Cenerentola è la schiava delle sorellastre, che la costringono ai lavori più umili. Ma il tocco magico di una buona madrina sottrarrà la fanciulla alla cenere e agli stracci e la farà risplendere come una vera principessa...

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La moglie gli aveva lasciato una figliola bella e buona.
L’uomo, che spesso era in viaggio e non poteva badare alla figlia, decise di risposarsi. Purtroppo fece una scelta infelice e sposò una donna superba e cattiva: una vedova con due figlie prepotenti e arroganti come lei.

Il giorno delle nozze, la matrigna si stabilì in casa con le due figlie e mostrò subito il suo cattivo carattere.
Non poteva soffrire la bontà e la dolcezza della figliastra e faceva di tutto per umiliarla.
A lei affidò tutti i compiti più ingrati: la obbligava a lavare per terra, fare il bucato, spazzare le scale e il cortile.
E poi, mentre le due figlie dormivano nelle camere più belle della casa, costringeva la figliastra a dormire in cucina, in un pagliericcio accanto al camino. Alla fine della giornata, stanca di tutto quel lavorare, la povera ragazza si rannicchiava accanto al fuoco per scaldarsi, e questa abitudine le procurò il nomignolo di Cenerentola.


Per non addolorare il padre, la ragazza faceva tutto quanto le ordinava la matrigna senza mai lamentarsi.
I suoi vestiti si ridussero a stracci e le sue mani sottili e delicate si sciuparono, ma Cenerentola era sempre più bella delle due sorellastre, che non perdevano occasione per strapazzarla.
«Cenerentola, vieni subito a rifarmi il letto» comandava l’una.
«Cenerentola, vieni subito a cucirmi l’orlo del vestito» ordinava l’altra.
La povera Cenerentola doveva sempre essere pronta a ubbidire agli ordini di quelle streghe.


Una mattina in casa si diffuse una gran confusione.
«Il figlio del re darà una festa da ballo» disse la sorella maggiore, entrando in cucina.
«E siamo state invitate» aggiunse l’altra, tutta agitata.
«Cenerentola, ci dovrai aiutare.» Per la fanciulla furono giorni difficili: le sorellastre divennero ancora più esigenti e la poverina doveva correre come una trottola: stirava la biancheria dell’una, provava l’acconciatura all’altra, sistemava i fiocchi sull’abito della prima e i bottoni della seconda... Ogni giorno le sorellastre facevano lunghe discussioni su quale abito indossare.
«Piacerebbe anche a te venire al ballo, vero, Cenerentola?» le chiese un mattino la maggiore, canzonandola.
«Non mi dire… E che vestito indosserai? Stracci?
Oh, sì, sono di gran moda» aggiunse l’altra, perfida.
«Io ho deciso: metterò il vestito di velluto rosso, con la gala d’oro.»
«Io invece indosserò il vestito di broccato, ma sopra metterò il manto a fiori d’oro.»


E Cenerentola? Non c’erano vestiti per lei. E lei soffriva in silenzio. Desiderava tanto andare al ballo del principe.
Ma come fare, se possedeva solo stracci?
Venne il gran giorno del ballo. Fin dal mattino Cenerentola dovette accorrere ai richiami delle sorelle e della matrigna che si aggiravano per la casa, agitatissime.
Cenerentola era instancabile: aggiustò corsetti, strinse busti, allacciò scarpette, stirò nastri e gale, arricciò capelli.
«Cenerentola, presto, i miei capelli bruciano!» urlava una sorellastra. «Attenta! Cenerentola, stai calpestando l’orlo del mio vestito» strepitava l’altra, mentre la povera fanciulla in ginocchio puntava spilli e cuciva.
Quando giunse la sera, finalmen...
Indice dei contenuti
- Cenerentola
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