La perfida regina è gelosa della bellezza di Biancaneve e cerca in tutti i modi di sbarazzarsi di lei. Ma non sa che la fanciulla può contare su sette fedeli piccoli amici...

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«Ah, se potessi avere una figlia bianca come la neve, rossa come il sangue e con i capelli neri come l’ebano» sospirò la regina.
E dopo nove mesi le nacque una bambina bellissima, con la pelle bianca come la neve e rossa come il sangue, e i capelli lucidi e neri come l’ebano.
La bambina fu chiamata Biancaneve.
Purtroppo, dandola alla luce, la regina morì.
Dopo un anno di lutto, il re riprese moglie.
La nuova sposa era molto bella, ma aveva un cuore arrogante e superbo e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza.


La nuova regina si occupava di arti magiche e possedeva una stanza segreta con un grande specchio fatato. Ogni giorno entrava di nascosto nella stanza e interrogava lo specchio:
Specchio, specchio delle mie brame,
dimmi, chi è la più bella del reame?
E lo specchio rispondeva:
Nel regno, maestà, sei tu la più bella
e splendi fulgida come una stella.
La regina esultava, perché sapeva che lo specchio diceva sempre la verità.
Ma intanto Biancaneve cresceva, e crescendo diventava sempre più bella e più buona. Quando compì i quindici anni, la sua bellezza non aveva pari.


Così, un brutto giorno, la regina entrò nella sua stanza segreta per guardarsi allo specchio e rivolgergli la solita domanda:
Specchio, specchio delle mie brame,
dimmi, chi è la più bella del reame?
Questa volta lo specchio rispose:
Una volta, regina, tu eri la più bella.
Ora è Biancaneve, che splende come stella.
«No! Non è possibile che quella sciocca sia più bella di me!» gridò infuriata la regina. Ma sapeva che lo specchio diceva sempre la verità. Biancaneve aveva preso il suo posto.


«Devo fare qualcosa per liberarmi di Biancaneve» disse la regina, pazza di invidia.
Mandò a chiamare il cacciatore più abile di tutta la corte e non appena l’ebbe davanti, gli ordinò:
«Prendi con te Biancaneve e portala nel bosco. Quando sarai nel folto degli alberi, uccidila, e col tuo coltello tagliale via il cuore e portamelo, come prova della sua morte.»
Il cacciatore ubbidì e portò la fanciulla nel bosco, ma non appena estrasse il coltello, lei scoppiò a piangere:
«Cacciatore, ti prego, non uccidermi! Lasciami vivere. Abiterò nel bosco, e ti prometto che non tornerò mai più al castello.»
La fanciulla era tanto bella e tanto buona che il cacciatore si impietosì e la lasciò andare. Al suo posto catturò una giovane cerbiatta, la uccise, le tolse il cuore e con quello in un piccolo scrigno tornò dalla crudele regina.


Rimasta sola, spaventata dai rumori del bosco, Biancaneve corse e corse, incespicando nei rami e graffiandosi tra i rovi, senza sapere dove andava. Voleva solo allontanarsi più che poteva dal castello, per scappare dalla matrigna. Così la sorprese la sera.
Ma prima che il buio nascondesse ogni cosa, Biancaneve arrivò in una radura e vide una casetta. La porta era aperta e la fanciulla entrò per cercare riparo. «C’è nessuno in casa?» chiese, facendosi avanti. Nessuno rispose.
La casa era strana. Tutto all’interno era molto piccolo, anche la tavola, ap...
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