Aristotle e Dante scoprono i segreti dell'universo
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Aristotle e Dante scoprono i segreti dell'universo

  1. 396 pagine
  2. Italian
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Aristotle e Dante scoprono i segreti dell'universo

Informazioni su questo libro

DANTE SA NUOTARE. ARI NO. Dante è colto e sicuro di sé. Ari non conosce abbastanza parole. Dante si perde pensando all'arte e alla poesia. Ari si perde pensando al fratello maggiore in carcere. Tutto farebbe pensare che un ragazzo come Dante, che ha davanti a sé la prospettiva di una vita eccezionale, sia l'ultima persona in grado di rompere il muro che Ari si è costruito attorno.

Ma quando si incontrano, Dante e Ari legano subito. Condividono libri, pensieri, sogni, risate. Imparano l'uno dall'altro nuove parole e iniziano a ridisegnare i confini dei loro mondi. Soprattutto, scoprono che l'universo è un posto enorme e difficile.

La storia di due ragazzi, Ari e Dante, che devono imparare a credere l'uno nell'altro e nel loro legame, se vogliono diventare adulti. In una narrazione che arriva dritto al cuore, Benjamin Alire Sáenz cattura quei momenti che fanno di un ragazzo un uomo, mentre esplora temi come la lealtà e la fiducia, l'amicizia e l'amore.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2021
eBook ISBN
9788835713654
Print ISBN
9788804743576

Lettere su una pagina

Ci sono parole che non imparerò mai a scrivere.

Uno

PRIMO GIORNO DI SCUOLA. AUSTIN HIGH SCHOOL, 1987. «Che ti è successo, Ari?» Avevo pronta la risposta in una sola parola. «Incidente.» Gina Navarro era venuta da me in sala mensa e aveva detto: «Incidente?».
«Esatto» avevo detto.
«Non è una risposta.»
Gina Navarro. Per qualche motivo, si sentiva autorizzata a starmi addosso perché mi conosceva dalla prima elementare. Se c’era una cosa che sapevo di lei era che non le piacevano le risposte semplici. “La vita è complicata” era il suo motto. “Cosa le dico? Cosa le dico?” mi ero chiesto. Non avevo detto nulla. L’avevo guardata e basta.
«Non cambierai mai, vero, Ari?»
«Cambiare? Non ne vale la pena.»
«Non che tu te ne intenda.»
«Già, non che io me ne intenda.»
«Non so se mi piaci, Ari.»
«Nemmeno io so se mi piaci, Gina.»
«Be’, non tutte le relazioni si basano sul “piacersi”.»
«Immagino di no.»
«Senti, sono la cosa più vicina a una relazione stabile che tu abbia mai avuto.»
«Mi stai deprimendo a morte, Gina.»
«Non è colpa mia se sei malinconico.»
«Malinconico?»
«Cercalo sul dizionario. Le tue paturnie sono solo colpa tua. Guardati, dovresti provarci. Sei un disastro.»
«Sono un disastro? Va’ a quel paese, Gina. Lasciami in pace.»
«È proprio questo il problema. Stai troppo da solo. Troppo tempo con Ari. Parla.»
«Non voglio parlare.» Sapevo che non si sarebbe arresa.
«Dai: dimmi cos’è successo e basta.»
«Te l’ho già detto. Ho avuto un incidente.»
«Che tipo di incidente?»
«È complicato.»
«Mi stai prendendo in giro?»
«Te ne sei accorta solo ora?»
«Sei proprio uno stronzo.»
«Certo che lo sono.»
«Certo che lo sei.»
«Mi stai davvero rompendo le palle.»
«Dovresti ringraziarmi. Almeno io ti parlo. Sei il ragazzo meno popolare di tutta la scuola.»
Avevo indicato Charlie Escobedo, che stava uscendo dalla mensa in quel momento. «No, il ragazzo meno popolare di tutta la scuola è lui. Io non mi ci avvicino nemmeno.»
In quel momento era passata di lì Susie Byrd. Si era seduta accanto a Gina. Aveva fissato le stampelle. «Che è successo?»
«Incidente.»
«Incidente?»
«È quello che sostiene lui.»
«Che tipo di incidente?»
«Non lo vuole dire.»
«Riuscite a parlarne anche senza di me, vedo.»
Gina stava perdendo la pazienza. L’ultima volta che l’avevo vista fare quella faccia, mi aveva tirato un sasso. «Parla» aveva detto.
«Okay» avevo detto. «È stato dopo un temporale. Vi ricordate quel pomeriggio in cui è grandinato?»
Avevano fatto di sì con la testa.
«Ecco, è successo quel giorno. C’era un ragazzo in mezzo alla strada e un’auto stava arrivando. Io mi sono lanciato e l’ho spinto via. Gli ho salvato la vita. L’auto mi è passata sulle gambe. E questo è tutto.»
«Che cazzata» aveva detto Gina.
«È vero» avevo detto.
«Ti aspetti che io creda che sei una specie di eroe?»
«Vuoi prendermi di nuovo a sassate?»
«Che cazzata, dai» aveva detto Susie. «Chi era, questo qui che dici di avere salvato?»
«Non lo so. Un ragazzo.»
«Come si chiamava?»
Avevo aspettato un attimo prima di rispondere. «Mi sembra che si chiamasse Dante.»
«Dante? Si chiamava Dante? E ti aspetti pure che ci crediamo?» Gina e Susie si erano guardate come per dire: “ma per chi ci ha prese?”. Quel tipo di occhiata. Si erano alzate e se ne erano andate via insieme.
Avevo passato il resto della giornata a sorridere. A volte tutto quello che devi fare è dire la verità. La gente non ci crederà. Dopodiché ti lascerà in pace.

Due

ALL'ULTIMA ORA AVEVO INGLESE CON IL PROFESSOR Blocker. Era un insegnante nuovo, appena uscito dall’università, tutto sorrisi ed entusiasmo. Era ancora convinto che gli studenti del liceo fossero persone tanto carine. Non aveva ancora capito come girava il mondo. Dante lo avrebbe adorato.
Voleva imparare a conoscerci. Ovviamente. Mi dispiaceva sempre per gli insegnanti nuovi. Ce la mettevano tutta, pure troppo. Era imbarazzante.
La prima cosa che il professor Blocker aveva fatto era stata chiederci di parlare di una cosa interessante che ci era capitata durante l’estate. Io avevo sempre odiato questi esercizi cretini “per rompere il ghiaccio”. Avevo deciso di chiedere a mia madre cosa ne pensasse di questi esercizi.
Gina Navarro, Susie Byrd e Charlie Escobedo erano in classe con me. La cosa non mi piaceva. Quei tre mi facevano sempre troppe domande. Domande a cui non volevo rispondere. Volevano imparare a conoscermi. Be’, e a me non interessava far sapere chi ero. Avrei voluto una maglietta con su scritto: SONO INCONOSCIBILE. Ma se l’avessi avuta Gina Navarro mi avrebbe fatto ancora più domande.
E così ero incastrato in un’aula con Gina, Susie e Charlie e con un nuovo insegnante a cui piaceva fare domande. Avevo ascoltato senza troppa attenzione quello che gli altri pensavano fosse “interessante”. Johnny Alvarez aveva detto che aveva imparato a guidare. Felipe Calderón aveva detto che era andato a Los Angeles a trovare suo cugino. Susie Byrd aveva detto che era andata al campo estivo delle Girls State a Austin. Carlos Gallinar aveva perso la verginità, o così sosteneva. Tutti erano scoppiati a ridere. “E lei chi era? Lei chi era?” Il professor Blocker ci aveva dovuto dare qualche regola, a quel punto. Io avevo deciso di ignorare tutto e basta. Ero bravissimo a sognare a occhi aperti. Mi ero messo a pensare al pick-up che speravo di ricevere in regalo per il mio compleanno. Mi immaginavo già guidare su una strada polverosa, le nuvole nel cielo azzurro, gli U2 in sottofondo. Era stato allora che avevo sentito la voce del professor Blocker rivolgersi a me.
«Signor Mendoza?» Almeno non aveva sbagliato a pronunciare il mio nome. Avevo alzato lo sguardo verso di lui. «È qui con noi?»
«Sì, professore» avevo detto.
E poi avevo sentito la voce di Gina che gridava: «A lui non capita mai niente di interessante». Tutti erano scoppiati a ridere.
«È vero» avevo detto.
Pensavo che magari a questo punto il professor Blocker si sarebbe rivolto a un altro dei miei compagni, ma non lo aveva fatto. Era rimasto lì ad aspettare che dicessi qualcosa.
«Una cosa interessante, eh? Gina ha ragione» avevo detto. «Non mi è capitato niente di interessante quest’estate.»
«Niente?»
«Mi sono rotto le gambe in un incidente. Non so se conta come interessante.» Avevo abbassato lo sguardo ma mi sentivo davvero a disagio, così avevo deciso di fare il furbo come gli altri. «Oh» avevo detto, «non avevo mai provato la morfina prima di quest’estate. È stato decisamente interessante.» Tutti erano scoppiati a ridere. Soprattutto Charlie Escobedo, il cui scopo nella vita era sperimentare ogni tipo di sostanza psicotropa.
Il professor Blocker aveva sorriso. «Il male deve essere stato davvero intenso.»
«Sì» avevo detto.
«Passerà e starai bene, Ari?»
«Sì.» Odiavo questo discorso.
«Fa ancora male?»
«No» avevo detto. Era una piccola bugia. La risposta vera era più lunga e complicata. Gina Navarro aveva ragione. La vita era davvero complicata.

Tre

AVEVO PRESO IN MANO IL DIARIO E MI ERO MESSO A sfogliarlo. Avevo studiato la mia grafia. Faceva schifo. Riuscivo a leggerla solo io. Il che era una buona notizia. Non che qualcuno avrebbe mai voluto leggere il mio diario. Avevo deciso di scrivere qualcosa. Avevo scritto:
Quest’estate ho imparato a nuotare. No, non è andata proprio così. Qualcuno mi ha insegnato a nuotare. Dante.
Avevo strappato la pagina.

Quattro

«IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA FAI DEI GIOCHINI PER ROMPERE il ghiaccio con i tuoi studenti?»
«Certo.»
«Perché?»
«Mi piace imparare a conoscere i miei studenti.»
«A che ti serve?»
«Be’, sono un’insegnante.»
«Ti pagano per insegnare educazione civica. Il primo, il secondo e il terzo emendamento della Costituzione. Cose del genere. Perché non inizi direttamente a spiegare?»
«Insegno a degli studenti, Ari. Gli studenti sono persone.»
«Non siamo poi così interessanti.»
«Siete più interessanti di quanto pensi.»
«Siamo complicati.»
«È uno dei motivi per cui mi piacete.» Aveva fatto una faccia strana. Conoscevo quella faccia. A volte era come se mia mamma vivesse nello spazio tra ironia e sincerità. Era uno dei motivi per cui lei piaceva a me.

Cinque

SECONDO GIORNO DI SCUOLA. TUTTO NORMALE. TRANNE che mentre stavo aspettando mia mamma all’uscita, questa ragazza, Ileana, era venuta da me. Aveva tirato fuori un pennarello e aveva firmato uno dei miei gessi.
Mi aveva guardato negli occhi. Io avrei voluto evitare il suo sguardo. Ma non lo avevo fatto.
Aveva gli occhi come il cielo di notte nel deserto.
Sembrava che ci fosse un mondo che viveva dentro di lei. E io non sapevo nulla di quel mondo.

Sei

UN PICK-UP CHEVROLET DEL 1957. ROSSO CILIEGIA CON passaruota cromati, borchie cromate, e gomme con spalla bianca. Era il pick-up più bello del mondo. Ed era mio.
Ricordo che avevo guardato mio padre nei suoi occhi nerissimi e avevo sussurrato: «Grazie».
Mi ero sentito stupido e incapace, e l’avevo abbracciato. Che sfigato. Ma ci credevo, a quel “grazie” e a quell’abbraccio. Davvero.
Un pick-up vero. Un pick-up vero tutto per Ari.
Regali non ricevuti: una foto di mio fratello appesa in casa.
Non si può avere tutto dalla vita.
Mi ero seduto al volante e mi ero costretto a tornare alla festa. Odiavo le feste, anche quelle in mio onore. In quel momento avrei voluto solo prendere il pick-up e guidare senza una meta, con mio fratello seduto accanto a me. E Dante. Mio fratello e Dante. Non avrei avuto bisogno di altro, per festeggiare.
In effetti Dante mi mancava, credo, anche se cercavo con tutte le mie forze di non pensare a lui. Il problema è che quando cerchi di non pensare a qualcosa finisci per pensarci ancora di più.
Dante.
Chissà perché, mi era venuto da pensare a Ileana.
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Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Aristotle e Dante scoprono i segreti dell’universo
  4. L’estate ha altre regole
  5. Passeri che cadono dal cielo
  6. La fine dell’estate
  7. Lettere su una pagina
  8. Ricordati della pioggia
  9. Tutti i segreti dell’universo
  10. Ringraziamenti
  11. Copyright