C'era una volta un imperatore molto vanitoso. Un giorno due tessitori gli promisero i vestiti più belli che si fossero mai visti. Ma...

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I vestiti nuovi dell'imperatore
Le Grandi Fiabe - Vol. N.24 di 30
- 48 pagine
- Italian
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La città dove abitava l’imperatore era grande, e la vita che vi si conduceva era piacevole.
Sapendo della grande vanità del loro sovrano, tutti facevano a gara per organizzare balli, feste e banchetti e averlo come ospite d’onore. E lui accettava sempre gli inviti, perché così poteva mostrare a tutti i suoi abiti nuovi.
In città arrivavano di continuo nuovi mercanti, musicisti e attori.
Un giorno giunsero anche due imbroglioni.
La fama della debolezza del sovrano era giunta alle loro orecchie e pensarono di approfittarne. Si spacciarono per due famosissimi tessitori venuti dal lontano Oriente e sparsero la voce che sapevano tessere le stoffe più straordinarie che si potessero immaginare: non solo i colori e i disegni delle loro tele erano senza pari, ma quelle stoffe avevano il potere di risultare invisibili agli occhi degli uomini sciocchi, o ignoranti, o di chi non era all’altezza della propria carica.


Quando l’imperatore seppe di tali meraviglie, mandò subito a chiamare i falsi tessitori.
“Che bellezza!” disse tra sé. “Non solo potrò avere abiti degni della mia persona, ma indossandoli riuscirò a scoprire se i ministri e i dignitari della mia corte sono meritevoli del loro incarico, e potrò distinguere gli intelligenti dagli stolti.”
Così l’imperatore ricevette i due truffatori e, incantato dalle loro parole e dalle loro promesse, li incaricò di tessere la stoffa più bella e splendente che mai avessero fatto.
«Altezza, ci serviranno fili di seta pregiata e gomitoli d’oro fino» disse il più anziano dei due.
«Ma certo, tutto quello che volete. Basta che vi mettiate subito al lavoro. Vorrei averli presto, questi prodigiosi vestiti»
disse l’imperatore, e ordinò di consegnare ai due parecchie casse piene di fili d’oro e di seta.


I falsi tessitori uscirono da palazzo fregandosi le mani, seguiti dai servitori con le casse colme di filati preziosi, e si rinchiusero nel laboratorio che avevano affittato in città.
Si misero subito all’opera, dandosi un gran daffare sul telaio vuoto. I bricconi infatti avevano preso tutta la seta e l’oro e li avevano nascosti nelle loro borse, e sul telaio avevano messo rocchetti vuoti. Erano così calati nella parte di esperti tessitori che facevano andare il telaio fino a tarda notte.
Chiunque passasse vicino al laboratorio e sbirciasse attraverso le persiane vedeva i due uomini che si davano il cambio davanti al telaio e sentiva il rumore delle spolette che correvano senza sosta.


Passato qualche giorno, il vanitoso imperatore non stava più nella pelle per la curiosità. “Come mi piacerebbe andare a vedere con i miei occhi il lavoro dei tessitori: chissà se sono a buon punto e se la stoffa è finita” pensò.
Ma siccome era disdicevole che il sovrano si precipitasse nel laboratorio dando prova di tanta curiosità, pensò di mandare un dignitario di fiducia.
“E se poi la persona che mando è così sciocca che non riesce a vedere la stoffa?” si arrovellava l’imperatore. “Certo, se andassi di persona mi toglierei ogni dubbio, perché nessuno è intelligente quanto me.”


Alla fine il sovrano decise di inviare il suo ministro più vecchio e fedele. “Nessun...
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