Hotel Silence
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Hotel Silence

  1. 192 pagine
  2. Italian
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Informazioni su questo libro

Jónas ha quarantanove anni e un talento speciale per riparare le cose. La sua vita, però, non è facile da sistemare: ha appena divorziato, la sua ex moglie gli ha rivelato che la loro amatissima figlia in realtà non è sua, e sua madre è smarrita nelle nebbie della demenza. Niente sembra avere piú senso: Jónas vuole farla finita, ma quando lascia l'Islanda (per attuare il suo progetto lontano da tutti) scoprirà che c'è sempre, sempre una seconda possibilità.

Jónas ha quarantanove anni e un talento speciale per riparare le cose. La sua vita, però, non è facile da sistemare: ha appena divorziato, la sua ex moglie gli ha rivelato che la loro amatissima figlia in realtà non è sua, e sua madre è smarrita nelle nebbie della demenza. Tutti i suoi punti di riferimento sono svaniti all'improvviso e Jónas non sa piú chi è. Nemmeno il ritrovamento dei suoi diari di gioventú, pieni di appunti su formazioni nuvolose, corpi celesti e corpi di ragazze, lo aiuta: quel giovane che era oggi gli appare come un estraneo, tutta la sua esistenza una menzogna. Comincia a pensare al suicidio, studiando attentamente tutti i possibili sistemi e tutte le variabili, da uomo pratico qual è. Non vuole però che sia sua figlia a trovare il suo corpo, e decide di andare a morire all'estero. La scelta ricade su un paese appena uscito da una terribile guerra civile e ancora disseminato di edifici distrutti e mine antiuomo. Jónas prende una stanza nel remoto Hotel Silence, dove sbarca con un solo cambio di vestiti e la sua irrinunciabile cassetta degli attrezzi. Ma l'incontro con le persone del posto e le loro ferite, in particolare con i due giovanissimi gestori dell'albergo, un fratello e una sorella sopravvissuti alla distruzione, e con il silenzioso bambino di lei, fa slittare il suo progetto giorno dopo giorno...Auður Ólafsdóttir ha scritto il suo romanzo piú bello, il piú essenziale, tenero e ironico. Un libro che è un segno di pace, una stretta di mano laica che ci riavvicina a quanto di umano dentro di noi resiste agli orrori del mondo.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2018
Print ISBN
9788806235987
Parte seconda

Cicatrici

Sopra ogni cosa veglia il silenzio, il silenzio
Sebbene l’Hotel Silence sia evidentemente uscito abbastanza indenne dalla guerra, nel confronto tra le foto su internet e la realtà lascia molto a desiderare. È come se su tutti i colori fosse calato un velo, come un corpo illividito che da tanto tempo non vede il sole. Nell’aria sonnecchia un sentore di muffa. Riconosco il lampadario al soffitto, ma la luce che spande è opaca e grigia, senza brillantezza.
Il giovanotto alla reception parla inglese, come il tassista, e potrebbe avere vent’anni o poco piú, la stessa età mia di quando tenevo i diari e scrivevo di nuvole e carnalità. Porta una camicia bianca e la cravatta e di tanto in tanto si ravvia la lunga frangetta.
Rimaniamo l’uno di fianco all’altra, per qualche attimo, io e la donna, come una coppietta in attesa di registrarsi in hotel, poi io faccio un passo indietro, con la mia cassetta degli attrezzi in mano. Mentre la signora riempie il modulo mi guardo intorno. Lei e il ragazzo discutono a mezza voce.
Basta un’occhiata, per rendersi conto che l’hotel ha bisogno di una risistemata generale: la tinta alle pareti si sta sfaldando un po’ dappertutto e il soffitto mostra sia i segni dell’umidità che dei danni subiti dall’intonaco, non mi stupirei se mi dicessero che l’ambiente non viene riscaldato da tempo, un po’ come avviene quando la gente a primavera ritorna nella casa di campagna, tutta fredda dopo un inverno pieno di neve. Questo posto ha bisogno di essere arieggiato e ritoccato qua e là. Batto su una parete con le nocche, ma non riesco a identificare il tipo di legno. Che alberi erano quelli della foresta che abbiamo attraversato con l’auto? Querce? La hall fa anche da saletta, e ciò che attira la mia attenzione è il grande camino. Lo hanno acceso e nell’ambiente si sente l’aroma del fumo.
Sopra il camino è appeso un dipinto che raffigura una foresta, mentre al centro della tela stanno un leopardo, voltato verso l’osservatore, e un cacciatore, che guarda l’animale con un guizzo temerario negli occhi. Il leopardo, tuttavia, ha piú l’aspetto di un gattino innocuo e con l’occhio imbambolato.
Noto come il ragazzo di tanto in tanto mi lanci delle occhiate, mentre si occupa della signora. Lei non si toglie gli occhiali da sole, sicché mi viene da pensare che abbia mal di testa a causa del viaggio.
Quando la donna scompare su per le scale con la chiave, il giovane si rivolge verso di me, sporgendosi oltre il bancone e abbassa la voce:
– Film star.
Sembra spremersi le meningi:
– Com’è che si intitolava l’ultimo film in cui ha recitato?
Ci pensa un momento:
– A man with a mission? No, – si corregge, – non era A man without a mission, un uomo senza uno scopo?
Ma poi non è piú sicuro neanche di questo titolo e dice che è da un po’ che non la vede sul grande schermo.
Mi fa riempire alcuni moduli, il che richiede tempo, la lista delle domande non è diversa da quella all’aeroporto.
Genitori. Luogo di nascita dei genitori? Devo scrivere «Laxárdal í Austur Húnavatnssýsla», nella casella relativa alla mamma?
Stato di famiglia, figli, persona piú prossima, numero telefonico per le emergenze? A chi si deve telefonare se succede qualcosa. Scrivo Guðrún Vatnalilja Jónasdóttir e il numero del suo cellulare.
Lui scorre rapidamente i dati per controllare se tutte le voci sono state riempite.
– Qui si chiede l’altezza, – mi segnala, e indica il punto su uno dei fogli.
Metto uno e ottantacinque.
Potrebbe tornare utile quando mi costruiranno la cassa.
– Avrei detto uno e ottantatre, – dice il ragazzo.
Si scusa per le carte da riempire, ma è la prassi.
Siamo soli, però lui abbassa lo stesso la voce e si guarda attorno con circospezione.
– Vogliamo sapere cosa fa, la gente, sul territorio nazionale.
Mi spiega che questo non è un hotel grande, sedici camere in tutto, di cui al momento solo cinque occupate.
Poi conferma quello che aveva detto il tassista, che l’hotel non ha avuto ospiti per mesi e mesi e poi di colpo tre nella stessa settimana.
– Lei, la signora e l’uomo, – dice, e aggiunge che hanno acceso il riscaldamento nella mia stanza, oggi.
Subito dopo tira fuori una cartina del paese e si allunga verso una biro blu. Segna qua e là dicendo: macerie, scomparso. Poi prende una biro rossa e cerchia diversi punti sulla mappa, dicendo: mine. Qui e qui. E qui. Non andare nella foresta, non andare nei campi. Evitare le zone isolate. Non camminare qui, qui, qui, qui e qui, dice. Non andare lí, né là. E neanche qua. Non raccogliere funghi. Le bombe al plastico sono le piú pericolose, perché gli strumenti non le rilevano.
Mi porge la chiave.
– La sua stanza è la numero sette.
E aggiunge:
– C’è il coprifuoco dalle undici di sera alle sei di mattina. L’elettricità è razionata e manca ogni giorno per sei ore. Anche l’acqua è razionata. La doccia deve farsela prima delle nove di mattina: dopo, l’acqua calda finisce. E non stia sotto l’acqua piú di tre minuti, altrimenti mia sorella non riesce a farsi la doccia.
Non oso chiedergli il perché sua sorella si faccia la doccia in hotel, è lui che spontaneamente mi dà la spiegazione:
– Anche lei lavora qui in albergo, come me.
Esita:
– In effetti, diciamo che l’hotel lo gestiamo noi.
Ripassa i fogli che ho compilato.
– Qui c’è scritto che lei ha preso la camera per una settimana. La sala ristorante è ancora chiusa, ma serviamo le colazioni. C’è anche un ristorante piú in giú, in questa stessa via, che apre se gli si fa sapere che arriverà qualcuno.
E ancora una cosa: se avessi bisogno di lui dovrei suonare il campanello. Lui non è sempre al suo posto perché è occupato in altri lavori.
Quando ho prenotato l’albergo su internet, vi si nominavano i resti di antichi bagni termali e delle raffigurazioni su mosaico scoperte quando si era cominciato a scavare per impiantare le fondamenta dell’hotel, se non ricordo male.
Domando al ragazzo se i mosaici sono accessibili.
– Mi interesserebbe davvero vederli, – aggiungo.
Tutt’a un tratto il ragazzo non capisce piú l’inglese.
– Sono collegati all’hotel, no?
E aggiungo – nel tentativo di fargli tornare la memoria – che su quella parete a mosaico sono raffigurate nudità femminili.
La cosa che piú mi aveva colpito, tuttavia, era la particolare tonalità turchese dello sfondo, dovuta, pare, alle pietre di un’antica cava situata nelle campagne.
Ma purtroppo il ragazzo mostra di non essere al corrente dell’esistenza di quei mosaici, né di altri resti archeologici nei dintorni. Ci dev’essere un qualche equivoco, mi fa, e all’improvviso è tutto indaffarato a riordinare i documenti sul bancone. Mi sembra siano due fogli.
– I am sorry, – dice.
E non sa niente nemmeno dei bagni termali nell’hotel? Bagni di fango?
No, al momento non gli viene in mente niente, ma cercherà di informarsi.
Mentre salgo le scale, sento il ragazzo che dice, senza alzare il viso:
– Sí, e l’ascensore non funziona.
Andando verso la stanza capisco che d’ora in avanti non dovrò usare piú parole di quelle che mi interessano, e che potrei rimanere in silenzio per sempre, fino alla fine del mondo.
Nella vita approdato esattamente
alla camera numero sette
La prima cosa che noto, quando giro la chiave nella toppa e accendo la luce, è il quadro sopra il letto, non diverso da quello nella hall, tranne che al posto del leopardo c’è un leone e che la fiera non è rivolta verso l’osservatore, perché cacciatore e animale si guardano dritto negli occhi.
La tappezzeria della camera ha dei motivi a foglie, e si sta scollando negli angoli.
La stanza è occupata da una scrivania e da una poltrona con le gambe in legno scolpito e rivestita di panno. C’è una saponetta nuova sul lavandino che sa di sapone Lux, avvolta in una spessa confezione di raso con l’immagine di un...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Hotel Silence
  4. Parte prima. Carne
  5. Parte seconda. Cicatrici
  6. Note
  7. Il libro
  8. L’autore
  9. Dello stesso autore
  10. Copyright

Domande frequenti

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