Un sortilegio trasforma undici principi in cigni. Solo il coraggio e l'amore della sorella, la principessa Elisa, li potrà liberare. Ma per salvare i fratelli Elisa dovrà compiere un sacrificio terribile…

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un re che aveva undici figli maschi e una figlia, Elisa.
I principini conducevano una vita felice: andavano a scuola con la spada al fianco e scrivevano con penne di diamante.
Dal canto suo, la piccola Elisa leggeva su un libro meraviglioso, che da solo valeva quanto la metà del regno.
Ma presto quella vita felice ebbe fine.
La regina madre un brutto giorno morì, e il re dopo un periodo di lutto si risposò. Purtroppo la nuova regina era bella ma aveva un cuore malvagio e ricorreva alla magia per scopi malefici. Gelosa dei figliastri, fece di tutto per metterli in cattiva luce di fronte al re, il quale un po’ perché era spesso lontano dal regno per questioni di stato, un po’ perché si lasciò persuadere dalle maldicenze della nuova moglie, ben presto trascurò i suoi figli e si dimenticò di loro.
Così la regina ne approfittò per mettere in atto i suoi piani.
Con un sortilegio trasformò gli undici principi in uccelli.
«Volate lontano da qui e non fatevi mai più rivedere» ordinò.
E i principi, trasformati in undici candidi cigni selvatici, volarono lontano. La piccola principessa invece fu mandata ad abitare in campagna, in casa di contadini.


Elisa era una fanciulla dal cuore buono e crebbe in semplicità e in armonia con la natura. Quando compì quindici anni, il re suo padre ebbe nostalgia di lei e la richiamò al castello.
Non appena la matrigna vide quanto era bella, fu rosa dalla gelosia e provò il desiderio di tramutare anche lei in un cigno. Ma non poteva nasconderla alla vista del re.
Pensò allora a un piano per imbruttirla e renderla ripugnante agli occhi del sovrano.
«Vieni, cara Elisa, ti ho preparato un bagno caldo e profumato» le disse con voce suadente. In realtà la malvagia donna aveva messo tre rospi stregati nell’acqua e aveva dato loro questi ordini: «Tu saltale sulla testa e rendila sciocca come te. Tu saltale sulla fronte e rendila orrenda come te. E infine tu posati sul suo cuore affinché diventi cattiva tanto che lei stessa abbia a patirne.»


La fanciulla si immerse nell’acqua, ma il suo cuore, la sua mente e il suo corpo erano talmente puri che non appena i rospi le si posarono sopra, si trasformarono in tre papaveri rossi, tanto era potente l’amore che scaturiva dalla fanciulla.
E quando la perfida matrigna si rese conto che a nulla erano valsi i suoi sortilegi, con la scusa di aiutare Elisa ad abbellirsi, le scurì il viso con olio di noce, glielo massaggiò con un unguento maleodorante e infine le spettinò i bei capelli: così era impossibile riconoscere la principessa.
Quando il padre la vide, arretrò inorridito:
«Questa non è mia figlia, io non la riconosco» disse, e la cacciò.
La povera fanciulla si allontanò dal castello.
Per strada, alla sua vista, la gente si ritraeva spaventata.


Elisa camminava e piangeva. Non sapeva in che stato l’aveva ridotta la sua crudele matrigna e non riusciva a capire perché tutti fuggissero al suo passaggio. La notte la sorprese in una foresta, e per la stanchezza si accasciò sull’erba e posò il capo su un tronco. Le lucciole vennero a illuminarla e i suoi sogni furono popolati dai ricordi della sua infanzia e dei giochi con i fratelli. All’alba il suo risveglio fu rallegrato dal cinguettio degli uccelli del bosco e dal mormorio di sorgenti invisibili. Elisa...
Indice dei contenuti
- I cigni selvatici
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