Pacunaimba
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L'avventuroso viaggio di Santo Emanuele

  1. 160 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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L'avventuroso viaggio di Santo Emanuele

Informazioni su questo libro

Santo Emanuele è il giovane aiutante del sindaco di Lancastre, un tipo eccentrico e truffaldino. Le elezioni sono imminenti, il paese è in subbuglio e, per essere rieletto, il primo cittadino ha bisogno del voto di un lontano parente di Santo Emanuele, disperso da anni nel grande Brasile. Con la testa che torna sempre alla dolcissima collega Mara, l'ingenuo e sprovveduto impiegato si imbarca in un avventuroso viaggio all'insegna della meraviglia. Tra gli imponenti alberi del mato, le baracche di lamiera delle favelas e i bambini che giocano nel diluvio, quel nuovo mondo si rivela uno specchio magico che di Santo Emanuele riflette un'immagine molto diversa da quella che lui ha sempre visto. Dall'autore di Storia di una matita, un romanzo magico e visionario che intreccia poesia e comicità e ci regala il racconto di un viaggio straordinario da un Sud Italia sospeso tra cielo e mare a un Brasile selvaggio e seducente.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2016
eBook ISBN
9788858683774
Print ISBN
9788817086752

1

Elezioni imminenti

Santo Emanuele attraversò la piazza trasportando su un vassoio da bar due caffè fumanti e alcune bustine di zucchero.
Qualcuno avrebbe potuto scambiarlo per un cameriere. Ma in paese lo conoscevano tutti.
Al bar aveva avuto l’impulso di prenderne uno anche per sé, ma poi aveva desistito.
«Dopo le sei del pomeriggio, niente caffè!» aveva detto alla barista.
Altrimenti il sonno gli sarebbe arrivato che albeggiava. E lui, d’abitudine, si addormentava puntuale alle nove di sera.
Meglio non trasgredire quella regola che si era imposto. Solo qualche rara eccezione era concessa. E quella non sembrava una serata eccezionale.
Le campane della chiesa di Lancastre suonarono sei rintocchi profondi e uno acuto. Il sole aveva iniziato la sua discesa verso il mare e diventava arancione. I muri della piazza erano già stati tappezzati con i manifesti elettorali: al lato di quel faccione che Santo Emanuele conosceva fin troppo bene, c’era scritto, a caratteri altisonanti: “Vota Arrabal!”, “Conferma il sindaco Arrabal!”, “Altri cinque anni di fiducia!”, “Arrabal, una certezza!”.
Da due anni Santo Emanuele faceva l’assistente del sindaco di Lancastre, un piccolo paese di tremila anime.
Aveva ventitré anni e una laurea fresca di annata.
Santo era il cognome, Emanuele il nome, ma tutti in paese lo chiamavano Santo Emanuele, per due motivi: ligio ai suoi compiti burocratici, Emanuele preferiva sentir pronunciare prima il suo cognome e poi, eventualmente, il suo nome. E della burocrazia molto spesso parlava la lingua: il difficile, a volte incomprensibile, burocratese.
In più, era Santo di nome e di fatto, perché a fare l’assistente del sindaco Arrabal ci si meritava un processo di beatificazione in vita.

2

La conta dei voti

Quando entrò nell’ufficio del sindaco, al secondo piano del municipio, lo trovò sommerso dai fogli.
Accanto a lui c’era Mara. Da poco assunta, era la nuova assistente del primo cittadino.
A Mara, però, quella parola, “assistente”, non piaceva per niente. Preferiva dire: “collaboratrice”. E poi aggiungeva: “temporaneamente…”
Il sindaco era agitato e si asciugava di continuo il sudore che gli scendeva dalla fronte con la fascia tricolore.
«Sindaco» gli disse Mara, «non pensa che dovrebbe lavarla?»
«No, ma che lavare? Tanto la uso solo all’aperto e la puzza non si sente… ma non ti distrarre, torniamo alle cose serie… la famiglia Perciaccante?»
«Sì» disse Mara, con tono annoiato.
«Ottimo, sono ben dodici votanti. I Siani?»
«Sì.»
«Benissimo. Altri cinque. I Campana?»
«No.»
«No? E perché?»
«Mi hanno detto che si sono stufati di aspettare l’assegnazione della casa popolare. Pensano che non arriverà mai il loro turno e si stanno organizzando per trasferirsi al nord. E poi mi hanno detto…» e qui si fermò.
«Ti hanno detto…»
«Mi hanno detto…»
«Dai, perché ti fermi? Che c’è di tanto misterioso?»
«Mi hanno detto di mandarle un messaggio.»
«Sentiamo.»
«Sicuro?»
«Oh, Mara! Stiamo perdendo più di cinque minuti con i Campana, se continua st’andazzo la conta la finiamo fra un mese. Ci mancano più di cinquecento famiglie! Allora, che mi mandano a dire?»
«Le mandano a dire di andare a quel paese.»
«A quel paese? Ingrati… Bel ringraziamento per tutto quello che ho fatto per loro!»
«Be’…» fece Mara, ancora più annoiata, «sindaco, scusi se sindaco…»
«Scusi che?»
«No, dico, scusi se mi metto a sindacare…»
«Bella questa» disse Santo Emanuele, «sindaco: prima persona del verbo sindacare.»
«Sta’ zitto tu!»
«No, dicevo, mi scusi se glielo faccio notare: ma lei che cosa ha fatto per la famiglia Campana?»
«Eh, che ho fatto, che ho fatto? Vediamo un po’… ho aggiustato la campana della chiesa…»
«… e adesso sono ancora più arrabbiati perché abitano proprio al lato della chiesa e non ne possono più di sentire i rintocchi della campana ogni quarto d’ora» disse Mara.
«Ah! Bella questa: proprio loro, che dovrebbero stare sempre in campana!» ribatté il sindaco.
E si fece una grassa risata, tanto da richiamare l’attenzione di due impiegati dell’Ufficio Tributi, che fecero capolino dalla porta socchiusa.
Il sindaco non finiva di ridere e questo lo faceva sudare ancor di più, ma per fortuna teneva la fascia tricolore a portata di mano.
«Ah!» disse Arrabal, «ma come mi vengono queste battute? Dovevo fare il cabarettista, io!»
Mara e Santo Emanuele si scambiarono un lungo sguardo. Quello di Mara era avvilito. Quello di Santo Emanuele, perso. Ma l’odore del caffè lo destò. Le due tazzine si stavano freddando, così ne passò una ad Arrabal e offrì l’altra a Mara. Giusto in tempo per tamponare uno sbadiglio!
«Sindaco, il nostro turno sarebbe finito da ore, perché non continuiamo domani?»
«Va bene, ragazzi, ci vediamo domattina. Mi raccomando, puntuali! La conta è lunga.»
I due presero velocemente le loro cose e si avviarono verso le scale.
«Ah, Mara! Salutami tuo marito!»
«Ma sindaco, io non sono sposata.»
«Ah no? Non sei Mara, la moglie del mare? Ah, ah, ah… hai capito la battuta?»
Lo lasciarono che rideva a crepapelle. Mara quell’atteggiamento proprio non lo sopportava.
«Dai, non ci pensare» fece Santo Emanuele, mentre le risate del sindaco continuavano a rimbombare in tutto il municipio.

3

Sospiri

«Le elezioni…» disse Santo Emanuele, quando erano ormai fuori dal municipio, «già cinque anni sono passati? Mia nonna me lo ripete sempre, mal’annata è questa, mal’annata…»
«Anch’io speravo di poter passare una Pasqua tranquilla» disse Mara, e sospirò. «Queste elezioni sono proprio una disgrazia…»
Bam!
Si voltarono di scatto e alzarono gli occhi al cielo.
Era la finestra del sindaco, violentemente aperta. Arrabal si sporse con tutto il pancione. Poco ci mancò che cadesse, costringendo il paese a elezioni anticipate.
L’ingombrante sindaco prese fiato e, ridendo, gridò: «Mara! Se vuoi ti do un passaggio.»
«No, no!» gridò lei a sua volta. E, rivolgendosi a Santo Emanuele, sussurrò: «Ci manca solo questa…»
Quindi velocizzò il passo. E Santo Emanuele la seguì.
«Sta diventando un incubo» disse Mara, sospirando una seconda volta, «ti va se ci prendiamo qualcosa al bar? È stata una giornata così faticosa.»
«Va bene, ma non un altro caffè!»

4

La luce a cavallo

«Com’è andato il tuo sondaggio porta a porta, questa mattina?»
«Oh, un disastro! È così umiliante» fece Mara, proprio nel momento in cui arrivò il cameriere. «Un bicchiere di vino rosso» ordinò.
«Per me un caffè!» disse Santo Emanuele.
«Ma se hai appena detto: niente caffè.»
«Eh sì, in verità io il caffè la sera non lo prendo mai, altrimenti sto sveglio tutta la notte… però per questa volta farò un’eccezione.»
La piazza era una pace, c’era poca gente in giro. Il sole era appena tramontato, le luci dei lampioni non si erano ancora accese, e tutto si era rivestito di colori tenui.
«È proprio quello che ci voleva» disse Mara. «Adoro quest’ora del giorno, questa luce velata.»
«La luce a cavallo» fece Santo Emanuele.
«Come?»
«Si chiama così: la luce a cavallo tra il giorno e la notte. Per me è la più bella!»
«Mai sentita questa definizione» disse Mara, incuriosita.
«L’ho letta su un libro. Le scene più belle dei film le girano con la luce a cavallo. È magica, ma dura poco, scivola via velocemente.»
Gli occhi di Mara si illuminarono, ma era una luce che veniva da dentro.
Mentre la luce di fuori, quella degli ultimi raggi di sole, si divertiva a cavalcare i suoi capelli scuri, le sue guance tonde, la pelle delle sue mani. Fin quando il sole, che era già sotto la linea dell’orizzonte, richiamò tutti i suoi raggi, come fa un padre con i suoi bambini.
I lampioni di Lancastre si accesero e le lumache iniziarono la loro lenta arrampicata sui muri, tingendoli di una bava brillante.
«Allora… raccontami com’è andata questa mattina, in paese.»
«Un’acrobazia» attaccò Mara, «e sali di qua e scendi di là, a destra, a sinistra, ci si perde, i vicoli sono come un labirinto. E poi suoni a una porta e ci mettono dieci minuti prima di aprire. Nel frattempo, tutti si sono affacciati a guardare che sta succedendo. Quindi devo stare lì, impalata, con tutti quegli sguardi seminascosti, ma ben puntati su di me. No, io non sono fatta per queste cose. Perché non vieni anche tu, la prossima volta?»
«Sai che non posso, devo occuparmi dell’ordinaria amministrazione.»
«E io della straordinaria! Ma guarda un po’!»
«Le cose straordinarie vengono fatte da persone straordinarie.»
«Ma che vai dicendo? Non c’è niente di straordinario, anzi.»
Però gli sorrise, portando le labbra al bicchiere e guardandolo mentre sorseggiava il vino in religioso silenzio.
Santo Emanuele arross...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Dedica
  5. 1 - Elezioni imminenti
  6. 2 - La conta dei voti
  7. 3 - Sospiri
  8. 4 - La luce a cavallo
  9. 5 - Brasile
  10. 6 - Quel lontano parente
  11. 7 - La scintilla
  12. 8 - Diritto di voto
  13. 9 - La partenza
  14. 10 - Il coraggio
  15. 11 - Verso il caldo, sospeso sul mare
  16. 12 - L’orizzonte visto dalla nave
  17. 13 - Il piccolo João
  18. 14 - Col cuore in gola
  19. 15 - La roulette
  20. 16 - L’animo giocoso
  21. 17 - Inizia la ricerca
  22. 18 - Un luogo pieno di sorprese
  23. 19 - Come in un sogno
  24. 20 - L’arrivo a Pacunaímba
  25. 21 - Pensando a Dedé e al suo tesoro
  26. 22 - Alegria! Alegria!
  27. 23 - Lettere dal passato
  28. 24 - Il trampolino
  29. 25 - Il mato
  30. 26 - Una sensazione di pericolo
  31. 27 - Sognando Lancastre
  32. 28 - Mani calde e sconosciute
  33. 29 - Oltre il rio
  34. 30 - Il cristallo
  35. 31 - Sognando Mara
  36. 32 - Scarpe rotte e vestiti strappati
  37. 33 - O Italiano
  38. 34 - Uno sguardo luminoso
  39. 35 - A volte bisogna tornare indietro
  40. 36 - Fiume di nuvole
  41. 37 - Notte inquieta
  42. 38 - Un bagno di luce
  43. 39 - Giacendo supino
  44. 40 - Polvere di note
  45. 41 - A cavallo della luce
  46. 42 - Fiori in cielo
  47. 43 - Il tramonto nella favela
  48. 44 - Sozinho