Dopo essere emerso dall'oscurità e dalle sofferenze dell'Inferno, Dante è pronto a proseguire il proprio incredibile cammino da vivo nell'Aldilà, entrando "in quel secondo regno / dove l'umano spirito si purga / e di salire al ciel diventa degno". Regno dell'espiazione e dell'avvicinamento a Dio, il Purgatorio dantesco è un luogo di pentimento e di speranza, in cui il Poeta dà voce al coro delle anime impegnate nel lungo percorso di purificazione, straordinaria incarnazione poetica e teologica della contraddittoria tensione tra ricordo della vita terrena e desiderio di salvezza. Tappa centrale del capolavoro dantesco, il Purgatorio è qui arricchito dalle illustrazioni del celebre artista statunitense Milton Glaser: le sue tavole, vibranti di malinconica dolcezza, cristallizzano l'atmosfera di attesa e sospensione che attraversa la seconda cantica. La collana dei Classici BUR deluxe accoglie anche l'Inferno illustrato da Lorenzo Mattotti e il Paradiso illustrato da Moebius: la modernità del tratto grafico di tre grandi artisti contemporanei esalta la potenza narrativa della Commedia e immerge anche visivamente il lettore nel più grande capolavoro della nostra letteratura.

- 332 pagine
- Italian
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Purgatorio (Deluxe)
Informazioni su questo libro
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CANTO SEDICESIMO

1 Buio d’Inferno e di notte privata
d’ogni pianeta, sotto pover cielo,
quant’esser può di nuvol tenebrata,
4 non fece al viso mio sì grosso velo
come quel fummo ch’ivi ci coperse,
né a sentir di così aspro pelo;
7 ché l’occhio stare aperto non sofferse:
onde la scorta mia saputa e fida
mi s’accostò e l’omero m’offerse.
10 Sì come cieco va dietro a sua guida
per non smarrirsi e per non dar di cozzo
in cosa che il molesti, o forse ancida;
13 m’andava io per l’aere amaro e sozzo,
ascoltando il mio duca che diceva
pur: «Guarda che da me tu non sie mozzo!»


16 Io sentìa voci, e ciascuna pareva
pregar per pace e per misericordia
l’Agnel di Dio che le peccata leva.
19 Pur «Agnus Dei» eran le loro esordia;
una parola in tutte era ed un modo,
sì che parea tra esse ogni concordia.
22 «Quei sono spirti, maestro, ch’i’ odo?»,
diss’io, ed egli a me: «Tu vero apprendi,
e d’iracondia van solvendo il nodo».
25 «Or tu chi se’ che il nostro fummo fendi,
e di noi parli pur come se tùe
partissi ancor lo tempo per calendi?»
28 Così per una voce detto fue;
onde il maestro mio disse: «Rispondi,
e domanda se quinci si va sùe».
31 Ed io: «O creatura che ti mondi
per tornar bella a Colui che ti fece,
maraviglia udirai, se mi secondi».
34 «Io ti seguiterò quanto mi lece»,
rispose; «e se veder fummo non lascia,
l’udir ci terrà giunti in quella vece».
37 Allora incominciai: «Con quella fascia
che la morte dissolve men vo suso,
e venni qui per l’infernale ambascia.
40 E se Dio m’ha in sua grazia rinchiuso
tanto che vuol ch’io veggia la sua corte
per modo tutto fuor del moderno uso,
43 non mi celar chi fosti anzi la morte,
ma dilmi, e dimmi s’io vo bene al varco:
e tue parole fien le nostre scorte».
46 «Lombardo fui, e fui chiamato Marco;
del mondo seppi, e quel valore amai
al quale ha or ciascun disteso l’arco.
49 Per montar su dirittamente vai».
Così rispose, e soggiunse: «Io ti prego
che per me preghi quando su sarai».
52 E io a lui: «Per fede mi ti lego
di far ciò che mi chiedi: ma io scoppio
dentro ad un dubbio, s’io non me ne spiego.
55 Prima era scempio, ed ora è fatto doppio
nella sentenza tua, che mi fa certo,
qui ed altrove, quello ov’io l’accoppio.
58 Lo mondo è ben così tutto diserto
d’ogni virtute, come tu mi suone,
e di malizia gravido e coperto;
61 ma priego che m’addite la cagione,
sì ch’io la veggia e ch’io la mostri altrui;
ché nel cielo uno, ed un quaggiù la pone».
64 Alto sospir, che duolo strinse in «Hui!»,
mise fuor prima; e poi cominciò: «Frate,
lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui.
67 Voi che vivete ogni cagion recate
per suso al cielo, pur come se tutto
movesse seco di necessitate.
70 Se così fosse, in voi fóra distrutto
libero arbitrio, e non fóra giustizia
per ben letizia, e per male aver lutto.
73 Lo cielo i vostri movimenti inizia;
non dico tutti, ma posto ch’io ’l dica,
lume v’è dato a bene e a malizia,
76 e libero voler; che, se fatica
nelle prime battaglie col ciel dura,
poi vince tutto, se ben si nutrica.
79 A maggior forza e a miglior natura
liberi soggiacete; e quella cria
la mente in voi, che il ciel non ha in sua cura.
82 Però, se il mondo presente disvia,
in voi è la cagione, in voi si cheggia;
ed io te ne sarò or vera spia.
85 Esce di mano a Lui che la vagheggia
prima che sia, a guisa di fanciulla
che piangendo e ridendo pargoleggia,
88 l’anima semplicetta che sa nulla,
salvo che, mossa da lieto Fattore,
volentier torna a ciò che la trastulla.
91 Di picciol bene in pria sente sapore;
quivi s’inganna, e dietro ad esso corre,
se guida o fren non torce suo amore.
94 Onde convenne legge per fren porre;
convenne rege aver, che discernesse
della vera città almen la torre.
97 Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
Nullo; però che il pastor che precede,
ruminar può, ma non ha l’unghie fesse:
100 per che la gente, che sua guida vede
pur a qu...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Copyright
- Purgatorio di Bianca Garavelli
- PURGATORIO
- Canto I
- Canto II
- Canto III
- Canto IV
- Canto V
- Canto VI
- Canto VII
- Canto VIII
- Canto IX
- Canto X
- Canto XI
- Canto XII
- Canto XIII
- Canto XIV
- Canto XV
- Canto XVI
- Canto XVII
- Canto XVIII
- Canto XIX
- Canto XX
- Canto XXI
- Canto XXII
- Canto XXIII
- Canto XXIV
- Canto XXV
- Canto XXVI
- Canto XXVII
- Canto XXVIII
- Canto XXIX
- Canto XXX
- Canto XXXI
- Canto XXXII
- Canto XXXIII
- Indice delle tavole