Crooner
eBook - ePub

Crooner

  1. 68 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Venezia, una gondola al chiaro di luna, la voce calda del vecchio crooner Tony Gardner, che un tempo ammaliava le folle.
Esiste scenario piú romantico per una serenata all'amore che fu? Esiste scenario piú crudele?

Tools to learn more effectively

Saving Books

Saving Books

Keyword Search

Keyword Search

Annotating Text

Annotating Text

Listen to it instead

Listen to it instead

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2018
Print ISBN
9788806239381
eBook ISBN
9788858429860

Crooner

Il mattino in cui individuai Tony Gardner seduto fra i turisti, qui a Venezia la primavera stava appena arrivando. Avevamo concluso la prima settimana all’aperto, in piazza – un sollievo, lasciamelo dire, dopo tutte quelle ore senz’aria, a suonare dal retro del caffè, ingombrando il passaggio ai clienti che volevano usare la scala. C’era una bella brezza quella mattina, e il tendone nuovo sbatteva da ogni parte, ma noi ci sentivamo un po’ piú freschi e svegli, e immagino si capisse dalla musica.
Ecco che parlo come se fossi stabile in un’orchestra. Invece sono uno «zingaro», cosí ci chiamano gli altri musicisti, uno di quelli che vagano per la piazza, e dànno una mano a una delle tre orchestre dei caffè, a seconda del bisogno. Perlopiú, suono qui al Caffè Lavena, ma nei pomeriggi di punta mi capita di fare un giro di brani coi ragazzi del Quadri, passare al Florian, e poi tornare da questo lato della piazza, al Lavena. Vado d’accordo con tutti quanti – camerieri compresi – e in un’altra città a questo punto mi sarei già trovato una sistemazione. Ma in un centro come questo, ossessionato dalla tradizione e dalla storia, le cose vanno alla rovescia. In qualunque altro posto, suonare la chitarra sarebbe un vantaggio. Ma qui… una chitarra? Il direttore del locale è subito sulle spine. Fa troppo moderno, ai turisti non piacerà. L’autunno scorso mi sono procurato un vecchio modello jazz con il foro di risonanza ovale, roba che avrebbe potuto suonare Django Reinhardt, perché non mi potessero scambiare per un rocker. Ha semplificato un po’ le cose, ma ai direttori continua a non andare giú. La verità è che in questa piazza puoi anche essere Joe Pass, ma come chitarrista un lavoro fisso non lo trovi.
C’è poi anche il piccolo inconveniente che non sono italiano, figuriamoci veneziano. Vale pure per quel ragazzone ceco che suona il sax alto. Ci apprezzano, gli altri musicisti; e facciamo anche comodo, ma non rientriamo nei canoni ufficiali. Voi limitatevi a suonare e a tenere la bocca chiusa, ecco cosa ci dicono sempre i direttori. Cosí i turisti non si accorgono che non siete italiani. Vi presentate in giacca e cravatta, occhiali da sole e capello liscio, e nessuno vedrà la differenza, basta che non vi mettiate a parlare.
Comunque non me la passo male. Le tre orchestre, specie quando devono suonare tutte alla stessa ora sotto tendoni rivali, di una chitarra hanno bisogno – musica soft, tranquilla, ma amplificata in modo da pompare il ritmo in sottofondo. So cosa stai pensando: tre orchestre che suonano contemporaneamente sulla stessa piazza, chissà che baccano. Ma piazza San Marco è grande, può permetterselo. Al turista a spasso arriva un suono in calando e un altro in crescendo, come quando si cerca una stazione radio. Meglio non esagerare con i pezzi classici in compenso, quegli arrangiamenti strumentali di arie celebri. D’accordo, siamo in San Marco, nessuno si aspetta le canzonette di moda, ma ogni tot minuti la gente vuole un pezzo che sa riconoscere, magari un vecchio brano di Julie Andrews, o la colonna sonora di un film famoso. Ricordo che l’estate scorsa, girando da un’orchestra all’altra, mi è successo di suonare Il Padrino nove volte in un solo pomeriggio.
Comunque, quel mattino di primavera eravamo lí a suonare per una discreta folla di turisti, quando, chi ti vedo? Tony Gardner, tutto solo davanti al suo caffè, quasi di fronte a noi, a un sei metri dal tendone. Ci capita di continuo gente famosa in piazza, non ci facciamo piú caso. Alla fine di un brano, magari circola un nome a bassa voce fra gli orchestrali. Hai visto, c’è Warren Beatty. Guarda, è Kissinger. Quella lí, sai, è l’attrice di quel film in cui ci sono due tizi che si scambiano la faccia. Ci siamo abituati. Dopotutto, questa è piazza San Marco. Ma quando ho capito che seduto lí c’era Tony Gardner, è stato diverso. Mi sono emozionato sul serio.
Tony Gardner era il beniamino di mia madre. A casa, ai tempi del comunismo, era difficilissimo trovare dischi del genere, ma mia madre aveva quasi la raccolta completa. Una volta, da bambino, le avevo graffiato uno di quei preziosi cimeli. L’alloggio era un buco e un ragazzino della mia età doveva pur sgranchirsi un po’ le gambe, specie nei mesi di freddo in cui non si poteva stare fuori. Perciò, stavo giocando a saltare dal divanetto alla poltrona, e a un certo punto sbagliai la misura e atterrai sul giradischi. La puntina raschiò il disco stridendo – i cd erano ancora di là da venire – e mia madre accorse dalla cucina e si mise a sbraitare. Ero mortificatissimo, non solo perché lei gridava, ma perché sapevo che quello era uno dei suoi Tony Gardner, e sapevo anche quanto ci tenesse. E sapevo che, da quel momento, anche quel disco avrebbe fatto degli strani rumori a singhiozzo nel bel mezzo delle sue solite canzoni americane. Anni dopo, quando ormai lavoravo a Varsavia e scoprii l’esistenza del mercato nero dei dischi, regalai a mia madre una copia di tutti i suoi album di Tony Gardner rovinati, compreso quello che avevo graffiato io. Mi ci vollero tre anni, ma continuai con pazienza a comprarli, e ogni volta che tornavo a trovarla gliene portavo uno.
Capirai perciò come mai riconoscerlo a neanche sei metri di distanza mi emozionò tanto. Da principio non riuscivo nemmeno a crederci e mi sa che tardai anche di un battito il cambio dell’accordo. Tony Gardner! Che cosa avrebbe detto la mia adorata mamma se l’avesse saputo! Per amor suo, per onorare la sua memoria, dovevo andare a dirgli qualcosa, a costo di farmi ridere dietro dai colleghi, a costo di sentirmi dire che mi comportavo come il fattorino di un grand hotel.
Del resto, non potevo neppure precipitarmi da lui, scansando tavoli e sedie. C’era da concludere il repertorio. Fu uno strazio, credimi, eseguire i...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Crooner
  4. Il libro
  5. L’autore
  6. Dello stesso autore
  7. Copyright