Dalla nascita della Piccola Casa della Divina Provvidenza nel 1833 a oggi, le "figlie" di san Giuseppe Benedetto Cottolengo hanno intrecciato la loro presenza con le tappe più significative della storia di Torino e del nostro Paese. All'inizio si trattava un gruppo di volontarie che vivevano attorno alla figura del canonico rinunciando a tutto per dedicarsi all'assistenza di poveri, malati e bisognosi. Con il passare del tempo unirsi alla comunità delle cottolenghine ha significato, solo ed esclusivamente per le donne non abbienti, la possibilità di essere salvate da un destino di stenti e sofferenze per studiare, formarsi come individui, e offrirsi a propria volta alla società. Oltre alle opere caritatevoli in Italia, infatti, sono state moltissime nel corso degli anni le missioni delle cottolenghine fuori dai confini nazionali, prima in Africa e poi anche in America, del Nord e del Sud, e in India. Attraverso un'analisi lucida e puntuale, Suor Giuliana Galli presenta la storia della congregazione di Cottolengo nei suoi aspetti istituzionali, giuridici, economici e gerarchici, ponendo l'accento sulla figura femminile in rapporto non solo all'autorità dell'ordine, ma anche ai cambiamenti politici, culturali e sociali che hanno modificato in oltre duecento anni il ruolo e la posizione della donna in Italia.

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Note
Premessa
1 Lino Piano, Le suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo dagli inizi (1830) al 1891, Piccola Casa della Divina Provvidenza, Torino 1978.
2 Dizionario degli Studi di Perfezione, voce “suore di San Giuseppe Cottolengo”, a cura di Lino Piano, vol. VIII, pp. 517-520.
Capitolo I
1 La lettera del 19 dicembre 1818 mostra chiaramente il tipo di rapporto esistente tra madre e figlio: cfr. Lino Piano (a cura di), Carteggio di san Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842), fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino. Volume primo 1803-1835, Piccola Casa della Divina Provvidenza, Torino 1989, pp. 121-123. Sulla figura della madre cfr. anche Maria Teresa Colombo, Benedetta Chiarotti (1766-1830), madre di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, Savigliano 2007.
2 Lettera citata in Lino Piano, San Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza sotto gli auspici di San Vincenzo de’ Paoli (1786-1842), Piccola Casa della Divina Provvidenza, Torino 1996, p. 158.
3 Maria Teresa Colombo, Padre Alberto Cottolengo (1808-1873). Vocazione e vita apostolica di un domenicano e parroco. Quasi un diario, Casa Natale di S.G.B. Cottolengo, Bra 2003, pp. 23-24.
4 Si tratta dei figli di Ignazio Defendente, lo zio paterno, e Teresa Botta: cfr. Maria Teresa Colombo, Padre Alberto Cottolengo, op. cit., p. 17.
5 Nella Chiesa cattolica e nelle Chiese della Comunione anglicana un canonico è un religioso, membro del capitolo di una chiesa cattedrale o di una collegiata. La parola viene dal greco kanonikós, da kanòn, “regola”.
6 La bialera era un canaletto di acqua per l’irrigazione; se ne trovavano in tutto il territorio piemontese.
7 Questo il motto (Die Stadtluft macht frei) di molti comuni medievali in Mariella Nocenzi, Dal “rischio della città” alla “città del rischio”: riflessioni su un’inedita dimensione urbana, in «Il dubbio. Rivista di critica sociale», 3/2001, pp. 40-45.
8 Carte della polizia, citate da Umberto Levra in Il bisogno, il castigo, la pietà, Torino 1818-1848, in Giuseppe Bracco (a cura di), Torino e Don Bosco, Collana blu, Torino 1989, p. 15.
9 L’Ospizio Celtico fu fondato nel 1776 ed era destinato a ospitare le prostitute colpite dalla sifilide, il morbo celtico appunto.
10 Come era per esempio alla Generala. Si trattava di un complesso di proprietà del conte Luigi Trucchi di Levaldigi, figlio di Carlo Giuseppe, maggiore di fanteria nelle Regie Armate e nipote di Giambattista, intendente generale delle Regie Finanze sotto Carlo Emanuele II, da cui il nome di Generala. La proprietà era stata acquistata dall’impresario tessile Pietro Manzolino, allo scopo di stabilirvi un opificio e impiegarvi fino a duecentoventi figlie esposte. Il progetto non ebbe seguito e, morto il proprietario, gli eredi vendettero al re la proprietà. La Generala fu trasformata in casa di correzione per le “donne di cattiva vita” e poi in riformatorio “de’ giovani discoli”. Oggi è carcere minorile. Evelina Christillin, Poveri malati: storie di vita quotidiana in un ospedale di antico regime: il San Giovanni Battista di Torino nel secolo XVIII, Paravia, Torino 1994, pp. 172-175.
11 Ivi, p. 38.
12 Citato da Umberto Levra, in Il bisogno, il castigo, la pietà, Torino 1818-1848, op. cit., p. 61.
13 Ivi, p. 20.
14 Ivi, pp. 76-77.
15 Ivi, p. 51.
16 L’attuale Palazzo degli Stemmi.
17 In particolare Theoria medica vera, 1707.
18 In Michela De Giorgio, Il modello cattolico, in Georges Duby, Michelle Perrot (a cura di), Storia delle donne in Occidente. L’Ottocento, Laterza, Bari 1991, p. 156.
19 In Yvonne Knibiehler, Corpi e cuori, in Storia delle donne in Occidente. L’Ottocento, op. cit., p. 308.
20 Si veda la lettera del 13 giugno 1827 in Lino Piano (a cura di), Carteggio di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, op. cit., vol. I, pp. 279-283.
21 Umberto Levra, Il bisogno, il castigo, la pietà, Torino 1818-1848, op. cit., p. 53.
22 Pietro Paolo Gastaldi, I prodigi della carità cristiana descritti nella vita di San Giuseppe Benedetto Cottolengo fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza sotto gli auspizi di San Vincenzo De’ Paoli, Piccola Casa della Divina Provvidenza, Torino 1959, p. 133.
23 Lino Piano, San Giuseppe Benedetto Cottolengo, op. cit., p. 180.
24 Come è riportato in Maria Lara Broggi, Elena Ronchi, Madre Marianna Nasi. Sfumature di santità. Note biografiche e di spiritualità, Piccola Casa della Divina Provvidenza, Torino 2007, p. 54.
25 Ivi, p. 78.
26 Ivi, p. 82.
27 Ivi, pp. 90-91.
28 Ivi, p. 89.
29 Ivi, pp. 92-93.
30 Cfr. Padre Jesús Castellano Cervera Ocd, Senso e valore della vita spirituale nella fedeltà al carisma, in Spiritualità Cottolenghina, Atti del Convegno 5/6 ottobre 2002, Piccola Casa della Divina Provvidenza, Torino 2003, p. 15.
31 Maria Lara Broggi, Elena Ronchi, Madre Marianna Nasi, op. cit., p. 96.
Capitolo II
1 Ignazio Sivera, In margine all’Annuario delle religiose d’Italia, in «ALA», VIII, 7-8 (luglio-agosto 1959), p. 6.
2 Lino Piano, San Giuseppe Benedetto Cottolengo, op. cit., pp. 191-192.
3 Ivi, pp. 198-199.
4 Suor Maria Maddalena, Biolato Caterina figlia di Tomaso e Caterina Peiretti, da Virle (Torino), di trentuno anni. Fu accolta dal Cottolengo il 30 novembre 1830, fece vestizione il 30 dicembre 1830 e morì il 22 settembre 1860.
5 Suor Catterina, Bergero Caterina, figlia di Giuseppe e Caterina Bergarelli, da Airasca (Torino), accolta da Cottolengo il 2 dicembre 1830. Non è nota la data della sua vestizione, muore il 23 giugno 1860.
6 Suor Genoveffa, Teresa Pregno, di Francesco e Angela Mina, da Torino, entrò il 7 gennai...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Copyright
- Prefazione di Cesare Romiti
- Introduzione di Madre Giovanna Massè
- Nascita di un’idea e sua realizzazione
- Le figlie del canonico Cottolengo
- La Piccola Casa cresce: espansione ed esperienze monastiche cottolenghine
- La seconda generazione delle suore Vincenzine: un’identità e un progetto
- Raccogliere l’eredità: evoluzione, continuità, rotture
- La Piccola Casa e il ventesimo secolo (1894-1937)
- L’inizio del secolo: l’esperienza missionaria delle Vincenzine
- La Piccola Casa e la seconda guerra mondiale (1937-1950)
- Il secondo dopoguerra. Cambiamenti ufficiali nella congregazione delle suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo
- Epilogo
- Note
- Ringraziamenti