Abbiamo accettato l’inaccettabile.
1. H. Zinn: «[La disobbedienza civile] non è il nostro problema. Il nostro problema è l’obbedienza civile. Il nostro problema è la quantità di gente che in tutto il mondo ha obbedito agli ordini dei capi di governo ed è andata in guerra, e il fatto che milioni di persone sono morte per questa obbedienza […]. Il nostro problema è che in tutto il mondo la gente obbedisce, anche di fronte alla povertà, alla fame, alla stupidità, alla guerra e alla crudeltà. Il nostro problema è che la gente obbedisce, mentre le prigioni traboccano di ladruncoli e i grandi ladri gestiscono il paese. Questo è il nostro problema». Estratto di un discorso pronunciato nel 1970 nel corso di un dibattito sulla disobbedienza civile, ripreso in Violence. The Crisis of America Confidence, Johns Hopkins University Press, Baltimora 1972, p. 156 [trad. it. in Disobbedienza e democrazia. Lo spirito della ribellione, il Saggiatore, Milano 2003, p. 261].
2. Questo saggio si ispira ai corsi tenuti al Collège universitaire de Sciences Po a Parigi. Ringrazio gli studenti per il loro ascolto critico. Il saggio si propone come un primo contributo alle «scienze umane politiche». Grazie anche a Hélène Monsacré, Amandine Chevreau e Gérard de Cortanze per la loro competenza, vigilanza e benevolenza, che mi sono state preziose mentre scrivevo questo lavoro.
3. Citato da D. Hiez e B. Villalba, Réinterroger la désobéissance civile, in Idd. (a cura di), La Désobéissance civile. Approches politique et juridique, Presses universitaires du Septentrion, Villeneuve d’Ascq 2008, p. 11.
4. B. Maris, Marx, ô Marx, pourquoi m’as-tu abandonné?, Flammarion, Paris 2012, p. XI.
5. Termine che prendo in prestito da D. H. Thoreau, La disobbedienza civile [1848], Einaudi, Torino 2018, sul quale si veda piú avanti il capitolo «La passeggiata di Thoreau»; Thoreau parla anche di «frizione».
6. O è questa realtà autistica della matematica la cui validità è implacabile perché strettamente interna, tautologica avrebbe detto Wittgenstein. Si veda Logisch-philosophische Abhandlung, in «Annalen der Naturphilosophie», XIV (1921) [trad. it. Tractatus logico-philosophicus, Einaudi, Torino 1998, p. 78].
7. L. Chauvel, La Spirale du déclassement, Seuil, Paris 2016.
8. Ai vv. 238-45, dove Euripide mostra che è la classe media (e en meso) a far prosperare le città (sozei poleis).
9. H. Jonas, Das Prinzip Verantwortung. Versuch einer Ethik für die technologische Zivilisation, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1979 [trad. it. Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica, a cura di P. P. Portinaro, Einaudi, Torino 2009].
10. Si veda l’eccellente Critiques de la démocratie di J.-M. Donegani e M. Sadoun (Puf, Paris 2012).
11. In questo senso la democrazia critica non è un regime politico fra gli altri, è la strutturazione etica del soggetto politico. Designa la possibilità aperta a ciascuno, strutturale, di disobbedire all’altro, agli altri, allo Stato e alle istituzioni, a partire da una piega irriducibile a ogni psicologia dell’io individuale, a ogni metafisica dell’anima.
12. Si vedano per esempio fra gli altri, in una prospettiva piú circostanziata e diversa da quella adottata qui, S. Laugier e A. Ogien, Pourquoi désobéir en démocratie?, La Découverte, Paris 2011, e M. Cervera-Marzal, Les Nouveaux Désobéissants, Le bord de l’eau, Lormont 2016.
I. Il capovolgimento delle mostruosità.
1. Nel capitolo V, libro 5, della seconda parte. Si veda la bella traduzione francese a cura di A. Markowicz, Actes Sud, Arles 2002. Si veda anche l’edizione del racconto in questione commentata da K. Leontiev, V. Soloviev, V. Rozanov, S. Bulgakov, N. Berdiaev, S. Frank, La Légende du Grand Inquisiteur de Dostoïevski, trad. fr. di L. Jurgenson, L’Âge d’Homme, Lausanne 2004. Ho presentato una prima versione di questa lettura nel «Philosophie Magazine», n. 75, novembre 2013 [in italiano, di V. Rozanov si può vedere La leggenda del Grande Inquisitore, Marietti, Genova 2008, 2a ed., N.d.T.].
2. Ne parla nel capitolo «The Social Question» all’interno del saggio On Revolution, The Viking Press, New York 1963 [trad. it. Sulla rivoluzione, Einaudi, Torino 2009].
3. In A. Camus, L’Homme révolté, Paris, Gallimard 1951 [trad. it. L’uomo in rivolta, in Id., Opere, Bompiani, Milano 2001].
4. «Il Grande Inquisitore ha evidentemente ragione», diceva (si veda, per una presentazione piú completa, Th. Paléologue, Sous l’œil du grand Inquisiteur. Carl Schmitt et l’héritage de la théologie politique, Le Cerf, Paris 2004).
5. È Hannah Arendt che contrappone «la muta compassione di Gesú all’eloquente pietà dell’Inquisitore» in Sulla rivoluzione cit., p. 90.
6. H. Arendt, Denktagebuch. 1950 bis 1973, Piper, München 2002 [trad. it. Quaderni e diari, 1950-1973, Neri Pozza, Vicenza 2007, p. 556].
7. Si veda la lezione del 22 gennaio 1975 in Les Anormaux. Cours au Collège de France 1974-1975, a cura di V. Marchetti e A. Salomoni, Gallimard-Seuil - Hautes Études, Paris 1999, pp. 53-54 [trad. it. Gli anormali, Feltrinelli, Milano 2017, 3a ed., p. 60].
8. I. Kant, Über die Pädagogik, Friedrich Nicolovius, Königsberg 1803 [trad. it. La pedagogia, a cura di L. Bellatalla e G. Genoves...