Angels in the Dark
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Angels in the Dark

  1. 110 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

Una festa scintillante che volge all'incubo per Luce e Trevor, l'unico ragazzo che abbia mai baciato oltre a Daniel. Arriane che si dà allo shopping in attesa del ritorno di Luce, nell'eterna speranza che lei possa sopravvivere almeno questa volta. Daniel che si nasconde nei sobborghi di Los Angeles, sperando di non innamorarsi più. Un inquietante momento alla Shoreline. Cam che va a caccia di Esclusi e infine una romantica scena di Luce e Daniel…

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2015
eBook ISBN
9788858681343
Print ISBN
9788817084369

COSA ACCADDE A TREVOR

greca di separazione
Luce fermò la motocicletta davanti alla casa sul lago.
Era innamorata. Della moto: una Honda Shadow del 1986 color oro. Splendida.
Rachel Allison, l’eccentrica della classe con i suoi capelli tinti di rosso e la french immacolata, era cresciuta e abitava ancora a poche miglia a nord della scuola, la Dover Prep. Perciò ogni volta che i suoi partivano, la maggior parte della classe, o almeno la cricca dei popolari, veniva invitata per l’immancabile festa.
Per Luce era la prima volta.
Alla fine del turno di lavoro nel Bike & Body Shop Pisani, aveva trovato tre sms di Callie: uno con le indicazioni per arrivare, uno per farle sapere che aveva preso in prestito le sue infradito nere, e il terzo con una foto di Callie che sorseggiava un Mai Tai a bordo di uno dei motoscafi di Rachel.
Ma era stato il messaggio vocale, no, anzi, la voce in sottofondo al messaggio vocale di Callie che aveva convinto Luce a partecipare.
Trevor Beckman che diceva: Di’ a Luce di sbrigarsi a venire.
Era decisamente il ragazzo più figo della classe, e anche il più carino. Trevor era il capitano della squadra di basket, il re della parata della scuola e il partner di Luce nel laboratorio di biologia. Era anche il ragazzo “a singhiozzo” di Rachel Allison.
Eppure, voleva che Luce si sbrigasse ad andare.
Ovviamente Luce aveva una cotta per Trevor. Chi non l’avrebbe avuta? Alto, muscoloso, con la battuta pronta, i capelli castani e gli occhi nocciola scuro... tutto in lui era da sbandata colossale.
Ma la cotta che Luce aveva per lui era fine a se stessa. Lei non andava dietro ai ragazzi. Non l’aveva mai fatto. Anche se quell’atteggiamento faceva impazzire Callie, lei si accontentava di ammirare Trevor e i suoi muscoli da lontano. Di sicuro era più facile che non andare a quella festa.
Spense il motore e scese dalla moto prima che qualcuno la vedesse e si domandasse come cavolo faceva a permettersi quel gioiello.
Luce non se lo poteva permettere, infatti. Aveva preso in prestito la moto per una sera al negozio dove lavorava part time da sei semestri per potersi permettere qualche spesa extra alla Dover. Quanto alla camera e alla retta, con suo sommo imbarazzo erano coperte dall’unica borsa di studio che la scuola concedeva.
Per continuare a godere della borsa di studio, Luce si era meritata per tre anni di fila l’ammissione alle classi speciali grazie a una media altissima. E per tre anni di fila era riuscita a nascondere a tutti le sue sedute settimanali di psicoterapia a Shady Pines.
Probabilmente avrebbe anche passato quei tre anni senza mai andare a una delle famose feste di Rachel, non fosse stato per il figlio di Mr. Pisani. Joe aveva un paio d’anni più di lei. Era sexy ma in maniera un po’ torva, per così dire. Aveva sempre avuto un occhio di riguardo per lei, fin da quando Luce aveva cominciato a lavorare nel negozio. E sapeva anche che Luce sbavava per la moto che lui era riuscito a far risorgere da un mucchio di rottami. Poco prima che Luce se ne andasse, le aveva fatto scivolare la chiave nel palmo della mano.
«Che cos’è?»
«Ho sentito dire che stasera c’è una festa da qualche parte.» Aveva sorriso. «Potrebbe servirti una moto per andare al lago, ti pare?»
Lì per lì Luce aveva scosso la testa. Non poteva. O forse...
In capo a tre giorni sarebbe stata su un volo diretto a casa per trascorrere l’estate con i genitori a Thunderbolt, in Georgia, dove era tutto molto più facile, tranquillo e rilassante. Insomma noioso.
Tre mesi di noia mortale.
«Divertiti.» Joe le aveva fatto l’occhiolino.
E Luce aveva accettato. In sella alla moto, il brivido della velocità, la sensazione del viso sferzato dal vento avevano un che di familiare, eppure non si potevano paragonare a nient’altro al mondo.
Le sembrava di volare.
Quando varcò il cancello del giardino illuminato dalle torce di bambù, Luce scorse Callie vicino all’acqua, circondata da un gruppetto di ragazzi. L’amica indossava il pezzo sopra di un bikini rosso, le infradito di Luce e un lungo pareo bianco legato in vita.
«Finalmente!» trillò quando la vide. I riccioli bagnati di Callie sobbalzarono al ritmo della sua risata. Doveva aver appena fatto il bagno, cosa che Luce non riusciva a immaginare possibile in quel freddo lago nero alle loro spalle, ma era una ragazza impavida che trovava sempre il modo di divertirsi. Callie l’attirò a sé e le sussurrò all’orecchio: «Indovina chi si è appena fatto una litigata con i controfiocchi?».
Stava arrivando Trevor con in mano un bicchiere, in canottiera da basket e costume da bagno. Dietro di lui, a pochi passi di distanza, Rachel aveva le guance in fiamme.
«Tempismo perfetto» disse lui rivolgendo un sorriso a Luce. Aveva la voce un po’ impastata.
«Trevor!» latrò Rachel. Sembrava intenzionata a seguirlo, ma ci ripensò. Si piazzò le mani sui fianchi. «D’accordo! Dirò al barman di non servirti più da bere!»
Trevor si fermò davanti a Luce. «Che ne dici di farmi compagnia al bar?»
Callie spinse avanti Luce e si dileguò, lasciandola sola con Trevor Beckman.
Forse avrebbe dovuto cambiarsi quella T-shirt bianca sporca di grasso e gli short di jeans. Si tirò via l’elastico per sciogliere la lunga treccia che usava per lavorare. Avvertì lo sguardo di Trevor sui capelli neri che le ricaddero in morbide onde fino a metà schiena. «Buona idea.»
Lui sorrise e le fece strada verso il bar.
Al centro del prato Rachel aveva radunato intorno a sé la sua cricca. Quando Luce passò insieme a Trevor, inclinò la testa da un lato e fiutò l’aria. «Cos’è questa puzza di benzinaio?»
«Eau de classe operaia» rispose il braccio destro di Rachel. Shawna Clip era maligna quanto l’amica, ma non altrettanto intelligente.
«Scusa» disse Trevor, tirando via Luce. «Che stronze.»
Luce arrossì. L’insulto di Rachel non l’aveva toccata, ma trovava imbarazzante il fatto che Trevor potesse pensare che si fosse offesa. Lui la fissò per un istante, poi la guidò oltre il bar. «A pensarci bene, il padre di Rachel tiene una riserva di alcolici negli chalet.» Sogghignò e col mento indicò il bosco, dalla parte del sentiero che portava verso il lago Winnipesaukee. Le torce di bambù arrivavano fino ai confini del bosco, poi c’era soltanto un’enorme macchia buia.
Luce esitò. Il bosco era una delle ragioni per cui evitava quelle feste. Per chiunque altro, il buio della notte significava soltanto l’opportunità di folleggiare, in senso positivo.
Per Luce era quando arrivavano le ombre.
Un genere negativo di follia.
D’altro canto quella era la prima volta che si trovava da sola con Trevor senza che avessero in mano un bisturi e respirassero formaldeide. Non avrebbe sprecato quell’occasione facendo la figura della ragazzina che ha paura del bosco.
«Per di là?» Luce deglutì.
Lui le accarezzò la guancia con il pollice, lei rabbrividì. «Sarà buio solo finché non raggiungiamo la radura... e ti terrò la mano tutto il tempo.»
Era la migliore offerta che qualcuno potesse farle, ma lei non sarebbe mai stata capace di dire a Trevor che non era sufficiente. Non gli avrebbe mai potuto spiegare che le sembrava di sprofondare in un incubo da cui temeva di non svegliarsi più. Se le ombre si nascondevano nel bosco, l’avrebbero trovata; l’avrebbero sfiorata come neri sudari di ghiaccio. Ma questo a Trevor non poteva dirlo.
Le tenebre li avvolsero non appena si addentrarono fra gli alberi. Luce percepiva esseri oscuri annidati in alto, tra il fogliame, sentiva i loro fruscii tra i rami, ma teneva gli occhi fissi sul terreno.
Finché qualcosa non le pizzicò la spalla. Qualcosa di freddo e aguzzo che la fece balzare... dritta fra le braccia di Trevor.
«Non c’è niente da temere. Vedi?»
Il ragazzo cercò di farla girare, ma lei gli tirò la mano. «Forza. Voglio arrivare allo chalet.»
Quando giunsero alla radura, la luna tornò a splendere misericordiosa. In fondo si stagliava una fila di graziose, minuscole casette.
Luce si volse a guardare il bosco; da lì non c’era traccia della festa. Le parve di sentire ancora il rauco sibilo delle ombre.
«Vediamo chi arriva primo» disse.
Scattò verso la prima casetta, con Trevor alle calcagna, finché entrambi non crollarono senza fiato davanti alla porta, scoppiando a ridere. Il...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Cosa accadde a Trevor
  5. La giornata libera di Arriane
  6. Daniel a L.A.
  7. Miles nel buio
  8. L’ufficio di Francesca
  9. Cam va a caccia
  10. Il sogno di Luce
  11. Unforgiven
  12. Prologo
  13. Indice