Fear Street - L'inizio dell'incubo
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Fear Street - L'inizio dell'incubo

  1. 256 pagine
  2. Italian
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Fear Street - L'inizio dell'incubo

Informazioni su questo libro

Alla scuola di Shadyside arriva una nuova studentessa, Anna. La sua bellezza enigmatica cattura l'attenzione di Cory, che se ne innamora all'istante e vuole chiederle di uscire. Ma non è così semplice: il passato oscuro della ragazza sembra non volerla abbandonare e alcuni suoi atteggiamenti sono davvero inquietanti.
Come se non bastasse Anna vive in Fear Street, una stradina angusta che costeggia il cimitero della cittadina e termina in un fitto bosco tetro. A detta di tutti, una strada maledetta.
Tra ombre che si allungano nell'oscurità e grida inquietanti che squarciano la notte, riuscirà Cory a scoprire la verità su Anna prima di essere colpito dalla maledizione di Fear Street? TUTTI A SHADYSIDE CRESCEVANO ASCOLTANDO STORIE SU FEAR STREET.
STORIE DI PERSONE ANDATE A PASSEGGIARE NEL BOSCO E MAI PIÙ TORNATE, STORIE DI INCENDI MISTERIOSI CHE NON SI FACEVANO DOMARE, STORIE DI OMICIDI IRRISOLTI E MISTERI INSPIEGABILI.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2021
eBook ISBN
9788835713999
Print ISBN
9788804744351

CAPITOLO 1

Cory Brooks stava facendo una verticale sulla testa, quando vide la ragazza nuova per la prima volta.
In realtà, si reggeva sulla testa e su un braccio, mentre con la mano libera teneva in equilibrio un vassoio carico di cibo. Un paio di Converse nere, a stivaletto, fluttuava in alto, nell’aria, dove normalmente si trovava la sua testa.
Pochi attimi prima, David Metcalf, il migliore amico di Cory e suo compagno di spericolatezze nella squadra di ginnastica della Shadyside High, aveva insinuato che non sarebbe mai riuscito a eseguire quell’acrobazia.
«È un gioco da ragazzi, bello» aveva detto Cory scuotendo la testa. Non si lasciava mai sfuggire l’occasione di smentire David. Aveva esitato solo un istante, il tempo di passarsi una mano tra i neri capelli ricci e di scandagliare la grande stanza affollata con una rapida occhiata per assicurarsi che nessun prof li stesse guardando. Subito dopo aveva fatto una capriola a mezz’aria, senza mai inclinare minimamente il vassoio che reggeva, e si era ritrovato a testa in giù.
Da un tavolo vicino, David applaudiva e fischiava esultante, in compagnia di molti altri spettatori che ridevano e vociavano. «Adesso fallo senza mani!» gridò David.
«Sì, forza!» lo incalzò Arnie Tobin, un loro compagno della squadra di ginnastica.
«Fallo senza testa!» sghignazzò un altro. Tutti scoppiarono a ridere.
Nel frattempo, Cory cominciava a sentirsi strano. Il sangue stava andando al cervello. Gli girava un po’ la testa e gli faceva anche male, piantata com’era sulle piastrelle dure del pavimento.
«Adesso prova a pranzare così!» gli suggerì David, sfidandolo come sempre a superare se stesso.
«Cosa c’è per dessert? Torta rovesciata?» commentò una ragazza vicino alle finestre. A quella pessima battuta, molti borbottarono seccati.
«Cory, sei una bomba!» ribatté qualcun altro.
«Cosa state combinando?» sbraitò una voce allarmata. Era una prof.
Le battute, le grida, gli schiamazzi, le risate… tutto sembrò affievolirsi quando la ragazza nuova comparve davanti agli occhi di Cory. Aveva una pelle così chiara, i capelli così biondi… era così leggiadra, così bella, che in un primo momento pensò di averla solo immaginata. Tutto quel sangue che gli era andato al cervello doveva avergli fatto venire le allucinazioni!
Stava camminando a passo svelto lungo la parete opposta, verso la doppia porta della mensa. La vide solo di sfuggita, in un lampo a testa in giù. Per un brevissimo istante si era fermata a guardarlo. Cory aveva scorto degli occhi azzurri e i loro sguardi si erano incrociati. Si era accorta che la stava guardando? Quello era un sorriso o un cipiglio? Difficile capirlo da quella posizione. Poi lei aveva scosso i capelli, come per sciogliersi di proposito dal contatto visivo, ed era scomparsa.
Quegli occhi.
“Chi è?” pensò Cory. “È uno schianto!”
Era rimasto così incantato da quella nuova ragazza che perse la concentrazione mettendo a rischio il delicato equilibrio che lo teneva in verticale. Per primo cadde il vassoio, e poi anche lui, con la faccia dritta in un piatto di pasta appiccicosa. Poi andò a sbattere a terra con il petto, portandosi dietro le gambe impazzite.
Tutti scoppiarono in una sonora risata e uno scroscio di applausi beffardi.
«Fallo di nuovo!» tuonò Arnie Tobin con quel vocione che si sarebbe sentito anche sopra una folla in rivolta.
David accorse subito ad aiutare l’amico. «Hai altre idee brillanti?» borbottò Cory, sfilandosi degli spaghetti al pomodoro dai capelli.
«La prossima volta è meglio se ti prendi un panino per pranzo» replicò David con una risata. Aveva una chioma color carota e delle lentiggini quasi altrettanto arancioni, e una voce così acuta e stridula che, quando parlava, drizzavano le orecchie persino i cani a chilometri di distanza.
Cory cercò di pulirsi un po’ la faccia con la maglietta. Quando alzò gli occhi, si trovò davanti la professoressa MacReedy, di turno in sorveglianza in mensa. Stava scuotendo la testa, senza dire una parola.
«Mi scusi» brontolò Cory, sentendosi proprio stupido.
«Di cosa?» gli chiese lei, restando serissima.
Cory si mise a ridere. Per fortuna la professoressa MacReedy aveva un gran senso dell’umorismo!
«È stata un’idea di Arnie» intervenne David, con il dito puntato verso il tavolo dove il ragazzo era impegnato a infilarsi in bocca tre grissini per volta.
«Non credo che Arnie possa avere delle idee» ribatté lei, ancora seria. Poi fece l’occhiolino a Cory e si allontanò.
Ancora tutto sporco di spaghetti al pomodoro, Cory si chinò per raccogliere il vassoio. «Ehi, David, chi era quella ragazza?»
«Quale ragazza?»
«La bionda. Quella che è uscita mentre…»
«Ma di chi parli?» David sembrava confuso. Raccolse le posate dell’amico e gliele lanciò sul vassoio. «C’è una nuova?»
Cory sbuffò. «Non l’hai vista?»
«No. Ero occupato a guardarti mentre facevi la figura dello scemo.»
«Cosa? L’idea è stata tua!»
«Non quella di tuffarsi in un piatto di spaghetti.»
«È bionda, vestita con un abito celeste.»
«Chi?»
«La ragazza che ho visto.»
«Hai visto una vestita con un abito a scuola?»
«Non mi credi, eh?» Cory gettò uno sguardo verso l’uscita come se la ragazza fosse ancora là, ma all’improvviso gli brontolò la pancia ricordandogli che si era appena rovinato il pranzo. «Ehi, David, hai dei soldi da prestarmi? Sto morendo di fame.»
«Non guardare me, bello» replicò l’amico scappando via con un ghigno stampato in faccia.
«E dai, me lo devi!» Cory posò il vassoio su un tavolo vuoto e lo rincorse.
«Non esiste.»
«Cosa ti sei preso per pranzo? Dai, facciamo a metà.» Cory cambiò direzione andando verso il tavolo di David.
«Ma cosa vuoi da me? Scordatelo. Non ho…»
Cory agguantò una mela dal suo vassoio e una manciata di grissini da quello di Arnie.
«Ehi! Quelli sono miei! Mi servono!» protestò quest’ultimo, in un vano tentativo di riprenderseli.
«Comportati da amico» ribatté Cory masticando un boccone di mela. «Abbiamo l’allenamento dopo la scuola, giusto? Se non mangio niente, non riuscirò neanche a salire sulla trave.»
«Come mi dispiace…» commentò Arnie strappandogli di mano il bottino e infilandosi subito in bocca i grissini spezzati a metà. «Magari finalmente anche gli altri avranno qualche possibilità.»
Cory avvertì una nota di rancore in quelle parole. Gli dispiaceva per quella situazione, ma cosa poteva farci? Era forse colpa sua se era più bravo dei suoi compagni? Era nella squadra di ginnastica del liceo già dal primo anno e il coach Welner era convinto che in primavera avrebbe partecipato ai campionati nazionali.
“Per fortuna il coach non mi ha visto fare una caduta così penosa” pensò Cory. Si cacciò in bocca gli avanzi dei grissini e, una volta trangugiato l’ultimo sorso del latte al cioccolato di David, gli ficcò in mano il cartone vuoto.
«Che bel pranzetto equilibrato» commentò infine, tra un colpo di singhiozzo e l’altro.
Arnie era intento a spiegare a David un nuovo modo per battere il cinque. Non stava ridacchiando come suo solito, anzi aveva un’espressione molto seria e continuava a colpirgli la mano per mostrargli come si faceva. «Non così, idiota» ripeteva senza sosta.
A Cory non era ben chiaro chi fosse il vero idiota. «Ci si vede dopo» li salutò e lanciò il cartone schiacciato nel cestino dall’altra parte della stanza. Ma loro non lo degnarono nemmeno di uno sguardo.
Si incamminò verso l’uscita, ignorando dei ragazzi che lo schernivano per la maglietta piena di macchie e i capelli inzaccherati di salsa al pomodoro. «Ehi, Cory… al volo!» Gli tirarono dietro un cartone che rimbalzò su un tavolo e cadde a terra.
Lui non si voltò nemmeno. Stava pensando ancora alla ragazza con l’abito celeste. L’aveva scorta solo per pochi secondi, e a testa in giù, ma non aveva dubbi che fosse la ragazza più bella che avesse mai visto.
“Era di una bellezza inquietante.”
Quella frase gli spuntò in testa all’improvviso.
Si rese conto che la stava cercando con lo sguardo mentre attraversava il corridoio per raggiungere l’armadietto.
Dov’era? Chi era? “Non me la sono immaginata… vero?”
«Ehi, Cory! Hai fatto un tuffo negli spaghetti?»
Non si voltò per vedere chi aveva parlato. Doveva essere ridotto piuttosto male e si ritrovò a sperare di non incontrare quella ragazza proprio in quel momento. Non voleva farsi vedere conciato così.
Rimase immobile davanti all’armadietto, indeciso sul da farsi. Aveva tempo per una doccia veloce? Guardò l’orologio. No. Mancavano meno di due minuti alla campanella della quinta ora. Forse poteva saltare inglese. No. Quel giorno, il professor Hestin avrebbe dato indicazioni su come scrivere la tesina finale.
Lisa Blume si avvicinò e si mise ad armeggiare con la serratura dell’armadietto. Una volta aperto, si voltò a guardare Cory. «Stai benissimo.»
«Grazie.» Abbassò gli occhi sulla maglietta. «Non ti ricorda quando eravamo piccoli?»
«No. Allora ti tenevi più in ordine e pulito» replicò lei con una risata.
Cory e Lisa abitavano nel quartiere di North Hills ed erano vicini di casa da sempre. Avevano trascorso l’infanzia a giocare insieme e anche i loro genitori erano così legati che si sentivano tutti un’unica grande famiglia.
Dato che vivevano così vicini, Cory e Lisa erano riusciti a restare amici anche durante quegli anni in cui di solito i maschi e le femmine giocano solo tra di loro. Ora, ormai adolescenti, si conoscevano così bene ed erano tanto uniti che la loro amicizia sembrava la cosa più naturale del mondo.
Lisa aveva lunghi capelli neri che le ricadevano in boccoli sulle spalle e le sue labbra, sempre truccate con un...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prologo
  4. Capitolo 1
  5. Capitolo 2
  6. Capitolo 3
  7. Capitolo 4
  8. Capitolo 5
  9. Capitolo 6
  10. Capitolo 7
  11. Capitolo 8
  12. Capitolo 9
  13. Capitolo 10
  14. Capitolo 11
  15. Capitolo 12
  16. Capitolo 13
  17. Capitolo 14
  18. Capitolo 15
  19. Capitolo 16
  20. Capitolo 17
  21. Capitolo 18
  22. Capitolo 19
  23. Capitolo 20
  24. Capitolo 21
  25. Capitolo 22
  26. Capitolo 23
  27. Capitolo 24
  28. Capitolo 25
  29. Copyright