A gennaio, Eilis cominciò a sentire i morsi del freddo mattutino mentre andava al lavoro. Per quanto camminasse in fretta, e anche dopo aver comprato calzettoni di lana spessa, quando arrivava all’emporio aveva sempre i piedi gelati. Per strada tutti erano imbacuccati come se avessero paura di mostrarsi, nascosti sotto cappotti, sciarpe, cappelli, guanti e scarponi. Notò che molti giravano col volto semicoperto da sciarpe e foulard. Riusciva a vedere solo i loro occhi, gli sguardi che parevano atterriti dal freddo, angosciati dal vento e dalle temperature polari. La sera, alla fine delle lezioni, gli studenti si ammassavano nell’atrio dell’istituto ricoprendosi con strati e strati di tessuto per difendersi dal gelo delle strade. Le sembrava una specie di preparazione per chissà quale strana commedia, con tutti che provavano i costumi di scena, muovendosi con gesti lenti e consapevoli, e negli occhi un’espressione al tempo stesso rassegnata e risoluta. Le riusciva impossibile immaginare una giornata in cui non ci fosse freddo e lei potesse camminare per le strade senza pensare continuamente al tepore della casa di Mrs Kehoe, al calduccio della cucina e a quello della sua stanza da letto.
Una sera, mentre si avviava verso le scale per andare a letto, vide Mrs Kehoe ferma sulla soglia del salotto, titubante nell’ombra come se non volesse farsi vedere. Senza parlare, la donna le fece capire di seguirla nel salotto, aspettò che entrasse e quindi chiuse silenziosamente la porta. Continuò a tacere anche quando attraversò la stanza e si sedette sulla poltrona accanto al camino, facendo segno a Eilis di accomodarsi su quella di fronte. Poi allungò la mano destra e la mosse verso il basso con aria grave, suggerendo a Eilis di tener bassa la voce in caso volesse parlare.
– Allora, – disse quindi Mrs Kehoe guardando nel fuoco che ardeva vivacemente nel camino, poi aggiunse un paio di ciocchi e si voltò verso Eilis. – Non devi dire a nessuno di questa nostra chiacchierata. Promesso?
Eilis annuí.
– Il fatto è che Miss Keegan ha deciso di andare via e, per quanto mi riguarda, prima lo fa e meglio è. Le ho fatto giurare di non dirlo a nessuno. È una vera figlia dell’Irlanda rurale, quindi è decisamente piú brava di noi a tenere la bocca chiusa. Meglio cosí, non dovrà perdere tempo in saluti e addii. Se ne andrà lunedí, e voglio che tu ti trasferisca nella sua stanza nel seminterrato. Non è affatto umido, quindi non guardarmi con quella faccia.
– Non la sto guardando.
– Bene.
Mrs Kehoe fissò per qualche istante il fuoco, poi il pavimento.
– È la stanza piú bella della casa, la piú grande, la piú calda, la piú silenziosa e quella arredata meglio. E non tollero discussioni sull’argomento. Ho deciso che ci andrai e quindi ci andrai. Perciò domenica prepara le tue cose, cosí lunedí mentre sei al lavoro le faccio portare giú e sistemiamo la faccenda. Ti farò fare una chiave, perché il seminterrato ha un ingresso separato che condividerai con Miss Montini. Ma anche se dovessi perdere la chiave potrai sempre entrare dalla porta principale e scendere dalla scala interna, quindi non fare quell’espressione preoccupata.
– Ma alle altre non darà fastidio che quella stanza la prenda io?
– Altroché se gliene darà, – disse Mrs Kehoe, e le sorrise. Poi guardò di nuovo il fuoco, annuendo soddisfatta. Alzò la testa e fissò intensamente Eilis. Eilis ci mise qualche istante a capire che era il segnale con cui la padrona di casa la congedava. Si alzò in silenzio mentre Mrs Kehoe allungava ancora una volta la mano per raccomandarle di non far rumore.
Mentre saliva le scale per andare a dormire, Eilis pensò che in effetti la stanza del seminterrato avrebbe anche potuto essere umida e scomoda. Non aveva mai sentito nessuna delle ragazze dire che fosse la stanza piú bella della casa. Si chiese se tutta quella segretezza non fosse semplicemente un modo per sbatterla lí sotto senza darle la possibilità né di vedere dove sarebbe andata a stare né tantomeno di protestare. Avrebbe avuto la risposta solo lunedí sera, al ritorno dalle lezioni.
Nei giorni seguenti si affacciò il timore del trasloco, inoltre, trovava insopportabile il pensiero che Mrs Kehoe avrebbe spostato le sue cose mentre lei non era in casa mettendole in una stanza da cui ogni giorno Miss Keegan emergeva in uno stato tale che a Eilis non dava affatto l’idea che disponesse della camera migliore. Se poi la stanza si fosse rivelata scomoda o tetra o piena di muffa non avrebbe potuto chiedere aiuto a padre Flood. Aveva già approfittato abbastanza della benevolenza del prete e sapeva che Mrs Kehoe ne era pienamente consapevole.
La domenica, dopo aver riempito alcuni scatoloni e averli allineati accanto al letto, vide che aveva comprato troppe cose per riuscire a farle stare tutte lí dentro e dovette scendere da Mrs Kehoe per chiederle sottovoce di prestarle un paio di sporte. A quel punto ebbe la netta sensazione che Mrs Kehoe avesse approfittato di lei e si sentí assalire dai sintomi della terribile nostalgia di casa di cui aveva sofferto qualche tempo prima. Quella notte non riuscí a dormire.
Il mattino seguente, Eilis trovò Brooklyn spazzata da un vento gelido che non conosceva. Sembrava soffiare furiosamente in ogni direzione; portava con sé gocce di ghiaccio e le persone camminavano a capo chino, alcune addirittura tremavano di freddo mentre aspettavano di attraversare la strada. Sorrise tra sé al pensiero che in Irlanda nessuno sapeva che l’America era il posto piú freddo del mondo e che, in un mattino cosí gelido, i suoi abitanti erano i piú disperatamente tristi. Non le avrebbero creduto se l’avesse scritto in una lettera. Per tutto il giorno, da Bartocci’s, ci fu un continuo rimproverare a gran voce chiunque lasciasse aperta la porta per un istante piú del necessario e si registrò un’impennata delle vendite della maglieria di lana.
Quella sera, mentre prendeva appunti durante le lezioni, Eilis era cosí impegnata nel tentativo di non addormentarsi da non dedicare neppure un pensiero a ciò che avrebbe trovato al ritorno e, quando piú tardi scese dal tram e si avviò verso casa, decise che non le interessava affatto come fosse la stanza, purché fosse calda e avesse un letto in cui dormire. L’aria era immobile, il vento si era placato, e c’era un’intensità secca e feroce nel modo in cui l’aria gelida le mordeva le dita delle mani e dei piedi e le tormentava la pelle del viso, cosicché pregava che quella camminata finisse pur sapendo di essere solo a metà.
Appena Eilis ebbe aperto la porta di casa, Mrs Kehoe comparve nel vestibolo e si portò l’indice alle labbra. Le fece segno di aspettare, tornò dopo qualche istante e, quando si fu assicurata che non arrivasse nessuno dal corridoio della cucina, le porse una chiave; poi le fece segno di tornare fuori nella notte e chiuse piano la porta alle sue spalle. Eilis scese le scale che portavano al seminterrato. Appena il tempo di aprire la porta ed ecco Mrs Kehoe che già la aspettava.
– Non fare rumore, – le sussurrò la donna.
Aprí la porta che dava sulla prima stanza del seminterrato, quella recentemente liberata da Miss Keegan. Una lampada a stelo nell’angolo e un abat-jour sul comodino erano già accesi, e la loro luce, insieme al soffitto basso e alle tende di velluto scuro e al copriletto ricamato e ai tappeti sul pavimento, dava alla stanza un aspetto sontuoso, come di quadro antico o di vecchia foto. Eilis notò in un angolo una sedia a dondolo e vide che nel camino c’erano due o tre ciocchi di legna e alcuni fogli di carta in attesa di essere accesi. La stanza era grande il doppio di quella al piano di sopra; c’erano anche una scrivania su cui avrebbe potuto studiare e una poltrona davanti al camino. Non c’era nulla dell’atmosfera funzionale, quasi spartana della stanza dove aveva dormito fino alla sera prima. Eilis capí che le altre ragazze le avrebbero invidiato quella sistemazione.
– Se qualcuna di loro ti chiede qualcosa, di’ solo che ho deciso di far tinteggiare la tua camera, – disse Mrs Kehoe mentre apriva un grande armadio a muro di legno con venature rossastre e le mostrava dove avevano messo le valigie e le sporte con le sue cose. Da come Mrs Kehoe la guardava, con un’espressione fiera ma anche tenera e quasi triste, Eilis si rese conto che forse quella stanza era stata preparata quando Mr Kehoe non era ancora andato via di casa. Guardando il letto matrimoniale si chiese se fosse stata la loro camera da letto. Forse all’epoca i Kehoe affittavano le stanze dei piani superiori.
– Il bagno è in fondo al corridoio, – disse Mrs Kehoe. Indugiava a disagio nella penombra, come se cercasse di riprendersi da una forte emozione.
– E non dire niente a nessuno, – aggiunse. – Da’ retta a me: è il modo migliore per non sbagliare.
– Questa stanza è molto bella, – disse Eilis.
– Se vuoi puoi accendere il camino, – disse Mrs Kehoe. – Miss Keegan lo accendeva solo la domenica, forse per non consumare troppa legna.
– Ma le altre ragazze non si arrabbieranno? – chiese Eilis.
– Questa è casa mia e, per quanto mi riguarda, possono arrabbiarsi quanto vogliono. Anzi, piú si arrabbiano e meglio è.
– Ma…
– Tu sei l’unica di loro che sappia come comportarsi.
Il tono di Mrs Kehoe mentre cercava di sorridere provocò in Eilis una specie di tristezza. Le sembrava che quella donna le stesse dando troppo senza conoscerla abbastanza, e che a quel punto avesse anche detto troppo. Non voleva che Mrs Kehoe le si affezionasse o di trovarsi in alcun modo a dover dipendere da lei. Eilis rimase per un po’ in silenzio, pur sapendo che quell’atteggiamento rischiava di farla sembrare un’ingrata. Annuí quasi formalmente, fissandola negli occhi.
– Quando ha intenzione di dire alle ragazze che questa mia sistemazione non è provvisoria?
– A tempo debito. Comunque non è affar loro.
Nel rendersi conto di ciò che Mrs Kehoe aveva fatto e dei problemi che molto probabilmente le avrebbe provocato con le altre pensionanti, Eilis rimpianse che non le avesse lasciato la sua vecchia stanza.
– Spero che non se la prendano con me.
– Tu quelle là non devi neanche considerarle. Non è gente per cui vale la pena di perdere il sonno.
Eilis drizzò la schiena cercando di sembrare piú alta e guardò gelidamente Mrs Kehoe. Era evidente che la sua ultima frase implicava che lei ed Eilis non avessero nulla a che spartire con le altre pensionanti, tanto da poter lasciare intendere che quella decisione l’avessero presa insieme. Eilis riteneva che l’atteggiamento di Mrs Kehoe fosse presuntuoso e arrogante: pensò anche che l’aver dato a lei, l’ultima arrivata, la camera piú bella della casa non solo l’avrebbe messa in difficoltà con Patty, Diana, Miss McAdam e Sheila Heffernan, ma col tempo avrebbe fatto sí che Mrs Kehoe si sentisse in diritto di rinfacciarle il favore.
Eilis rifletté che Mrs Kehoe avrebbe potuto agire cosí se, ad esempio, avesse avuto urgentemente bisogno di qualcosa; o comunque ne avrebbe potuto far derivare una certa familiarità nel loro rapporto, una specie di amicizia o addirittura di intimità. Guardò Mrs Kehoe provando una sensazione molto simile alla rabbia che, unita alla stanchezza, le diede coraggio.
– È sempre meglio essere onesti, – disse, imitando Rose quando si vedeva minacciata sul piano della dignità e del decoro. – E intendo onesti con tutti, – aggiunse.
– Quando avrai affrontato le cose del mondo come le ho affrontate io, – ribatté Mrs Kehoe, – ti renderai conto che non è sempre cosí.
Eilis guardò la sua padrona di casa e non batté ciglio nel vedere l’espressione di aggressività ferita con cui Mrs Kehoe ricambiava il suo sguardo. Decise che non avrebbe aperto piú bocca, qualunque cosa dicesse Mrs Kehoe. Le sembrava irritata come se l’avesse tradita in maniera tanto inattesa quanto incommensurabile, poi si rese conto che il gesto di darle quella stanza, l’aver compiuto quell’atto di generosità, aveva scatenato in Mrs Kehoe qualcosa, un profondo risentimento nei confronti del mondo, che adesso cercava faticosamente di riportare all’ordine.
– Come ti ho detto, il bagno è in fondo al corridoio, – disse infine la donna. – E la chiave la lascio qui.
Posò la chiave su un tavolino e lasciò la stanza, sbattendo la porta in maniera da farsi sentire in tutta la casa.
Eilis si domandò se sarebbe mai riuscita a far credere alle altre ragazze di non aver brigato per ottenere quella stanza. All’ora di ...