Addio è solo una parola (Youfeel)
eBook - ePub

Addio è solo una parola (Youfeel)

  1. 70 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Addio è solo una parola (Youfeel)

Informazioni su questo libro

Mai guardare il mondo dall'alto senza toccarlo. Dopo anni trascorsi a lavorare in un piccolo studio legale di Colonia, nella vana speranza di diventarne socia, l'avvocatessa Maira Puhl non può immaginare quale grossa sorpresa il destino abbia in serbo per lei. Manfred Stein, il socio anziano di uno dei principali studi della città, la convoca per farle un'offerta irrinunciabile: le cederà parte delle quote se lei in cambio collaborerà con suo figlio e lo convincerà a riprendere il suo vecchio ruolo. Lukas Stein era una giovane promessa del foro, prima di rimanere gravemente ferito in un incidente, e da due anni rifiuta di uscire di casa e di affrontare impegni e responsabilità. Maira accetta la sfida e giorno dopo giorno inizia a confrontarsi e a collaborare con Lukas. Un uomo ricco, arrogante e pieno di cicatrici, e una donna pratica, ambiziosa e indurita dal lavoro. Entrambi convinti di non avere più spazio per quella debolezza chiamata amore. Un romanzo di cadute e risalite, di promesse infrante e sentimenti che non è possibile mettere a tacere. Un racconto che tiene incollati fino alla sentenza finale. Mood: Emozionante - YouFeel è un universo di romanzi digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d'animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Addio è solo una parola (Youfeel) di S.M. May in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2015
eBook ISBN
9788858680322

CAPITOLO SETTE

L’amante perfetta
«E ci dica, Herr Bohl, quando è stata l’ultima volta che ha provveduto alla pulizia del filtro nel bocchettone ZW66H7-1B, lungo l’argine sud?» La mia voce si leva chiara e cristallina nell’aula sovraffollata al secondo piano del tribunale civile, e io non riesco a non trovarla melodiosa e a inorgoglirmi in gran segreto.
Sono in piedi, con un fianco discretamente appoggiato al lungo tavolo di ciliegio dove sono disposti con cura i miei schemi e tutti gli incartamenti della parte resistente. Da questa posizione ho un controllo ferreo sulla poltroncina su cui via via sono stati fatti accomodare i testi chiamati a deporre, e offro al contempo il mio profilo migliore al pubblico che segue con attenzione il botta e risposta.
Herr Bohl, il teste che adesso è di turno sulla graticola, vacilla sulla sua poltroncina e poi cerca di ritrovare il suo equilibrio. «Credo di aver già risposto a questa domanda» dichiara in tono esitante, «poco fa. E per due volte di seguito.»
Immediatamente vedo sia i cancellieri della corte sia il pool di avvocati dei querelanti chinare le teste e scorrere con attenzione le precedenti righe del verbale.
«No, Herr Bohl» io non demordo, «prima le ho chiesto quando aveva provveduto alla pulizia del filtro nel bocchettone ZW66H7-1, lungo l’argine sud, mentre con la domanda numero dodici le ho chiesto quando aveva provveduto alla pulizia del filtro nel bocchettone ZW66H7-1B. Si tratta di due filtri differenti.»
Il teste dondola la testa con lentezza. «Ma è la stessa cosa, avvocato! Sono tutti bocchettoni adiacenti, e li puliamo sempre negli stessi giorni.»
Sorrido e annuisco pazientemente, come una vecchia zia alle prese con un nipotino dispotico. «Il fatto che d’abitudine li puliate insieme non significa che lo facciate sempre. Ne conviene?»
Herr Bohl passa allora dalla modalità teste riluttante a teste ostile. «Non credo di essere in grado di ricordare tutti questi dettagli. Sono obbligato a rispondere?» chiede rivolgendo uno sguardo ansioso verso il giudice.
Prima che il magistrato possa pronunciarsi, io lo intercetto e blocco sul nascere ogni possibilità di obiezione. «Signori, mi rendo conto che si tratta di domande all’apparenza cavillose, ma poiché lo svuotamento di sostanze non lavorate è avvenuto attraverso uno dei tanti bocchettoni dello stabilimento, è importante ricostruire nei dettagli i modi e i tempi dell’attività di manutenzione e pulizia. Attività…» sollevo un braccio e mi spingo indietro a indicare Frau Motze e i membri dell’intero consiglio di amministrazione della Störben, schierati dietro il lungo tavolo di ciliegio, «che la mia cliente ha richiesto e ha pagato con regolarità, confidando che l’impianto di depurazione fosse sempre in regola e in pieno assetto.»
Il giudice fa un cenno silenzioso nella mia direzione e Herr Bohl socchiude i suoi occhietti stizzito, riprendendo a rispondere e aumentando le probabilità di cadere in confusione da lì a poco.
Gongolo. Un altro teste – l’ennesimo della giornata – reso inoffensivo.
Devo ammettere che all’inizio del processo, due giorni fa, ero piuttosto tesa.
Mi sentivo sola e anche un po’ abbandonata, nonostante il rito propiziatorio celebrato sulla terrazza e l’intera stecca di Milka Oreo sgranocchiata durante il tragitto verso il tribunale.
Senza contare che avevo pure scorto volti odiosamente familiari tra il pubblico, tipo quattro o più colleghi di Stein und Stein, e, in terza fila, nonostante il pietoso tentativo di farsi scudo grazie alle persone davanti, un’inconfondibile chioma rosso fuoco. Tutti venuti a tifare contro l’ultima arrivata e a sperare che facesse una magra figura.
Poi però ho visto anche Nigel, il mio vecchio Nigel con cui ho diviso anni di fatiche e soddisfazioni, che mi strizzava l’occhio, e di colpo mi sono sentita rinfrancata. Almeno una persona stava dalla mia parte, per cui tutto il resto è proseguito a meraviglia.
Per due mattine e due pomeriggi ho interrogato una ventina di testimoni a mio favore, tutti reclutati (in che modo non mi interessa e non voglio saperlo) nello Störben Fun Club. E ho controinterrogato una mezza dozzina di testi proposti dagli attori, uomini semplici con un’idea semplice e per questo assai pericolosa: la pretesa di bere acqua potabile che sia immune da fastidiosi effetti collaterali come quello di avvelenare le persone.
Detto così, suona moralmente difficile da digerire, e forse stavolta mi sono davvero ritrovata dalla parte sbagliata per la mia missione difensiva. Se mi guardo con gli occhi degli altri, in effetti, penso di apparire un tantino cinica, come il mio mito Keanu Reeves nella scena iniziale di L’Avvocato del Diavolo.
Be’, un Keanu in versione più femminile ma ugualmente grintoso.
Perché comunque sto provando anche una sensazione meravigliosa, un’euforia sconosciuta che mi scorre sottopelle e mi inebria. In quest’aula non sono la semplice tappabuchi dello studio Von Armin, né l’eterna assistente di qualche avvocato più anziano.
Il mandato è stato conferito a me e a Manfred Stein, e sono qui con il mio nome, Maira Puhl, futura socia del prestigioso Stein und Stein.
A uno a uno, i testi avversari sono scivolati sui dettagli dimenticati, sul loro eccesso di sicurezza, sulla loro stessa ingenuità. Sino all’ultimo, questo pavido e tentennante Herr Bohl che ho appena costretto a deporre esattamente come volevo.
Dopo il discorso conclusivo dei querelanti e la mia lunga replica, la corte si ritira in camera di consiglio per deliberare. So che ci vorrà qualche ora, per cui mi risiedo e comincio a raccogliere le mie carte, mentre il resto della folla defluisce dall’aula.
Continuo ad avere un ottimo presentimento; c’è nell’aria un aspro profumo di vittoria.
E quando noto gli avvocati avversari che corrono a riunirsi in conciliabolo e discutono animatamente, vorrei poter saltare sul tavolo e declamare «Il mondo è mio!», anche se capisco che sarebbe troppo.
Persino per una futura socia di Stein und Stein.
Contro ogni previsione, naturalmente, tra lo sgomento generale e il furore degli attivisti per l’ambiente che picchettavano le scalinate del Landgericht, il tribunale provinciale, l’avvocato Maira Puhl ha vinto in favore degli scarica-merda.
La Störben GmbH non è la diretta responsabile dell’inquinamento della falda, mentre la società di manutenzione è stata condannata a risarcirla per tutti i danni provocati con la propria condotta inadempiente. Un risarcimento a sei zeri!
Alla fine il «caso dei casi» è divenuto la croce e la delizia dei miei ultimi tre mesi e mezzo di lavoro, una grande sfacchinata e una rottura di scatole senza precedenti, ma anche il mio passaporto personale per farmi accettare dai nuovi colleghi e dall’ambiente elitario dei grandi studi legali di Colonia.
Mentre scendo la gradinata secondaria del tribunale, quella riservata agli avvocati desiderosi di sfuggire ai giornalisti e all’incerto plauso della folla, mi arriva un sms dal prezioso pargolo. Sempre lui. Quello che doveva essere il mio collaboratore in quest’avventura, per usare un eufemismo, e che invece se ne è rimasto al sicuro a fare esercizi ginnici e a controllarmi le virgole sulle memorie già scritte, mentre io mi aggiravo per la città con le occhiaie all’altezza delle ginocchia.
La notizia del provvedimento deve essere già arrivata in qualche modo alla sua lussuosa mansarda isolata, perché il messaggino è un incontenibile (per i suoi parametri) fiume di parole. «Cena. Domani. Nove. L.»
Cena e pacca sulla spalla?
Non ha mosso un dito e ora pensa di fare lo splendido, eh?
Sbagliato. Maira la Sanguinaria è capace di dirsi brava da sola, mio caro.
Entro nella prima enoteca che trovo e acquisto uno Château Guiraud 1962 (centottanta euro alla bottiglia, ma faccio intestare la fattura allo studio Stein und Stein, visto che sono spese di rappresentanza), e quindi mi fiondo a casa per crollare priva di sensi sul letto e ronfare – finalmente! – per dodici ore senza più interruzioni.
Alle nove della sera successiva salgo puntuale sull’ascensore del palazzo di Stein figlio, dopo una doccia, uno shampoo e un pomeriggio passato a rovistare in un guardaroba vuoto come una landa desolata.
Dopo tanto vano cercare mi sono stufata, optando per infilarmi nel solito tubino d’ordinanza, quello che indosso in ogni occasione e mi faccio piacere per ogni occasione.
Tanto so già che, a fronte della mia informale banalità, il mio ospite sarà impeccabile.
E infatti Lukas mi attende con addosso un maglione grigio antracite, con un collo alto e soffice che gli accarezza la gola, e morbidi pantaloni neri di vigogna che gli ricadono sulle gambe senza segnarne troppo il contorno.
«Stein, ti devo ancora ringraziare dall’ultima volta che ci siamo visti. Crepi il lupo!» esclamo decisa, e gli infilo la bottiglia di Château Guiraud tra le gambe. «Ecco qua. Va servito freddo, per cui occhio che potresti raggelarti le palle.»
Lukas fa una smorfia di disappunto, afferra la bottiglia con delicatezza e si spinge con la carrozzella verso la cucina. «Però» si sofferma a esaminare l’etichetta, «senza saperlo hai azzeccato l’abbinamento. Ho preparato appunto del carpaccio di pesce spada con pasticcio di patate e zuppa di cavolo nero.»
«Tu cucini?»
«Sì, Maira, cucino.» Lukas sogghigna con la sua bocca storta, ma non sembra troppo contrariato. «Basta mettermi tutto alla giusta altezza e non ci sono ostacoli per me.»
«Invece io non sono una gran cuoca» confesso, «però in compenso sono una donna di grande appetito.»
«Altra qualità da apprezzare, se non fossi il legale degli scarica-merda.»
«Il legale vincente degli scarica-merda» preciso. «Ceniamo subito oppure mi hai invitata qui per avere un resoconto completo della mia incredibile vittoria?»
«Non serve. Anche se mio padre non è a Colonia, gli Stein possono ancora contare su un paio di gole profonde all’interno dello studio. Conosco ogni tua battuta, eccezione o mozione nei minimi dettagli.»
«Cavolo, così mi levi ogni soddisfazione!» sbuffo.
Lui solleva un sopracciglio e la cicatrice sulla guancia si tende leggermente. «So persino che Frau Motze ti ha abbracciata dopo la pronuncia della sentenza. Questo vuol dire saper fidelizzare il cliente.» Stappa il vino, riempie il primo bicchiere e me lo porge. «Dopotutto a quanto pare mio padre ha scelto bene, quando ti ha assunta.»
«Che cosa? Lo dici adesso, dopo avermi accusata di essere la sua amante?»
«Oh, se è per questo tutto lo studio, anzi, tutta Colonia lo pensava, mia cara Maira.»
Non voglio essere sgradevole e acida finché ho la pancia vuota, quindi bevo. Il vino ha un buonissimo sapore, amarognolo e quasi pungente sulla lingua. Intanto Lukas si affaccenda davanti al forno e sembra a suo agio con teglia e presine.
La tavola è già preparata, e anche qui l’odioso recluso mi coglie in contropiede.
Mi sarei aspettata stuoie di povero bambù intrecciato e qualche altro ornamento ecocompatibile. Invece scopro, su una raffinata tovaglia bianca ricamata a roselline, una perfetta disposizione di piatti di porcellana.
«Appartenevano a mia madre.» Lukas sopraggiunge alle mie spalle, mentre io sono ancora intenta a tenerne uno sollevato tra le mani per leggere il marchio sul retro: Rosenthal, autentici. «Mio padre ha dato via quasi tutto, dopo la sua morte, ma alcune cose sono riuscito a metterle da parte.»
«E hai fatto bene» osservo sincera. «Questi piatti sono una meraviglia.»
«Il pasticcio sarà pronto tra qualche minuto. Ti va uno stuzzichino per iniziare?» Indica un vassoio sull’angolo del tavolo, con tondini di pasta sfoglia e capesante gratinate.
Lo guardo diffidente. «Spiegami un po’. Se non sei interessato a conoscere i retroscena del processo, quale è la vera ragione dell’invito?»
«Mi credi se ti dico che mi sento un po’ in colpa nei tuoi confronti?»
«No, non ti credo. Avevi proclamato che un’improbabile vittoria sarebbe stata un merito tutto mio e la quasi certa sconfitta, al contrario, l’espressione di una qualche giustizia divina. A quanto pare il cielo si è astenuto, mentre io ho trionfato. Dunque adesso che cosa vuoi davvero, Stein?»
«Manifestarti il mio apprezzamento, forse.»
La mia diffidenza è salita a livelli stellari. Socchiudo le palpebre. «Per averti sopportato in questi tre mesi e mezzo?»
«Anche. Sei l’unica persona dell’ufficio con cui ho avuto contatti stabili, se si eccettua mio padre e le segretarie che mi girano i documenti e le richieste dei clienti. Ammetto di non essere una persona tanto facile da gestire.»
Non riesco a non trattenere un pensiero improvviso. «Perché, prima lo eri?»
«Intendi prima di finire su questa?» Lukas lascia scorrere lo sguardo sulla carrozzella e poi storce la bocca in quello che vorrebbe essere un sorriso. «Non posso autogiudicarmi, però non credo che ti sarei piaciuto neanche qualche anno fa. Diciamo che l’incidente non ha fatto altro che acutizzare una personalità bastarda che covava sotto la cenere.»
«Adesso sei troppo severo con te stesso» osservo pensierosa, «e in ogni caso dai per scontato di non piacermi. In realtà potrei avere un debole per le personalità bastarde…» Addento una sfoglia ricoperta di paté. «Dopotutto la Sanguinaria non si è fatta una reputazione per la sua dolce...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Capitolo Uno
  4. Capitolo Due
  5. Capitolo Tre
  6. Capitolo Quattro
  7. Capitolo Cinque
  8. Capitolo Sei
  9. Capitolo Sette
  10. Capitolo Otto
  11. Capitolo Nove
  12. Capitolo Dieci
  13. Capitolo Undici
  14. Dedica