«Lo Yoga è una metodologia che svela la verità. È il metodo per arrivare a una mente senza sogni, è la scienza dell'essere quieora. Yoga significa che ora sei pronto a non muoverti più nel futuro; sei pronto a non sperare, a non saltare in avanti rispetto al tuo essere. Yoga significa incontrare la realtà così com'è. Lo Yoga è una scienza pura e, nel mondo dello Yoga, Patanjali è il nome più importante. Patanjali è come un Einstein nel mondo dei Buddha. È una rarità. Non è un poeta. Non è un moralista. È uno scienziato che pensa in termini di leggi: è arrivato a dedurre le leggi supreme che reggono l'essere umano e l'intima struttura che regge la mente umana e la realtà.» Osho La ricerca di uno stile di vita più sano, più equilibrato, più fluido e più armonico è ciò che oggi avvicina allo Yoga. Per tanti motivi, sta aumentando la consapevolezza che vivere prigionieri di schemi mentali e di comportamenti autodistruttivi sulle lunghe distanze non paga e non appaga. Inoltre, proprio lo spirito del tempo sembra sollecitare il bisogno di riscoprire chi siamo, ma in particolare di vivere se stessi in pienezza, con totalità e soprattutto con gioia.
Lo Yoga diventa dunque un processo privilegiato da molti, che chiede di includere ciò che Patanjali ha codificato nei suoi Sutra sullo Yoga e che Osho qui rinnova e rigenera, liberando l'essenza di quell'intima comprensione da ciò che la polvere del tempo ha velato o ricoperto.
L'opera si propone come un'immersione in un percorso antico come le montagne, dando la possibilità di procedere con il passo lieve di una camminata che ciascuno adatterà ai propri tempi e ritmi esistenziali, godendone a ogni istante la freschezza come di gocce di rugiada energizzanti.
L'eterna saggezza che la presenza consapevole dischiude è qui rivelata in tutta la sua semplicità, pronta a sostenere i passi più difficili e a nutrire le qualità esistenziali che la pratica inevitabilmente richiama in vita. Inoltre, Osho dedica interi capitoli alle domande di quanti si sono incamminati lungo il sentiero di conoscenza di sé che lo Yoga traccia, facilitando comprensioni altrimenti impossibili. Per un quadro d'insieme sui contenuti del presente volume si veda l'indice ragionato

- 322 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Yoga del cosmo interiore
Osho,
Informazioni su questo libro
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1
I segreti della Morte e del Karma
Patanjali dice:
Esercitando il samyama sulle due specie di karma – attivo e dormiente – oppure sui presagi e sui portenti, si può predire l’esatto momento della morte.
Esercitando il samyama sull’amicizia, o su qualsiasi altra qualità esistenziale, si ottiene una forza potente su quella stessa qualità.
Esercitando il samyama sulla forza di un elefante, si ottiene il vigore di un elefante.
La conoscenza di ciò che è sottile, invisibile e remoto si ottiene orientando la luce dell’intuizione.
Esercitando il samyama sul sole, si ottiene la conoscenza del sistema solare.
Ho sentito una storia bellissima…
C’era una volta un bravissimo scultore e pittore, un grande artista. Le sue opere d’arte erano così perfette che, quando realizzava la statua di un uomo, era davvero difficile capire quale fosse l’umano e quale la statua, tanto era realistica, viva e somigliante.
Un astrologo gli disse che la sua morte si stava avvicinando, presto sarebbe morto. Ovviamente, l’artista si preoccupò e si spaventò; voleva evitare la morte, proprio come ogni altro uomo lo vorrebbe. Ci pensò su, meditò e gli venne un’idea… Realizzò delle statue di se stesso, undici in totale, e, quando l’Angelo della Morte bussò alla sua porta ed entrò, lui si nascose in mezzo alle undici statue che lo raffiguravano e trattenne il respiro.
L’Angelo della Morte rimase attonito, non riusciva a credere ai suoi occhi. Non era mai successo… Era una cosa così fuori dall’ordinario: tutti sapevano che Dio non crea mai due persone uguali, crea sempre l’unicità; non ha mai creduto nella ripetizione. Non è un produttore in serie, è assolutamente contrario alle copie identiche, crea solo pezzi unici, originali… Cos’era successo? In tutto dodici persone, del tutto identiche? «E adesso, chi devo portare via? Solo uno di costoro deve venire via con me.»
L’Angelo della Morte non riusciva a decidere. Era attonito, preoccupato, nervoso… Tornò indietro e chiese a Dio: «Cos’hai fatto? Ci sono dodici persone perfettamente identiche, ma io devo prenderne con me una sola. Come faccio a scegliere?».
Dio si mise a ridere, disse all’Angelo della Morte di avvicinarsi e sussurrò al suo orecchio il segreto, la chiave per distinguere la persona vera dalle copie. Gli sussurrò una frase e poi disse: «Va’ nella stanza in cui l’artista si nasconde in mezzo alle sue statue e pronunciala a voce alta».
L’Angelo della Morte domandò: «Come può funzionare?».
Dio disse: «Non ti preoccupare. Va’ e provaci».
L’Angelo della Morte ci andò, ancora non credeva che quella frase potesse funzionare, ma Dio aveva parlato e lui doveva fare ciò che gli era stato detto. Entrò nella stanza, si guardò intorno, e senza rivolgersi a nessuno in particolare disse: «Signore, è tutto perfetto tranne una cosa. Ha fatto un buon lavoro, ma si è dimenticato una cosa. C’è un errore!».
L’uomo si dimenticò completamente di dover restare nascosto; fece un balzo ed esclamò: «Quale errore?».
La Morte si mise a ridere e disse: «L’ho scoperta. L’unico errore è che non ci si può dimenticare di se stessi. Venga, mi segua».
La morte è parte dell’ego. Se esiste l’ego, esiste la morte; nel momento in cui scompare l’ego, scompare la morte. Tu non morirai, ricordalo; ma se pensi di esistere, allora morirai. Se pensi a te stesso come a un essere, allora morirai. Questa falsa entità dell’ego morirà, ma se pensi a te stesso come a un non-essere, in termini di assenza di ego, in quel caso la morte non esiste – sei già diventato immortale. Lo sei sempre stato, ora hai preso coscienza di questa condizione.
L’artista è stato scoperto perché non riuscì a scomparire nel non-essere.
Il Buddha nel Dhammapada dice: «Se riesci a vedere la morte, allora la morte non riuscirà a vedere te». Se puoi morire prima che la morte arrivi, allora la morte non può venire a prenderti; e non c’è bisogno di creare delle statue, farlo non ti aiuterà. Nelle profondità del tuo essere devi distruggere una statua, non crearne altre undici! Devi distruggere l’immagine dell’ego; non occorre creare altre statue e altre immagini. La religione, in un certo senso, è distruttiva, è negativa; ti annienta, completamente e in modo assoluto.
Vieni da me con idee preconcette su un’ipotetica realizzazione e io sono qui per distruggerti completamente: tu hai le tue idee, io ho la mia prospettiva. Vorresti essere appagato – appagato nel tuo ego – mentre io vorrei che lasciassi andare, che abbandonassi l’ego; vorrei che svanissi, che scomparissi, perché solo a quel punto si è appagati. L’ego conosce solo l’inconsistenza, è sempre insoddisfatto. Per sua stessa natura, per la sua natura intrinseca, non può raggiungere alcun appagamento.
Quando tu non esisti, esiste l’appagamento. Chiamalo Dio, oppure puoi dargli un nome che piacerebbe a Patanjali: samadhi, il raggiungimento dell’Assoluto – ma accade quando tu scompari.
I sutra di Patanjali sono metodi scientifici che indicano come dissolversi, come morire, come commettere il vero suicidio. Lo definisco “vero” perché se uccidi il tuo corpo, commetti un falso suicidio; uccidendo il tuo Sé commetti un autentico suicidio.
Il paradosso è questo: se muori, consegui la vita eterna. Se ti aggrappi alla vita, morirai mille e una volta, continuerai a nascere e poi a morire ancora, senza soluzione di continuità. È una ruota, se ti ci aggrappi, ti muovi e giri con lei.
Sganciati dalla ruota della vita e della morte. Come si fa? Sembra così impossibile perché non hai mai pensato a te stesso come a un non-essere, non hai mai pensato a te stesso semplicemente come uno spazio – puro spazio – senza nessuno all’interno.
Ciascuno di questi sutra va compreso davvero in profondità; ognuno di essi è un concentrato di informazioni, è come un seme: devi accoglierlo nel profondo del tuo cuore; il tuo cuore deve diventare per lui un terreno. Allora germoglierà e in quel caso spunterà il significato…
Posso solo persuaderti ad aprirti, di modo che il seme possa cadere nel posto giusto, dentro di te; così che il seme possa raggiungere la profonda oscurità del tuo non-essere. Inizierà a prendere vita nel buio del tuo non-essere. Un sutra è un seme: a livello intellettuale è molto facile comprenderlo, a livello esistenziale è arduo arrivare al suo significato; ma questo è ciò che Patanjali desidererebbe, ed è quello che io vorrei.
Perciò, con me non limitatevi a fare gli intellettuali. Siate in armonia con me, entriamo in sintonia; non limitatevi ad ascoltarmi, piuttosto siate presenti qui con me. L’ascolto è secondario, essere con me è primario, fondamentale – siate semplicemente in mia compagnia.
Permetti a te stesso di essere totalmente quieora con me, in mia presenza, perché quella morte a me è accaduta; può diventare contagiosa. Io ho commesso quel tipo di suicidio: se ti avvicini a me, se entri in sintonia con me, anche solo per un istante, avrai un assaggio della morte.
E il Buddha ha ragione quando dice: «Se riesci a vedere la morte, allora la morte non riuscirà a vedere te», perché quando vedi la morte, vuol dire che l’hai trascesa: a quel punto per te non c’è morte alcuna.
Il primo sutra:
Esercitando il samyama sulle due specie di karma – attivo e dormiente – oppure sui presagi e sui portenti, si può predire l’esatto momento della morte.
Ci sono molte cose da comprendere.
La prima: perché preoccuparsi dell’esatto momento della morte. Come potrà essere d’aiuto? Qual è il senso? Se domandassi agli psicologi occidentali, in pratica la definirebbero un’eccessiva morbosità. Perché preoccuparsi della morte? Evita di farlo! Continua a credere che la morte non accadrà, perlomeno non a te. Accade sempre a qualcun altro: hai visto persone morire, ma non hai mai visto te stesso morire, quindi perché avere paura? Potresti essere l’eccezione!
Purtroppo nessuno è un’eccezione; in realtà, la morte ha già fatto la sua comparsa alla tua nascita, perciò non puoi evitarla.
Ora non hai alcun potere sulla nascita; non c’è nulla che puoi fare: è già accaduta. Ormai appartiene al passato, è già compiuta, non puoi annullarla. La morte deve ancora accadere: è possibile fare qualcosa in merito.
L’intera religione orientale dipende dalla visione della morte, perché quello è l’evento che accadrà inevitabilmente. Se lo conosci con anticipo, qualcosa di grandioso è possibile: molte porte si aprono. In quel caso, puoi morire a modo tuo, puoi morire mettendo la tua firma personale sulla tua morte. A quel punto potrai fare qualcosa per non nascere di nuovo – ecco la ragione di questo interessamento: non è morboso, è davvero molto scientifico.
Visto che tutti muoiono, è una vera assurdità non pensare alla morte, non meditare sulla morte, non riflettere su di essa, non giungere a una sua profonda comprensione. Accadrà! Se la comprendi, molte cose sono possibili.
Patanjali afferma che è possibile sapere in anticipo e con precisione la data, l’ora, il minuto e il secondo esatto della morte. Se sai esattamente quando la morte arriverà, ti puoi preparare; dev’essere accolta come un grande ospite. Non è il nemico; al contrario, è un dono di Dio: è una grande opportunità che è bene attraversare. Può essere un punto di svolta: se riesci a morire attento e presente, cosciente e consapevole, non rinascerai più – e non ci sarà neppure più alcuna morte. Se ti lasci sfuggire questa opportunità, nascerai di nuovo; e se continuerai a mancarla, rinascerai ancora… finché non imparerai la lezione della morte.
Lasciamelo dire in questo modo: l’insieme della vita non è altro che un processo di apprendimento sulla morte, un percorso di preparazione alla morte; ecco perché la morte arriva alla fine: è l’apice, il crescendo, il vero e proprio culmine, il picco.
Soprattutto in Occidente, gli psicologi contemporanei hanno preso coscienza del fatto che in un atto sessuale profondo è possibile raggiungere un culmine, un climax particolare, un orgasmo potente, straordinariamente appagante, elettrizzante ed estatico. Vieni purificato, ne esci rinvigorito, fresco, nuovamente giovane, di nuovo vivo – tutta la polvere se n’è andata, come se ti fossi fatto una bella doccia, una doccia di energia.
D’altra parte, gli psicologi non sono ancora arrivati a scoprire che l’atto sessuale è una piccola morte, una morte davvero minore. E chi è in grado di raggiungere un orgasmo profondo è una persona che permette a se stessa di morire in amore; ma è un piccolo decesso, non ha niente a che vedere con la morte. La morte è il più grande orgasmo possibile.
L’intensità della morte è tale da rendere praticamente inconsapevoli, le persone non riescono a fronteggiarla. Nel momento in cui giunge la morte, sei così spaventato, così ansioso, che diventi inconsapevole solo per sfuggirle. In pratica, il novantanove per cento delle persone muore inconsapevolmente, si lascia sfuggire questa opportunità.
Conoscere la morte in anticipo è soltanto un metodo per aiutarti a prepararti; così, quando la morte ti raggiungerà, sarai perfettamente presente e consapevole, in attesa, pronto per andare con lei… pronto ad arrenderti, pronto ad abbracciarla.
Quando avrai accettato la morte con consapevolezza, per te non ci sarà più alcuna nascita – hai imparato la lezione. Da quel momento non c’è alcun nuovo ritorno a scuola.
Questa vita è soltanto una scuola, un insegnamento – una disciplina per apprendere la morte; nulla di morboso.
L’intera religiosità ha nella morte il suo fulcro di interesse, e se una religione non si interessa alla morte, allora non è affatto una religione. Potrebbe trattarsi di sociologia, etica, moralità, politica, ma non può essere religione. La spiritualità è la ricerca dell’immortale, ma quell’immortale è possibile solo attraverso la soglia della morte.
Il primo sutra dice: Esercitando il samyama sulle due specie di karma – attivo e dormiente – oppure sui presagi e sui portenti, si può predire l’esatto momento della morte.
Secondo l’analisi orientale del karma esistono tre tipi di karma. Vediamo di comprenderli.
Il primo tipo è detto sanchita. Sanchita significa totalità, il totale di tutte le tue vite passate. Qualunque cosa tu abbia fatto, in qualsiasi modo tu abbia reagito a determinate situazioni, qualunque cosa tu abbia pensato, desiderato, raggiunto o mancato… la totalità, il totale delle tue azioni, dei tuoi pensieri, dei tuoi sentimenti, di tutte le tue incarnazioni è chiamato sanchita.
Sanchita significa “il tut...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Premessa dell’Autore Quello è il tuo destino
- YOGA DEL COSMO INTERIORE
- 1 I segreti della Morte e del Karma
- 2 Tutti nascono eccezionali
- 3 Osservando l’astronomia interiore
- 4 Vivi la vita nella sua interezza
- 5 L’incontro tra il sole e la luna
- 6 Un mistero da vivere
- 7 La chiave per eccellenza
- 8 Impara a mettere da parte la mente
- 9 Alla scoperta del prana
- 10 Senza una rotta
- Yoga: una via di risveglio
- Piano dell’opera
- Sull’Autore
- Per approfondire
- Copyright