Due come loro
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Due come loro

  1. 208 pagine
  2. Italian
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Due come loro

Informazioni su questo libro

Shep ha trentasei anni, un'ex fidanzata di nome Viola, della quale è ancora perdutamente innamorato, e una professione insolita. Si occupa degli aspiranti suicidi e lo fa per conto di Dio, all'insaputa del Diavolo, ma anche per conto del Diavolo, di nascosto da Dio. È lui a decidere di volta in volta chi salvare dalle fiamme dell'Inferno. Riceve ogni mese una lista con i nomi, il luogo, la data e l'ora del suicidio. Tutto sembra andare alla grande finché nella lista non compare il nuovo fidanzato di Viola: un avvocatuccio stempiato sulla quarantina, buon partito per il desiderio di sistemarsi di lei. Shep esulta all'idea di accompagnare alla morte il suo rivale, cosí da potersi riprendere Viola. Però gli balza in testa una domanda: perché una persona in apparenza senza segreti vuole ammazzarsi? È allora che comincia la sua indagine. «L'Inferno e il Paradiso sono oasi create a immagine e somiglianza di Dio e del Diavolo, come fossero le loro case al mare. Anche se vivono tra noi, spesso quei due staccano la spina e si rintanano lassú, o laggiú. E se in Terra combattono per accaparrarsi il destino di ogni singolo essere umano, nei loro manieri vogliono solo godersi i frutti del duro lavoro. Mica è facile gestire i buoni e i cattivi di un intero pianeta. Siamo quasi sette miliardi, eh. Per quanto riguarda Shep, però, la cosa principale da dire arrivati fin qui è che è riuscito a infinocchiarli entrambi. Né Dio né il Diavolo sanno che lui fa il doppio gioco. Immaginate di lavorare per due spietate società finanziare concorrenti, di nascosto, nello stesso tempo. Poi immaginate che i capi delle spietatissime società finanziarie siano i creatori del bene e del male. Fatto? Ora sapete perché Shep sta iniziando a perdere i capelli».

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2018
Print ISBN
9788806233556
eBook ISBN
9788858427002

1.

La giacca di pelle è appoggiata allo schienale di una sedia vuota al bancone del MacLaren’s, uno dei duecento bar che accendono Trastevere il venerdí sera. Sulla sedia accanto, davanti a un bicchiere di Daiquiri Frozen, sono spalmate le chiappe illegali di una rossa. Di fronte a quella vuota, invece, un chinotto con ghiaccio. La rossa si chiama Viviana, ha ventinove anni, lavora come veterinaria in un ambulatorio sulla Prenestina. Si sta annoiando, tutta sola, passa le dita sull’orlo del bicchiere macchiato qua e là da ombre di rossetto.
Nel bagno, intanto, Shep si sta aggiustando la camicia hawaiana nei jeans guardandosi allo specchio. L’ovale un po’ scavato, il mento puntuto, il profilo greco. Pensa che deve farsi la barba, comincia a diventare un po’ bianca, ma a casa è finita la schiuma all’aloe vera che gli piace tanto. Sistema i capelli con le mani per coprire le leggere stempiature, si fissa per un istante e scuote appena la testa. Fa un respiro profondo. Ha trentasei anni ed è nell’ultimo luogo in cui vorrebbe essere.
– Sorridi, minchione, – dice, poi si disegna un sorriso sulla faccia. – Ecco, bravo, cosí, – e infila la porta della toilette.
– Sei troppo simpatico! – Viviana gli strilla in un orecchio in mezzo al casino del bar. – Ma che lavoro fai, quindi? – e gli mette una mano sulla coscia, le unghie laccate di rosso stringono un poco la gamba.
– Te l’ho detto prima, no?
– Non mi pare.
– A me pareva di sí, – Shep dà una sorsata al chinotto, diventato piú caldo dei testicoli di una scimmia.
– Proprio no.
– Tu, piuttosto? – cambiare argomento: la tipica «mossa Shep».
– Ma se te l’ho detto prima.
– Sicura?
– Certo, non mi ascolti? – la scollatura del vestitino dorato lascia intravedere le tette.
Shep vorrebbe dare un altro sorso al chinotto, poi cambia idea: – La controfigura, diciamo cosí.
– Eh?
– Faccio la controfigura.
– Nei film?
– Mmm, no.
– Nelle serie tivú? Io vado pazza per La squadra e Un posto al sole, una volta sono andata perfino nella città in cui lo girano, come si chiama… – Viviana alza gli occhi al soffitto pieno di luci al neon rosse e verdi.
– Napoli, intendi?
– Sí, Napoli! Bellissima.
– Già, so che fanno una buona pizza.
– Fai la controfigura in Un posto al sole, allora?
– Sí, specie per le scene d’inseguimento con le Vespe per i quartieri della Napoli chic.
– Daaavvero? Troppo fiiico!
Questi, di solito, sono i momenti in cui Shep rimpiange di avere un pene.
– Ma no, scherzavo…
– Non lavori per Un posto al sole?
– Perché, in Un posto al sole ci sono davvero scene di inseguimenti con i motorini?
– Fammi indovinare: non lo guardi nemmeno, Un posto al sole.
– Lo guardavo all’inizio, le primissime puntate, quando era piú bello. Sai, come la gente a cui chiedi se le piace Ligabue e dice: sí, ma non il Ligabue di adesso, quello dei primi album, quello di Lambrusco e popcorn e Certe notti. Hai presente?
– E per cosa fai la controfigura?
Non ha presente.
– Per compleanni dove mancano invitati, per eventi in cui si vuole aumentare il numero dei partecipanti, comizi politici, maratone, roba cosí, – e la cazzata gli esce talmente bene che, quasi quasi, pensa di costruirci sopra un business. Con tanto di sito Internet e gadget ordinabili online.
– Fiiico! Dev’essere bellissimo!
– È una vita da pazzi, sí.
Avrebbe anche potuto dirle che si occupava di avvitare bulloni nel compensato dalle otto alle quindici, lei lo avrebbe trovato di certo fichissimo.
Voler fare sesso con gente che non si conosce: una fregatura.
– E perché non me la racconti a casa mia, questa vita da pazzi? – Viviana gli strizza un occhio, la storia della controfigura deve averla fatta bagnare come il Gange.
Shep afferra il polso del barista, lo gira, dall’orologio apprende che sono le ventitre e trenta. Lui non usa orologi, non crede negli orologi. Calcola, rapido, il percorso verso la Prenestina con l’auto della donna, stimato in almeno trentacinque minuti. Pensa che mezzanotte sia un buon orario per iniziare a scopare, finire, magari rifarlo (se è in serata, e pare lo sia), e poi condividere con lei soltanto due, tre ore per un sonnellino. Liscio.
– Che macchina hai?
– Una Punto, perché?
– Perché dentro ci dobbiamo caricare la mia bici, non posso lasciarla qui, domattina lavoro presto.
– Nel portabagagli dovrebbe andarci, – squittisce lei. – Ma perché? Non hai un’auto, tu?
– No, giro con la bicicletta.
– Perché?
– Perché non inquina.
– Fiiico, sei anche ambientalista!
– Dobbiamo pur prenderci cura in qualche modo di questa Terra.
Quando dice una balla, ormai, è talmente bravo che per poco non ci crede pure lui. La verità è un’altra, ma non ha voglia di raccontargliela e neanche di ricordarla a sé stesso. Butta già l’ultimo sorso di chinotto e dice, il sorriso un taglio in diagonale: – Occhei, andiamo.
Viviana si morde il labbro. Si intravedono i denti bianchissimi. Afferra la pochette e tira fuori le chiavi della macchina.
– Però guidi tu, io ho bevuto.
Shep sospira. Si toglie dalla faccia l’espressione da gringo.
– No, Vivi, è meglio se guidi tu.
– Perché? Tu hai preso solo un chinotto.
– Perché sí. Andiamo?
Shep lascia sul bancone una carta da venti stropicciata e, senza darle il tempo di replicare, prende la ragazza per mano e la guida verso l’uscita, superando la folla che riempie il locale. Quei ghigni falsi, le camicie su misura sbottonate sul petto degli uomini, il trucco marcato sugli occhi delle donne. Basta guardarli in faccia, per capire. Una montagna di bugie.
Tutti, almeno una volta nella vita, hanno pensato di ammazzarsi. È un dato di fatto. Solo lí dentro il MacLaren’s, Shep ne ha intercettati un paio. Può scommettere che se li ritroverà nelle liste dei prossimi mesi. Osservare, studiare, annotare. Portarsi avanti con il lavoro fa parte della sua routine: è uno meticoloso.
Shep svolge un lavoro un po’ strano. Ma questo non può dirlo a nessuno.

2.

Una mountain bike nera con il cambio Shimano oltrepassa un cancello elettrico bianco, enorme. L’uomo in sella è Shep, pedala piano, i tredici chilometri da casa di Viviana, sulla Prenestina, sono stati impegnativi. La notte un po’ meno. Ordinaria amministrazione: due orgasmi nella media, lei molto standard, nessuna richiesta strana, il letto con le lenzuola rosa e i cuscini a forma di cuore, unici segni della sua infermità mentale. A parte l’essere andata a letto con lui, chiaro.
Shep saluta il guardiano con un cenno della testa; è un signore sulla cinquantina con un’uniforme bianca, due baffoni neri e nessun capello in testa. Sta leggendo. «Famiglia Cristiana» appollaiato su una sedia girevole nella guardiola.
– Solita storia, eh? – Shep si ferma, afferra con un braccio il davanzale del gabbiotto.
– Non me ne parlare, – ribatte lui.
– Ma un bel «Corriere dello Sport» no? Non vuole proprio?
– Li conosci gli ordini dall’alto, – e solleva gli occhi al cielo.
– Due palle.
– Piuttosto, muoviti che ti sta aspettando.
– Quanto è felice, oggi? – Shep dà una sorsata di Gatorade dalla borraccia.
– Il sabato è piú euforico del solito.
– Merda, è il primo sabato del mese, è vero…
– Buona fortuna, amico.
Shep dondola la tes...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Due come loro
  4. 1.
  5. 2.
  6. 3.
  7. 4.
  8. 5.
  9. 6.
  10. 7.
  11. 8.
  12. 9.
  13. 10.
  14. 11.
  15. 12.
  16. 13.
  17. 14.
  18. 15.
  19. 16.
  20. 17.
  21. 18.
  22. 19.
  23. 20.
  24. 21.
  25. 22.
  26. 23.
  27. Ringraziamenti.
  28. Nota al testo.
  29. Il libro
  30. L’autore
  31. Dello stesso autore
  32. Copyright