NOTE AI SINGOLI RACCONTI
Queste informazioni su ciascun racconto sono state tratte dal commentario al volume Zapiski Ochotnika, quarto volume dell’edizione delle opere complete di Turgenev (I. S. Turgenev, Polnoe Sobranie Sočinenij i pisem v dvadcati vos’mi tomach. Sočinenija v piatnadcati tomach, Izdatel’stvo Akademii Nauk SSSR, Moskva-Leningrad, 1963 e anni seguenti. Titolo del quarto volume: I. S. Turgenev, Sočinenija. / Tom četvertyj. / Zapiski Ochotnika / 1847-1874, Moskva-Leningrad, 1963). In questo volume la redazione dei testi, delle varianti e i commenti ai diversi racconti sono dovuti a: A. L. Grišunin (Il prato di Biez, Kassian di Bella Spada, I cantori, Il convegno, L’Amleto del distretto di Ščigri, Čertopchanov e Niedopjuskin, Fine di Čertopchanov, Il bosco e la steppa); L. M. Dolotova (Biriuk, Due proprietari di campagna, Lebedian, Tatiana Borissovna e suo nipote, La morte, Piotr Petrovič’ Karataiev, Reliquia vivente, Batte!) e L. N. Smirnova (Chor’ e Kalinyč; Jermolàj e la mugnaia; Acqua di lampone; Il medico del distretto; Il mio vicino Radilov; L’odnodvorets Ovsianikov: L’gov; Il burmistr; L’ufficio).
I. CHOR E KALINYČ
Pubblicato per la prima volta sulla rivista «Sovremennik [Il contemporaneo], n. 1, 1847. Questo racconto venne edito senza numero d’ordine (i numeri cominceranno dal racconto successivo, Jermolàj e la mugnaia). Ciò significa che al momento della pubblicazione di questo racconto Turgenev non aveva ancora in mente l’idea di scrivere un ciclo di racconti e bozzetti. Più che di un racconto, si tratta di un «bozzetto», con la descrizione dei due personaggi, senza nessuna fabula.
Chor’, a testimonianza di letterati e giornalisti contemporanei, corrisponderebbe a un personaggio realmente esistito e conosciuto da Turgenev. Il vero Chor’ sapeva leggere e scrivere: era un servo della gleba, contadino, poi liberato. Turgenev gli mandò il racconto e Chor’ ne fu compiaciuto: lo leggeva a tutti i conoscenti. Anche il noto poeta A. A. Fet visitò (vedi «Russkij Vestnik», 1862, libro V, p. 246) questo contadino, già proprietario di una fattoria (che divenne poi villaggio prospero): Chor’ al tempo della visita di Fet aveva ottant’anni.
Questo racconto (o bozzetto) riflette naturalmente le dispute del tempo, in particolare la disputa tra occidentalisti e slavofili. Chor’ rappresenta un «occidentalismo» diciamo moderato, temperato dal suo buon senso contadino. Già in questo racconto Turgenev mostra che l’illusione di un’armonia tra governo, dirigenti e nobili con i contadini (come la stampa ufficiale e anche slavofila scriveva) era, appunto, un’illusione.
I luoghi in cui si svolge la vita di Chor’ e di Kalinyč (quest’ultimo rappresentante dell’idea «contemplatrice», romantica, in fondo slavofila) si trovano nel distretto di Zizdra (trascrizione scientifica Ziždra), governatorato di Kaluga: distretto in cui si trovano sette paesi appartenenti a Turgenev (con 450 «anime», cioè servi).
Le opere di Akìm Nachimov e la novella «Pinna». A. N. Nakimov (1783-1815) era un poeta, autore di satire, epigrammi, favole. Scrisse in particolare satire contro le «bustarelle» e i gallomani. Pinna era un racconto dello scrittore M. A. Markov (1810-1876): opera mediocre di uno scrittore mediocre.
«e fare smercio in tal modo della canapa, e specialmente della stoppa». Nel testo russo si parla di zamaški: si tratta propriamente di un rozzo tessuto fatto con i cascami della canapa.
II. JERMOLÀI E LA MUGNAIA
Pubblicato per la prima volta sul «Contemporaneo», 1847, n. 5, pp. 130-131 della I sezione. Jermolàj, che qui compare per la prima volta, è il compagno, e amico, del narratore. Il suo prototipo sarebbe il servo della gleba Afanasij Timoteevic’ Alifanov, che apparteneva a un vicino di Turgenev, e che Turgenev in seguitò riscattò e liberò. Dopo la sua morte Turgenev si occupò con grande sollecitudine della sua famiglia. La storia di Arina, la moglie del mugnaio, rifletterebbe in parte una storia avvenuta con la stessa madre di Turgenev, l’autoritaria signora Varvara Petrovna Turgeneva, in parte rappresentata nella signora Zverkova del racconto. La signora Turgeneva costrinse la sua prediletta domestica A. K. Lobanova a mandare i figlioletti a balia, perché non le impedissero di servire come doveva la padrona. Il censore E. Volkov definì molto dannose le parole di Jermolàj che sconsigliava ad Arina di andare dal medico. Estremamente immorale, inoltre, considerò la proposta di Jermolàj alla mugnaia, di andare a stare con lui, in assenza della moglie (che voleva per questo cacciare di casa).
Ista: è un affluente del fiume Oka.
«Nell’andar dal bene amato». Canzone popolare, di cui non si è però trovato il testo completo.
III. ACQUA DI LAMPONE
Prima pubblicazione: «Il contemporaneo», 1848, n. 2, sez. I, pp. 148-157. Il titolo, nel manoscritto, ha la forma: Tuman i Stjopuška. Di fianco, dall’alto, è scritto: Acqua di lampone.
«una sorgente nota in tutti i dintorni col nome di “Acqua di Lampone”». Questa sorgente esiste anche oggi, e forma un fiumicello che va a finire nel fiume Ista. Anche oggi si chiama Acqua di Lampone.
«e del vecchio sagrestano sordo Gherassim»; in realtà Gerasim era stato ktitor, come dice il testo russo, e cioè un «anziano della chiesa». Ma il significato, se applicato a un servo della gleba, era poi quello di guardiano de...