Con il suo stile prodigioso, la sua bellezza corretta e ricercata, pura e fiorita, questo libro fu un avvenimento. Così lo considerava Balzac, che volle subito conoscere l'autore. [...] Questo romanzo, questo racconto, questo quadro, questa fantasticheria continuata con l'ostinazione di un pittore, questa specie di inno alla Bellezza, aveva soprattutto come grande risultato di porre definitivamente la condizione generatrice delle operer d'arte, cioè l'amore esclusivo del Belllo, l'idea fissa.

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- Italian
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Mademoiselle de Maupin
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CAPITOLO DICIASSETTESIMO
«Sarete certamente molto stupito, mio caro d’Albert, di quel che sto facendo dopo quel che ho fatto. Ve lo consento: ne avete motivo. Scommetto che mi avete già dato almeno venti di quegli epiteti che avevamo convenuto di cancellare dal vostro vocabolario: perfida, incostante, scellerata: non è così? Perlomeno non mi chiamerete fredda e insensibile, ed è tanto di guadagnato. Mi maledite, ma vi sbagliate. Mi desideravate, mi amavate, ero il vostro ideale: benissimo; vi ho concesso immediatamente quello che volevate: colpa vostra se non l’avete avuto prima. Ho accettato con la più grande disponibilità di dare un corpo al vostro sogno. Vi ho dato quello che certamente non darò più a nessuno: una sorpresa, questa, che non vi aspettavate, e di cui dovreste essermi più grato. Ora che vi ho soddisfatto, mi va di andarmene. Che c’è di tanto mostruoso?
Mi avete avuta interamente e incondizionatamente per tutta una notte: che volete di più? Un’altra notte e poi ancora un’altra; se necessario vi accontentereste anche del giorno. Continuereste così fino a quando non sareste stanco di me. Vi sento di qui esclamare molto galantemente che non sono di quelle di cui ci si stanca. Oh Dio, di me come delle altre!
Durerebbe sei mesi, due anni, perfino dieci anni, se volete, ma tutto deve pur sempre finire. Mi terreste con voi per una specie di sentimento di cortesia, o perché non avreste il coraggio di dirmi che non mi volete più. Perché aspettare di giungere a questo punto?
E poi, sarei forse io a cessare di amarvi. Mi siete sembrato piacevole; può darsi che, a furia di vedervi, mi sareste apparso detestabile. Perdonatemi questa supposizione. Vivendo in grande intimità con voi, avrei avuto certamente l’occasione di vedervi in berretto di cotone o in una qualche situazione domestica ridicola e comica. Avreste necessariamente perduto quell’aspetto romanzesco e misterioso che mi seduce più di ogni altra cosa, e il vostro carattere, compreso meglio, non mi sarebbe parso così originale. Avendovi accanto a me, mi sarei occupata meno di voi, pressappoco come si fa con quei libri che non si aprono mai perché li si ha nella propria biblioteca. Il vostro naso, o il vostro intelletto, non mi sarebbero sembrati proprio così ben fatti; mi sarei accorta che il vostro vestito vi andava male e che le vostre calze non erano ben tese; avrei avuto mille delusioni di questo genere, che mi avrebbero fatto particolarmente soffrire, e alla fine sarei giunta a questa conclusione: che decisamente non avevate né cuore né anima e che ero destinata a non essere compresa in amore.
Voi mi adorate e io vi ricambio. Non avete da farmi il più piccolo rimprovero, e io non ho da dolermi minimamente di voi. Vi sono stata assolutamente fedele per tutto il tempo dei nostri amori. Non vi ho ingannato in nulla. Non avevo né seno finto né finta virtù: avete avuto l’estrema bontà di dirmi che ero ancora più bella di quanto immaginaste. Per la bellezza che vi davo, mi avete dato in cambio molto piacere: siamo pari: io me ne vado per la mia strada e voi ve ne andate per la vostra, e può darsi che ci ritroveremo agli antipodi. Vivete in questa speranza.
Forse credete che non vi ami, visto che vi lascio. Riconoscerete in séguito la verità di quanto sto per dirvi. Se vi avessi tenuto in minor conto, sarei rimasta, e vi avrei versato la bevanda insipida sino alla feccia. Il vostro amore sarebbe stato ben presto sfinito di noia; dopo un po’ di tempo mi avreste perfettamente dimenticata e, rileggendo il mio nome nell’elenco delle vostre conquiste, vi sareste chiesto: “Chi diavolo era mai costei?”. Ho almeno la soddisfazione di pensare che vi ricorderete di me piuttosto che di un’altra. Il vostro desiderio inappagato aprirà ancora le sue ali per volare a me; per voi, sarò sempre qualcosa di desiderabile dove la vostra fantasia amerà ritornare, e spero che, nel letto delle amanti che potrete avere, penserete qualche volta a quell’unica notte che avete trascorso con me.
Mai sarete più amabile di quant...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- FIORI DEL MALE
- CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE
- OPERE PRINCIPALI DI THÉOPHILE GAUTIER
- BIBLIOGRAFIA MINIMA
- PREFAZIONE
- CAPITOLO PRIMO
- CAPITOLO SECONDO
- CAPITOLO TERZO
- CAPITOLO QUARTO
- CAPITOLO QUINTO
- CAPITOLO SESTO
- CAPITOLO SETTIMO
- CAPITOLO OTTAVO
- CAPITOLO NONO
- CAPITOLO DECIMO
- CAPITOLO UNDICESIMO
- CAPITOLO DODICESIMO
- CAPITOLO TREDICESIMO
- CAPITOLO QUATTORDICESIMO
- CAPITOLO QUINDICESIMO
- CAPITOLO SEDICESIMO
- CAPITOLO DICIASSETTESIMO