avverte in modo inequivocabile la presenza. E quasi il 20 per cento della popolazione ha vissuto un'esperienza di pre-morte così chiara, vivida e definita che è impossibile tornare alla vita normale. Solo pochi osano raccontare, sia per pudore, sia per il timore che un evento prezioso venga liquidato come un'allucinazione. La giornalista Patricia Pearson, scettica e razionalista convinta, ha iniziato a interrogarsi senza pregiudizi dopo la scomparsa della sorella. Ha raccolto numerose testimonianze, ha recuperato dati e ricerche. E ha scoperto che i nuovi studi scientifici sulla fisica quantistica, la telepatia e la preveggenza potrebbero fornire nuove chiavi interpretative. Questo affascinante percorso, denso di voci e ricordi, non regala risposte assolute, ma un'unica certezza: chi ha vissuto queste esperienze, inspiegabili e magnifiche, non ha più messo in dubbio l'esistenza di un aldilà.

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Informazioni

Anno
2014
eBook ISBN
9788865973646
Print ISBN
9788891508843

Note

1. Una visione inattesa
1 Albert Heim, “Remarks on Fatal Falls”, in “Yearbook of the Swiss Alpine Club”, n. 27, 1892, pp. 327-37, citato in Roy Kletti, Russell Noyes, “The Experience of Dying from Falls”, in “Omega”, n. 3, 1972, pp. 45-52.
2 Si veda la discussione su questo errore nella prognosi in Marcus Alexander, Nicholas A. Christakis, “Bias and Asymmetric Loss in Expert Forecasts: A Study of Physician Prognostic Behavior with Respect to Patient Survival”, in “Journal of Health Economics”, n. 27, 2008, pp. 1095-108. Si veda anche Atul Gawande, “Letting Go: What Should Medicine Do When It Can’t Save Your Life?”, in “New Yorker”, 2 agosto 2010.
3 Michael Barbato, “Parapsychological Phenomena Near the Time of Death”, in “Journal of Palliative Care”, n. 15, estate 1999, pp. 30-37. “I nostri risultati sono coerenti con altri studi” osserva Barbato “che non mostrano alcuna correlazione tra religione, convinzioni spirituali o contesto culturale e l’incidenza delle esperienze parapsicologiche.”
4 Mahlon W. Wagner, Mary Monnet, “Attitudes of College Professors Toward Extrasensory Perception”, in “Zetetic Scholar”, n. 5, 1979, pp. 7-17.
5 Chris A. Roe, “Critical Thinking and Belief in the Paranormal: A Reevaluation”, in “British Journal of Psychology”, n. 90, 1999, pp. 85-98. Si veda anche Dean Radin, Menti interconnesse, Edizioni Mediterranee, Roma 2013. “Altri studi hanno confermato che chi crede ha le stesse capacità critiche di chi non crede” riferisce Radin. “Uno studio del 1997 sulla credenza nel paranormale, scritto dallo psicologo tedesco Uwe Wolfradt, pubblicato sul giornale ‘Personality and Individual Differences’, si concentrava sul ruolo delle esperienze dissociative e dell’ansia nelle persone che credevano nel paranormale. Emerse il fatto che esisteva una correlazione tra la credenza nelle superstizioni e i comportamenti dissociati, ma che tale correlazione non riguardava la credenza nelle facoltà psichiche. Quest’ultima era associata, invece, a caratteristiche come la capacità di essere totalmente assorti in qualche cosa, ovvero quello stato in cui si riesce a escludere il resto del mondo mentre ci si concentra. […] Nonostante le prove che dimostrano il contrario, alcuni scettici continuano ad affermare che le credenze nel paranormale siano dovute a ignoranza o a problemi mentali.”
6 Si veda anche Freeman Dyson, “One in a Million”, in “New York Review of Books”, 25 marzo 2004.
7 Elizabeth Lloyd Mayer, Extraordinary Knowing, Bantam, New York 2007.
2. Cosa vedono i morti
1 Si vedano esempi e discussione in David Kessler, Visions, Trips and Crowded Rooms, Hay House, Carlsbad 2010.
2 Jeremy Simmonds, The Encyclopedia of Dead Rock Stars, Chicago Review Press, Chicago 2008.
3 Karlis Osis, Erlendur Haraldsson, Quello che videro nell’ora della morte, Armenia, Milano 1979.
4 http://www.coasttocoastam.com/show/2009/08/28.
5 Shane Sinclair, “Impact of Death and Dying on the Personal Lives and Practices of Palliative and Hospice Care Professionals”, in “Canadian Medical Association Journal”, vol. 183, n. 2, 8 febbraio 2011, pp. 180-87.
6 Kathleen Dowling Singh, The Grace in Dying, HarperOne, San Francisco 2000. Aggiunge Singh: “La psico-alchimia delle malattie terminali sembra infondere un sentimento naturale di salvezza via via che la morte si avvicina […] o, come dice Sogyal Rinpoche, ci fonderemo ‘con essa con la stessa immediatezza […] di un bambino che corre in braccio alla madre, di due amici che si abbracciano, di un fiume che si mescola al mare’. E per quanto ho visto io, in generale, è così. La tradizione ebraica parla di devekut, ‘fondersi nel Divino’”.
7 Maggie Callanan, intervento alla conferenza annuale dell’International Association di Near-Death Studies (IANDS) a Raleigh, North Carolina 2008. Si veda anche Maggie Callanan, Patricia Kelly, Final Gifts, Bantam, New York 1992.
8 Si veda, per esempio, Elisabeth Kübler-Ross, La morte e il morire, Cittadella, Assisi (prima edizione originale 1969).
9 Raymond Moody, La vita oltre la vita, Mondadori, Milano (prima edizione originale 1975).
10 H. Lovelace et al., “Comfort for the Dying: Five Year Retrospective and One Year Prospective Studies of End of Life Experiences”, in “Archives of Gerontology and Geriatrics”, vol. 51, n. 2, settembre-ottobre 2010, pp. 173-79. Si veda anche Sue Brayne et al., “End of Life Experiences and the Dying Process in a Gloucestershire Nursing Home as Reported by Nurses and Care Assistants”, in “American Journal of Hospital and Palliative Care”, vol. 25, n. 3, 2008, pp. 195-206.
11 Maggie Callanan, Patricia Kelly, cit.
12 “Nella tradizione monastica cristiana” scrive Kathleen Dowling Singh, “il morente attraversa tre fasi: separazione, liminalità e reintegrazione. La liminalità era considerata un periodo di metamorfosi, che preparava l’anima a riemergere nel suo viaggio di ritorno verso lo Spirito”, in The Grace in Dying, cit.
13 Maggie Callanan, intervento alla conferenza IANDS.
14 H. Lovelace, cit.
15 Intervista con l’autrice, estate 2012.
16 Dianne Arcangel, Afterlife Encounters, Hampton Roads, Charlottesville 2005.
17 Si veda, per esempio, April Mazzarino-Willett, “Deathbed Phenomena: Its Role in Peaceful Death and Terminal Restlessness”, in “American Journal ...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Dedica
  5. Una visione inattesa
  6. Cosa vedono i morti
  7. Onde e segnali
  8. Padre astrale
  9. Siate forti
  10. Che cosa c’è dopo la vita?
  11. Lungo il confine incantato
  12. Ringraziamenti
  13. Note
  14. Bibliografia