CAPITOLO CINQUE
Il movimento affermativo della testa tardò qualche secondo. Una sensazione calda, come il primo sorso di rum, gli si diffuse nel petto.
Si fidava di lui!
Certo, non lo conosceva bene. Non sapeva del suo passato difficile, le gang, i piccoli furti, gli incontri clandestini. Forse avrebbe diffidato. Ma la nuova versione di Bernard, quella ripulita e lucidata dall’intervento del coach O’Brien, era degna di fiducia.
Aveva ancora i suoi demoni da combattere. A volte sembravano soffocarlo per la forza con cui cercavano di liberarsi, ma non gli avrebbe mai permesso di tradire quella donna. Non gli avrebbe consentito di riemergere.
Le avrebbe solo dato un assaggio di chi era, le avrebbe mostrato la bellezza di lasciare il controllo nelle mani di qualcuno che lo avrebbe accolto come un regalo.
«Grandioso» sussurrò lui. Poi la fece girare, le prese la mano e si portò il palmo alle labbra. «Sono onorato. Non te ne pentirai.»
L’attirò a sé e suggellò quella promessa con un bacio. Poi staccò solo il viso. «Per le prossime due ore, sei mia.» Con un sorriso tentò di alleggerire la potenza di quelle parole ma non per se stesso. A Bernard si avvinghiarono attorno alla gola, gli strizzarono il petto e per reazione le braccia la cinsero più forte.
Mia!
Le percorse il volto dai profondi occhi nero giaietto, gli zigomi alti, le labbra piene e sode, schiuse in un invito.
Doveva cancellare la ritrosia, la rigidità con cui cercava di creare uno spazio tra di loro. Bernard s’impadronì della sua bocca, la costrinse ad aprirsi alla sua passione, bruciò via le sue resistenze fino a quando non la sentì abbandonarsi contro di lui come quella prima volta, nella penombra verdognola delle scale, il corpo finalmente padrone sulla ragione.
E lui? Credeva di essere immune? Il profumo esotico che lo avvolgeva, le morbide curve premute contro di lui, il lieve mormorio che accompagnava il loro bacio. Gli girava la testa, era intossicato da lei, ubriaco di un alcolico così potente.
Bernard si staccò con un atto di volontà. «Pronta?» Helena aveva gli occhi ancora chiusi e la bocca umida dei suoi baci. La vide annuire mentre apriva i pozzi neri annebbiati dalla passione.
«Aspetta qui.» Le sfiorò la punta del naso e si allontanò verso il finestrone. Si fermò davanti alla vista e trasse un lento respiro. Cinque secondi. Gli servivano cinque secondi per riguadagnare la sua compostezza. Le luci di Londra gli trasmisero un po’ del loro potere e quando posò le mani sulla benda avevano smesso di tremare.
Si girò con la fascia nera di seta tra le mani. «Prima questa.»
Helena guardò la stoffa e poi il suo viso con un sopracciglio alzato. Aveva recuperato in fretta la lucidità.
«Ho già vinto?» la provocò, ritirando le mani.
Lei si mise i pugni sui fianchi. «Ti piacerebbe.»
No! si disse Bernard. Per niente.
Aveva desiderato quella donna dal momento in cui l’aveva vista ridere sotto il cielo plumbeo di Donington e quell’unico raggio di sole aveva fatto brillare i suoi capelli come ossidiana, pietra nata da un vulcano. Così se l’era immaginata, una creatura nata dal calore sotterraneo della terra. Più che vincere quelle quattromila sterline, gli importava scoprire com’era davvero.
Le si avvicinò con la benda alzata, e Helena gli porse il viso. La determinazione su quelle labbra carnose era una tentazione troppo grande. Dopo averle annodato la striscia di seta dietro la testa, vi passò la lingua. Lei trasalì, aprendo la bocca, e Bernard sfidò la sua a uscire dalla protezione delle labbra. Giocarono un po’, una danza sensuale che sconfinava nel duello, fino a quando si fermò, chiudendo i denti. «Tentatrice.»
Helena rise di lui, e a Bernard dispiacque non poter vedere le stelle accendersi nel cielo notturno dietro quella benda.
Fece scivolare le dita lungo il braccio e glielo sollevò per ammirarne il corpo fasciato nello chiffon. Le spalle ben tornite, i seni alti e pieni che ammiccavano sotto la scollatura, la vita stretta, le lunghe gambe che finivano dentro il sandalo da schiava, legato su per la caviglia. Era un’apparizione!
«Voglio scartarti.» Doveva scoprire cosa c’era sotto.
Avvicinò il viso alla base del collo e inalò il suo profumo. «Mmm… cioccolato.» Con la lingua percorse la strada fino all’orecchio. «Fondente.» Appoggiò le labbra e succhiò piano. «Speziato.» Vi affondò i denti facendola sussultare con un gemito. Poi leccò via il pizzicore. «Afrodisiaco.»
Le mani di Bernard andarono alla cerniera sulla schiena. I dentini si aprirono a uno a uno, fino a far scivolare le maniche e abbassare la scollatura.
Helena alzò le mani d’istinto e Bernard le strinse ai polsi. «Ferma. Ricordi? Carta bianca. Non posso legarti adesso.» Helena se le lasciò abbassare.
Bernard terminò di liberare il busto e lasciò l’abito penzolare dalla fascia elastica che le definiva la vita.
Il push up di raso bianco conteneva a fatica il seno voluttuoso che minacciava di sfuggire. Bernard cedette alla tentazione, posò le labbra sul promontorio trattenuto a stento, la lingua lungo il solco centrale.
Ancora quel profumo… doveva metterci sopra le mani.
Sganciò il reggiseno e liberò i due seni. I capezzoli grandi e bruni risaltavano contro il caramello della pelle. Bernard scelse quello destro e leccò una, due, tre volte, gratificato da piccoli sussulti. Poi soffiò e lo guardò ergersi in tutta la sua magnificenza. Un capolavoro. Largo, grosso, perfetto.
Avvolse le labbra intorno e succhiò con la forza del suo desiderio.
«Ahh!» Questa volta Helena non provò a fingere indifferenza. Tentò di alzare le braccia per respingerlo ma Bernard la bloccò senza smettere di succhiare e gliele portò dietro la schiena.
Si prese il suo tempo per assaporare a fondo quel frutto selvatico e poi si staccò. «Allora? Vuoi fare la brava?»
Helena aveva qualche difficoltà a prendere fiato, riaprì gli occhi offuscati verso di lui. «Ok.» Si leccò le labbra. Quella punta rosea sembrò accarezzare qualcosa di molto intimo, e Bernard mugolò.
Le baciò l’altro capezzolo per poi attaccarsi con determinazione anche a lui, un braccio attorno alla vita per sostenerla.
«Abbiamo solo cominciato» le sussurrò contro il bocciolo scuro prima di mordicchiarlo. Un altro gemito a voce alta.
Il sangue prese a scorrergli più veloce. Voleva renderla rauca alla fine della serata. Afona.
Prese l’elastico del vestito e l’abbassò, scoprendo l’addome piatto e i fianchi rotondi. Il tanga bianco, fermato da due fili sopra le anche, comparve sotto la vaporosa stoffa azzurra. Bernard si accosciò per portare a termine la sua missione. Le lunghe gambe perfette lo indussero ad accarezzarne la pelle, resa lucida da qualche magia cosmetica. «Lo so di essere banale, ma quando ti tocco riesco a pensare solo al velluto.»
Le sfilò il vestito dai piedi e baciò le caviglie prima di buttarlo su una sedia. Poi avvicinò il viso al tanga e depose un bacio sulla stoffa lucida, quasi tra le gambe. «Senti… Il profumo dell’eccitazione.» Appoggiò due dita sul filo delle mutandine e le tolse, trovando solo una piccola striscia scura al centro.
Bernard non era un amante del «tutto nudo», ma quella cura precisa gli fece fare pensieri davvero intriganti. Chi era Helena? Un’acerba monella, un’innocente peccatrice, una candida maliziosa? Quale lato di lei avrebbe scoperto quella sera?
Vi depose un bacio. «Davvero eccitante.»
Poi si rialzò.
«Tutto qui?» Voleva fare la spavalda con lui. Non sapeva di avere già perso?
Il petto si sollevava più in fretta, la pelle alla base del collo pulsava al ritmo di una polka e un lieve velo di sudore le ricopriva la fronte. Cercava di convincere se stessa?
Bernard depose le labbra sul battito arterioso per sentirne il ritmo contro la lingua. «Non abbiamo neppure cominciato, bellezza.»
Le prese la mano e la guidò verso la zona soggiorno, verso la chaise longue su cui aveva intenzione di intascare il suo primo punto. Nel ...