Questo libro potrebbe farvi male
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Questo libro potrebbe farvi male

Assaggiatelo con (molta) cautela

  1. 320 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Questo libro potrebbe farvi male

Assaggiatelo con (molta) cautela

Informazioni su questo libro

Fra le pagine di questo libro è nascosto il segreto del cioccolato migliore del mondo. Vi ho forse fatto venire la tentazione di leggerle? Se la risposta è sì, devo avvertirvi che le cose più deliziose non fanno mai bene alla salute...
Non insistete. Non vi posso svelare che in questa avventura la madre di Cass viene rapita dal sinistro chef e cioccolatiere cieco, il Señor Hugo! E non dovete assolutamente sapere che il riscatto richiesto è il leggendario Diapason Culinario. Riusciranno Cass e Max-Ernest a trovare il magico strumento prima che sia troppo tardi? E sapranno svelare qual è il maligno ingrediente segreto, motivo del successo del cioccolato del Señor Hugo? No, non dovevo farvi domande, perché adesso vi sarà venuta una gran voglia di leggere il libro, lo so. Se è così... assaggiate pure, ma con estrema cautela... perché questo libro potrebbe farvi male. Molto.

Domande frequenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2019
Print ISBN
9788804635383
eBook ISBN
9788852046803
Seconda parte

IL PIATTO FORTE

Capitolo nove

A casa. Sola

Quando Cass arrivò a casa, era molto tardi.
Dopo aver augurato una frettolosa buonanotte ai suoi amici, si attardò sulla soglia, riluttante ad affrontare la casa vuota. Se non fosse mai entrata, avrebbe potuto conservare la speranza che sua madre ci fosse.
Non sei nemmeno la mia vera mamma.
Quelle erano praticamente le ultime parole che le aveva detto. E se non avesse più avuto l’occasione di rimangiarsele?
E se non l’avesse più rivista?
Cass cominciò a piangere in silenzio, versando le lacrime che aveva dovuto trattenere di fronte a Max-Ernest e Yo-Yoji.
“Piantala!” si rimproverò. “Piangere non serve a nulla. Non sei una mocciosa. Sei una survivalista. Sei addestrata ad affrontare le emergenze. Comportati in questa situazione come in qualsiasi altro disastro. Un rapimento non è nulla, in confronto a uno tsunami o a un tornado.”
Con uno sforzo spaventoso si asciugò le lacrime e si costrinse a concentrarsi sul compito più immediato: trovare il Diapason Culinario.
Sapeva quale sarebbe dovuto essere il primo passo: leggere il dossier nell’archivio della Società Terces. Ma doveva andarci subito o aspettare l’alba?
Tenne la chiave nella toppa, riflettendo.
Da un lato aveva pochissimo tempo per salvare Melanie. Cosa c’era scritto nel messaggio? Due giorni?
D’altro canto, doveva ammetterlo, aveva molto sonno. E sapeva da tutto il suo addestramento survivalista che non sarebbe stata molto efficiente in quella missione senza un riposo adeguato. Una grave mancanza di sonno poteva pregiudicare le funzioni mentali e l’abilità a gestire lo stress. Poteva anche ripercuotersi sulle emozioni e sul sistema immunitario. Se avesse trascorso troppi giorni senza dormire, avrebbe perfino cominciato ad avere allucinazioni.
E poi: se Pietro o il signor Wallace la beccavano con le mani nel sacco, come avrebbe spiegato la sua presenza nell’archivio nel cuore della notte?
Dopotutto, forse doveva andarsene a letto, pensò girando la chiave.
Era la prima volta che trascorreva l’intera notte da sola in una casa vuota, e Cass controllò e ricontrollò ogni stanza, assicurandosi che tutti i sistemi d’allarme fossero inseriti:
  • ✓ il vaso di cristallo piazzato in modo da schiantarsi a terra se la porta dell’ingresso si fosse aperta
  • ✓ il mucchietto di cereali croccanti sparsi nel corridoio che conduceva in camera sua, in modo da sentire i passi prima che la raggiungessero
  • ✓ gli elastici avvolti attorno alle serrature della finestra della sua camera, in modo che saltassero se la finestra fosse stata aperta
  • ✓ e alcune altre misure di sicurezza minori e più segrete.
Purtroppo, date le circostanze, non si sentiva lo stesso molto al sicuro.
Si allungò sul letto senza togliersi le scarpe, con la paura perfino di infilarsi sotto le lenzuola; le coperte avrebbero potuto rallentare un eventuale salto fuori dal letto. Incapace di dormire, con la mente in subbuglio, contò i minuti finché – finalmente – non fu mattina.
Cass era quasi fuori dalla porta, diretta all’archivio della Società Terces, quando si rese conto di non essersi lavata i denti e di indossare la maglietta al rovescio. I denti potevano aspettare. Ma decise di infilarsi la maglietta come si deve. Se il signor Wallace o Pietro l’avessero vista così in disordine avrebbero potuto chiedersi se non ci fosse qualcosa che non andava.
Quando fu di nuovo pronta per partire, bussarono alla porta.
Le salì un groppo in gola: poteva essere la mamma? Il Señor Hugo ci aveva ripensato? Oppure il malvagio chef era venuto a ritirare il Diapason Culinario prima del giorno stabilito?
Mentre cercava di decidere se aprire o meno, i colpi si fecero più forti e insistenti.
— Cass, apri!
— È ora di fare i compiti, bella!
Max-Ernest e Yo-Yoji. Si era dimenticata che avevano fissato di fare i compiti quella mattina.
Per un secondo si sentì sollevata. I suoi amici erano lì! L’avrebbero aiutata a superare quel momento terribile. Tutti e tre insieme avrebbero salvato Melanie, proprio come in passato avevano già compiuto tante imprese pericolose.
Poi Cass ricordò il messaggio di Hugo ed ebbe un tuffo al cuore. Non poteva dire ai suoi amici quello che stava accadendo. Hugo era stato chiaro su quel punto. Cass sapeva che il suo silenzio era una specie di tradimento. Soprattutto verso Max-Ernest, che si considerava il suo socio. Loro due condividevano tutto; non avevano segreti l’uno per l’altra. Ma, si disse Cass, per quanto fosse difficile, quella missione era sua e sua soltanto.
Come sarebbe riuscita a liberarsi di loro?
Cercando di darsi un’aria normale – ma cos’era più normale per lei, sorridere o fare una faccia seccata? – aprì la porta.
— Sorpresa! — esclamò Max-Ernest. — Cioè, non proprio, ma…
— Ehi, ragazzi — li salutò Cass, senza muoversi dalla soglia. — Mi dispiace, non potete restare. Mia madre, ehm, è dovuta andare presto al lavoro. E ora io devo… andare dai nonni.
— Ma è domenica — osservò Max-Ernest. — Perché va al lavoro?
— Non lo so… aveva una riunione.
Max-Ernest fissò l’amica. — Non è che avete litigato… per quello che le hai detto? Lo sai, la storia che non è la tua vera madre. È per questo che se n’è andata ieri sera?
Cass sostenne il suo sguardo, cercando di non far trasparire la propria preoccupazione. E di non battere nemmeno ciglio. La scaltrezza di Max-Ernest l’aveva presa in contropiede.
— Ehm…
Per quanto fosse dolorosa, doveva ammettere che la storia dell’amico era più plausibile della sua. Decise di adeguarsi.
— Già — rispose, con autentico imbarazzo. — È andata così, più o meno. Stamattina abbiamo litigato e lei è uscita per fare la spesa o roba del genere.
— Be’, non possiamo entrare lo stesso? — chiese Yo-Yoji. — Adesso non dobbiamo nemmeno fingere di fare i compiti. E dobbiamo cominciare la ricerca del Diapason Culinario, prima o poi…
Cass rifletté di nuovo fra sé.
Da un lato, il messaggio di Hugo era stato molto chiaro: non doveva raccontare agli amici quello che stava succedendo.
Dall’altro, che male c’era se diceva loro dove stava andando? Dopotutto, dovevano cercare il Diapason Culinario. E non dovevano mica sapere che lei lo stava cercando per Hugo, anziché per Pietro.
— A dire la verità, stavo andando al circo — disse infine. — A leggere il materiale sul Diapason Culinario che c’è in archivio.
— Senza di noi? — chiese Max-Ernest. — Non ci volevi aspettare?
— Lo so che è un po’ stupido, ma pensavo di trovare qualcosa per prima e di farvi una sorpresa.
— Oh — fece Max-Ernest, che non sembrava granché soddisfatto della risposta.
— Be’, ora che la sorpresa è rovinata, veniamo con te! — disse Yo-Yoji.
— Ehm, okay… — rispose Cass esitante, non riuscendo a pensare a una buona ragione per dire di no.
— Ehi, tua madre ha dimenticato questo… — esclamò Max-Ernest, raccogliendo un giornale. — Non bisogna lasciare la roba fuori, lo sai, altrimenti i ladri pensano che in casa non ci sia nessuno…
Seccata con se stessa per la svista, Cass prese il giornale. Doveva pianificare meglio le cose, si rese conto, se voleva che nessuno capisse che Mel era sparita.
— Ehi, cos’è quella roba sul giornale? — domandò Yo-Yoji.
Cass abbassò lo sguardo: — Bleah…!
A quanto pareva, un cane le aveva lasciato un ricordino.
Max-Ernest scoppiò a ridere. — Non ti preoccupare: è di plastica. Me l’hanno data i pagliacci.
Cass si costrinse a sorridere. — Ah! Davvero divertente!
Max-Ernest la guardò in modo strano. — Adesso so per certo che c’è qualcosa che non va! Tu non pensi mai che io sia divertente. Soprattutto quando mi sforzo di esserlo…
Cass chiuse la porta a chiave.
Avere degli amici che la conoscevano bene avrebbe dovuto essere una consolazione, ma in quel momento la faceva solo sentire più a disagio.
Capitolo dieci

Caca Boy

Idritti del circo non erano mattinieri. Quando Cass e i suoi amici arrivarono, c’era silenzio come in piena notte.
Dal finestrino di una roulotte videro Mickey e Morrie che giocavano a dama con alcuni abitanti del posto: senza dubbio i pagliacci stavano fregando ai locali il denaro guadagnato con il loro duro lavoro. A quanto sembrava, però, i due non si erano svegliati: semplicemente non erano mai andati a letto.
L’unico rumore percepibile proveniva dallo chapiteau. Quando i ragazzi si avvicinarono, udirono un uomo che gridava da dentro: — For...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Questo libro potrebbe farvi male
  4. Capitolo quindici. Un amuse-bouche
  5. Prima parte. ANTIPASTI
  6. Seconda parte. IL PIATTO FORTE
  7. Terza parte. IL DESSERT
  8. Appendice
  9. I cento saluti di Max-Ernest
  10. Copyright