Le acque del Nord
eBook - ePub

Le acque del Nord

  1. 288 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Le acque del Nord

Informazioni su questo libro

1859. Un uomo in fuga dai suoi fantasmi s'imbarca su una baleniera diretta verso il grande Nord. Non immagina che l'inferno può essere bianco come il ghiaccio artico.

1859, Patrick Sumner è un giovane medico che ha servito nell'esercito inglese durante l'assedio di Delhi. Ma nel suo passato militare c'è un evento oscuro che l'ha costretto alle dimissioni e il cui ricordo lo perseguita. Rimasto senza un soldo e in fuga dai propri fantasmi, decide di imbarcarsi come chirurgo di bordo su una nave baleniera, la Volunteer. Nel nord della baia di Baffin, tra il Canada e la Groenlandia, c'è una polinia (una zona di mare artico dal microclima particolare dove si concentrano le balene) nota come North Water: è qui che è indirizzata la Volunteer, ed è qui che il suo equipaggio scoprirà cos'è l'inferno. Del resto sembra già una nave di dannati: a bordo della baleniera, Sumner si ritrova di fronte un'umanità perduta e violenta. Ma soprattutto si ritrova di fronte un uomo brutale, che sembra essere l'incarnazione stessa del male: Henry Drax, il ramponiere. Quando sulla nave viene ucciso un giovanissimo mozzo, primo di una serie di brutali omicidi, Sumner è costretto a guardare in faccia il suo passato e a sfidare nuovamente l'orrore. Candidato al Man Booker Prize. Inserito in ogni lista dei migliori libri dell'anno dal «New York Times» al «Wall Street Journal», passando per il «Guardian» e il «New Statesman». Bestseller sia negli Stati Uniti sia in Inghilterra. Amato da Colm Tóibín, Hilary Mantel e Martin Amis. La Bbc ne farà una serie televisiva. Insomma, McGuire ha convinto tutti, pubblico e critica, e non c'è da stupirsi. Perché in queste pagine c'è tutto quello che qualunque lettore vorrebbe trovare: avventura, emozione, suspense. Le acque del Nord è un thriller, un romanzo storico e di viaggio, un grande racconto che tiene incollati fino all'ultima pagina. Ma soprattutto è la prova di scrittura magistrale di un autore che ha trovato la sua personalissima voce letteraria guardando a Melville, Dickens, Conrad e McCarthy.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2018
eBook ISBN
9788858428924
Print ISBN
9788806235796

Capitolo ventiduesimo

Lo straniero è coperto di sangue, zuppo dalla testa ai piedi. Assomiglia a una foca scuoiata o a un bambino nato morto appena espulso dal grembo materno. Respira appena, ma gli occhi incrostati di sangue sono chiusi ed è mezzo congelato. Estraggono il corpo e lo mettono da un lato, lasciandolo lí mentre scuoiano e macellano l’orso. Poi caricano la carne e la pelle nella slitta. Un cacciatore prende il fucile dello straniero e l’altro gli sottrae il coltello. Dibattono se ucciderlo sul posto o riportarlo all’accampamento. Discutono brevemente, poi concordano nel portarselo dietro. Chiunque sia, riflettono, è un bastardo fortunato, e uno cosí fortunato merita un’altra possibilità. Lo issano e lo distendono sulla slitta. Emette qualche gemito. Lo pungolano e lo scuotono, ma non si sveglia. Gli ficcano della neve in bocca, ma quella si scioglie sulla sua lingua devastata, sbrodolando sul mento in rivoli rosati.
All’accampamento invernale, le mogli gli fanno bere dell’acqua e del sangue di foca riscaldato. Gli lavano la faccia e le mani e lo spogliano dei vestiti irrigiditi dal sangue. Quando si sparge la voce, arrivano i bambini. Sbirciano, si danno di gomito e ridacchiano. Se apre gli occhi, strillano e scappano via. Presto cominciano le dicerie. Qualcuno sostiene che Sumner sia un angakoq, uno spirito guida, mandato direttamente da Sedna per aiutarli nella caccia, mentre altri sostengono che sia uno spirito maligno, un tupilaq malconcio, che uccide con il solo tocco e la cui presenza basta a causare infermità. I cacciatori consultano lo sciamano il quale li avverte che lo straniero non guarirà finché non verrà riportato dalla sua gente. Dovrebbero accompagnarlo a sud, dice lo sciamano, alla nuova missione di Coutts Inlet. Gli chiedono se lo straniero è davvero fortunato, come hanno intuito, e se un po’ della sua fortuna si trasferirà in loro. Lo sciamano risponde che hanno intuito bene, è fortunato, ma che si tratta di una fortuna particolare, di tipo alieno.
Avvolto in pelli, debole e tremante, lo caricano sulla slitta e lo trasportano a sud, oltre il lago ghiacciato e i terreni di caccia estivi, fino alla missione. La baracca di legno è dipinta di rosso e sorge su un’altura con il mare congelato ai piedi e le alte montagne alle spalle. Accanto c’è un grande igloo, con un filo di fumo nero che si alza dall’apertura del tetto e con una muta di cani da slitta impastoiati e addormentati davanti. Al loro arrivo, i cacciatori vengono accolti dal prete, un inglese snello e dallo sguardo luminoso, coi capelli brizzolati, la barba e un’espressione seria ma fieramente scettica. Indicano Sumner e spiegano dove lo hanno trovato e in che condizioni. Il prete appare dubbioso e loro tracciano una mappa della costa con le dita nella neve e indicano il posto esatto. Il prete scuote la testa.
– Un uomo non appare cosí, dal nulla, – dice.
Gli spiegano che, date le circostanze, è molto probabile che sia un angakoq vissuto fino ad allora in una casa in fondo al mare con Sedna, la dea con un occhio solo, e con il padre di lei Anguta. Al che, il prete si irrita. Ricomincia a parlargli (come fa sempre) di Gesú, poi entra nella baracca e ne esce col libro verde in mano. In piedi accanto alle slitte lo ascoltano leggere in uno stentato inuktitut. Le sue parole sembrano avere una parvenza di senso, ma gli uomini trovano quelle storielle astruse e infantili. Quando finisce, sorridono e fanno sí con la testa.
– Forse è un angelo, allora, – dicono.
Il prete dà un’occhiata a Sumner e scuote il capo.
– Non è un angelo, – dice. – Ve lo garantisco.
Portano Sumner all’interno e lo distendono su una branda vicino alla stufa. Il prete lo avvolge nelle coperte, poi si accovaccia e lo scuote per cercare di svegliarlo.
– Chi siete? – domanda. – Da quale nave siete arrivato?
Sumner socchiude un occhio, ma non prova nemmeno a rispondere. Il prete aggrotta la fronte, poi si piega in avanti per esaminare piú da vicino la sua fisionomia annerita dal gelo.
– Deutsch? – gli chiede. – Dansk? Ruski? Scozzese? Quale di questi?
Sumner gli restituisce lo sguardo senza mostrare segni di interesse o di riconoscimento, poi richiude l’occhio. Il prete gli rimane accanto un altro po’, poi annuisce e si alza in piedi.
– Riposatevi pure, – dice, – chiunque voi siate. Parleremo piú tardi.
Il prete prepara il caffè ai cacciatori e rivolge loro altre domande. Quando se ne vanno, dà a Sumner del brandy con un cucchiaino e spalma del lardo sui geloni. Dopo aver sistemato Sumner, il prete siede a un tavolo vicino alla finestra e scrive sul libro verde. Lí vicino ci sono altri tre spessi volumi rilegati in cuoio e ogni tanto ne apre uno, ci guarda dentro e annuisce. Piú tardi entra una donna eschimese con una pentola di stufato. Indossa un berretto di lana nera e un anorak in pelle di daino piú lungo sul dietro. Ha una serie di linee azzurre a forma di V tatuate sulla fronte e sul dorso delle mani. Il prete prende due grosse scodelle bianche dallo scaffale sopra la porta e scosta le carte e i libri. Con l’aiuto di un cucchiaio versa metà dello stufato in una scodella e metà nell’altra, poi restituisce la pentola alla donna che indica Sumner e dice qualcosa nella sua lingua madre. Il prete annuisce, poi le risponde qualcosa che la fa sorridere.
Sumner, disteso immobile, sente l’odore del cibo caldo. Quel morbido aroma lo colpisce attraverso la trama sfibrata della sua spossata indifferenza. Non ha fame, ma comincia almeno a ricordare cosa significa sentirne i morsi, la natura particolare e fiduciosa di quell’indolenzimento. È pronto a tornare a quelle sensazioni? Lo vuole? Ne sarà in grado? Apre gli occhi e si guarda intorno: legno, metallo, lana, grasso. Verde, nero, grigio, marrone. Si gira dall’altra parte. C’è un uomo brizzolato seduto al tavolo di legno. Sul tavolo ci sono due scodelle di cibo. L’uomo chiude il libro che sta leggendo, mormora una preghiera, poi si alza e porta una delle scodelle al giaciglio di Sumner.
– Volete mangiare qualcosa? – gli chiede. – Ecco. Lasciate che vi aiuti.
Il prete s’inginocchia, appoggia la mano dietro la testa di Sumner e la solleva. Mette un pezzo di carne nel cucchiaio e glielo porta alle labbra. Sumner batte le palpebre. Un’onda sensoriale, densa e innominabile, gli si propaga in tutto il corpo.
– Se aprite meglio le labbra riesco a imboccarvi piú facilmente, – dice il prete. Sumner non si muove. Capisce ciò che gli viene richiesto, ma non fa alcuno sforzo per andargli incontro.
– Suvvia, – lo esorta il prete. Appoggia la punta del cucchiaio di metallo sul labbro inferiore di Sumner e preme leggermente verso il basso. La bocca di Sumner si schiude un po’. Il prete alza il cucchiaio e la carne scivola sulla lingua lacerata di Sumner. Il medico la lascia riposare lí per qualche istante.
– Masticate, – lo incita il prete mimando il gesto della masticazione e indicandosi la mascella in modo che Sumner possa vedere. – Se non lo fate bene, non uscirà niente di quel buon succo.
Sumner chiude la bocca. Sente il sapore della carne penetrargli dentro. Mastica due volte, poi inghiotte. Prova un dolore acuto, poi uno piú sordo.
– Bene, – dice il prete. Prende un altro boccone e ripete il gesto di prima. Sumner mangia altri tre pezzi di carne, ma lascia cadere il quarto sul pavimento senza masticarlo. Il prete annuisce poi abbassa la testa di Sumner sulla coperta.
– Piú tardi proviamo con una tazza di tè, – dice. – Vediamo come ve la cavate con quella.
Dopo due giorni, Sumner è in grado di mettersi a sedere e mangiare da solo. Il prete lo aiuta a sistemarsi su una sedia, gli appoggia la coperta sulle spalle e siedono insieme su due lati adiacenti del tavolino di legno.
– Gli uomini che vi hanno trovato vi considerano un angakoq, – spiega il prete, – che in eschimese significa «stregone». Credono che gli orsi abbiano grandi poteri e che certi eletti fra gli uomini li condividano in parte. Lo stesso dovrebbe valere anche per altri animali – cervi, trichechi, foche, persino alcuni uccelli marini, credo – ma nella loro mitologia l’orso è di gran lunga la bestia piú potente. Gli uomini che hanno l’orso come genio sono capaci delle piú grandi magie: curare, predire il futuro e via discorrendo.
Guarda lo straniero per capire se mostra segni di comprensione, ma Sumner, impassibile, rimane concentrato sul cibo.
– Ho visto alcuni dei loro angakoq in azione e ovviamente non sono altro che illusionisti e ciarlatani. Indossano maschere raccapriccianti e altri ammennicoli strampalati, fanno un gran cantare e ballare negli igloo, ma alla fin fine non c’è niente di vero. Solo fesserie paganeggianti, la peggior forma di superstizione, ma non conoscono nulla di meglio, e come potrebbero? Molti non avevano mai visto una Bibbia prima che arrivassi io, né avevano mai assistito a una predicazione del Vangelo.
Sumner gli rivolge una breve occhiata senza smettere di masticare. Il prete accenna un sorriso e annuisce a mo’ di incoraggiamento, ma Sumner non ricambia il sorriso.
– È un lavoro lento e penoso, – continua il prete. – Sono qui, da solo, sin dall’inizio della primavera. Ci sono voluti mesi per conquistare la loro fiducia. All’inizio con i regali: coltelli, perline, aghi da cucito e cosí via, poi con gesti gentili, prestando aiuto quando ne avevano bisogno, fornendogli vestiti e medicine. Sono brave persone, ma molto primitive e infantili, quasi incapaci di pensieri astratti o sentimenti elevati. Gli uomini vanno a caccia e le donne cuciono e allattano i figli e a questo si limitano i loro interessi e la loro conoscenza. Possiedono una forma di metafisica, è vero, ma è rozza ed egoistica e, a quanto vedo, molti di loro non ci credono davvero. Il mio compito è aiutarli a crescere, per cosí dire, a far progredire la loro anima e a renderli piú consapevoli. Ecco perché mi sono messo a tradurre la Bibbia –. Indica le pile di libri e carte con un cenno del capo. – Se lo faccio bene, se trovo le parole giuste nella loro lingua, allora cominceranno a capire. Ne sono certo. Dopotutto sono creature di Dio, proprio come noi due.
Il prete raccoglie un pezzo di carne col cucchiaio e lo mastica lentamente. Sumner si allunga a prendere la tazza di tè, la alza, sorseggia, poi la rimette sul tavolo. Per la prima volta da giorni sente le parole raccogliersi dentro di lui, separarsi, accumularsi, prendere forza e forma. Presto, lo sa, cominceranno a risalirgli in gola, poi zampilleranno sulla lingua lesa e ulcerata, e infine, che gli piaccia o no, che lo voglia o no, parlerà.
Il prete lo guarda.
– Vi sentite male? – chiede.
Sumner scuote la testa. Solleva la mano destra per un momento, poi apre la bocca. Esita.
– Quali medicine? – dice.
Quelle parole sgorgano in un mormorio indistinto. Il prete sembra confuso, ma poi sorride e si piega in avanti con impazienza.
– Ditelo ancora, – dice. – Non ho capito bene...
– Medicine, – ripete Sumner. – Quali medicine avete?
– Ah, le medicine! – esclama il prete. – Ma certo, certo.
Si alza, va nel ripostiglio sul retro della baracca e torna con una piccola cassetta dei medicinali. La sistema sul tavolo davanti a Sumner.
– È tutto quel che ho, – dice. – Ho usato spesso i sali, ovviamente, e il calomelano per i bambini quando hanno la diarrea.
Sumner apre la cassetta e comincia a tirare fuori boccette e barattoli, scrutandone il contenuto e le etichette, mentre il prete lo osserva.
– Siete un medico? – chiede. – È cosí?
Sumner ignora la domanda. Tira fuori tutto quanto c’è nella cassetta poi la rovescia per assicurarsi che sia completamente vuota. Guarda tutto quel bazar sul tavolo e scuote la testa.
– Dov’è il laudano? – domanda.
Il prete si acciglia, ma non risponde.
– Il laudano, – ripete Sumner a voce piú alta. – Dove cazzo è?
– Non ne abbiamo piú, – risponde il prete. – Ne avevo una boccetta, ma è finita.
Sumner chiude gli occhi per un momento e, quando li riapre, il prete sta riponendo le medicine nella cassetta.
– Quindi parlate inglese, – dice. – Per un po’ ho temuto che foste polacco, o serbo o uno di qualche confessione strana.
Sumner prende la scodella e il cucchiaio e ricomincia a mangiare come se nulla fosse.
– Di dove siete? – domanda il prete.
– Non ha molta importanza.
– Forse non ce l’avrà per voi, ma se un uomo viene nutrito e tenuto al caldo in un luogo dove probabilmente morirebbe se fosse lasciato in balia di se stesso, ci si aspetterebbe un po’ di cortesia verso chi lo aiuta.
– Vi ripagherò per il cibo e per il fuoco.
– E quando pensate di farlo?
– In primavera, al ritorno delle baleniere.
Il prete annuisce e si rimette seduto. Si passa le dita sull’orlo della barba grigia, poi si gratta la punta del mento con l’unghia del pollice. Il rossore delle guance lo tradisce, ma si sforza di rimanere comprensivo a dispetto dell’insolenza di Sumner.
– Qualcuno chiamerebbe quel che vi è successo un miracolo, – dice dopo una pausa, – essere trovato vivo tra i ghiacci dentro il corpo di un orso morto.
– Io non lo chiamerei cosí.
– Come lo chiamereste?
– Forse bisognerebbe chiederlo all’orso.
Il prete lo guarda fisso un momento, poi scoppia a ridere...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Le acque del Nord
  4. Capitolo primo
  5. Capitolo secondo
  6. Capitolo terzo
  7. Capitolo quarto
  8. Capitolo quinto
  9. Capitolo sesto
  10. Capitolo settimo
  11. Capitolo ottavo
  12. Capitolo nono
  13. Capitolo decimo
  14. Capitolo undicesimo
  15. Capitolo dodicesimo
  16. Capitolo tredicesimo
  17. Capitolo quattordicesimo
  18. Capitolo quindicesimo
  19. Capitolo sedicesimo
  20. Capitolo diciassettesimo
  21. Capitolo diciottesimo
  22. Capitolo diciannovesimo
  23. Capitolo ventesimo
  24. Capitolo ventunesimo
  25. Capitolo ventiduesimo
  26. Capitolo ventitreesimo
  27. Capitolo ventiquattresimo
  28. Capitolo venticinquesimo
  29. Il libro
  30. L’autore
  31. Copyright

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Scopri come scaricare libri offline
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 990 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Scopri la nostra missione
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Scopri di più sulla funzione di sintesi vocale
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS e Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app
Sì, puoi accedere a Le acque del Nord di Ian McGuire, Andrea Sirotti in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.