Non è insolito che Lestrade, soverchiato da un caso criminale più grande di lui, si presenti al 221B di Baker Street in cerca d'aiuto. È tuttavia la prima volta che i due coinquilini lo vedono in un simile stato di agitazione, tale che al povero ispettore trema la mano mentre sorseggia un provvidenziale bicchiere di brandy. Sembra infatti che, a pochi mesi dalle raccapriccianti imprese omicide di Jack lo Squartatore, rimaste impunite, un altro feroce assassino stia salendo alla ribalta. Dopo il cadavere orrendamente mutilato di un adolescente rinvenuto qualche settimana prima, ora ne è stato trovato un secondo. E, di fronte alle atrocità cui è stato sottoposto il corpo del ragazzino disteso sul tavolo autoptico dell'obitorio, perfino un reduce della brutale guerra in Afghanistan come il dottor Watson rischia di vacillare. Entrambe le vittime offrivano i loro favori a una clientela particolare, prestandosi a soddisfare le perversioni più inconfessabili. Si avvia così, sotto il segno di un pericolo incombente, l'indagine di Sherlock Holmes sul mondo nascosto che prende vita dopo il tramonto del sole, alla scoperta del lato oscuro della città.

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Sherlock Holmes. I delitti della notte (Il Giallo Mondadori Sherlock)
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Crime & Mystery Literature1
Prendo di nuovo in mano la penna per raccontare un caso straordinario risolto dal mio buon amico, il signor Sherlock Holmes, anche se, data la natura degli eventi di cui parlerò, è del tutto improbabile che questo manoscritto sia mai pubblicato. Invero, ho dato la mia parola a uno dei protagonisti principali che ciò non sarebbe mai accaduto. Ma mi sento in dovere, nella mia veste di testimone di ciò che accadde, di registrarli per la posterità.
Era una fresca giornata di primavera, alcuni mesi dopo gli atroci eventi di Whitechapel che avevano sconvolto Londra e l’intero paese, e qualche mese prima della spaventosa vicenda di Baskerville Hall. Il sole si stava sforzando di dissipare la leggera nebbia che avvolgeva la nostra parte della città.
Holmes e io stavamo consumando una ricca colazione quando arrivò da noi l’ispettore Lestrade. L’ho descritto nel mio primo libro in cui raccontavo le nostre avventure come un ometto dal colorito giallastro e con la faccia da topo. In verità, non era la sua fisionomia a ricordare un topo, bensì il modo in cui i suoi baffi si arricciavano, a volte, sporgendo ai lati del viso come le vibrisse di un sorcetto. Aggiungo peraltro che erano baffi normali, ben curati, quali avrebbe potuto sfoggiare un distinto signore di Mayfair.
Il caso che mi accingo a narrare ha una rilevanza speciale, perché convinse il mio amico che Lestrade fosse davvero affidabile, tenace e discreto. Qualità che portarono al suo coinvolgimento nella soluzione di una successiva indagine, quella sugli inquietanti eventi che ebbero luogo nella brughiera del Dartmoor.
Quella mattina in particolare, Lestrade, solitamente imperturbabile, si presentò da noi pallido in viso, con i baffi che si arricciavano di continuo, in modo quasi incontrollabile. Vedendolo in quello stato, mi affrettai a prendere la bottiglia di brandy, mentre Holmes lo invitava ad accomodarsi.
— Che diamine le succede, Lestrade? Mi sembra sconvolto. Non ricordo di averla mai vista così — disse il mio amico, con una premurosa sollecitudine che in genere riservava a ben pochi.
Lestrade prese il bicchiere di brandy che gli avevo portato, poggiandolo qualche istante su un ginocchio per contrastare il lieve tremito della mano. — Ci serve il suo aiuto, signor Holmes. Ne è saltato fuori un altro — disse, con una smorfia che fece arricciare i baffi in modo più evidente del solito.
— Un altro cosa, se non sono indiscreto? — gli chiese Holmes, in un tono più gentile di quello che avrebbe adoperato in circostanze normali.
Lestrade ingollò un sorso di brandy, prima di rispondere. — Un altro Squartatore.
— Che? — sbottai, costernato. Fra l’estate e l’autunno dell’anno precedente, Londra era stata funestata da una serie di raccapriccianti omicidi, di una violenza inaudita. Donne squartate come maiali nelle strade dell’East End. I giornali si erano scatenati come non mai, e i londinesi erano rimasti scioccati e traumatizzati.
Holmes si era offerto di collaborare alle indagini, ma la sua proposta era stata rudemente respinta da sir Charles Warren, il capo della polizia dell’epoca, un personaggio sgradevole pieno di boria, totalmente privo anche solo di un briciolo di buon senso. Sommerso dalle critiche, era stato costretto infine a dimettersi, e al suo posto era subentrato James Monro, che godeva della stima incondizionata di chiunque avesse collaborato con lui.
Holmes si assestò sulla sua poltrona, congiungendo la punta delle dita sotto il mento con aria assorta. — Mi dica tutto — sollecitò.
— Abbiamo trovato un cadavere. Di un giovane, un adolescente, per la precisione. Nudo, con la gola tagliata e il corpo orrendamente mutilato. — Lestrade scolò il suo brandy, mi lanciò un’occhiata speranzosa e porse verso di me il bicchiere perché glielo riempissi di nuovo, cosa che feci. Lui bevve lentamente, poi disse: — Non siamo riusciti a identificarlo. Nessuno sa chi sia. Questo accadeva tre settimane fa. Poi oggi... — Deglutì più volte, nervosamente. — Ce n’è stato un altro.
Holmes si sporse verso di lui. — Dov’è il cadavere?
— Al Royal London. — Lestrade tirò un lungo respiro. — Warren ha fatto male a non accettare il suo aiuto l’anno scorso, quando è successo tutto quello che è successo. Dio mio, non possiamo permettere che si scateni così presto un’altra ondata di panico come quella causata da Jack lo Squartatore. Signor Holmes, ci darà una mano?
— Certamente. — Holmes mi lanciò un’occhiata, e io gli rivolsi un cenno d’assenso. — Siamo pronti a fare tutto il possibile.
Lestrade posò sul tavolo il suo bicchiere. — C’è una carrozza che mi aspetta, qui fuori. Posso chiedervi di venire subito con me?
Rispondemmo all’invito alzandoci all’unisono, prendendo i nostri soprabiti e seguendo Lestrade giù per le scale. L’adesione alla sua richiesta d’aiuto parve liberarlo dai suoi timori. L’ispettore che camminava adesso davanti a noi era di nuovo quello che conoscevamo, o quasi. Non più l’uomo ridotto a una larva, pallido e tremante, che aveva messo piede nel nostro alloggio poco prima.
Quando fummo a bordo della carrozza, Holmes chiese di conoscere qualche altro dettaglio. Lestrade non si fece pregare. — Il primo cadavere è stato rinvenuto in una traversa di Piccadilly da un carrettiere. C’è mancato poco che lo mettesse sotto le ruote, poveraccio. Quello di oggi l’ha trovato un poliziotto che pattugliava il Victoria Embankment. È rimasto sconvolto anche lui, quasi come il carrettiere.
Mi chiesi sconcertato come dovessero essere ridotti quei cadaveri per provocare una simile reazione da parte di un carrettiere e un poliziotto, che per mestiere dovrebbero essere forti di stomaco.
Holmes si mise comodo sul suo sedile, ritenendosi soddisfatto per il momento e rinviando altre domande a dopo, quando fossimo arrivati a destinazione.
Il Royal London Hospital, essendo situato nel quartiere di Whitechapel, ospitava in genere una quota di vittime di morte violenta superiore al normale. Dopo gli omicidi dell’anno precedente, aveva finito per diventare il luogo dove Scotland Yard portava abitualmente i cadaveri sottoposti alle sevizie più atroci.
Lo raggiungemmo presto, perché nonostante l’ora il traffico quel giorno era insolitamente scarso. Al nostro arrivo Lestrade ci guidò verso l’obitorio.
Il medico legale della polizia, il dottor Thomas Bond, alzò gli occhi verso di noi quando entrammo, inarcando un sopracciglio. — Ha arruolato degli assistenti, ispettore?
Lestrade accennò un sorriso tirato. — Dottor Bond, permetta che le presenti il signor Sherlock Holmes e il dottor John Watson.
Un lieve sorriso si disegnò sul volto di Bond, anche se non aveva l’aria di essere una persona incline a sorridere facilmente. Aveva lineamenti decisi e la mascella squadrata, e senza dubbio le donne che frequentava l’avrebbero descritto come un bell’uomo. Aveva militato brevemente nell’Esercito prussiano e già da diversi anni era il medico legale di fiducia della Divisione A per i casi più difficili. In particolare, aveva fornito i suoi servigi alle indagini sugli episodi di Whitechapel, e su quelli non meno misteriosi in cui erano stati rinvenuti altri cadaveri orribilmente smembrati (casi battezzati dai giornali come “il mistero di Battersea” e “gli omicidi del Tamigi”).
— Se è un dottore, non dovrebbe essere eccessivamente turbato da quello che vedrà — disse Bond, invitandomi con un cenno ad avvicinarmi.
Lo affiancai e guardai il giovane steso sul tavolo di legno per le autopsie, ancora sporco di sangue. L’odore pungente di acido fenico mi saturò le narici. Era mescolato a quello del sangue rappreso e delle viscere, e risvegliò in me lontani ricordi, di quando ero ufficiale medico in Afghanistan.
Il ragazzo era davvero giovanissimo, quattordici, quindici anni al massimo. Aveva la pelle chiara e i capelli biondi. Gli avevano squarciato la gola, il taglio andava quasi da un orecchio all’altro. C’erano tracce di sangue sulla punta dei capelli e alla base del collo. Ma un particolare mi raggelò. Quel poveretto era stato mutilato. I genitali erano stati rimossi totalmente, e le guance rigonfie mi fecero capire dove fossero stati messi. Ebbi un giramento di testa, mentre mi si riaffacciavano alla mente scene di atrocità simili perpetrate dagli afghani. Per un attimo fui perfino tentato di scappare.
— Watson? — Il tono di Holmes denotava curiosità e preoccupazione. Mi venne accanto.
Ritrovai la favella. — La causa della morte potrebbe essere la ferita alla gola. I genitali sono stati certamente rimossi dopo il decesso.
— “Potrebbe essere”? — disse Holmes, sfidandomi a essere più preciso.
Mi sentii in dovere, com’era probabilmente intenzione del mio amico, di dissipare ogni dubbio. — Lestrade, c’era molto sangue nel luogo dov’è stato rivenuto il corpo? — domandai all’ispettore.
— No, dottore. Solo un po’ intorno alla ferita.
— Il poco sangue uscito dalla ferita, Holmes, combinato con la leggera congestione del volto, farebbe propendere per l’ipotesi dell’asfissia come causa effettiva del decesso.
Il dottor Bond fece un cenno di assenso e sollevò la palpebra del morto. Mi porse poi una lente d’ingrandimento e io mi chinai a esaminare la pupilla. — Ah!
— Chiaro come sempre, Watson.
— La pupilla è iniettata di sangue. Emorragia petecchiale. Il risultato di uno strangolamento o di un’asfissia prodotta da un panno o una mano saldamente piazzata sulla bocca per impedire alla vittima di respirare. Ritengo probabile che il cuore avesse già cessato di battere quando la gola è stata tagliata e i genitali sono stati rimossi. Verosimilmente con un rasoio o un coltello da macellaio.
Lestrade intervenne. — Perché non un bisturi? Non è possibile che l’assassino fosse un dottore?
Holmes sbuffò. — Andiamo, Lestrade, non mi dica che ha dato credito alla storiella secondo cui l’assassino di Whitechapel fosse un dottore?
L’occhiata che Lestrade gli rivolse fu a dir poco velenosa.
Scossi il capo. — Guardi bene. I genitali sono stati rimossi con un singolo taglio. La lama di un bisturi è troppo sottile e sarebbero serviti due o più tagli. Qui la faccenda è stata sbrigata in una volta sola; perciò, si tratta o di un coltello da macellaio o di un rasoio con una lama larga.
Il dottor Bond fece un grugnito di assenso. — E cosa mi dice riguardo al torso, dottor Watson?
Il corpo del giovane aveva una deformità che mi sembrava di avere già visto, ma che al momento non riuscii a ricollegare. Aggrottai la fronte perplesso.
Holmes si chinò a esaminare più da vicino il corpo con la sua lente d’ingrandimento. Poi me la passò. — Guardi alla base della cassa toracica. Ci sono dei segni, ma non mi sono familiari.
Presi da lui la lente e guardai meglio. Il torso aveva caratteristiche quasi femminili, con un accenno di seno sopra la cassa toracica, e quest’ultima deformata, con le costole compresse in una forma quasi tubolare. Profondi segni rossi erano visibili sulla pelle all’altezza del bacino e alla base del torace. Notai distrattamente un piccolo neo sulla spalla destra del ragazzo. Aggrottai di nuovo la fronte, frugando nella memoria. Finché il ricordo si riaffacciò, facendomi arrossire.
— Che c’è, Watson? — Holmes aveva notato il mio rossore, ma si astenne dal sottolinearlo, cosa di cui gli fui grato.
— Questo povero ragazzo non è esattamente un ragazzo.
— Che intende dire? — chiese Holmes, lanciandomi un’occhiata perplessa e vagamente irritata.
— La professione medica non ha ancora trovato un nome adatto a definirli. Finora, almeno. Questo giovane ha trascorso molto tempo indossando abiti femminili. La deformità del torso e i segni che mostra lasciano capire che fosse solito portare un corsetto allacciato molto strettamente.
— Allacciato molto strettamente? — L’espressione di interesse e di avida curiosità era quella che Holmes aveva solitamente quando si impadroniva di una nuova nozione che riteneva potesse essergli utile in seguito per il suo lavoro. Riflettei che poteva davvero non sapere granché dei corsetti che la moda costringeva le donne a indossare e della difficoltà di stringerli in modo appropriato. Ogni volta che l’avevo visto impersonare una figura femminile, cosa accaduta in diverse occasioni, si era camuffato vestendo i panni di una donna di bassa condizione sociale, di quelle cioè che non potevano permettersi di acquistare un corsetto o addirittura non ne avevano mai visto uno, se non al mercato degli abiti usati di Petticoat Lane.
— Oggi è diffusa tra le donne l’abitudine di portare corsetti stretti all’inverosimile per imprimere al corpo una linea sinuosa e per sostenere la schiena. Specie tra quelle dei ceti elevati, o quelle più ambiziose della classe media. L’idea è di dare al proprio corpo una forma che corrisponda a quella ideale, e in base a questo criterio la misura della vita dovrebbe essere intorno ai trenta centimetri.
Il mio amico corrugò la fronte.
— La circonferenza media è all’incirca doppia — spiegai. — I lacci del corsetto sono stretti poco per volta sempre di più, riducendo la misura di venti centimetri e oltre. È una pratica che danneggia in modo grave gli organi interni. La sterilità è uno dei problemi più consueti.
Holmes...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- SHERLOCK HOLMES I DELITTI DELLA NOTTE
- PERSONAGGI PRINCIPALI
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- 15
- 16
- 17
- 18
- SOTTO LA LENTE DI SHERLOCK
- Copyright
Domande frequenti
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