1. Nel verbale della conferenza di Wannsee, i nomi di Alfred Meyer, Georg Leibbrandt, Wilhelm Stuckart, Roland Freisler, Josef Bühler, Eberhard Schöngarth e Rudolf Lange sono preceduti dal titolo di dottore; non invece quello di Gerhard Klopfer che tuttavia aveva conseguito il titolo nel 1929.
2. W. SCHEFFLER, Die Wannsee-Konferenz und ihre historische Bedeutung, in Erinnern für die Zukunft. Ansprachen und Vorträge zur Eröffnung der Gedenkstätte, Haus der Wannsee-Konferenz, Berlin 1992, p. 30.
3. In un contributo per il convegno organizzato in occasione del settantesimo anniversario della conferenza, Mark Roseman («Wannsee» als Herausforderung. Die Historiker und die Konferenz, in N. KAMPE e P. KLEIN, a cura di, Die Wannsee-Konferenz am 20. Januar 1942. Dokumente, Forschungsstand, Kontroversen, Böhlau, Köln-Weimar-Wien 2013, pp. 401-14) sottolinea come, nella percezione comune, sia ancora molto presente l’idea errata che quel giorno venisse decisa la «soluzione finale».
4. Helmut Krausnick (Judenverfolgung, inH. BUCHHEIM et al., Anatomie des SS-Staates, vol. II, 2a ed., Deutscher Taschenbuch-Verlag, München 19792, pp. 297 e 305 sg.) ipotizzava che una risoluzione di Hitler in merito fosse stata diramata in rapporto diretto alla scelta di sterminare gli ebrei d’Europa presa nella primavera del 1941. Una posizione simile era sostenuta anche da Hermann Graml (Reichskristallnacht. Antisemitismus und Judenverfolgung im Dritten Reich, Deutscher Taschenbuch-Verlag, München 1988, pp. 222 sg.), secondo il quale Himmler e Heydrich erano venuti a sapere dell’intenzione di Hitler di sterminare gli ebrei d’Europa durante la prima metà di giugno 1941. Wolfgang Benz (Der Holocaust, C. H. Beck, München 1995, pp. 50 sgg.) vede già nel progetto Madagascar la «genesi della soluzione finale» (cfr. infra, nota 40). Richard Breitman (Il burocrate dello sterminio, Mondadori, Milano 1993, pp. 189-217) ipotizza che Hitler e Himmler avessero preso una decisione in tal senso all’inizio del 1941, mentre Saul Friedländer (Vom Antisemitismus zur Ausrottung, in E. JÄCKEL e J. ROHWER,a cura di, Der Mord an den Juden im Zweiten Weltkrieg. Entschlußbildung und Verwirklichung, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart 1985, p. 47) e Raul Hilberg (Die Aktion Reinhard, in E. JÄCKEL e J. ROHWER, a cura di, Der Mord an den Juden im Zweiten Weltkrieg cit.) si sono pronunciati in favore dell’estate 1941.
5. T. JERSAK, Entscheidungen zu Mord und Lüge. Die deutsche Kriegsgesellschaft und der Holocaust, in J. ECHTERNKAMP (a cura di), Die deutsche Kriegsgesellschaft. 1939 bis 1945. Erster Halbband: Politisierung, Vernichtung, Überleben, «Das Deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg», vol. IX/1, Deutsche Verlags-Anstalt, München 2004, pp. 299 sgg.; e ID., Die Interaktion von Kriegsverlauf und Judenvernichtung. Ein Blick auf Hitlers Strategie im Spätsommer 1941, in HZ, CCLXVIII (1999), n. 2, pp. 311-74.
6. Uwe Adam (Judenpolitik im Dritten Reich, Droste, Düsseldorf 1972, p. 312) collocava cronologicamente la decisione tra il settembre e il novembre del 1941, quale «stratagemma» per risollevarsi da una «situazione senza via d’uscita», poiché i vertici tedeschi da un lato avevano dato avvio alle deportazioni degli ebrei dalla Germania, dall’altro non potevano attuare il piano originario di «evacuare tutti i deportati nei territori della Russia sconfitta» a causa della situazione bellica. Phillipe Burrin (Hitler e gli ebrei. Genesi di un genocidio, 1989, Marietti, Genova 1994, pp. 121 sgg.) fa risalire la risoluzione al periodo tra la metà di settembre e il mese di ottobre, sottolineando il nesso con una situazione bellica sempre piú critica. Anche Christopher Browning colloca la decisione di sterminare gli ebrei d’Europa nello stesso periodo ma, a differenza di Burrin, ritiene decisiva in tal senso la fiducia in una vittoria sull’Unione Sovietica ritenuta imminente. Browning ha sempre sottolineato lo stretto legame con la decisione di sterminare tutti gli ebrei sovietici nel luglio del 1941, posizione che conferma anche nella grande opera Le origini della soluzione finale. L’evoluzione della politica antiebraica del nazismo, settembre 1939 - marzo 1942 (2002) (il Saggiatore, Milano 2012, pp. 320-27). Tuttavia, lo storico si allontana dalle altre interpretazioni affermando che, alla metà di settembre, Hitler aveva autorizzato in via di principio l’uccisione dei deportati, in concomitanza con l’inizio dei trasporti, e che alla fine di ottobre le scelte decisive erano state fatte (ibid., pp. 384-85). Anche Götz Aly («Endlösung». Völkerverschiebung und der Mord an den europäischen Juden, Fischer, Frankfurt am Main 1995, p. 358) ha collocato nella prima metà di ottobre il momento critico in cui si arrivò a un «impegno ufficiale».
7. Cfr. C. GERLACH, Die Wannsee-Konferenz, das Schicksal der deutschen Juden und Hitlers politische Grundsatzentscheidung, alle Juden Europas zu ermorden, in «WerkstattGeschichte», XVIII (1997), pp. 7-44. Una posizione simile era stata sostenuta anche da L. J. Hartog (Der Befehl zum Judenmord. Hitler, Amerika und die Juden, Syndikat-Buchgesellschaft, Bodenheim 1997).
8. Nel saggio incluso nel volume sulla Conferenza di Wannsee curato da Norbert Kampe e Peter Klein, Andrej Angrick (Die inszenierte Selbstermächtigung? Motive und Strategie Heydrichs für die Wannsee-Konferenz, in N. KAMPE e P. KLEIN, a cura di, Die Wannsee-Konferenz am 20. Januar 1942 cit., pp. 241-58) definisce la seduta una sorta di «messinscena autolegittimante».
10. Martin Broszat (Hitler und die Genesis der «Endlösung». Aus Anlaß der Thesen von David Irving, in VfZ, XXV, 1977, n. 4, pp. 739-75, p. 752) elabora l’ipotesi che la decisione di sterminare gli ebrei fosse sorta «non solo in seguito a una preesistente volontà omicida, ma anche per “sottrarsi” al vicolo cieco in cui ci si [era] rinchiusi con le proprie mani». «Una volta iniziata e...