Nel segno della passione
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Nel segno della passione

Fuoco

  1. 288 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Nel segno della passione

Fuoco

Informazioni su questo libro

Se l'uomo che desideri parte diretto verso l'altra parte del mondo e tu hai passato i trentacinque, non c'è più tempo di aspettarlo. È arrivato il momento di smettere di inseguire Bilancia inaffidabili come Massimo: Francesca lo sa, e prova ogni giorno a ricordarselo tra le braccia di Stefano, un Toro che con lei vuole fare sul serio. La sua vita adesso è a un punto di svolta: il nuovo lavoro in radio non potrebbe andare meglio, a Roma è arrivata l'estate e le sue migliori amiche sono piene di novità elettrizzanti. Peccato che a una Scorpione i cambiamenti non bastino, se dentro non sente bruciare la passione. Così una settimana sotto il sole di Capri e un ritorno di fiamma col raffinato viveur Alessandro (Leone) risvegliano i suoi desideri. Anche le vacanze più intense, però, prima o poi finiscono, le ossessioni tornano a galla e con loro ricompare Massimo La Notte. Dimenticarlo è stato impossibile, eppure neanche un soggiorno tremendamente romantico con lui in riva all'oceano serve a ritrovarsi, se a mettersi contro di loro sono proprio le stelle…

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2015
Print ISBN
9788817082297
eBook ISBN
9788858679203

1

La pista è spazzata da un vento che porta con sé una sabbia fine, insistente, capace di intrufolarsi sotto il foulard. Me lo annodo meglio al collo mentre avanzo verso la figura che mi aspetta poco lontano. I motori dell’aereo stanno già rombando.
«Massimo» gli tendo entrambe le mani. Le prende nelle sue, si china a baciarle, prima una, poi l’altra, ma le sue labbra come sempre non arrivano a toccare la pelle. Sento solo il suo fiato caldo, più caldo del vento.
«Francesca. Allora sei venuta.»
«Sì Massimo, sono venuta, però…»
«Andiamo, l’aereo non aspetta.»
Mi prende per mano e si volta per avviarsi, ma non mi muovo. Lo guardo con il cuore che batte all’impazzata, mi imprimo nella mente i suoi capelli biondi appena un po’ lunghi, l’aria seducente e irresistibile da Lawrence d’Arabia appena uscito da una tenda da campo in uniforme da cerimonia, gli occhi color laguna blu.
Mi scruta perplesso. «Che cosa c’è? Andiamo, è ora!»
«Massimo…» Il pensiero che forse è l’ultima volta in cui pronuncio il suo nome è come una stilettata. «Io non sarò su quell’aereo.»
«Ma come? Dobbiamo andare a Singapore. Non possiamo certo restare qui, dopo lo scherzo che abbiamo giocato ai nazisti!»
«Tu devi partire. Io mi nasconderò, me la caverò in qualche modo, non temere.»
«Allora verrò con te!» Mi prende tra le braccia, con impeto, e sottrarmi alla sua stretta è quasi più di quanto io possa sopportare.
«No» rispondo con voce spezzata, e mi giro a indicare una persona che sta avanzando verso di noi, alle mie spalle. «Lei verrà con te.»
Massimo alza gli occhi. «Ludovica!»
In piedi dietro di me c’è Ludovica Ricci Barberini, vestita da geisha.
«Ho detto Singapore, non Tokyo!» la rimprovero.
«Scusami!» Ludovica entra in una vicina cabina telefonica e ne emerge in un completo pantalone. La giacca ha il colletto alla Mao. «Va meglio, così?»
«Francesca, cosa significa tutto questo?» chiede Massimo.
«Devi andare. Devi portare a termine la tua missione.» Gli ficco in mano un fascio di menabò del primo numero di «Style Bazaar Asia». «Se non lo facessi te ne pentiresti. Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.»
Il rombo dell’aereo si fa assordante.
Tanto assordante che mi sveglio di soprassalto.
Il cuore mi batte all’impazzata, il pensiero della separazione mi invade la mente, e il rumore assordante è quello del camion della monnezza che sta passando sotto casa. Mi domando perché passino sempre di mattina, quando possono svegliare metà della popolazione e bloccare il traffico per l’altra metà. Facessero i loro giri a mezzogiorno o a mezzanotte, almeno creerebbero solo uno dei due problemi, medito pigra, girandomi tra le lenzuola di cotone nere con stampato Capitan Harlock. Sono il regalo natalizio di mio fratello Claudio, appassionato di cartoni animati vintage oltre che di motori e di stranezze del mondo animale. In questa settimana di morale sotto le scarpe devo ammettere che lo sfregiato Capitano è più o meno l’unico uomo con cui io abbia voglia di andare a letto. Il che, per una donna dello Scorpione, è un sintomo preoccupante.
Domani Massimo La Notte partirà per Singapore, per sovrintendere il lancio del nuovo «Style Bazaar Asia». E il mio subconscio mi ha appena spiegato chiaramente cosa pensa di questo nuovo sviluppo. Come tutte le donne mi sono sempre chiesta cos’avrei fatto al posto di Ingrid Bergman nel finale di Casablanca… Pensare che bastava cambiare prospettiva: non sono Ilse, sono Rick. Massimo partirà, e io me ne resterò a terra in balia dei cattivi, con il cuore spezzato e un sorriso da vera dura sulla faccia. Per fortuna mi ha svegliato il camion.
Di solito passa più tardi, penso aprendo pigramente un occhio per guardare la sveglia.
9.27, segna il display.
In che senso? Mi drizzo a sedere sul letto. Perché non ha suonato? Proprio oggi, il giorno della mega-riunione plenaria sugli obiettivi di produzione della seconda parte dell’anno… Che comincia alle 10. E Achille Martinetti, il mio capo nonché fondatore dell’azienda per cui lavoro, produttrice di un nuovo tessuto emozionale, ha per i ritardi e le disattenzioni tutta la comprensione e la flessibilità tipiche di un Capricorno. Cioè zero. La sua lucidità e la sua intelligenza sono costante fonte di ispirazione, ma sa essere gelido e crudele come pochi altri. Per il profitto passerebbe sopra a qualunque sentimento umano, dettaglio impensabile per un’emotiva come me. Per quanto mi riguarda non c’è lavoro perfetto che tenga senza un’armonia nei rapporti interpersonali, e sarà forse per questo che non farò mai né soldi né carriera.
Rotolo giù dal letto pensando che forse ce la faccio. Se raccatto dal pavimento i vestiti di ieri, rinuncio alla doccia, al trucco e a pettinarmi, ed esco di casa con lo spazzolino in bocca ce la faccio. Chiamo un taxi per non dover parcheggiare e poi faccio un’altra telefonata strategica. È un lusso confortante illudersi ogni tanto di essere a New York e farsi trasportare a destinazione nel caos cittadino, salvo poi sborsare una fortuna e avere a malapena i soldi per il pranzo.
«Francesca! Tesoro, dove sei? Martinetti è già venuto due volte a chiedermi tue notizie.»
«È molto nervoso?»
«Nervoso non è la parola, Francè. Sta saltellando su e giù per l’ufficio che neanche Keith Richards quando si arrampicò su una palma.»
«Sono bloccata nel traffico, dal maledetto camion della monnezza… in panne.»
Il tassista mi lancia uno sguardo sardonico nello specchietto. Lo guardo implorante. Mi fa cenno che le sue labbra sono sigillate.
«Fede, puoi stampare tu i documenti per la riunione? Trovi il file sul desktop del mio computer, nel bel mezzo dello schermo.»
Sento che si alza e imbocca il corridoio per andare nel mio ufficio. Benedetti gli amici sul lavoro. Senza Federico, capo del marketing nella mia stessa azienda e compagno di pause caffè, crisi di look e pianti su uomini crudeli, in ufficio sarei una nave alla deriva.
«Se mi becca Martinetti penserà che sto cercando di hackerare il tuo account di Yoox per comprarmi delle décolleté con il tacco pitonato» mi avverte.
«Comprane un paio anche a lui così ti perdona.» Non riesco a non sorridere al pensiero di Martinetti, con la sua pettinatura da Big Jim, inerpicato su un paio di Manolo tacco 12. «Fede, ne servono dodici copie.»
«Sì, aspetta che accendo… Tesoro, c’è una password, qual è?»
«MaledettoBilancia69.» Accidenti, ora mi toccherà cambiarla. Era così comoda, il tipo di cosa che se hai conosciuto anche solo un uomo Bilancia nella vita ti viene in mente ogni mattina senza neanche pensarci.
Il tassista ride sotto i baffi.
«Scusi, lei di che segno è?» gli chiedo appena metto giù con Federico.
«Leone» risponde, evidentemente lieto di non essere Bilancia.
«Splendido, allora guidi un po’ più da Leone che sono in ritardo.»
Dieci miracolosi minuti dopo gli lancio i soldi della corsa e una generosa mancia e mi precipito su per le scale, direttamente nella sala riunioni. Sono le 10.05 e dieci teste si voltano a guardarmi mentre irrompo trafelata. L’undicesima, quella di Martinetti, non si volta perché la sua posizione a capotavola è proprio di fronte alla porta. Dietro di lui la presentazione è già avviata sul grande schermo.
«Scusate, il traffico» anso sedendomi.
«Valentini, in questa città le buone scuse per arrivare in ritardo non mancano» decreta serio. «Neve, pioggia o qualunque condizione meteo diversa da “soleggiato con leggera brezza”. Il Papa che le ha fatto un’improvvisata mattutina per la benedizione pasquale. Perfino una grave depressione indotta dalla sconfitta della Roma. Ma il traffico no, non è una scusa accettabile.»
Chiunque penserebbe che sta scherzando, purtroppo però non è così. Martinetti è davvero il tipo che ti rimprovera perché non sei professionale nel raccontare panzane sul lavoro. Dategli un cuore di riserva, e subito.
«Ora si sieda e proseguiamo» aggiunge. «Se nel frattempo riesce anche a darsi una sistemata ai capelli, è meglio. Sembra appena uscita da un cespuglio.»
Oggi è proprio in vena di cabaret, penso arrossendo e fissando gli occhi sul blocco note bianco davanti a me. Tutto pur di non vedere l’odioso sorrisetto di Patrizia dell’ufficio comunicazione, che mi odia e gode nel vedermi umiliata. Anche questo è colpa tua, Massimo La Notte, penso con ferocia. Non è proprio così, ma la collera aiuta.
Per consolarmi, Federico mi porta a pranzo al ristorante siciliano. Ma né il fulgore della giornata di maggio né il vapore bollente e odoroso di ragù che si sprigiona quando addento l’arancino di riso riescono a tirarmi su di morale.
«Non c’era bisogno di umiliarmi» brontolo per la dodicesima volta. «A volte penso che ce l’abbia con me, da quando ha scoperto che collaboro con Radio Arsenico.»
Quello per la radio è solo un lavoretto part-time come ricercatrice per la redazione di un programma musicale in una piccola radio della capitale. Ormai sono quattro mesi che lo faccio, ma finché ho potuto non ne ho parlato in ufficio. Temevo che succedesse quello che poi ovviamente è successo: Martinetti ora è convinto che io non dia più il cento per cento come sua segretaria perché ho la testa altrove.
È la verità, ma non dove pensa lui.
«Be’, hai fatto bene a tenerlo nascosto a lui.» Federico azzanna il suo panzerotto e uno schizzo di pomodoro per poco non mi colpisce in un occhio. «Ma a me potevi dirlo, però!»
«Non volevo costringerti a sotterfugi.»
«Bah. Quasi quasi non ti dico la mia grande notizia, così impari.»
«Tanto lo so che se non mi dici la grande notizia scoppi.» Lo conosco troppo bene, Federico, sono cinque anni che ci scambiamo oroscopi, storie di maschi crudeli, e in un paio di memorabili occasioni anche il rossetto. «Dài, che c’è di nuovo? L’orribile Aldo ha finalmente deciso di lasciare sua moglie e scappare con te verso il tramonto?»
Un fugace sguardo di rimpianto gli attraversa gli occhi, poi Federico scuote con veemenza il capo. La storia con l’orribile Aldo dura ormai da quasi tre mesi e lo ha ridotto al lumicino, dopo che si era ripromesso di non innamorarsi mai più di un uomo sposato.
«No. Sono io che ho deciso di lasciare l’orribile Aldo» dichiara, ma la vera bomba è quello che segue. «E lascio anche il lavoro. E Roma.»
Mentre Federico comincia a raccontarmi la svolta che sta per far virare i binari della sua vita lontano da me, l’arancino fragrante all’improvviso ha il sapore dei tramezzini della stazione, dei cappuccini dell’aeroporto, di un milione di addii che arrivano tutti insieme a chiedere il conto.
«E comunque “Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente” non è Casablanca. È Giorgio Gaber» mi dice Marianna al telefono. Ho approfittato della pausa caffè pomeridiana per chiamarla, avevo bisogno di sentirle dire che lei non ha intenzione di scomparire dalla mia vita, perlomeno non nell’immediato futuro. Già che c’ero le ho raccontato il mio sogno di stanotte e avrei dovuto ricordarmi che Marianna è del Toro, un’adorabile donna pratica che adora mettere i puntini sulle “i”, avere il controllo di ogni cosa, persona, genere e specie esistente. E il suo ascendente Vergine amplifica l’essere rompipalle. «Si vede proprio che hai abitato a Milano» aggiunge prendendomi in giro...

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