«Queste sono le poesie che al di fuori di qualsiasi critico io stimo più di tutte. Sarebbero insomma quello che io lascerei ai posteri se posteri esisteranno.» Così nel 1973 Sandro Penna introduceva la propria raccolta di poesie in uscita nei tascabili Garzanti, l'unica assemblata da lui personalmente. I versi, scritti tra il 1939 e il 1958, si presentano straordinariamente compatti per i temi e il linguaggio: quella di Penna è una poesia limpida, che si rifà a una classicità senza tempo e applica la lezione di Dante, Leopardi, Rimbaud, Montale, tra gli altri, senza mai cadere nella maniera. Ma è una poesia solo in apparenza semplice, la cui chiarezza e luminosità non possono che nascere da una zona buia, da un mistero. La sua drammaticità sa ancora incantare il lettore.

- 192 pagine
- Italian
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Poesie
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Informazioni
Argomento
LetteraturaCategoria
PoesiaIndice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione. di Raffaele Manica
- Poesie
- La vita… è ricordarsi di un risveglio
- Se la notte d’estate cede un poco
- Basta all’amore degli adolescenti
- Sole senz’ombra su virili corpi
- Se dietro la finestra illuminata
- Il mare è tutto azzurro
- NUOTATORE
- Mi nasconda la notte e il dolce vento
- Se son malato vago tra la folla
- Goffamente beati
- L’aria di primavera
- SCUOLA
- Le nere scale della mia taverna
- Sotto il cielo di aprile la mia pace
- IL BALCONE
- Le stelle sono immobili nel cielo
- VACANZE
- Già mi parla l’autunno. Al davanzale
- Piove sulla città. Piove sul campo
- «Alla pregiata vostra…» e il ticchettìo
- Esco dal mio lavoro tutto pieno
- Se sono vuoti gli alberi e il gennaio
- Ritornava il borghese alla sua casa
- INTERNO
- Entro nell’ombra ove si muove incerta
- Eccoli gli operai sul prato verde
- Andassi anch’io per stracci. Avessi
- È pur dolce il ritrovarsi
- Se la vita sapesse il mio amore!
- Trovato ho il mio angioletto
- Ero per la città, fra le viuzze
- Era il settembre. Riandava la gente
- La veneta piazzetta
- Nel fresco orinatoio alla stazione
- Il cielo è vuoto. Ma negli occhi neri
- La mattina di estate è ancora fresca
- Porto con me la dolce pena. Erro
- PAESAGGIO
- Il mio fanciullo ha le piume leggere
- Lasciavo l’ospedale. Rivestivo
- La mano casta e odorosa di ferro
- Fuggono i giorni lieti
- M’hanno battuto. A te solo, fanciullo
- Era l’alba su i colli, e gli animali
- Sotto l’alba piovosa se n’è andato
- Quando tornai al mare di una volta
- LA TOMBA DEL PADRE
- Entro una vaga e bianca
- Qui brucio la mia vita. Fra le rare
- La luna di settembre su la buia
- Questo prato già pieno di fanciulli
- Io nella rada seguivo un fanciullo incantato
- Era fermo per me. Ma senza stile
- Non rivedrò il paese ove la sera
- Ribrillava una strada, alta sul buio
- I treni che languivano una volta
- Ride su me la primavera. Tornano
- Deserto è il fiume. E tu lo sai che basta
- Se per la strada accade una disgrazia
- Quando su la città, beata, antica
- Giunto fra un incrociar di lenti carri
- LA TEMPESTA
- Se torna il dolce miele sciroccale
- Languiva la stagione pigramente
- Con un rapido vezzo hai liberato
- Era per la città quasi un comune
- Viene l’alba d’estate. Oh prima luce
- Malato nel meriggio in un solfeggio
- La semplice poesia forse discende
- Un fanciullo correva dietro un treno
- Salgono in compagnia dei genitori
- La luce di cui ardo è luce mia
- Fischiava alla sua porta o nel mio cuore
- Ricomporre la mia malinconia
- L’insonnia delle rondini. L’amico
- Ma perché non comprare il bene e il male
- L’accusato non ha se non parole
- È dolce piangere quando il cielo è sereno
- Immobile nel sole la campagna
- Avete mai provato, in un’aria serena
- Non moriva la luce ove un soldato
- Forse invecchio, se ho fatto un lungo viaggio
- Qualcuno era venuto a turbare il vostro cuore
- Qualcuno vi parlava e voi rispondevate
- Com’era l’onda sullo scoglio aperta
- Abbandonarsi all’onda delle sensazioni
- Amavo ogni cosa nel mondo. E non avevo
- Il crisantemo perde il suo colore
- Ero solo nel mondo, o il mondo aveva
- Sedere a una tavola ignota
- Era la mia città, la città vuota
- Ero solo e seduto. La mia storia
- L’estate se ne andò senza rumore
- Ecco il fanciullo acquatico e felice
- Felice è stata oggi la mia casa
- Uscì dal verde inaspettato, ancora
- LA RIMA FACILE, LA VITA DIFFICILE
- Il treno tarderà di almeno un’ora
- Felice chi è diverso
- Indi rivolto il viso verso il guanciale
- E poi son solo. Resta
- O Zelindo, non sa la tua notte
- Ho puntato la brama in ogni luogo
- Forse la lenta tua malinconia si perde
- Poi fu una cosa povera, avvilita
- Lascia l’orinatoio il giovanotto
- Non è la costruzione il lieto dono
- Tu mi lasci. Tu dici «la natura…»
- Venni fra voi. Conobbi la normale
- Furente e rosso in volto s’avvicina
- Straripa nell’umida notte in silenzio
- Oh nella notte il cane
- La tenerezza tenerezza è detta
- Oh non ti dare arie
- La tua giusta fierezza
- Come è bello seguirti
- O solitario intorno a una fontana
- Le stelle mi guardavano se a tratti
- Il ciclista polverosa
- Il fanciullo magretto torna a casa
- Della romantica tuta
- Per averlo soltanto guardato
- Un po’ di pace è già nella campagna
- Un amore perduto quanta gioia
- Cercando del mio male le radici
- Oh se potessi io lo compererei
- Dacci la gioia di conoscer bene
- Notte bella, riduci la mia pena
- Ma insieme a tanto urlare di dolore
- Se l’inverno comincia sulle calde
- «Cullo una solitudine mortale
- Con il cielo coperto e con l’aria monotona
- Come è bella la luna di dicembre
- La rosa al suo rigoglio
- Al pari di un profilo conosciuto
- Scende la sera. Se resiste il verde
- Si ricompone un ritmo. Primavera
- Fanciullo tutte queste tue bellezze
- Forse la giovinezza è solo questo
- Ma che grazia di sole e d’acque sporche
- Amico, sei lontano. E la tua vita
- Com’ero lieto sotto un albero in fiore
- SOLFEGGIO
- LA LEZIONE DI ESTETICA
- Lungo è il tragitto in autobus. Anche
- Appena entrato, il vino
- Amore, gioventù, liete parole
- Mi perdo nel quartiere popolare
- Il piccolo Vittorio è un innocente
- Amore, amore
- La mia poesia non sarà
- S’andava verso il mare di Civitavecchia
- Vivere è per amare qualche cosa
- MATTINO
- Nelle notti stellate aspettavo
- L’ombra di una nuvola leggera
- MORALISTI
- E poi come una mosca
- Copyright
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