AL-TABAR? è stato uno dei più importanti intellettuali persiani del IX e X secolo, autore di una grande Storia degli Inviati (di Dio) e dei Re che, dall'antichità fino ai giorni nostri, ha sempre incontrato il favore di studiosi e lettori: un'opera in cui il taglio epico convive con il rigore storico della migliore tradizione annalistica. Da questo caposaldo della cultura araba è tratta la Vita di Maometto. Dalla chiamata sul monte Hirà, all'ègira, alla conclusione dell'esistenza terrena, la vita del Profeta scorre in un affresco affascinante; punti di riferimento fondamentali per ogni musulmano, come le battaglie di Badr e di Uhud, rivivono con lo stesso pathos che ritroviamo in racconti a noi più familiari, come la rievocazione delle Termopili. La nostra cultura si arricchisce così di un testo classico da una tradizione lontana ma, oggi più che mai, imprescindibile.

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Vita di Maometto
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Theology & ReligionCategoria
Religious BiographiesLA RIVELAZIONE DI MAOMETTO
di Pietro Citati
dp n="418" folio="396" ? dp n="419" folio="397" ?Passati i quarant’anni, Maometto ebbe le prime visioni. La notte gli compariva in sogno una figura enorme e sconosciuta, che con la testa toccava il cielo e con i piedi la terra, e si avvicinava per afferrarlo. Durante il giorno, mentre camminava per la campagna sentiva delle voci uscire dai sassi, dai muri e dai ventri degli animali: voci che gli dicevano: «Salute, o apostolo di Dio». Il divino gli si presentava come l’esperienza del tremendo: una forza che non aveva nome, che poteva venire da tutte le parti, che non aveva nulla a che fare col bene, che era solo contraddistinta dalla propria potenza, irrompeva sopra di lui, lo afferrava, lo dominava, e voleva soggezione senza limiti. Maometto aveva terrore di queste voci e di queste visioni. Era sconvolto da brividi di freddo o si copriva di sudore: strani suoni di campana o fruscii di lontane ali celestiali o fragori gli risuonavano nella mente, e restava a terra senza coscienza.
Come confessò più tardi, gli sembrava che qualcuno infinitamente possente gli stesse strappando l’anima a pezzi. Diventò inquieto: temeva di impazzire o di essere posseduto da un demone: «O Hadīǧah – disse alla vecchia moglie – temo di diventare pazzo». «Perché?» gli domandò lei. «Sento in me i segni degli indemoniati: voci misteriose per le strade, figure enormi nel sonno». Hadīǧah gli rispose: «O Maometto, non inquietarti. Con le qualità che hai, tu che non adori gli idoli, tu che ti astieni dal vino e dal vizio, che fuggi la menzogna, che pratichi la probità, la generosità e la carità, non hai nulla da temere. Dio non ti lascerà cadere sotto il potere dei demoni».
Spesso Maometto lasciava la città, e saliva in una caverna sulle colline di al-Hirā’, passando le notti nella meditazione e nell’adorazione, come un monaco cristiano. Una notte, mentre stava dormendo, la figura enorme dei primi incubi gli si presentò di nuovo in sogno. Aveva in mano un copriletto di broccato: sopra c‘era scritto qualcosa. Gli disse: «Leggi». Maometto rispose: «Cosa mai devo leggere?». La figura lo strinse con tanta forza che Maometto pensò di morire. Tre volte gli impose: «Leggi!», tre volte Maometto rifiutò; finché, soltanto per liberarsi, rispose: «Cosa devo dunque leggere?». L’altro rispose:
«Leggi in nome di quel Dio che creò,
che creò l’uomo da un grumo di sangue.
Leggi! Il tuo Signore è il più generoso,
ha insegnato per mezzo del calamo,
ha insegnato all’uomo quello che non sapeva».
che creò l’uomo da un grumo di sangue.
Leggi! Il tuo Signore è il più generoso,
ha insegnato per mezzo del calamo,
ha insegnato all’uomo quello che non sapeva».
Secondo la tradizione islamica, erano i primi versi del Corano.
Maometto lesse, e la figura si allontanò da lui. Quando si svegliò, le parole erano scritte nel suo cuore. Aveva ripetuto l’esperienza di Ezechiele e di Giovanni, nell’Apocalisse. Qualcuno gli aveva imposto con la violenza uno scritto vergato in un altro mondo: Ezechiele e Giovanni l’avevano ingoiato; lui l’aveva fatto diventare parte del cuore e del corpo. Soltanto attraverso questa totale appropriazione fisica, la rivelazione celeste era divenuta Apocalisse, e ora sarebbe divenuta Corano. Ezechiele e Giovanni avevano accettato senza timore il libro dal sapore dolce-amaro, certi del suo carattere sacro. Più dubbioso, inquieto e consapevole dell’ambiguità della parola ispirata, Maometto non osava accettare la rivelazione. Temeva di essere un «poeta estatico» o un «uomo posseduto»: uno di quei kahin, che in Arabia profetavano ispirati dai demoni.
Travolto dall’angoscia, avrebbe voluto uccidersi, e cercò di precipitarsi dalla collina. In quel momento, udì una voce dal cielo. Girò la testa, e scorse l’angelo Gabriele, con i piedi a cavalcioni sull’orizzonte, che diceva: «O Maometto, tu sei l’apostolo di Dio e io sono Gabriele!». Rimase stupito: girò la faccia dall’altra parte, e verso qualunque luogo del cielo guardasse, dovunque spingesse gli occhi ansiosi, scorgeva il corpo del grande angelo. Gabriele lo prese dolcemente tra le ali, in modo che non potesse muoversi, e gli ripeté: «Non temere, tu sei il profeta di Dio, e io sono Gabriele, l’angelo di Dio».
Maometto discese dalla collina: tremava in tutto il corpo per il terrore della rivelazione, ma ripeteva tra sé le frasi di Gabriele, le prime frasi di quello che sarebbe diventato il suo libro, che cominciavano a rassicurarlo. Tornò a casa, raccontò la visione a Hadīǧah, e le disse le parole dell’angelo. Poi fu ancora colto dal freddo e chinò la testa chiedendo: «Coprimi! Coprimi!». La moglie lo avvolse in un mantello, e lui si addormentò al suolo, come un bambino terrorizzato. Hadīǧah andò da un vicino. Mentre Maometto dormiva, Gabriele entrò nella casa e gli parlò: «Alzati, tu che sei coperto con un mantello». Maometto si risvegliò e rispose: «Eccomi, che debbo fare?». E Gabriele: «Alzati e avverti gli uomini e chiamali a Dio». Maometto gettò via il mantello e si alzò. Quando la moglie tornò, gli disse: «Perché non dormi, e non ti riposi?». Maometto rispose: «Il mio sonno e il mio riposo sono finiti. Gabriele è tornato, e mi ha ordinato di trasmettere il messaggio di Dio agli uomini».
dp n="422" folio="400" ? Nella rivelazione di Dio a Maometto, come la raccontano Ibn Ishāq, Ṭabarī e la tradizione antica, qualcosa di sublime e di unico, una grandiosa esperienza originaria, tocca la linea dei semplici fatti umani. Molti hanno fantasticato su quale avrebbe potuto essere la vita di Maometto, se la visione l’avesse occupato completamente, ed egli si fosse accontentato di ascoltare senza fine la Voce, come un mistico, senza uscire dalla caverna. Ma Maometto discese dalla caverna, e conquistò la terra. Dopo di allora, continuò a vivere nel sacro: il sovrannaturale riempiva la sua esistenza; Dio gli rivelava tutte le cose, anche il luogo dove si era perduto un cammello nel deserto o dove si era impigliata la sua briglia.
Il sacro non trasformò Maometto. Lasciò che egli abitasse nel suo mondo totalmente umano, tra passioni totalmente umane, come se il compito del sacro fosse non di trasformare il mondo, ma consacrarlo come è, nella sua realtà quotidiana. Qualche secolo dopo, i mistici sufi sostennero che Maometto dovette superare una grande difficoltà, per uscire dalla caverna e adattarsi alla vita di ogni giorno. Nel racconto degli scrittori antichi, Maometto non conobbe invece né difficoltà né prove. Per loro, la sua esperienza religiosa e quella di capo politico, che a un lettore dei Vangeli sembrano inconciliabili, non sono divise da nessuna frattura e da nessuna opposizione. Il visionario imbracciò la spada, senza dimenticare la visione che l’aveva sconvolto.
l’antica tradizione islamica non tenta nessuna di quelle idealizzazioni, che qualsiasi agiografo occidentale avrebbe compiuto. Ora Maometto si vendica di chi lo ha offeso, fa massacrare tribù di ebrei, assale a tradimento i ne...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- INTRODUZIONE
- Dedica
- NOTA
- CAPITOLO I - Nascita del Profeta
- CAPITOLO II - L’infanzia del Profeta
- CAPITOLO III - Storia del monaco Baḥīrā
- CAPITOLO IV - I segni e i miracoli del Profeta
- CAPITOLO V - Intorno alla differenza dei sistemi cronologici
- CAPITOLO VI - Genealogia del Profeta
- CAPITOLO VII - Matrimonio del Profeta con Hadīǧah
- CAPITOLO VIII - La ricostruzione del tempio della Càaba
- CAPITOLO IX - Missione di Maometto
- CAPITOLO X - La conversione di Abū Bakr al-Ṣiddīq
- CAPITOLO XI - La conversione di Omar
- CAPITOLO XII - Predicazione pubblica dell’Islàm
- CAPITOLO XIII - l’ègira dei compagni del Profeta in Abissinia. La conversione di Ḥamzāh
- CAPITOLO XIV - La partenza del Profeta per Taìf
- CAPITOLO XV - Apparizione di un drappello di Ǧinn che adottano l’Islàm
- CAPITOLO XVI - L’ègira, del Profeta dalla Mecca a Medina
- CAPITOLO XVII - Arrivo del Profeta e di Abu Bakr a Medina
- CAPITOLO XVIII - Il Profeta fissa l’anno e il mese della nuova era detta dell’ègira
- CAPITOLO XIX - L’ègira del Profeta con Abu Bakr secondo un’altra versione
- CAPITOLO XX - Altra versione dell’ègira del Profeta
- CAPITOLO XXI - Le prime spedizioni del Profeta
- CAPITOLO XXII - La Spedizione di Waddān e Abwā
- CAPITOLO XXIII - La Spedizione di Buwāt
- CAPITOLO XXIV - La Spedizione di Ḏāt al-‘Ušayrah
- CAPITOLO XXV - La prima Spedizione di Badr
- CAPITOLO XXVI - La Spedizione di Baṭn Nahl
- CAPITOLO XXVII - Il cambiamento della Qiblah
- CAPITOLO XXVIII - Istituzione del digiuno del Ramaḍān
- CAPITOLO XXIX - Storia della grande battaglia di Badr
- CAPITOLO XXX - La Spedizione di Kudr
- CAPITOLO XXXI - La Spedizione contro i Banū Qaynuqā‘
- CAPITOLO XXXII - La Spedizione del šawīq o «della farina»
- CAPITOLO XXXIII - La Spedizione di Ḏū Amarr
- CAPITOLO XXXIV - L’uccisione di Ka‘b, figlio di Ašraf
- CAPITOLO XXXV - La Spedizione di Qaradah
- CAPITOLO XXXVI - l’uccisione di Sallām, figlio di Abū al-Ḥuqaiq
- CAPITOLO XXXVII - La battaglia di Uḥud
- CAPITOLO XXXVIII - La Spedizione di Raǧī‘
- CAPITOLO XXXIX - ‘Amr, figlio di Umayyah, il Ḍamrita
- CAPITOLO XL - Ciò che accadde a Bi’r Ma‘ūnah
- CAPITOLO XLI - La Spedizione contro i Banū Nadῑr
- CAPITOLO XLII - La Spedizione di Ḏāt al-Riqā‘
- CAPITOLO XLIII - La Spedizione dell’appuntamento
- CAPITOLO XLIV - Il matrimonio del Profeta con Zaynab, figlia di Ğaḥš
- CAPITOLO XLV - La Spedizione di Dūmat al-Ğandal
- CAPITOLO XLVI - La Guerra del Fossato
- CAPITOLO XLVII - La Spedizione contro i Banū Qurayẓah
- CAPITOLO XLVIII - La Spedizione contro i Banū Liḥyān
- CAPITOLO XLIX - La Spedizione di Ḏū Qarad
- CAPITOLO L - La Spedizione contro i Banū Mustaliq
- CAPITOLO LI - ‘Ā’išah, vittima di una calunnia
- CAPITOLO LII - La Spedizione di Ḥudaybiyyah
- CAPITOLO LIII - Le ambascerie inviate dal Profeta ai re della terra
- CAPITOLO LIV - La Spedizione di Haybar
- CAPITOLO LV - La Spedizione di Fadak
- CAPITOLO LVI - La Spedizione di Wādī al-Qurā’
- CAPITOLO LVII - La Visita del compimento della sua missione
- CAPITOLO LVIII - Le Spedizioni decise dal Profeta nell’ottavo anno dell’ègira
- CAPITOLO LIX - La battaglia di Mu‘tah
- CAPITOLO LX - La conquista della Mecca
- CAPITOLO LXI - La Spedizione di Ḥunayn
- CAPITOLO LXII - La Spedizione di Taìf
- CAPITOLO LXIII - La Spedizione di Tabūk
- CAPITOLO LXIV - La Spedizione contro ‘Adī, figlio di Ḥātim
- CAPITOLO LXV - Le delegazioni delle tribù arabe
- CAPITOLO LXVI - Il pellegrinaggio d’addio
- CAPITOLO LXVII - Riassunto delle spedizioni del Profeta
- CAPITOLO LXVIII - I pellegrinaggi compiuti dal Profeta
- CAPITOLO LXIX - Le donne del Profeta
- CAPITOLO LXX - I liberti del Profeta
- CAPITOLO LXXI - I segretari del Profeta
- CAPITOLO LXXII - I cavalli e le altre cavalcature del Profeta
- CAPITOLO LXXIII - Le armi del Profeta
- CAPITOLO LXXIV - I nomi del Profeta
- CAPITOLO LXXV - Ritratto del Profeta
- CAPITOLO LXXVI - La morte del Profeta
- CAPITOLO LXXVII - Nomina di Abu Bakr
- CAPITOLO LXXVIII - La sepoltura del Profeta
- LA RIVELAZIONE DI MAOMETTO - di Pietro Citati
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