A un anno dall’improvvisa scomparsa del Professor Giuseppe Dalla Torre, non pochi hanno ripercorso i suoi prestigiosi incarichi nell’Università, nella comunità accademica italiana e internazionale, nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano, e ne hanno ricordato le qualità intellettuali e umane nonché la sterminata produzione scientifica. C’è tuttavia un profilo della sua versatile personalità che forse è rimasto in ombra: quello legato alla sua attività giornalistica, invero assai protratta e fertilissima.
Probabilmente a causa del pregiudizio per il quale scrivere sui giornali o interfacciarsi con i mass media, per l’approccio più semplice e divulgativo con cui le materie vengono affrontate, rientri in una sorta di dimessa ‘arte minore’ cui i docenti si dedicano a tempo perso: quasi un leggero diversivo rispetto alla più scrupolosa e severa stesura di testi rigorosamente scientifici. Per converso Giuseppe Dalla Torre, sin dalla giovinezza, mai ha disdegnato di applicarsi all’elaborazione di articoli giornalistici, in particolare per il quotidiano Avvenire: scendendo dalla cattedra universitaria e rivolgendosi con immediatezza al lettore della testata di ispirazione cattolica, per illustrare, con linearità logica e chiarezza concettuale, l’autentica sostanza dei problemi trattati in tutti i loro risvolti, specie giuridici, più controversi. Attraverso la lettura di questi articoli su argomenti quanto mai eterogenei - sintetici e quasi lapidari, come postulato dal genere letterario - emerge l’avvincente itinerario ultratrentennale della vivace militanza, nella compagine ecclesiale e nella società civile, di un giurista cattolico che non ha mai, anche nelle condizioni di più aspro scontro su differenti fronti, abdicato al suo munus - diremmo canonisticamente - genuinamente laicale di animazione cristiana delle realtà temporali, secondo il magistero più vivido del Vaticano II. Il volume, riproponendo molti di tali interventi e corredandoli di brevi analisi di suoi allievi, diretti e indiretti, auspica di dar conto di questo aspetto sinora poco indagato, e invece così pregnante, della sua opera.
A cura di Geraldina Boni

eBook - ePub
Scritti su Avvenire
La laicità serena di un cattolico gentile
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
Informazioni
1. GENIO DIPLOMATICO E CUORE EVANGELICO
01/03/1988 – p.10 (Sezione Chiesa)
Fu, forse, l’ultimo di un’epoca e di un mondo. Per più aspetti.
Infatti, la vicenda terrena del cardinale Domenico Tardini – che in
così larga parte s’intreccia indissolubilmente con la vicenda della
Santa Sede nei decenni centrali del nostro secolo – sembra
significare uno di quei tornanti nel divenire della storia, che
segnarono l’ineludibile consumarsi di un’esperienza.
A cominciare da quella ‘romanità’, espressione con la quale non
si vuole tanto intendere l’origine dei natali, ovvero alludere a
certe dimensioni tipiche della sua personalità: il motto di
spirito, alcune inclinazioni del carattere, particolari espressioni
della religiosità, fino a quegli atteggiamenti non privi di
scettica ironia nei confronti di un certo mondo vaticano d’altri
tempi, così ben raffigurato nei sonetti del Belli, poeta a lui
assai caro.
Perché il suo essere ‘prete romano’ significa qualcosa di più e
di diverso: devozione al Papa, da servire con fedeltà ma anche con
franchezza e realismo; senso di apertura e universalità (giammai
chiusura nel gretto provincialismo); coscienza del significato più
pieno e pregnante – meglio: trascendente – che i valori della
romanità vengono ad avere con il cristianesimo.
Egli appare anche l’epigono, o quasi, d’un ambiente curiale non
ancora toccato dal profondo processo di internazionalizzazione che
segna l’età post-conciliare; nel quale, governo della Chiesa
universale e governo della diocesi del Papa sembrano, nonostante
tutto, più vicini; nel quale sono palpabili ancora i segni e
l’atmosfera di un tempo, ormai tramontato, quando la romanità della
Curia era in qualche modo da connettersi anche alle funzioni da
essa esercitate nel reggimento del potere temporale dei Papi.
Eppure, a ben guardare, la vicenda di Tardini sembra piuttosto
aprire un’epoca, entrare tra le premesse per il rinnovamento che
abbiamo conosciuto negli anni più prossimi a noi. A cominciare
dallo stile di vita schietto e semplice, seguito sin negli uffici
più alti; a cominciare dal suo inserimento in un’attività di
servizio – la politica intesa nel senso più ampio e alto, la
diplomazia –, con un curricolo di studi superiori del tutto
estraneo a quello cui solitamente vengono iniziati i diplomatici
della Chiesa.
E forse è in ciò la spiegazione della passione e dell’impegno
con cui per anni, nonostante le gravose incombenze in Segreteria di
Stato, tenne a conservare gli insegnamenti di liturgia e di
teologia sacramentale presso l’Apollinare e l’ateneo di Propaganda
Fide.
Ma soprattutto il suo collocarsi all’inizio di una nuova età mi
sembra evidente ed assai significativo proprio nelle funzioni da
lui svolte, almeno per un trentennio, da quando fu nominato
sottosegretario della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici
straordinari (giugno 1929), fino alla nomina a Segretario di Stato
(1958), ufficio che ricoprì sino al giorno della sua scomparsa, il
30 luglio 1961.
Perché se è vero – come gli storici ammettono unanimemente – che
egli fu in quell’arco di tempo una delle figure più influenti della
Chiesa, se ne deve concludere che egli visse non da spettatore
bensì da protagonista il rinnovamento del modo di concepire e del
modo di esprimere la politica di presenza della Chiesa nella
complessa realtà delle relazioni internazionali e con gli
Stati.
Una concezione ed un’esperienza fatte di saldezza nei principi
inderogabili, di profonda coscienza dell’alta missione religiosa,
morale e civile della Chiesa; di radicata convinzione circa la
necessità che la Chiesa non sia legata a nessuna ideologia, a
nessun partito, a nessuna forma di Stato o di Governo, a che
all’imparzialità della Chiesa e del papato nelle vicende politiche
interne e internazionali debba accompagnarsi una sollecitudine
tutta apostolica nel giudizio morale da darsi sulle questioni
politiche quando esse tocchino il bene delle anime, la
libertas Ecclesiae, la tutela dei più piccoli e dei più
deboli.
Chiarissima testimonianza in questo senso può trarsi dalle
numerose pagine degli
Actes et documents relativamente all’attività della Santa
Sede nel corso della seconda guerra mondiale, dove si riscontra il
ruolo rivestito da Tardini in iniziative diplomatiche di ampio
respiro volte a limitare gli effetti dannosi della guerra, a
favorire le basi per la costruzione di quel nuovo ordine
internazionale ed interno agli Stati – solo garanzia di una pace
giusta e duratura – che segna l’impegno più alto del pontificato
pacelliano.
Ma dalle pagine esce anche la testimonianza di quella che,
incisivamente, è stata definita la «diplomazia della carità» di
Tardini verso le vittime della persecuzione e della guerra: ebrei,
orfani, prigionieri di guerra, esuli e rifugiati.
Così come si deve notare che lo spirito critico e pragmatico del
diplomatico non soffoca l’animo sacerdotale: quando durante la
crisi del 1983, alla vigilia degli accordi di Monaco, Tardini
avverte la gravità del pericolo per la pace, pensa e si muove per
un impegno, il più alto, da parte della Santa Sede: un «invito del
Papa alla preghiera», una sorta di «colletta per la pace» da
indirsi per tutto il mondo.
Non vorrei sbagliare, ma mi pare di poter dire che dall’insieme
delle iniziative che – sotto i pontificati di Pio XI, Pio XII e
Giovanni XXIII – lo vedono prima ascoltato consigliere poi
indiscusso protagonista, si traggono elementi sufficienti a
ricostruire la sua concezione dei rapporti tra Chiesa e comunità
politica. Una concezione nuova, che va al di là degli ormai
consunti schemi racchiusi nelle tradizionali trattazioni del
diritto pubblico ecclesiastico, che erano stati elaborati per una
società, per un mondo ormai naufragati da tempo.
Si tratta di una concezione caratterizzata da profondo realismo,
ma al contempo animata da forte tensione pastorale. In essa – mi
sembra – possono già intravedersi i semi di un progetto che il
Vaticano II porterà a compiuta maturazione.
Lo stesso suo impegno nella fondazione e nello sviluppo di Villa
Nazareth, al di là dell’originale e rilevantissimo spessore
dell’iniziativa sul piano pedagogico, culturale e religioso, pare
assurgere a concreta esperienza – si direbbe quasi a ‘laboratorio’
– di un più alto progetto ideale: quello di una Chiesa che non
confida più nella cristianizzazione dall’alto della società, ad
opera di un principe cristiano; che non confida nei privilegi che
il potere secolare può offrirle.
Bensì una Chiesa che guarda alla crescita della società umana
secondo il progetto di Dio, grazie all’iniziativa che nasce dal
basso, dall’impegno del popolo cristiano e, segnatamente ad opera
di laici profondamente animati e professionalmente qualificati.
Insomma: quell’animazione cristiana dell’ordine temporale su cui
compiutamente dirà il magistero conciliare.
E non è un caso che sia proprio Tardini a presiedere, con
posizioni di distinta autonomia rispetto ad altre posizioni ed
altre correnti, la commissione antepreparatoria dell’assise
conciliare.
2. GLI ARCHEOLOGI DEL DIRITTO
02/09/1988 – p.1 (Prima pagina)
La
sentenza del Consiglio di Stato sulla cosiddetta ‘ora di religione’
ha il merito di far chiarezza sui termini strettamente giuridici
del problema: ora, il dibattito può eventualmente proseguire, ma
solo su piani diversi, come quello politico, ideologico o
culturale. Nelle pagine della lunga e ben costruita decisione,
infatti, si spazzano via una serie di equivoci e di erronee
interpretazioni che avevano in passato e fino ad ora non solo
inquinato la discussione, bensì anche ostacolato una piena e
corretta attuazione delle nuove disposizioni in materia. Un esempio
tra i tanti: con piacere oggi si constata che aderiscono alla
definizione di materia “curriculare” (e quindi facente parte
integrante dell’orario delle lezioni), fatta dal Consiglio di
Stato, anche quei critici della sentenza che pure in passato si
erano espressi per il carattere aggiuntivo dell’insegnamento
dell’ora di religione cattolica, ritenendolo come un
quid
pluris
rispetto agli insegnamenti curriculari. Come pure merito della
sentenza è quello di mostrare, attraverso rigorose e lucide
motivazioni, che nel testo del Concordato è già in nuce quanto ha
poi trovato attuazione nelle disposizioni successive. Sicchè
risulta fuorviante e tatticamente debole la contrapposizione, che
molti fanno, tra norme concordatarie e norme dell’Intesa tra
Ministro della Pubblica Istruzione e Presidente della CEI, del
dicembre 1985.
Il discorso, quindi, non può essere ricondotto all’art. 9 n. 2
dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, come del
resto fanno i più acuti critici della decisione stessa. Ma con
alcune precisazioni preliminari. Innanzitutto, che la nuova
normativa concordataria è tutt’altro che frutto di «precipitazione
e faciloneria», come pure è stato scritto.
Basti pensare che i lavori bilaterali di revisione iniziarono
nell’ormai lontano 1976; che il Parlamento italiano fu più volte e
nei suoi vari organi, ivi comprese le assemblee, investito dello
stato delle trattative; che il frutto di ciò furono le numerose
bozze redatte di volta in volta, tenendosi conto delle indicazioni
di provenienza parlamentare. Si è seguita cioè una procedura del
tutto anomala rispetto a quella comune ai trattati internazionali,
per la quale il Parlamento interviene dopo la loro stipula; e ciò
all’evidente scopo di far convenire sui contenuti della revisione,
oltre la semplice maggioranza, il massimo numero possibile dei
consensi. Cosa che di fatto avvenne.
In secondo luogo che le nuove disposizioni concordatarie
sull’insegnamento cattolico risultavano nella loro sostanza
precognite non solo grazie alla peculiare procedura seguita nella
revisione, ma anche perché nel loro nucleo essenziale –
individuabile nell’inserimento di detto insegnamento «nel quadro
delle finalità della scuola» – ripetevano il contenuto di una
disposizione del testo di riforma della scuola secondaria
superiore, approvato in tutta la sua laica e sovrana autonomia da
uno dei due rami del Parlamento, e poi decaduto per scioglimento
anticipato delle Camere. Col rischio di ripetere cosa già dette, si
deve notare che la differenza intercorrente tra la vecchia e la
nuova disciplina concordataria dell’‘ora di religione’ è data dal
fatto che nel 1929 – coerentemente con l’impostazione idealistica
della scuola di Stato, segnata dalla riforma Gentile –
l’insegnamento era considerato estraneo alla scuola pubblica, come
una cessione al rigore della ideologia, fatta alla Chiesa per fini
strumentalmente politici. In quel «e perciò consente…» che seguiva
nell’art. 36 del Concordato la roboante ma inutile premessa a tutti
nota, era davvero racchiusa tutta quella storia di emarginazione
che l’insegnamento ha conosciuto nella scuola pubblica, e che è a
tutti conosciuta.
Nella nuova disciplina – e giustamente la sentenza del Consiglio
di Stato lo sottolinea – l’insegnamento non è più una concessione
fatta alla Chiesa, rientrando a titolo proprio nelle finalità dello
Stato. E ciò nella misura in cui la scuola pubblica – che è la
scuola dell’intera comunità nazionale, e non di un ente mitico
portatore di una sua ideologia – ha come scopo quello della
promozione umana e culturale del singolo cittadino, per rapporto
alla realtà in cui vive. In questo senso esattamente nell’articolo
9 n. 2 dell’Accordo di revisione si afferma che detto insegnamento
si inserisce «nel quadro delle finalità della scuola», e si fonda
sul riconoscimento «del valore della cultura religiosa» e sul fatto
che «i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio
storico del popolo italiano». Un insegnamento di carattere
«confessionale» (in un Concordato non poteva essere altrimenti,
potendo liberamente lo Stato per suo conto introdurre, nella sua
scuola, insegnamenti di tipo culturale sul fenomeno religioso); un
insegnamento oggettivamente obbligatorio, nel senso che deve essere
attivato in ogni scuola di ordine e grado, a prescindere ad esempio
dalla richiesta dell’utenza.
Se considerata anche alla luce di questa clausola, correttamente
la sentenza del Consiglio di Stato deduce che la scuola è tenuta ad
offrire un’alternativa ai non avvalentisi dell’insegnamento
cattolico, ovvero attività «culturali e formative equivalenti».
In effetti, una volta che lo Stato ha ritenuto essenziale
l’approccio con la problematica religiosa, in ordine alle finalità
formative che la sua scuola intende perseguire, è del tutto
coerente dedurre la necessità che per i non avvalentisi
dell’insegnamento cattolico si dispongano attività le quali, dal
punto di vista formativo, possano essere equivalenti. Da tutte
queste premesse deriva come ovvio corollario che la disciplina
dell’insegnamento cattolico non può essere marginalizzata rispetto
agli altri insegnamenti curriculari.
E veniamo alla cosiddetta materia alternativa, di nuovo oggetto
di polemiche, avendo la sentenza stabilito, per le ragioni
accennate, la frequenza obbligatoria. Occorre preliminarmente
ricordare che essa non è stata prevista, ovviamente, dalle norme
concordatarie, che non avrebbero potuto disporre in merito, bensì è
stata disposta sulla base di precise indicazioni parlamentari, a
conclusione del dibattito svoltosi nel gennaio 1986. L’attività
alternativa, dunque, è stata voluta dal Parlamento. In particolare,
essa si deve all’iniziativa del mondo laico, preoccupato di evitare
discriminazioni che sarebbero potute derivare dalla scelta tra ore
di religione e il nulla.
Tra i commentatori della sentenza non è mancato chi – anche tra
i più autorevoli – ha gridato alla violazione della laicità dello
Stato, invocando il ritorno alla lettera e allo spirito della
Costituzione. Ma forse si è dimenticato che esiste una «ideologia
della laicità», contrapposta anch’essa alla laicità dello Stato;
che al fenomeno religioso la Costituzione riserva un’attenzione
particolare, per certi aspetti ben più ampia di quella riservata a
fenomeni di primo rilievo, quale l’associazionismo per fini
politici e sindacali.
Sicché, parrebbe strano che in una scuola di Stato, chiamata
innanzitutto ad educare i cittadini ai valori racchiusi nella Carta
fondamentale, si estromettesse il fatto religioso col pretesto
della laicità. Altri commentatori – ed altrettanto autorevoli –
hanno aggiunto che, stando sul punto di diritto le cose così come
le ha indicate la sentenza del Consiglio di Stato, ed essendo
illusione la possibilità di cambiare le norme vigenti con la
riapertura delle trattative fra le due parti, l’unica via
perseguibile è quella dell’abolizione del sistema concordatario,
tornando al separatismo di cui all’antica formula cavouriana. Il
che significherebbe non solo andare contro l’articolo 7 della
Costituzione, ma contro lo stesso principio pluralistico, che
informa tutta la Carta costituzionale.
3. CHI ASPETTA DA QUARANT’ANNI
17/09/1988 – p.1 (Prima pagina)
Sorprende davvero che nel corso dell’attuale, vivace polemica sulla scuola non statale, si sia con tanta insistenza sostenuta la tesi che la proposta di finanziamento pubblico costituirebbe una lettera talmente elastica ed evolutiva della clausola di cui all’articolo 33 della Costituzione (il famoso inciso «senza oneri per lo Stato»), da giungere addirittura – ad avviso di alcuni – alla violazione della Costituzione. Sorprende innanzitutto perché si dà il caso che proprio tra i più strenui stigmatizzatori della pretesa interpretazione evolutiva della Carta fondamentale, sono non pochi che, in altri ambiti, si sono fatti a loro volta sostenitori di tesi assai ardite sul piano dell’interpretazione del dettato costituzionale, al punto di giungere al suo totale stravolgimento. Penso, ad esempio, agli odierni dibattiti sulla cosiddetta ‘famiglia di fatto’, di cui in una recente proposta di legge si vuole addirittura il riconoscimento legale, nonostante la perentorietà della norma costituzionale per la quale la Repubblica riconosce la famiglia «come società naturale fondata sul matrimonio».
Ora, va da sé che il richiamo alla fedeltà al testo costituzionale dovrebbe valere per tutti, ed in ogni direzione. Ma poi, è davvero incostituzionale la proposta di finanziamento della scuola non statale? Direi proprio di no, e per almeno due buoni ordini di ragioni. In primo luogo perché, sia alla luce dei lavori preparatori della Costituzione che dagli sviluppi della dottrina costituzionalistica (dalla quale non si possono correttamente estrapolare le opinioni, per quanto autorevolissime, di alcuni studiosi soltanto), risulta chiaramente che la ricordata clausola esonerativa di cui all’art. 33 della Costituzione vale solo a negare un diritto delle scuole private ad avere finanziamenti pubblici, per altro senza esclusione di questi laddove ricorrano determinati requisiti.
In tal senso, appare del tutto coerente il principio sotteso alla proposta del Ministro Galloni, secondo cui il divieto costituzionale sarebbe limitato al momento dell’impianto iniziale, non già anche a quello del funzionamento delle scuole che presentino i requisiti per ottenere la parità.
Ed in tal senso, d’altra parte, si è mossa la legislazione, nonché la prassi amministrativa (giustamente sono state ricordate le numerosissime convenzioni intercorse negli ultimi anni fra enti locali e scuole private), comportanti finanziamenti diretti – ancorché insufficienti ed ‘a pioggia’ – alle istituzioni scolastiche private, onde garantire il dettato costituzionale sulla libertà della scuola e sul diritto allo studio.
Sicché è stato acutamente osservato che esiste nella vigente legislazione statale e regionale un principio il quale, fino a prova contraria di illegittimità costituzionale, esclude preclusioni assolute al sovvenzionamento pubblico di scuole non statali.
In aggiunta si deve ricordare che nella sistematica dell’art. 33 della Costituzione, il divieto di oneri per lo Stato è posto, al terzo comma, in rapporto alla libertà dei privati di istituire scuole ed istituti di educazione, genericamente indicati, volendosi così fare riferimento a iniziative educative e scolastiche, promosse da privati, che si pongono fuori dalla funzione pubblica in materia di istruzione in ragione degli obiettivi formativi proposti (si pensi alle scuole che non hanno alcun corrispondente con i titoli legali di studio), ovvero che abbiano precipuamente una finalità di lucro.
La scuola cui fa riferimento la proposta Galloni, invece, è la scuola paritaria prevista dal successivo comma 4 dell’articolo 33 della Costituzione, ed alla quale quindi non si estende il divieto di cui al comma precedente. Si vuole dire cioè che dalla stessa sistematica costituzionale, è possibile argomentare la distinzione tra scuole meramente private, che possono essere liberamente istituite «senza oneri per lo Stato», e scuole paritarie, che secondo Costituzione danno luogo ad un trattamento scolastico equipollente.
Ora, i concetti di parità ed equipollenza non possono davvero limitarsi all’adeguamento dei programmi e delle strutture scolastiche, quale presupposto necessario per la validità dei titoli scolastici rilasciati, giacché altrimenti non si vedrebbe la differenza fra istituto della parità – introdotto dalla Costituzione e non ancora attuato –, e quello del riconoscimento legale, preesistente alla Costituzione tutt’ora in vigore.
Ai concetti di parità e di equipollenza deve darsi un significato più ampio che, nel contesto di un sistema scolastico integrato, comprenda anche il finanziamento di istituzioni che non hanno scopo di lucro e che si inseriscono nella funzione pubblica in materia di istruzione, rendendo così effettivamente – e non solo teoricamente – possibil...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Scritti su Avvenire
- Indice dei contenuti
- INTRODUZIONE. L’ULTIMO EDITORIALE
- TRA LE RIVE DEL TEVERE
- LA SEMPLICITÀ DELLA COMPLESSITÀ: IL PENSIERO SEMPLICE DI UN UOMO GIUSTO
- PRESENTAZIONE
- I PATTI LATERANENSI, L’ACCORDO DI MODIFICAZIONE DEL 1984 E LE QUESTIONI CONCORDATARIE
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LE RELAZIONI TRA STATO E CHIESA E LA LAICITÀ – PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI E CRISI DELLA DEMOCRAZIA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- PROSPETTIVE DEI DIRITTI UMANI NELL’ESPERIENZA GIURIDICA CONTEMPORANEA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- SUSSIDIARIETÀ, RESPONSABILITÀ, SOLIDARIETÀ E CARITÀ. IL VOLONTARIATO E L’ASSISTENZA SOCIALE
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- L’APPORTO DEL LAICATO CATTOLICO ALL’ANIMAZIONE E PERFEZIONAMENTO DELLE REALTÀ TEMPORALI
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- BIOETICA E BIODIRITTO
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- PRATICHE E SIMBOLI RELIGIOSI NELLO SPAZIO PUBBLICO
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- IL SISTEMA UNIVERSITARIO E LE UNIVERSITÀ CATTOLICHE
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LA ‘QUESTIONE GIUSTIZIA’ IN ITALIA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LA SCUOLA CATTOLICA IN ITALIA: PARITÀ, LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO, FINANZIAMENTO PUBBLICO
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- SANTA SEDE E STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- I PRESUNTI ‘PRIVILEGI’ FISCALI A FAVORE DELLA CHIESA CATTOLICA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- STATI E NUOVE SOVRANITÀ
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LA CODIFICAZIONE NEL DIRITTO DELLA CHIESA – CHIESA E ABUSI SESSUALI
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- MATRIMONIO E FAMIGLIA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LA LIBERTÀ DI MAGISTERO DELLA CHIESA IN ITALIA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- I LIMITI ALLA LIBERTÀ RELIGIOSA E L’ESPERIENZA DELLA PANDEMIA DI COVID-19
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA NELLA SCUOLA PUBBLICA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LA PARABOLA EVOLUTIVA DEI RAPPORTI TRA STATO E CHIESA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LO STATUS GIURIDICO DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- VINCOLI DI SOLIDARIETÀ SOCIALE E ADEMPIMENTO DEI DOVERI INDEROGABILI
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LA SATIRA E LA TUTELA DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA - INTOLLERANZA RELIGIOSA: UNO SGUARDO OLTRE I CONFINI NAZIONALI
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- LA LIBERTÀ RELIGIOSA E IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- ARTICOLI DI GIUSEPPE DALLA TORRE SU AVVENIRE DAL 01/03/1988 AL 20/09/2020
- 1. GENIO DIPLOMATICO E CUORE EVANGELICO
- 2. GLI ARCHEOLOGI DEL DIRITTO
- 3. CHI ASPETTA DA QUARANT’ANNI
- 4. IL RISPETTO DI OGNI IDENTITÀ
- 5. VALORI RELIGIOSI E COSTITUZIONE
- 6. UN’ORA DI RELIGIONE UNA SCUOLA PER TUTTI
- 7. FALSI BERSAGLI SULL’ORA DI RELIGIONE
- 8. LIBERTÀ A SCUOLA E PIÙ GIUSTIZIA PER GLI INSEGNANTI
- 9. ORA DI RELIGIONE UN DIRITTO INVIOLABILE PER TUTTA EUROPA
- 10. LE RAGIONI DELL’«INTESA»
- 11. UN CASO DI STRABISMO
- 12. IL DOPPIO GIOCO SULL’ORA DI RELIGIONE
- 13. UN’‘ORA’ AL SERVIZIO DI UNA SCUOLA PIÙ LIBERA
- 14. COMUNITÀ DI DIRITTI PER I CITTADINI. I COSTI DEL NEOCAPITALISMO POSSONO FRENARE L’IDEA EUROPEA
- 15. CON LO SGUARDO AL FUTURO NEL SEGNO DELLA VERA SOLIDARIETÀ
- 16. SOLIDALI O DIVISI? È ORA DI DECIDERE
- 17. UNO STATO TRAVESTITO DA PRETE?
- 18. LA COSTITUZIONE INCOMPIUTA
- 19. A DECIDERE SIA LA SCUOLA
- 20. LA VOCE DELLA CHIESA PER UNA COLLABORAZIONE AL BENE DEL PAESE
- 21. MAGISTRATI IN POLITICA PER UN PIATTO DI LENTICCHIE
- 22. UN ACCORDO CHE ALIMENTA IL TESSUTO ETICO DELLA COMUNITÀ CIVILE
- 23. I DIRITTI DEL FIGLIO, UNA SFIDA AI LAICI
- 24. OBIETTIVI PIÙ AMBIZIOSI PER UNA COLLABORAZIONE AL RITMO DELLA STORIA
- 25. MA A CHI FA PAURA LA SFIDA DI UNA VOCE DISARMATA?
- 26. «MA IL RISORGIMENTO È TRAMONTATO»
- 27. MA LA CHIESA NON INSIDIA LA CREDULITÀ POPOLARE
- 28. IL DIRITTO ALLA VITA E I FRAGILI MITI DEL PALEO-FEMMINISMO
- 29. QUEL TARLO CHE CORRODE LE MODERNE DEMOCRAZIE
- 30. DIRITTI UMANI INSIDIATI ALLA RADICE
- 31. QUELLA PRETESA DI DIRITTI SENZA IL CORAGGIO DELLE SCELTE
- 32. FORTE APPELLO ALL’UNITÀ DELLA NAZIONE
- 33. CHIESE DA RESTITUIRE. SOLO VECCHIO FUMO PER CONFONDERE LE CARTE
- 34. RESTITUIRE LE TOGHE AL RISERBO DEL COSTITUENTE
- 35. FINALMENTE UNO SCUDO AL DIRITTO DEI PIÙ DEBOLI
- 36. L’OSTACOLO DEI DIRITTI UMANI INALIENABILI
- 37. UNA VIA PREFERENZIALE PER LA FAMIGLIA
- 38. PRESEPI SFRATTATI DALLE SCUOLE. QUANDO IL RIDICOLO TRACIMA
- 39. LA FAMIGLIA IN ITALIA: UNA RIVOLUZIONE MANCATA
- 40. QUEI PALETTI PER IL FUTURO DI TUTTI
- 41. GUAI A DEPRIMERE IL PLURALISMO SOCIALE
- 42. SALTI INDIETRO NEL CAMMINO DI COESIONE EUROPEA
- 43. UN PAESE “NORMALE”? MA NON PER LA SCUOLA
- 44. PARITÀ SCOLASTICA. FINALMENTE ARRIVA UNA PROPOSTA
- 45. UNA OPERAZIONE AVVENTATA PER LA CITTÀ. MANI SULLA FAMIGLIA
- 46. LA FEDE ALLA RADICE DELL’ITALIA
- 47. UN PIENO DI SUSSIDIARIETà. MA EVITIAMO GLI EQUIVOCI
- 48. SULLA PARITÀ. CAMMINO IN SALITA: LE PREMESSE BUONE
- 49. OCCORRE CHIARIRCI CHE SOCIETÀ VOGLIAMO COSTRUIRE. LE PAROLE DI RUINI INTERROGANO
- 50. NON LEDERE IL PATTO SOCIALE
- 51. SE GLI STUDI GIURIDICI DECLASSANO IL FENOMENO RELIGIOSO
- 52. UN VOTO INCOMPRENSIBILE SCARDINA L’ORDINAMENTO
- 53. NON C’È GIUSTIZIA SENZA IL RISPETTO DELLA PERSONA
- 54. LEGGE E COSCIENZA, IN DUE SOTTO LA TOGA
- 55. RESTITUÌ SPAZI VITALI ALLA SOCIETÀ CIVILE
- 56. LIBERIAMO LA SOCIETÀ CIVILE A PARTIRE DALLA SCUOLA
- 57. COSTITUZIONE E SCUOLA? BASTA INTERPRETARE
- 58. RIEQUILIBRIO UTILE ALLA POLITICA. PIATTAFORMA PER IL DUEMILA
- 59. MA IL MURO È CROLLATO SU DIO
- 60. UN SEME PIANTATO NEL CUORE DEL SAPERE
- 61. TINCANI: IN CATTEDRA PER I POVERI
- 62. STATO ADULTO CON UNA CHIESA ADULTA
- 63. QUELLO SPORT DI IMBROGLIARE LE CARTE
- 64. QUEL DIRITTO FA VIVO LO STATO
- 65. IL VINCOLO DEL MATRIMONIO PERNO DI CIVILTÀ
- 66. IL DISCORSO DEI DOVERI PER LEGITTIMARE I DIRITTI
- 67. CITTADINI E POLITICI, QUALITÀ DI APPORTI
- 68. STATO E CHIESA. L’ITALIA DEL 2001 PIÙ AVANTI DI CAVOUR
- 69. RISPOSTA A E. SEVERINO: QUEI PATTI TRA STATO E CHIESA CHE ERANO (E RESTANO) VALIDI
- 70. NON POSSIAMO DIMETTERCI DA CITTADINI
- 71. SE TRA GLI STATI NON SI RECUPERA LA NOZIONE DEL DIRITTO
- 72. ABORTO E DINTORNI. L’INTOLLERANZA AL DUBBIO FA TANTO LAICO
- 73. TROPPO ZELO IN CERTE SCUOLE
- 74. LUMSA E DOCENTI, GESTIONE TRASPARENTE
- 75. ZITTISCONO CHI LE HA INCORAGGIATE A PARLARE
- 76. UN POSTO PER DIO NELLA CARTA EUROPEA? PERCHÉ I DIRITTI SIANO MENO PRECARI
- 77. APPELLARSI ALLE RADICI FA L’EUROPA PIÙ LAICA
- 78. STURZO AL CROCEVIA DELLA POLITICA
- 79. LIBERTÀ RELIGIOSA E DOVERI CONNESSI
- 80. TELA STRAPPATA NELLA CASA COMUNE
- 81. SACRIFICI DI BILANCIO ESIZIALI PER LE UNIVERSITÀ
- 82. ISTITUZIONI NELLA BUFERA
- 83. SULLA SCIA DI AMSTERDAM AMPI SPAZI DI LIBERTÀ RELIGIOSA
- 84. CERCHIOBOTTISMO, DEBOLE PARZIALITÀ
- 85. SCAPPARE DALLE COSTITUZIONI. LE ALLERGIE INATTESE
- 86. EUROPA E CRISTIANESIMO CULLE DEL MULTICULTURALISMO
- 87. SULLA FECONDAZIONE DISCERNERE TRA GLI INTERESSI
- 88. A PROPOSITO DEL DIBATTITO SULLA 194. LA BANALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE HA RESO LA LEGGE ANCORA PEGGIORE
- 89. UN ESEMPIO DI LAICITÀ PER L’EUROPA
- 90. LA LIBERA SCELTA DEI CITTADINI
- 91. LE FESTE CHE FANNO RICCO UN POPOLO
- 92. COMBINAZIONE DI CIVILTÀ
- 93. E CAVOUR MISE LA CROCE IN CLASSE
- 94. DEMOCRAZIA, UNA POLIS DA RIFARE
- 95. IL CORAGGIO DI UN PENSIERO NUOVO
- 96. LA FAMIGLIA, BENE PRECEDENTE IL DIRITTO
- 97. REFERENDUM, DIGNITÀ DELL’ASTENSIONE
- 98. COME FU CHE LA SANTA SEDE DIVENNE «INTERNAZIONALE»
- 99. LA SOCIETÀ CIVILE SCOLPISCE IL PROPRIO PROFILO
- 100. UN CLERICALISMO ROVESCIATO IMPEDISCE DI VEDERE
- 101. CAMMEO, UN ARCHITETTO EBREO PER LA «COSTITUZIONE» VATICANA
- 102. TUTTI OGGI PARLANO, SOLO LA CHIESA DEVE TACERE
- 103. CORPORAZIONI ALL’ITALIANA, UNICUM EUROPEO
- 104. SE DÀ LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO IL FARMACISTA RISCHIA L’ILLECITO PENALE
- 105. UNA SATIRA FALLIMENTARE NON PRIVA DI VIGLIACCHERIA
- 106. UNIVERSITÀ, UN SISTEMA UNICO
- 107. E LO STATO COPIÒ LA CHIESA
- 108. L’AFFETTO ENTRA NEL CODICE
- 109. PARLARE DI AFFETTI SFUGGE A REGOLAMENTAZIONI GIURIDICHE
- 110. SOCI FONDATORI DEL BENE COMUNE
- 111. SE ILLANGUIDISCONO I LEGAMI DI APPARTENENZA
- 112. TENER FERMI I PRINCIPI E VALUTARE LE DIVERSITÀ
- 113. IMPEGNO D’EGUAGLIANZA E NON DI PRIVILEGIO. I REGIMI FISCALI PER GLI ENTI RELIGIOSI E NON PROFIT
- 114. MANOVRA INCREDIBILE SENZA SENSO E SENZA STORIA
- 115. LA SUSSIDIARIETÀ SMENTITA. STRANEZZE DI VECCHI STATALISTI
- 116. L’AUTENTICA LAICITÀ È NECESSARIA
- 117. VORREBBERO DIVIDERCI E POI DEPREDARE
- 118. UNIVERSITÀ SOTTO TIRO? IO LA DIFENDO
- 119. MODERNITÀ DELLA VIA CONCORDATARIA
- 120. CONSULTORI FAMILIARI. URGENTE PRONUNCIARSI A 30 ANNI DALLA LORO ISTITUZIONE
- 121. LE SCHIZOFRENIE DEL DIVORZIO BREVE
- 122. LA BANALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE
- 123. IPOTESI FIN TROPPO AVVENTATA E GIUNTA UN PO’ IN RITARDO
- 124. PIO IX, LA STORIA E LE FALSE CONTRAPPOSIZIONI
- 125. MA L’ABORTO LEGALE NON È «BENE PUBBLICO»
- 126. IL NODO DELLA SOCIETÀ CIVILE: QUESTO CI DIFFERENZIA DALL’AMERICA
- 127. L’AUTONOMIA «PREGIATA». QUELLA SERVE ALL’UNIVERSITÀ
- 128. IL DIRITTO DI POTER TORNARE INDIETRO
- 129. PACE RELIGIOSA. L’INGERENZA «NECESSARIA»
- 130. STRADA TUTTA IN SALITA MA VALE LA PENA PERCORRERLA
- 131. LA SCUOLA? DA RESTITUIRE ALLA SOCIETÀ CIVILE
- 132. SE I RETTORI LAICI DIFENDONO LE NON STATALI
- 133. QUANDO ANCHE I NUOVI POTERI PASSANO AL VAGLIO DELLA LAICITÀ
- 134. L’ORA DI SOPPESARE LA FORMULA DEL 3+2
- 135. NEL CASO DI ELUANA E SEMPRE NELLA VITA. CONTRAPPORRE CARITÀ E GIUSTIZIA SIGNIFICA DERAGLIARE
- 136. NELLE AULE DI GIUSTIZIA. EPPURE, NON C’È UN POSTO MIGLIORE PER IL CROCIFISSO
- 137. QUEL PRONUNCIAMENTO ANTI-PAPA SMENTISCE UNA TRADIZIONE
- 138. MA SENZA UN’ALTA MORALE NON C’È VERA LAICITÀ
- 139. STUPEFACENTI IMPRECISIONI DELLO STORICO MELLONI. LE LEGGI RAZZIALI FASCISTE NON ENTRARONO MAI IN VATICANO
- 140. L’UNIVERSITÀ PAGA LA CULTURA DEL «TUTTO DOVUTO»
- 141. UN’INGHILTERRA SEMPRE MENO ‘OCCIDENTALE’
- 142. NON SPACCIARE PER FAMIGLIA CIÒ CHE FAMIGLIA NON È
- 143. SVARIONI E OMISSIONI: UNA FERITA ALLA CULTURA E ALLA LAICITÀ
- 144. DELLA SOCIETÀ, NON DELLO STATO. VECCHIE PIEGHE AL NOSTRO PENSIERO SULLA SCUOLA
- 145. IL REGIME CONCORDATARIO ITALIANO: PECULIARITÀ ED ESEMPLARITÀ
- 146. L’ORA DI RELIGIONE AMICA DELLA VERA LAICITÀ
- 147. L’ALTRO VOLTO DELLA POLITICA È QUELLO CHE PUÒ ESSERLE DATO
- 148. RIPENSIAMO ALL’«IMMUNITÀ» SECONDO LA CARTA DEL ’48
- 149. RELIGIONE A SCUOLA: NIENTE CONFUSIONI
- 150. LA SCUOLA E LA COSTITUZIONE: QUELLA TAVOLA DI VALORI MURA DELLA CASA COMUNE
- 151. C’È UN’UNIVERSITÀ CHE DÀ E POCO O NULLA RICEVE
- 152. PIÙ STRETTA LA MORSA DELL’INTOLLERANZA RELIGIOSA
- 153. IL BUONISMO ALLA PROVA DELLA VERA SOLIDARIETÀ
- 154. «SÌ» CHE VALE E CHE DÀ VALORI
- 155. L’ANTROPOLOGIA CHE GUARDA ALLA PERSONA
- 156. SICURI CHE AI NUOVI AVVOCATI NON SERVA IL DIRITTO ECCLESIASTICO?
- 157. LE “CONCEZIONI” DELLA CHIESA E L’OSSESSIONE OCCIDENTALE
- 158. LA GIUSTIZIA DEGLI STATI, LA MISSIONE DELLA CHIESA
- 159. PIÙ CREDITI A CHI SEGUE L’ORA DI RELIGIONE? NESSUNA VIOLAZIONE DELL’EGUAGLIANZA
- 160. MACCHÉ PRIVILEGIO, SOLO CHIAREZZA
- 161. LIBERATI DAI LACCI DELLA BUROCRAZIA, MA NON DAI VINCOLI DELL’ETICA
- 162. IL RADICATO PREGIUDIZIO PAN-STATALISTA CHE GRAVA SULLA SCUOLA PARITARIA
- 163. FINALMENTE SI STA APRENDO IL «CANTIERE UNIVERSITÀ»
- 164. NON C’È CRISTIANESIMO SENZA OPERE DI CARITÀ
- 165. E L’ATTACCO ALLA «CULTURA DEL DONO» PRODUSSE ASSISTENZIALISMO
- 166. UNIVERSITÀ E LAVORO. NON BUTTIAMO IL «SAPERE SAGGIO»
- 167. FRATERNITÀ: PERCHÉ NON CONTINUI A PERDERSI
- 168. ALLA BASE DI OGNI INTESA. PRINCÌPI E DOVERI INDEROGABILI
- 169. LA PIÙ GRANDE PROVA DI SOLIDARIETÀ. QUELLA RIFORMA CI PUÒ INSEGNARE ANCORA MOLTO
- 170. NUOVE SOVRANITÀ E TIRANNIDE PLANETARIA
- 171. QUEL DEFICIT DA SANARE NELLA LEGGE MATRIMONIALE
- 172. CIÒ CHE UNA SENTENZA PUÒ FAR CAPIRE
- 173. IL VERO NODO DA SCIOGLIERE DELLA SCUOLA ITALIANA
- 174. IN DIALOGO, NON NEUTRALI
- 175. PREPARAZIONE E AZIONE PER DAR SENSO ALLA POLITICA
- 176. L’EUROPA SAPPIA RITROVARE LE VERE RAGIONI CHE UNISCONO
- 177. TRE GRANDI URGENZE PER RIPENSARE LA POLITICA
- 178. LEGALITÀ NON È LEGITTIMITÀ. PIÙ DEONTOLOGIA CONTRO LE LENTEZZE
- 179. C’È DEL VECCHIO NELLE FALSITÀ SULL’ICI
- 180. L’INCIVILE ANONIMATO
- 181. FAMIGLIA SPOGLIATA
- 182. IL FUTURO SIA SOVRANO
- 183. QUATTRO IDEE SULLA RIFORMA DEGLI STUDI GIURIDICI
- 184. QUELL’INSEGNAMENTO CHE OFFRE A TUTTI L’ANIMA D’ITALIA
- 185. LA RITORNANTE (E PER NIENTE LAICA) PRETESA DI FAR TACERE LA CHIESA
- 186. IL (NON)SENSO DELLA DERIVA
- 187. I MASS MEDIA E LA CHIESA: PERCHÉ NON SI VUOLE CAPIRE
- 188. PRESIDIO ED ESEMPIO
- 189. GABRIO LOMBARDI E IL MATRIMONIO SENZA DISTINZIONI
- 190. «I MAÎTRES À PENSER SONO I TECNOCRATI»
- 191. LA PRETESA DEL SILENZIO
- 192. IL MATRIMONIO INDISSOLUBILE? UN’IDEA DEI LIBERALI LAICISTI
- 193. QUALCHE ERRORE «SUPREMO»
- 194. L’IRRAGIONEVOLE MIOPIA DEGLI ANTI-PARITARIE
- 195. IL MATRIMONIO È UNO SOLO (NÉ LARGO, NÉ DOPPIO)
- 196. L’ADOZIONE DEI FIGLI OLTRE I NUOVI «MITI»
- 197. RISPETTO O LIBERTÀ? IL DILEMMA DELLA SATIRA
- 198. UNA CARTA CHIARISSIMA
- 199. GLI ASSENTI E I CREATIVI
- 200. VANONI. LE BUONE TASSE
- 201. CODICE CANONICO. L’INTUITO DI PIO X
- 202. IL DIRITTO DELLA CHIESA NEL MONDO
- 203. IL PRINCIPIO TRADITO
- 204. IL VATICANO II FU BUSSOLA PER IL SUO AGIRE CRISTIANO
- 205. GLI ORDINI DATI DELLO STATO E L’ORDINE INTERNO DELLA CHIESA
- 206. «UNA CHIESA NEL MONDO»
- 207. LEZIONE DI LIBERTÀ DI CULTO DALLA PATRIA DELLA «LAÏCITÉ»
- 208. MA OGNI UMANO DIRITTO HA RESPONSABILI LIMITI
- 209. LA RESISTENZA DI PIO IX? LEGITTIMA E DOVEROSA
- AUTORE
- CULTURA STUDIUM
Domande frequenti
Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Scopri come scaricare libri offline
Perlego offre due piani: Essential e Complete
- Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
- Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 990 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Scopri la nostra missione
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Scopri di più sulla funzione di sintesi vocale
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS e Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app
Sì, puoi accedere a Scritti su Avvenire di Giuseppe Dalla Torre, Geraldina Boni in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Mezzi di comunicazione e arti performative e Biografie in ambito giornalistico. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.