Parole per noi due
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Parole per noi due

  1. 276 pagine
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Parole per noi due

Informazioni su questo libro

"La playlist che qualcuno dei miei colleghi stronzi ha messo su è incappata su una canzone degli Abba, One of Us. Gli Abba hanno due effetti: o ti fanno ballare e ridere come uno scemo, oppure ti metti a piangere come uno scemo al quadrato. E io sono sulla buona strada per la seconda opzione. No, non si dimentica in fretta. Alzo lo sguardo. Che cosa ho fatto?!" Stefano è in crisi, ha perso il suo lavoro. È stanco delle serate a Porta Venezia e del sesso occasionale, anche se per il suo miglior amico Filippo c'è un'unica soluzione a tutto: scopare di più. Fosse così facile basterebbe passare la giornata su Grindr. Ma Stefano vuole di più sia dalla sua vita sia dall'amore. Per questo decide di mollare tutto, dai gin tonic al suo piccolo appartamento, per inseguire il suo sogno: trasformare in un bed and breakfast la casa di sua nonna arroccata in un paesino sul Passo della Cisa. Ma si sa, tra il dire e il fare... La vita in montagna non è facile per un milanese doc come Stefano. Anche se a renderla un po' meno complicata c'è Riccardo, che ha tutto: è bello, intelligente, profondo, produce un formaggio buonissimo. Ma ovviamente c'è un ma: Riccardo ha una ragazza, anche se emana innegabili gay vibes. In Parole per noi due Tommaso Zorzi racconta, con leggerezza e ironia, due giovani vite e un amore apparentemente impossibile. Due esistenze irrisolte che però, proprio grazie a un sentimento vero e irrinunciabile, potranno trovare la strada per diventare finalmente se stesse.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
eBook ISBN
9788835716501
Print ISBN
9788804750154
Seconda parte

DUE RAGAZZI

9

L’attività è stata ufficialmente inaugurata, e la mia provvisoria lista di clienti si sta piano piano allungando.
Molto piano, purtroppo, ma siamo all’inizio, me lo continuo a ripetere. Dopo gli apripista, ovvero i due signori di Bolzano, ci sono stati la cugina di Giorgia col marito (e con la sua dentiera, lasciata in bella vista nel bagno comune… e per fortuna, si fa per dire, erano gli unici ospiti) e pochi altri.
Nella lista c’è però un altro ospite, se posso considerarlo tale.
Non paga mai quando gli do da mangiare, va e viene come gli pare, e una volta ha cercato di entrare di soppiatto nei miei appartamenti. Si chiama Romeo, ha il pelo nero e un fare decisamente sensuale.
«Romeo… qua!»
Mi chiedo se sia lo stesso gatto nero che inseguiva il cane di Ricky… come si chiamava?
Mimi? O Mimma?
Non l’ho più visto, Ricky. Quando sono andato a fare scorta di latte, ad accogliermi ho trovato solo sua zia. Gentilissima, come sempre.
«Ricky è fuori adesso, mi dispiace.»
Lo ha detto come se fossi andato lì per trovare lui, non per comprare i prodotti della fattoria. Mi guardava con quei suoi occhi scuri, che sembrano pozze di petrolio scosse da una specie di terremoto.
Dev’essere una persona emotiva.
«Romeo… qui, dài.»
Sono accucciato di fronte all’ingresso e cerco di attirarlo a me col braccio allungato verso di lui. Che è un lui lo so dall’armamentario che sfoggia con estrema nonchalance sotto la coda.
Ma Romeo non è molto per la quale. L’ho detto, fa un po’ quel che gli pare, quando gli pare, come tutti i gatti.
«Vedi almeno di tenere lontano i topolini, eh. Che le crocchette costano.»
Gliene ho prese pure un sacchetto buono: mi sembra un tipo da scorribande, duelli all’ultimo graffio e conquiste amorose. Ha bisogno di energie.
«Costano, capito?»
Faccio un sospiro. Spero che finisca presto, questa sottile, perenne ansia di non vedere mai abbastanza segni “più” sul mio conto corrente. Le spese non si contano e invece le entrate sì, per ora sulle dita di due mani.
Il b&b è aperto da due settimane, per le prossime ho già qualche prenotazione, ma la partenza, diciamocelo, non è stata per niente col botto.
«Cosa ti aspettavi?», il grande incoraggiamento di mia madre.
«Sei solo all’inizio, tranquillo!», l’incoraggiamento, reale, di mio padre.
D’altronde i miei genitori sono un po’ il giorno e la notte, questo l’ho sempre saputo.
Filippo – che quando vuole sa tirare fuori un lato molto pragmatico, d’altronde nel suo lavoro è in gamba, e questo non glielo si può negare –, dicevo, Filippo mi ha iscritto in un circuito di strutture ricettive Lgbt+ friendly, e Alex non si è potuto che dire d’accordo: «Potrebbe essere il plus della tua struttura. Comunque, non ti demoralizzare, è già tanto se non sei stato completamente a secco in questi primi giorni».
Adoro Alex, la sua voce da bravo ragazzo, i suoi modi rassicuranti e tutto il resto… ma io ho bisogno di entrare al più presto a pieno regime, altrimenti chi li paga tutti i debiti che ho con la banca?
Per questo ho accettato molto volentieri l’invito della presidentessa dell’Associazione Amici della Cisa a partecipare, in un banchetto dedicato alle piccole strutture ricettive della zona, alla fiera che si terrà stasera a Berceto, non lontano da qua.
Ho dovuto pagare una quota, ovvio, ma lo considero un investimento: mi è stato detto che è un evento molto partecipato. La scorsa estate un bel po’ meno del solito, vista la pandemia, ma vengono persone da Parma, dalla costa, persino da Milano e dalla Toscana.
A fare da esca sono le prelibatezze gastronomiche, ma spero che tra una fetta di prosciutto di cinghiale e dei maltagliati ai funghi porcini qualcuno prenda su uno o due biglietti da visita. Li ho fatti fare con la stessa grafica del sito. Su un lato c’è una grossa farfalla dalle tinte pastello e dietro tutti i miei dati: essenziale, gentile, accogliente.
Così come La Farfalla. E chiunque si ritroverà in mano questo biglietto da visita poi morirà dalla voglia di alloggiare nel mio fantastico bed and breakfast.
Vero?!
Per l’occasione, e anche per farsi perdonare di non essere riuscito a venire all’inaugurazione, c’è Alex.
«Bella la macchina nuova» dico accomodandomi sul sedile passeggeri.
«È una quattro per quattro, dovresti prenderla tu, con queste strade.»
«Ci manca solo che debba anche cambiare macchina. Per ora la Punto fa il suo sacrosanto lavoro, e spero che lo faccia ancora molto a lungo.»
«Non piangere miseria!»
«Purtroppo non posso piangere direttamente soldi in questo momento… è una dote che mi farebbe molto, molto comodo.»
«Concentrati sul pensiero positivo» dice Alex ingranando la quarta su un rettilineo. «Guarda cos’hai attorno!» esclama allungando il braccio fuori dal finestrino.
Boschi, cime, capre, vecchie case, un cielo che non mi è mai sembrato così ampio…
Forse Alex ha ragione.
«Lo so, è bellissimo.»
«Lo so, è bellissimo!» mi fa il verso lui con più decisione. «Guarda dove vivi e ripetilo più forte: è bellissimo!»
«Alex…»
«Ripetilo!»
«È bellissimo! Anzi, BELLISSIMO!» urlo proprio mentre ci siamo fermati a un incrocio e una bicicletta si è accostata al mio finestrino.
«Vero!» fa l’uomo in sella.
Poi, salutandoci con la mano riparte, e noi con lui.
Io e Alex ci guardiamo e scoppiamo a ridere, e il sorriso che ne resta mi rimane appiccicato alla faccia per un po’ di secondi.
«Ecco, così mi piaci. Oggi, quando le persone verranno a chiedere informazioni sulla tua attività, tu tieni su quel sorriso, d’accordo?»
Il sorriso si trasforma in una smorfia. «Alex, mi hai nascosto qualcosa? Hai fatto un corso di life coaching?»
Lui sorride, e guarda avanti, gli occhi hanno un brillio malinconico che conosco bene. Non ha fatto un corso di life coaching, ma mi sta nascondendo qualcosa. E di sicuro, quando penserà che è il momento giusto, me lo dirà.
«Mangiamo qualcosa prima di andare alla fiera?» mi chiede.
Ecco, quel momento sta già arrivando.
Davanti a due piatti di lasagne bastarde, fatte di farina di castagne, con sugo alle noci, Alex non ha ancora sputato il rospo.
Così decido di metterlo a suo agio con qualche confidenza io. So che desidera parlarmi, ma che allo stesso tempo non vuole appesantirmi con le sue problematiche.
«Prima, in macchina, quando mi hai fatto urlare…»
«Sì» sorride lui.
«Sai chi mi sono sembrato?»
«Sentiamo…»
«Andrea» rispondo. «Coi suoi piagnistei, e la sua poca voglia di vivere. Non voglio diventare così. L’ho lasciato per questo.»
«Andrea era un’altra storia… tu al momento hai qualche preoccupazione, dovuta alle contingenze oltretutto. Poi chissà, magari Andrea ora è cambiato.»
«Non lo so e non mi importa. Non so neanche perché certe volte ci penso ancora e ci resto male per come si è comportato dopo… sparire così.»
Ale fa il gesto di scacciare via qualcosa nell’aria, come a dire: “Non ci pensare”.
«Era per dirti che hai ragione» riprendo. «Effettivamente, sto piangendo miseria… devo essere più propositivo da adesso in avanti.»
«Così mi piaci.»
Le lasagne sono quasi finite, nel mio piatto. Alex mangia più lentamente: prende un boccone, mastica piano, ne prende un altro, mastica, mastica… Non svilupperà, negli anni, problemi di digestione, al contrario del sottoscritto.
Segue qualche attimo di silenzio, al che mi dico: adesso o mai più.
«Ma stiamo parlando solo di me… tu come stai? Come va la vita da papà?»
Il suo viso si apre in un sorriso bellissimo. Mi chiedo come non sia riuscito a non prendermi mai una cotta per lui ai tempi del liceo.
Alex è un dio greco: biondo, occhi verdi, fisico definito (anche adesso), una leggera gobba all’inizio del naso (che detta così potrebbe non sembrare questa meraviglia, ma è da vedere coi propri occhi), e le mani maschili probabilmente più belle che abbia mai visto. Senza contare i tatuaggi sul braccio. Ne ha parecchi, ormai una quindicina, ma non riesco a pensare ad Alex come a un “tipo tatuato”. Sembra che la sua pelle sia tatuata di natura.
«Matteo è una meraviglia… adesso ha imparato a dire i nomi della frutta. “Vojo mela.” “Vojo lagola.” “Vojo cocca.”»
«Ma…» dico, perché so che c’è un “ma”.
Il sorriso gli si spegne sul viso. «Perspicace come sempre, eh.»
«È per questo che siamo amici, no?»
Alex dà un’altra forchettata alle sue lasagne, come per ricaricarsi. E sono buonissime, fra parentesi.
«È bello essere genitori, ma è anche faticoso. Non lo so, delle volte mi dico: chi te l’ha fatto fare?»
Non dico niente, in questi casi è meglio lasciar parlare gli altri. Alex non cerca un consiglio, vuole solo sfogarsi un po’.
«Ho ventotto anni… forse avrei potuto fare altro prima di sposarmi e di avere un bambino.»
Mentre parla tormenta un angolo del tovagliolo.
«Però, quando ho questi pensieri, mi sento in colpa. Mi sento in colpa con Ester, che è ancora più stanca di me col lavoro in ospedale… E mi sento in co...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Parole per noi due
  4. Prologo
  5. Prima parte. LA CASA DELLE FARFALLE
  6. Seconda parte. DUE RAGAZZI
  7. Terza parte. TUTTO PUÒ CROLLARE
  8. Epilogo
  9. Copyright