La più celebre raccolta novellistica d'Oriente torna a incantare i lettori italiani in una nuova edizione che si avvale di una traduzione attenta e suggestiva, filologicamente scrupolosissima, condotta per la prima volta direttamente sui documenti originali in lingua araba.
Da quegli antichi testi affiorano le meravigliose storie che la splendida Shahrazàd racconta al sovrano ogni sera per salvare la vita a sé e a tutte le donne del regno. Una preziosa cornice letteraria che racchiude quasi duecento tra poesie, aneddoti, fiabe e novelle, facendo rivivere tutta l'atmosfera magica e seducente del mondo orientale durante l'epoca aurea del califfo Harùn ar-Rashìd. Le mille e una notte si presenta perciò come un vero e proprio scrigno da cui affiorano realtà e illusione, saggezza e fantasia, amore sublime e infidi tradimenti, perfidi inganni e raffinato erotismo.

- 1,600 pagine
- Italian
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Le mille e una notte
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Argomento
LetteraturaCategoria
ClassiciIl principe Qamar az-Zamàn1 e la principessa Budùr2
Mio buon re, tanto tempo fa, in una terra lontana, regnava un possente sovrano di nome Shahramàn al quale obbedivano emiri, alti dignitari e notabili nonché cavalieri di numerose legioni. Quando si rese conto di essersi avvicinato al tramonto della sua esistenza, iniziò a trascinare il suo corpo scheletrico attraverso i sontuosi labirinti del castello, attanagliato dal pensiero di non avere un figlio da stringere fra le braccia.
Un dì, sul far della sera, chiamò il gran visir e gli confidò le sue angustie: «Mi sento simile a un albero secco e senza frutti che è stato bruciato dalle saette e dall’amaro destino. Quando viaggerò nell’Aldilà, il mio regno sparirà come un castello di sabbia colpito dalle onde rese tumultuose dalla burrasca. Lascerò questo mondo senza aver innalzato al trono un successore degno del mio trono».
Il saggio gran visir proferì: «Sire, stanotte invoca il nome del sommo creatore, fa’ l’abluzione, genuflettiti e prega con il capo rivolto alla Ka’ba. Dopo aver compiuto la preghiera rituale, congiungiti con la tua consorte; Allah, il Clemente e il Misericordioso, ascolterà la tua preghiera e ti colmerà con la sua benevolenza».
Il re accettò di buon grado il consiglio del suo fido visir e la notte stessa il frutto regale iniziò a crescere nel grembo della regina. Dopo alcuni mesi la bella novella si diffuse in tutti gli angoli del regno. E, allo scadere del nono mese, la regina mise alla luce un bimbo raggiante come una luna piena al quale diede il nome di Qamar az-Zamàn. Nel vasto regno iniziò una grande festa che durò sette giorni e sette notti. I paggi issarono gli stendardi reali in ogni angolo della città in festa. E gli ambasciatori affluirono da ogni angolo della terra portando a corte preziosi doni.
Qamar az-Zamàn crebbe tra le soffici braccia delle belle balie di alto rango. Era simile a un astro nascente in mezzo al firmamento; i suoi lineamenti perfetti sembravano scolpiti dalle fate. Col passare degli anni il fanciullo conquistò i cuori delle donne che venivano da tutte le parti per poterlo ammirare in tutto il suo splendore.
L’anziano re amava molto il figlio che aveva desiderato a lungo e non lo abbandonava né di giorno né di notte. All’età di quindici anni Qamar az-Zamàn aveva già assimilato tutto lo scibile, dalle cronache alle vite e opere dei sovrani.
Un dì, mentre la notte veniva sospinta dalla luce mattutina oltre la cupola celeste, il re chiamò il gran visir e gli disse: «Gran visir, temo che mio figlio venga colpito dall’avverso destino e perciò desidero vederlo sposato prima di lasciare questo mondo per raggiungere i miei avi».
Il sommo ministro concordò: «Il matrimonio è il pilastro miliare sul quale si erge un prospero regno. Perciò condivido pienamente il tuo pensiero».
Immediatamente il re chiamò nella sala delle udienze il figlio che si presentò al cospetto del padre con il capo chino. Shahramàn gli disse: «Sappi che nutro un unico desiderio, quello di vederti sposato mentre sono ancora in vita».
Qamar az-Zamàn rispose a voce alta: «Sappi, padre mio, che non intendo prendere moglie poiché l’anima mia non è attirata dalle donne. Ho letto infatti codici e rotoli di pergamena in cui sono menzionati i loro tranelli, nonché la loro infamia e perfidia. Un vate recitò a proposito delle donne:
Se mi domandate delle donne, vi rispondo che conoscole loro vicende oltre a essere un medico esperto:quando il capo di un uomo incanutiscee scarseggiano i suoi dinari,non avrà da una donna alcun affetto.
Dopo una breve pausa, Qamar az-Zamàn aggiunse: «Padre, non intendo assolutamente sposarmi».
Quando il re udì la risposta perentoria del figlio, il suo volto si oscurò e il suo cuore divenne come una stella cadente frantumata in mille frammenti. Nonostante ciò, tentò di nascondere la sua mestizia e si avvicinò all’amato figlio colmandolo d’affetto. Trascorse un intero anno, durante il quale Qamar az-Zamàn divenne ancora più bello e conquistò il cuore di numerose fanciulle grazie al suo fascino che lo rendeva simile a una fragrante rosa mossa da un lieve venticello mattutino.
A lui un poeta dedicò questi versi:
Apparve e la gente disse: Sia benedetto Allah.Lode a Colui che ha cesellato e plasmato il re di tutti i belliche sono diventati suoi sudditi.Nella sua saliva c’è un nettare di miele sciolto.I suoi denti sono una collana di candide perle.Perfetto nei lineamenti, tutti gli esseri si perdono nella sua beltà.La grazia ha scritto sulla sua fronteche non esiste altra creatura più bella di lui.
Passò un altro anno ancora e infine il re Shahramàn chiese al figlio: «Figlio mio, perché non vuoi ascoltarmi?».
Qamar az-Zamàn si inginocchiò dinanzi al padre e rispose: «Come potrei osare non ascoltarti, se Allah mi ha ordinato di obbedirti e di non contrariarti?».
Il re disse compiaciuto: «Sappi che desidero dare una grande festa, gioire alle tue nozze e innalzarti re prima di esalare l’ultimo respiro».
Quando udì le parole del padre, Qamar az-Zamàn chinò il capo sconsolato; poi, dopo aver riflettuto a lungo, alzò la testa e mormorò: “Padre, questo evento non avverrà mai, neppure se mi costringerai a bere dal calice della morte. Io non mi sposerò durante il lungo cammino della mia esistenza, poiché, leggendo i libri degli avi e dei contemporanei, sono venuto a conoscenza delle disgrazie e delle sventure causate dalle donne, che sono maestre nel creare dissidi e nel tessere inganni e tranelli. A tale riguardo scrisse un antico poeta:
Chi viene colpito dalla perfidia di una donna cattivanon troverà alcun luogo di salvezzaanche se costruirà mille fortezze con il piombo.Le donne tradiscono chiunque si trovi distante o vicino.Tingono le unghie, intrecciano i folti capelli,colorano le palpebree ci fanno inghiottire l’amarezza e il veleno.
“E un altro poeta recitò:
Nella notte buia, la donna ti confida il suo segretoe l’indomani un altro ne possiede la gamba e il braccio.Ella è come un caravanserraglioin cui soggiorni un dì e poi riparti nei meandri della vitae dopo di te verrà uno sconosciuto.”
Quando sentì quelle parole, il re fu assalito dall’angoscia, anche se tentò di nascondere la sua amarezza; si avvicinò al figlio e si mostrò ancora più generoso verso di lui. Poi chiamò il gran visir e, dopo avergli riferito quanto era successo, gli domandò: «Cosa bisogna fare quando un figlio contraddice la volontà paterna?».
Il gran visir propose: «In capo a quest’anno convocalo e parlagli in pubblico dinanzi ai tuoi ministri, notabili e dignitari. Senza alcun dubbio tuo figlio si vergognerà e sarà costretto a obbedire alla tua volontà, senza frapporre ostacoli al progetto nuziale».
Il re, soddisfatto per la proposta, donò al fido consigliere un oggetto di inestimabile valore. Per le successive interminabili quattro stagioni continuò a nutrire la speranza di vedere accanto a Qamar az-Zamàn una futura sovrana, mostrando una pazienza che non conosceva limiti.
Intanto il principe diveniva di giorno in giorno più affascinante. All’età di vent’anni l’Altissimo gli fece indossare il mantello sfarzoso della bellezza e lo adornò della corona della perfezione. I suoi capelli neri come la notte sembravano creati dalle fate dell’oscurità, le sue guance erano rosse come un luccicante rubino, la sua fronte era candida come un cielo rischiarato dai bagliori della luna. Ciglia sottili come spade taglienti incorniciavano occhi verdi come un fitto bosco sotto i raggi solari, rendendoli simili a due gemme appartenenti a una collana pendente sul petto di una ninfa. I candidi denti brillavano come luna piena al di là delle nuvole.
Un poeta scrisse di lui:
Giuro per le sue guance rosse e la sua minuta bocca gioconda,da cui scocca le frecce della sua magia;per la mollezza dei suoi glutei e la veemenza del suo sguardo,la bianchezza della sua fronte e il nero dei suoi capelli;e per la giada del suo sorriso e le perle dei suoi denti;per il profumo soave del suo alito e il nettare della sua saliva,che il sole abbagliante è a lui inferiore,e il novilunio è un ritaglio delle sue smaglianti unghie.
Allo scadere dell’anno, re Shahramàn radunò nella sala delle udienze tutti gli emiri, i visir, i notabili e i dignitari e infine mandò a chiamare suo figlio.
Qamar az-Zamàn si presentò con il capo chino e baciò tre volte la terra dinanzi al padre, poi si alzò tenendo le dita incrociate dietro la schiena.
Shahramàn disse ad alta voce: «Sappi, figlio mio, che ti ho convocato dinanzi a questo consiglio di Stato e in presenza di tutte le truppe per ordinarti di sposare una fanciulla degna di te. Non cercare di contrariarmi. Prima di morire, desidero gioire nel giorno delle tue memorabili nozze».
Quando udì le parole del padre, Qamar az-Zamàn volse lo sguardo verso il suolo e rimase muto per un considerevole lasso di tempo. Infine alzò il capo in preda alla pazzia ed esclamò: «Tu sei un uomo grande, ma piccolo di mente. Io non mi sposerò mai, neanche se mi servisse ad allontanare la coppa dell’Aldilà. Ti rammento che già due volte mi hai invitato a celebrare un inutile matrimonio».
Le aspre parole di Qamar az-Zamàn fecero naufragare il padre in un mare di amarezza. Il rifiuto del giovane costituì per il re un atto di ribellione, ma il sovrano preferì per il momento mantenere il silenzio. Inaspettatamente il principe alzò le braccia minacciando il padre e lasciandolo allibito e incredulo per il folle gesto.
Il re si ripiegò su se stesso, vergognandosi di quanto era accaduto in un giorno solenne dinanzi a uomini dell’alta società. Subito dopo, però, gridò con tutto il fiato che possedeva, destando paura nel cuore di Qamar az-Zamàn e di tutti gli astanti. Ordinò ai guardiani di catturare il figlio, che venne ammanettato con corde e trascinato dinanzi al padre.
In preda al panico, il principe chinò il capo mentre il sudore gli rendeva madide la fronte e le guance.
Il re si alzò e tuonò: «Figlio dell’adulterio, come hai osato rispondermi con tono folle e arrogante dinanzi ai miei cortigiani e alle mie truppe? Nessuno finora ti ha insegnato a camminare sulla retta via?». Poi ordinò ai suoi uomini di slegargli le mani e di rinchiuderlo in una cella buia situata sulla sommità della torre del castello. I paggi vi entrarono, la pulirono e vi collocarono un letto e un tappeto; infine portarono una lanterna e una candela per il principe.
I guardiani condussero Qamar az-Zamàn nella torre e misero un servo a controllare la porta della prigione.
...Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione. di Hafez Haidar
- LE MILLE E UNA NOTTE
- Shahrazàd alla corte del re Shahriyàr
- Il mercante, i tre sceicchi e l’ifrit
- Il pescatore venerando e l’arcigno ginn
- Il facchino di Baghdad e le belle dame
- Il califfo e la donna trucidata
- Il sarto, la moglie e il gobbo
- I due visir e Anis al-Gialìs
- Lo schiavo d’amore Ghanem e Qut al-Qulùb
- Re Omar an-Numàn e i due figli
- Il principe Tag al-Mulùk e Aziz
- Il pescatore saggio e il re Cosroe
- Il califfo Harùn ar-Rashìd e Abu al-Hassan al Kalih
- Abu al-Hassan, la moglie e Harùn ar-Rashìd
- L’uccello acquatico e la tartaruga
- Il lupo e la volpe
- Il topo e la donnola
- Il corvo e il gatto
- Il porcospino e i colombi selvatici
- Il ladro e la scimmia
- L’eremita e i colombi
- Il pastore e l’asceta
- L’allodola e il pavone
- Il saggio, il principe e il cavallo alato
- La volpe e il corvo
- Le due pagnotte
- Il mendicante
- Il pavone
- Alì ben Bakkàr e Shams an-Nahàr
- Il pellegrino Alì Cogia e il mercante astuto
- Il principe Qamar az-Zamàn e la principessa Budùr
- Il leggendario Alessandro Magno
- Il re giusto
- Il pentimento
- Ibrahim ben al-Mahdi e il califfo al-Mamùn
- Hatim at-Tai e Dhu’l Qirà
- Maan ben Zaida
- Maan ben Zaida e il beduino
- Tarik ben Ziyad nel regno delle meraviglie
- Il califfo e il giovane beduino
- L’emiro Khaled ben Abdullah al-Qasri e il ladro
- Harùn ar-Rashìd, Giàafar, la schiava e l’imam
- Il re dell’isola di Dio
- La generosità di Yahya al-Barmachi
- Il califfo Harùn ar-Rashìd e sua moglie
- Il re, il denaro e l’angelo della morte
- L’angelo dell’Aldilà e il tiranno
- Un amore strabiliante
- Abdullah ben Abi Qulàba a Iram Zat al-Imad
- Ishàq al-Mawsili
- L’odio e l’amore
- Il principe e i due innamorati
- Il giovane innamorato alla follia
- Il poeta innamorato pazzo
- Un nobile devoto scarcerato da Allah
- L’uomo pio e il fabbro
- Il profeta
- Abu Suwaid e l’attraente anziana
- I due compagni di scuola
- La moglie malvagia e il marito ingenuo
- Il poeta e la schiava guercia
- Aisha e la pettegola
- La regina Zobeida, il giudice e il califfo
- I due peccatori
- L’ancella e il califfo Harùn ar-Rashìd
- Il barcaiolo, l’asceta e Allah
- Il califfo al-Mamùn e il dotto sconosciuto
- L’asceta e la nuvola di Allah
- La cura miracolosa
- Il califfo al-Amìn e la schiava
- Lo schiavo pio e il nobile
- Il macellaio e l’amante dell’orso
- La figlia del sultano e lo scimmione
- Il califfo Harùn ar-Rashìde le due ancelle
- Il califfo Harùn ar-Rashìd e le tre ancelle
- Il musulmano e la cristiana
- Il più generoso di tutti
- I miracoli dell’amore
- Il poeta e la principessa cristiana
- L’emiro e la schiava Munis
- Le due dame
- Il pellegrino e l’asceta
- Il governatore al-Haggiàg ben Yusuf e la plebe
- Il re, l’asceta e l’angelo della morte
- Il mistico Ibrahim al-Khawas
- L’erudito e il gioiello dei gioielli
- Il lebbroso e il pellegrino
- Il falsario e i due sceicchi
- Il poeta Ishàq al-Mawsili
- Lo spazzino e l’adultera
- Harùn ar-Rashìd e Alì al-Agiamì
- Il cambiavalute e il ladro
- Il soldato, il governatore di Alessandria e il ladro
- I quattro wali
- Harùn ar-Rashìd e l’ancella
- Il bottegaio devoto e il ladro
- L’israelita devota
- Harùn ar-Rashìd, Giàafar e il vecchio simpatico
- Ben al-Qaribi e il califfo di Baghdad
- Il poeta ubriaco e il califfo Harùn ar-Rashìd
- Il principe asceta e il califfo Harùn ar-Rashìd
- Il re, l’asceta e il contadino
- La generosità del principe Maan ben Zaida
- Il maestro dei maestri
- Il poeta e l’emiro saggio
- Il magrebino e l’uccello rukh
- Allah svela tutti i segreti
- Abu Amer al-Basri e il giovane devoto
- La pia donna e il quadrupede alato
- L’israelita devoto e sua moglie
- Abu al-Hassan az-Ziyadi e il califfo al-Mamùn
- Il maestro ingenuo
- Il re Cosroe e la fanciulla saggia
- Il califfo Omar ben al-Khattàb e il beduino leale
- L’erudito e il maestro folle
- L’emiro dei credenti e il califfo impostore
- Alì Babà, Morgiana e i quaranta ladroni
- I sette viaggi di Sindbàd il marinaio
- N’imat e Nu’m
- Abu Muhammad il poltrone e il califfo
- Alì Shar e l’ancella Zumurrud
- Abdullah al-Barri e Abdullah al-Bahri
- Il re e il principe
- Alà ad-Din
- Il re dei re
- Hassan l’orafo e il cappello magico
- Il calzolaio
- Aladino e la lampada magica
- Copyright
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