L'acciarino magico
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L'acciarino magico

Le Grandi Fiabe - Vol. N.28 di 30

  1. 48 pagine
  2. Italian
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Le Grandi Fiabe - Vol. N.28 di 30

Informazioni su questo libro

C'era una volta... un soldato valoroso che tornava dalla guerra. Nonostante il suo coraggio, le sue tasche erano vuote e la spada era rimasta la sua unica ricchezza...

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
eBook ISBN
9788858669877
Anno
2014
«E che ci dovrei andare a fare dentro l’albero?» chiese il soldato.
«Quando sarai arrivato in fondo, troverai un lungo corridoio illuminato e vedrai tre porte, che danno su tre stanze.
Se entri nella prima, trovi un forziere di monete di rame custodito da un cane. Il cane ha occhi grandi come tazze, ma tu non badarci. Sollevalo e appoggialo sul mio grembiule, che porterai con te. Poi prendi tutte le monete che vuoi.
Se preferisci quelle d’argento, non devi far altro che entrare nella seconda stanza. Lì c’è un cane dagli occhi grandi come macine da mulino che fa la guardia a un forziere.
Fai la stessa cosa che hai fatto col primo.
Se invece vuoi le monete d’oro, apri la porta della terza stanza.
Lì c’è un cane dagli occhi più grandi di una torre, e anche lui custodisce un forziere. Se fai come ti ho detto e lo metti sul grembiule, non ti accadrà nulla.
Prima di andartene, però, prendi l’acciarino che troverai laggiù e portamelo. È un ricordo di mia nonna e ci tengo molto.
È l’unica cosa che voglio da te. Hai capito bene?»
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«D’accordo» disse il soldato, e fece quanto gli aveva detto la strega. Con la corda legata in vita e il grembiule nello zaino, si calò nella cavità dell’albero. In fondo al tronco c’era un corridoio illuminato da cento lampade, su cui si affacciavano tre porte. Il soldato aprì la prima e si trovò nella stanza custodita dal cane con gli occhi grandi come tazze, che lo fissò torvo.
«Ma guarda un po’ che brutto muso!» scherzò il soldato.
Prese il grembiule della strega, lo stese a terra e vi posò sopra il cane. Poi affondò le mani nel forziere e si riempì ben bene le tasche e lo zaino di monete di rame.
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Quando si fu servito a dovere, richiuse il forziere, ci rimise sopra il cane, uscì dalla prima stanza ed entrò nella seconda.
A fare la guardia c’era il cane con gli occhi grandi come macine da mulino. «Hai proprio degli occhioni grandi, bello mio.
Ma non guardarmi in quel modo o diventerai strabico» disse il soldato, scherzando.
Afferrò il cane, lo depose sul grembiule della strega e aprì il secondo cofano, pieno di lucenti monete d’argento. Il giovane si sbarazzò delle monete di rame e riempì tasche e zaino con quelle d’argento. Poi riprese il cane, lo rimise al suo posto sul forziere e uscì dalla stanza.
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Il soldato aprì infine la terza porta e si trovò di fronte al cane più orrendo che avesse mai visto. Aveva occhi grandi come torri, che roteavano e sprizzavano scintille di fuoco.
Il soldato gli fece un bell’inchino. «Mi scuso, messer cane, ma devo proprio farlo» disse. Poi lo sollevò, lo appoggiò sul grembiule e aprì la cassa: traboccava di monete d’oro. Il soldato liberò le tasche e lo zaino dall’argento e li riempì con l’oro; si riempì anche il cappello e gli stivali. Poi richiuse la cassa, vi rimise sopra il cane, uscì dalla stanza e gridò: «Vecchia, ora puoi tirarmi su.»
«Hai preso l’acciarino?» urlò la strega, di rimando.
«È vero, me l’ero scordato» disse il soldato.
Tornò indietro, recuperò l’acciarino e si fece tirare su.
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Indice dei contenuti

  1. L'acciarino magico
  2. Copyright
  3. Capitolo
  4. Piano dell'opera