Figli e amanti
eBook - ePub

Figli e amanti

  1. 540 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Figli e amanti

Informazioni su questo libro

Ci sono mamme che tengono i figli lontano dai guai. Li lasciano andare, li seguono con lo sguardo, soffiano via le nuvole dal loro cammino. Poi ci sono mamme che i. gli li tengono a sé, che vorrebbero pensare anche i loro pensieri: li abbracciano come coperte sul fuoco, tolgono respiro alle fiamme. Gertrude Coppard è così. E far divampare l'incendio, per Paul, è l'unica condizione per smettere di esserle figlio. - Andrea Bajani Cresce a stretto contatto con una madre che lo tiene sotto assedio con il suo a. etto, studia al Nottingham University College, si sposa con una tedesca e vive in Germania, Austria e Italia. Nei suoi romanzi (L'amante di Lady Chatterley, Donne in amore) mette in scena l'in. nito con. itto tra convenzioni morali e impulsi erotici. Figli e amanti, del 1913, è uno dei suoi capolavori. Muore di tubercolosi nella Francia meridionale

Tools to learn more effectively

Saving Books

Saving Books

Keyword Search

Keyword Search

Annotating Text

Annotating Text

Listen to it instead

Listen to it instead

Informazioni

Editore
BUR
Anno
2013
Print ISBN
9788817020800
eBook ISBN
9788858665374

PARTE TERZA

dp n="290" folio="290" ? dp n="291" folio="291" ?

CAPITOLO IX

SCONFITTA DI MIRIAM

Paul era scontento di sé e di tutto. L’amore più profondo che provava era quello per la madre, e quando sentiva di averla addolorata o di averne ferito l’affetto, non poteva sopportarlo. Adesso era primavera, e tra lui e Miriam c’era battaglia. Quell’anno aveva molti crucci contro di lei, ed ella ne era vagamente consapevole. L’antico sentimento di doversi sacrificare al suo amore, che aveva avuto quando pregava, si frammischiava a tutte le sue emozioni. In fondo, non aveva mai creduto di poterlo conquistare; anzitutto non aveva mai avuto fiducia in sé: dubitava di poter essere per lui quello ch’egli richiedeva, e certo non s’era mai vista vivergli accanto felice per tutta la vita. Scorgeva dinanzi a sé la tragedia, il dolore, il sacrificio, e nel sacrificio sentiva il suo orgoglio, nella rinuncia la sua forza, perché non poteva rassegnarsi a sopportare la vita di tutti i giorni. Era pronta alle cose grandi e profonde, come la tragedia, ma la sufficienza della minuta vita quotidiana non poteva tollerarla.
Le vacanze di Pasqua cominciarono felicemente. Paul aveva ritrovato i suoi modi, e tuttavia ella sentiva che sarebbe finita male. Un pomeriggio di domenica era alla finestra della sua camera guardando le querce del bosco tra i cui rami restava impigliato un crepuscolo sotto il fulgido cielo meridiano. Davanti alla finestra pendevano ciuffi grigio-verdi di caprifoglio, e alcuni, le sembrava, già coperti di gemme. Era primavera, quella primavera tanto amata e tanto temuta.
Udendo il cigolio del cancello, rimase in attesa. Era una giornata grigia ma luminosa. Paul entrò nel cortile con la bicicletta che scintillava mentre veniva avanti. Di solito faceva suonare il campanello e guardava verso casa ridendo; oggi s’inoltrava con le labbra chiuse. freddo, con un portamento crudele che aveva qualcosa di grossolano e sarcastico. Ormai lo conosceva bene e poteva dire, solo guardando quel giovane corpo altero e distaccato, che cosa avveniva in lui, e nel modo con cui metteva la bicicletta a posto v’era una fredda correttezza che le fece mancare il cuore.
Scese inquieta. Indossava una camicetta nuova che secondo lei le stava molto bene: aveva un alto collare con sottili increspature, un po’ alla regina Maria di Scozia, e, a suo parere, le dava un bell’aspetto dignitoso di donna. A vent’anni aveva il seno colmo e forme rigogliose, mentre il viso era tuttora una maschera morbida e piena, immutabile; ma gli occhi, quando si alzavano, erano meravigliosi. Sentiva d’aver paura di lui, e che avrebbe notato la camicetta nuova.
Paul, decisamente in vena d’ironia, stava intrattenendo la famiglia con la descrizione di un servizio officiato nella cappella metodista primitiva da uno dei più noti predicatori della setta. Sedeva a capotavola, e la sua faccia mobile, con quegli occhi che potevano essere così belli, ora s’illuminava di tenerezza, ora sussultava nel riso, ora assumeva un’espressione, ora un’altra nell’imitare la varia gente che stava canzonando. La sua derisione la feriva sempre; era troppo vicina alla realtà, e lui era troppo abile e crudele. Miriam sentiva che, quando aveva gli occhi così, duri e pieni di odio beffardo. non avrebbe risparmiato né sé né chiunque altro; ma la signora Leivers rideva fino alle lacrime, e il signor Leivers, che si era appena svegliato dal pisolino domenicale, si grattava la testa divertito; i tre fratelli, ancora scarmigliati e assonnati, in maniche di camicia, davano ogni tanto una gran risata. Tutta la famiglia preferiva queste burle a qualsiasi altro divertimento.
Paul non badò a Miriam. Più tardi ella si accorse che le osservava la camicetta approvandola come artista, ma senza calore. Era così nervosa che non riusciva a raggiungere le tazze da tè sugli scaffali della credenza.
Quando gli uomini furono andati alla mungitura, s’arrischiò a rivolgersi a lui.
— Hai fatto tardi, — disse.
dp n="293" folio="293" ?
— Davvero?
Ci fu un silenzio.
- È stata faticosa la strada? — gli domandò.
— Non me ne sono nemmeno accorto.
Miriam continuò ad apparecchiare svelta; quand’ebbe finito:
— Il tè sarà pronto solo fra qualche momento. Vuoi venir a vedere i narcisi? — chiese.
Paul si alzò senza rispondere, e andarono in giardino, sul di dietro, sotto i susini in boccio. Le colline e il cielo erano chiari, freddi, e tutto sembrava lavato e come irrigidito. Miriam dava ogni tanto un’occhiata a Paul pallido e impassibile, e le sembrava crudele che quegli occhi e quella fronte che amava potessero apparirle così ostili.
— Ti ha stancato il vento? — gli chiese. Aveva scoperto in lui un senso di stanchezza.
— No, non credo.
— Deve aver soffiato forte, sulla strada... senti come si lamenta il bosco.
— Se guardi le nubi ti accorgerai che è vento di sudovest; quindi mi ha aiutato.
— Ma vedi, non mi intendo di queste cose, non vado in bicicletta, — mormorò.
— Non c’è bisogno di andare in bicicletta per saperle.
Ella pensò che quei sarcasmi erano superflui; proseguirono in silenzio. Dietro la casa intorno al prato incolto, dove l’erba appariva alta, v’era una siepe di rovi sotto la quale i narcisi spuntavano dai ciuffi di foglie grigioverdi; i bocci erano ancora verdognoli per il freddo, ma qualcuno era già sbocciato e brillava come d’oro, sconvolto dal vento. Miriam vi si inginocchiò dinanzi, prese tra le dita un narciso, ne volse verso di sé la corolla dorata e si chinò carezzandolo con le labbra, con le gote e la fronte. Egli rimase in disparte, con le mani in tasca, guardandola. L’uno dopo l’altro, gli volgeva i gialli fiori sbocciati, quasi a supplicarlo, continuando tuttavia ad accarezzarli appassionatamente.
— Non sono magnifici? — mormorò.
— Magnifici è un po’ troppo... Sono graziosi, ecco.
Sentendosi così censurare la lode, ella si chinò ancora sui fiori, mentre Paul la guardava lì raccolta, intenta a suggere i fiori con fervidi baci.
dp n="294" folio="294" ?
— Perché ti appassioni sempre per le cose? — domandò irritato.
— Mi piace toccarle, — rispose, offesa.
— E non ti riesce di amarle senza afferrarle come se volessi strappar loro il cuore? Perché non hai un. po’ più di ritegno, di riserbo, insomma?
Alzò verso di lui uno sguardo pieno di dolore, poi continuò lentamente a sfiorare con le labbra i fiori scomposti: il loro profumo, che andava aspirando, era tanto più dolce di lui, e quasi le strappava le lacrime.
— Tu vuoi avere l’anima delle cose a forza di smancerie, — continuò Paul. — Io non farei tante smancerie... in ogni caso andrei dritto allo scopo.
Non riusciva a capire lui stesso che stesse dicendo: le parole gli uscivano di bocca meccanicamente. Lei lo guardava, e il corpo del compagno sembrava una spada ferma e tesa contro di lei.
— Tu vuoi sempre che le cose ti amino, — disse Paul, — come se fossi una mendicante di amore. Anche ai fiori devi far moine...
Miriam si dondolava ritmicamente e carezzava i fiori con le labbra, aspirando il profumo che la faceva rabbrividire come le giungeva alle narici.
— Tu non vuoi amare... l’unico tuo desiderio, continuo, morboso, è d’essere amata. Non sei positiva, sei negativa, e assorbi, assorbi come se dovessi riempirti di amore, perché ti manca qualcosa.
Era sbigottita della sua crudeltà e non ascoltava, e Paul non aveva la minima idea di quello che stava dicendo: era come se l’anima angustiata e torturata, arsa dalla passione contrastata, gli facesse sprizzare queste parole come scintille elettriche. Miriam non afferrava nulla di quel ch’egli diceva, e si limitava a restar rannicchiata sotto la sua crudeltà e il suo odio. Non era mai di rapida comprensione: su qualsiasi cosa doveva meditare, meditare.
Dopo il tè, Paul rimase con Edgar e i fratelli senza più occuparsi di Miriam, ed ella, sentendosi profondamente triste in questa vacanza tanto attesa, aspettava che tornasse. Alla fine accondiscese e le si avvicinò. Ella era decisa di risalire alle origini del suo malumore: non lo considerava niente più che un momento di malumore.
dp n="295" folio="295" ?
— Vuoi venire un po’ nel bosco? — gli chiese sapendo che non rifiutava mai una richiesta diretta.
Scesero per il prato dei conigli, e a metà sentiero oltrepassarono una trappola: alcuni ramoscelli di abete raccolti a ferro di cavallo con interiora di coniglio come esca. Paul la guardò corrugando la fronte, ed ella colse quello sguardo.
— È orribile, vero? — domandò.
— Non lo so. Ti sembra peggio di una donnola che affonda i denti nella gola di un coniglio? Una donnola o molti conigli: bisogna scegliere fra i due.
Non riusciva a sopportare il lato amaro della vita; ed ella ne fu in pena per lui.
— Torniamo a casa, — disse il giovane, — non ho più voglia di passeggiare.
Passarono oltre il lillà con le gemme color bronzo, quasi dischiuse. Del fienile non rimanevano che pochi resti, un rudere squadrato e bruno, come un pilastro di pietra, e a terra v’era un piccolo strato di paglia, dell’ultima falciatura.
— Sediamoci per un attimo, — disse Miriam.
Paul sedette di malavoglia, appoggiando la schiena contro la dura parete di paglia. Avevano di fronte l’anfiteatro di colline rotonde che ardevano nel tramonto, qua e là piccole bianche fattorie disseminate, i prati dorati, i boschi neri e tuttavia luminosi con le vette degli alberi che si accavallavano nitide nella distanza; la sera appariva rischiarata, e l’oriente s’illuminava di un rosa tenero sotto il quale la terra si stendeva immobile e doviziosa.
— Com’è bello! — esclamò Miriam.
Ma egli si limitò ad aggrottar le sopracciglia; avrebbe preferito che fosse tutto brutto.
In quel momento arrivò correndo un grosso mastino, a bocca aperta e si abbatté con le zampe davanti sulle spalle del giovane leccandogli la faccia. Paul si ritrasse ridendo: Bill era un gran sollievo per lui. Spinse da parte il cane, ma quello tornò a leccarlo.
— Va’ via, — gridò, — altrimenti te ne dò una!
Ma il cane non si lasciava scacciare, e Paul dovette lottare con l’animale respingendo il povero Bill che ogni volta tornava ad avventarglisi addosso con gioia selvaggia. I due lottavano, l’uomo ridendo suo malgrado, il cane ringhiando, e Miriam li guardava. V’era qualche cosa di patetico nell’uomo: aveva così malamente bisogno di amare, d’essere affettuoso, e la rude maniera con cui giocava col cane era veramente una forma di amore. Bill saltò sù, anelante di felicità, con gli occhi bruni che gli roteavano nel muso bianco, e riprese l’assalto. Adorava Paul. Il giovane si accigliò.
— Bill, ne ho abbastanza, adesso! — esclamò.
Ma il cane non fece altro che piantargli sulle cosce le due grosse zampe frementi di amore, e sporse la rossa lingua verso di lui. Paul si ritrasse.
— No, — disse, — basta!
Un attimo dopo il cane trottava via felice, in cerca di altri giuochi.
Il giovane rimase a contemplare tristemente le colline, la cui ferma bellezza lo irritava; desiderava andare in bicicletta con Edgar, ma non aveva il coraggio di lasciare Miriam.
— Perché sei così triste? — gli domandò umile.
— Non sono triste; perché dovrei esserlo? — rispose. — Sono come sempre.
Miriam si domandava perché mai ogni volta affermasse di essere come sempre, quando invece era di malumore.
— Ma che è successo? — insisté carezzevole.
— Nulla.
— Non è vero, — mormorò lei.
Paul prese un bastone e cominciò a scavare con quello per terra.
— Faresti meglio a non parlare, — disse.
— Ma io voglio sapere... — ribatté la ragazza.
Paul rise risentito.
— Tu vuoi sempre sapere, — disse.
— Non è gentile, verso di me, — mormorò.
Continuava a scavare col bastone appuntito, facendo saltare piccole zolle di terra come in una febbre d’irritazione. Gli mise dolcemente ma con fermezza una mano sul polso.
— Basta, — disse, — buttalo via.
Scagliò il bastone contro i cespugli di ribes e si addossò al pagliaio; teneva chiusa in sé la sua collera.
— Che hai? — chiese lei mitemente.
dp n="297" folio="297" ?
Paul restava del tutto immobile: soltanto i suoi occhi erano vivi, e pieni di tormento.
— Sai, — disse alla fine, con un tono di stanchezza, — sai... faremmo meglio a lasciarci.
Era quello che temeva, e d’improvviso tutto le sembrò annebbiarsi dinanzi agli occhi.
— Perché? — mormorò. — Che cos’è successo?
— Niente è successo. Semplicemente, ci stiamo rendendo conto del punto in cui siamo, e tutto è inutile.
Ella attese in silenzio, triste, paziente. Era inutile essere impazienti con lui, e in ogni caso adesso le avrebbe detto quello che lo tormentava.
— Avevamo deciso di essere amici, — continuò con voce sorda e monotona. — Quante volte abbiamo ripetuto d’essere solo amici! Eppure le cose non si son...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. INTRODUZIONE
  5. CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE
  6. BIBLIOGRAFIA
  7. PRIMA PARTE
  8. PARTE SECONDA
  9. PARTE TERZA