L'elefante scomparso
eBook - ePub

L'elefante scomparso

e altri racconti

  1. 320 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

L'elefante scomparso

e altri racconti

Informazioni su questo libro

Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar. *** In un giorno d'estate soffocante, un avvocato si mette alla ricerca del suo gatto e in un giardino abbandonato dietro casa incontra una strana ragazza. Una giovane coppia decide di fare uno spuntino notturno e assalta un McDonald's per avere trenta Big Mac, realizzando cosí un segreto desiderio adolescenziale del marito. Nel racconto che dà il titolo al libro, un uomo è ossessionato dalla incredibile, misteriosa scomparsa di un elefante dallo zoo del paese. E poi ancora una curiosa digressione sui canguri, un uomo che incendia granai per il gusto di vederli bruciare e le introspezioni di una giovane madre afflitta da insonnia.
I diciassette racconti di questa raccolta «spesso divertenti, sempre commoventi», danno prova delle straordinarie capacità narrative di Murakami Haruki.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a L'elefante scomparso di Murakami Haruki,Murakami Haruki, Antonietta Pastore in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2010
Print ISBN
9788806191351
eBook ISBN
9788858400272

Affare di famiglia

Sono situazioni che si verificano spesso, credo, ma a me il fidanzato di mia sorella minore non era mai piaciuto, fin dall’inizio. E col passare dei giorni cominciavo ad avere dei dubbi anche su di lei, che aveva deciso di sposarsi con un uomo del genere. Per dire tutta la verità, ero molto deluso.
È possibile che il mio atteggiamento nascesse dalla mia ristrettezza mentale.
Perlomeno era quello che pensava mia sorella. Non abbiamo mai parlato apertamente di quell’argomento, ma lei sapeva bene che io non apprezzavo molto la sua scelta, il che pareva renderla furibonda.
– Il tuo modo di vedere le cose è troppo limitato, – mi disse una volta. In realtà stavamo parlando di spaghetti, era di limitatezza nei loro confronti che lei mi stava accusando.
Ovviamente non si riferiva solo a quelli, dietro gli spaghetti faceva capolino il suo fidanzato, ed era a proposito di lui che mia sorella stava attaccando briga. Insomma stavamo litigando per procura.
Tutto cominciò una domenica a mezzogiorno, quando lei mi propose di andare fuori a mangiare un piatto di pasta. Ne avevo giusto voglia, e fui subito d’accordo. Entrammo in una Spaghetti House piccola e graziosa, che era stata aperta da poco davanti alla stazione. Io ordinai degli spaghetti con aglio e melanzane, lei col basilico. Aspettando che ce li portassero, bevvi una birra. Fin lí tutto bene. Era una domenica di maggio, e in piú faceva bel tempo.
I guai cominciarono quando arrivarono i nostri spaghetti: erano immangiabili, un vero disastro. La pasta in superficie era farinosa e dentro ancora cruda, il burro evidentemente riciclato, avrebbero fatto schifo anche a un cane. Io ne mangiai la metà, poi rinunciai e dissi alla cameriera di portarli via.
Mia sorella mi lanciava occhiate, ma sul momento non disse nulla e mangiò lentamente, con calma, gli spaghetti che aveva davanti, tutti fino all’ultimo. Nel frattempo io guardavo fuori dalla finestra, bevendo una seconda birra.
– Non era necessario lasciare tutta quella roba in maniera tanto ostentata, – disse quando portarono via anche il suo piatto.
– Facevano schifo, – risposi laconicamente.
– Non tanto da lasciarne la metà. Potresti anche sforzarti di sopportare un po’.
– Quando ho voglia di mangiare mangio, e quando non ne ho voglia non mangio. Lo stomaco è mio, cara, non tuo.
– Non usare certi termini, sembriamo una vecchia coppia –. Da quando aveva compiuto vent’anni, mia sorella non voleva che la trattassi in maniera troppo confidenziale. – Questo posto l’hanno appena aperto, la persona che cucina non sarà ancora abituata. Potresti anche mostrarti un poco piú indulgente, – continuò, mentre beveva la brodaglia di caffè che le avevano portato, doveva essere pessimo anche quello, bastava vederlo.
– Può darsi, ma anche lasciare la roba cattiva nel piatto è una forma di discernimento, mi pare, – le spiegai.
– Da quando sei diventato cosí saggio?
– Che rompipalle! Hai le mestruazioni o cosa?
– Maleducato! Come ti permetti di parlarmi in questo modo?
– Non c’è bisogno di prendertela cosí! Se so persino quando ti sono venute, le prime mestruazioni! Eri in ritardo, e con la mamma sei andata a farti vedere dal dottore.
– Se non stai zitto ti do la borsa in faccia!
Rendendomi conto che era arrabbiata sul serio, tacqui.
– Hai un modo cosí limitato di vedere le cose, tu, – proseguí lei versandosi della panna nel caffè – lo sapevo che era imbevibile. – Sei troppo critico, consideri sempre e solo i lati negativi. Non cerchi neanche di vederli, quelli positivi. Se qualcosa non corrisponde ai tuoi criteri, non la tocchi neppure. È estremamente irritante, starti a guardare.
– Però è la mia vita, non la tua.
– Sí, ma in questo modo ferisci la gente, o dai fastidio. Come quando ti masturbavi.
– Quando mi masturbavo? – chiesi stupito. – Cos’è, questa storia?
– Quando eri al liceo ti masturbavi in continuazione e sporcavi sempre le lenzuola. Lo so bene, io, ogni volta bisognava lavarle. Potresti perlomeno masturbarti senza sporcare il letto!
– D’ora in poi farò attenzione, – dissi. – A parte questo, però, ripeto che io ho la mia vita, ci sono cose che mi piacciono e altre no. Non ci posso fare nulla.
– Sí, però ferisci gli altri. Perché non fai uno sforzo? Perché non cerchi di vedere i lati buoni delle cose? Perché non cerchi di avere un po’ di spirito di sopportazione? Perché non cresci?
– Sono cresciuto, invece, – risposi un po’ offeso. – E sono anche capace di sopportare, e di vedere i lati buoni delle cose. Semplicemente non vedo le stesse cose che vedi tu.
– Sei semplicemente arrogante. È per questo che a ventisette anni suonati non hai una vera relazione sentimentale.
– Sí che ho una ragazza.
– Per andarci a letto. O sbaglio? Ogni anno ti trovi una ragazza nuova per andarci a letto. Sei felice cosí? Che senso ha, se non ci sono comprensione, affetto, considerazione reciproca... È come masturbarsi, è uguale.
– Non è affatto vero che cambio ragazza ogni anno, – obiettai debolmente.
– È la stessa cosa. Se cominciassi a pensare in maniera piú seria, a vivere in maniera piú seria? Se cominciassi a diventare adulto?
La nostra discussione finí lí. Io provai ancora a intavolare il discorso, ma lei non mi rispose.
Non riuscivo a capire perché si fosse fatta di me una tale opinione. Fino a un anno prima si godeva la vita, la sua condotta era incurante quanto la mia. Potevo anche sbagliarmi, ma avevo l’impressione che in un certo senso mi ammirasse. Era da quando stava con quello lí che a poco a poco si era allontanata da me.
Se le cose stavano cosí, non era giusto, pensai. Il nostro legame durava da ventitre anni. Eravamo fratello e sorella, andavamo d’accordo e potevamo parlarci apertamente di qualunque cosa. Non avevamo quasi mai litigato. Quando da ragazzo mi masturbavo, lei ne era al corrente, e io sapevo quando le erano venute le prime mestruazioni. Lei sapeva quando avevo comprato il mio primo preservativo (a diciassette anni), io quando lei aveva comprato il suo primo completo intimo in pizzo (a diciannove). Io ero spesso uscito con le sue amiche (senza andarci a letto, naturalmente), lei con i miei amici (senza andarci a letto, credo). Insomma eravamo cresciuti insieme. Ed ecco che la nostra relazione, una volta tanto confidenziale, in un anno era cambiata. A quel pensiero sentivo la collera montare dentro di me.
Arrivati ai grandi magazzini davanti alla stazione, mia sorella disse che voleva guardare delle scarpe, allora la lasciai e tornai a casa da solo. Provai a telefonare alla mia ragazza. Non la trovai. Non c’era da meravigliarsi, uno non può telefonare a una ragazza la domenica pomeriggio alle due e sperare che gli vada bene. Riagganciai, presi l’agenda degli indirizzi e feci il numero di un’altra ragazza, una che avevo conosciuto in una discoteca. Era in casa. – Ti va di andare a bere qualcosa? – le chiesi.
– Ma se sono solo le due! – mi rispose lei in tono annoiato.
– L’ora non è un problema, tra un bicchiere e l’altro vedrai che si fa sera, – dissi. – Conosco un bar da dove si vede un bellissimo tramonto. Bisogna arrivarci prima delle tre, però, altrimenti non si trova posto.
– Quanto sei snob!
Comunque accettò di uscire. Per bontà d’animo, credo. Percorremmo in macchina una strada lungo la costa fino un po’ oltre Yokohama, poi, come le avevo promesso, la portai in un bar da dove si vedeva il mare. Lí io bevvi quattro I. W. Harper con ghiaccio, lei due banana daiquiri. E guardammo il tramonto.
– Puoi guidare, dopo aver bevuto tanto? – mi chiese la ragazza con aria preoccupata.
– Stai tranquilla, – le risposi, – nessuno regge l’alcol come me.
– Sei modesto.
– Dopo quattro whisky comincio appena ad essere normale.
– Addirittura!
Al ritorno ci fermammo a cenare a Yokohama, poi in macchina ci baciammo. Le chiesi di andare in un albergo, ma lei rifiutò.
– Ho messo un tampax.
– Lo puoi togliere.
– Non sto scherzando, è solo il secondo giorno.
Ci mancava anche questa, pensai. Che razza di giornata! Se doveva finire cosí, tanto valeva che fin dall’inizio fossi uscito con la mia ragazza. Se non avevo preso appuntamenti, quella domenica, era perché volevo passarla tranquillamente con mia sorella, dopo tanto tempo. Ben mi stava!
– Mi dispiace. Ma non ti ho contato una balla, – disse la ragazza.
– Non fa nulla, non ti preoccupare. Tu non c’entri niente, è colpa mia.
– Il fatto che abbia le mestruazioni è colpa tua? – chiese la ragazza con l’aria di non capire bene.
– No, tutto l’insieme, – dissi. Era evidente, no? Perché le mestruazioni di una ragazza che conoscevo appena dovevano essere colpa mia?
La accompagnai in macchina fino a casa sua, nel quartiere di Setagaya. A metà strada la frizione cominciò a fare un rumore di ferraglia, leggero ma udibile. Con un sospiro, mi dissi che mi conveniva farla vedere. Era proprio una di quelle giornate sballate in cui non ne va bene una, in cui tutto si concatena per andare storto.
– Posso invitarti di nuovo, uno di questi giorni? – chiesi.
– Per uscire o per andare in un albergo?
– Tutt’e due, – risposi ridendo. – Sono due cose che vanno insieme, come lo spazzolino da denti e il dentifricio.
– Be’, ci devo pensare, – disse lei.
– Ecco, buon’idea, pensando il cervello non arrugginisce.
– E a casa tua? Non ci si può andare?
– Impossibile, vivo con mia sorella. Abbiamo delle regole ben precise. Io non porto a casa donne, lei non porta uomini.
– Figuriamoci, tua sorella!
– Te lo giuro. La prossima volta ti porto una copia del certificato di residenza.
Lei rise.
Dopo aver aspettato che la ragazza entrasse nel portone, accesi il motore e tornai a casa tendendo l’orecchio al rumore della frizione.
L’appartamento non sembrava illuminato. Aprii la porta, accesi la luce e chiamai mia sorella. Non c’era. Erano soltanto le dieci, doveva essere uscita. Mi misi a cercare il giornale della sera, ma non lo trovai. Per forza, era domenica.
Tirai fuori dal frigorifero una birra, la versai in un bicchiere e me la portai in soggiorno. Accesi lo stereo e misi un disco nuovo di Herbie Hancock. Poi bevendo la mia birra aspettai che il suono uscisse dalle casse. Nulla, nessun segno di vita. Allora tutt’a un tratto mi ricordai che tre giorni prima lo stereo si era rotto. La corrente arrivava, ma il suono non usciva.
Il che rendeva impossibile anche guardare la televisione, il mio apparecchio aveva soltanto il monitor, se non era collegato allo stereo non si sentiva nulla, funzionava cosí.
Pazienza, pensai, e ripresi a bere la mia birra guardando le immagini senza suono. Davano un vecchio film di guerra. Le truppe di Rommel si battevano silenziosamente sul fronte africano, i cannoni lanciavano bombe silenziose, i fucili automatici sparavano colpi silenziosi. E silenziosamente la gente moriva.
Cose da pazzi, mi dissi facendo il sedicesimo sospiro della giornata – sí, dovevano essere almeno sedici.
Era stato cinque anni prima, in primavera, che io e mia sorella avevamo deciso di vivere insieme. All’epoca avevamo rispettivamente ventidue e diciotto anni. Io m’ero laureato da poco e avevo appena incominciato a lavorare, lei aveva finito il liceo ed era appena entrata all’università. Papà e mamma le avevano permesso di venire a studiare a Tokyo a condizione che vivesse con me. A lei andava bene, e anch’io ero d’accordo. I nostri genitori affittarono allora per noi un appartamento abbastanza spazioso dove avevamo ognuno la nostra stanza, e di cui io pagavo metà dell’affitto.
Come ho già detto, andavo molto d’accordo con mia sorella, abitare con lei non comportava per me quasi nessun disagio. Lavorando nell’ufficio pubblicitario di un produttore di apparecchi elettrici, uscivo relativamente tardi il mattino e rientravo tardi la sera, quando mi svegliavo lei di solito era già uscita, e quando tornavo a casa era già andata a dormire. Inoltre passavo quasi tutti i sabati e le domeniche fuori con delle ragazze, quindi non mi capitava spesso di avere una vera conversazione con lei, forse una o due volte alla settimana. E penso che andasse bene cosí, non avevamo il tempo di litigare e ognuno si faceva gli affari suoi.
Probabilmente anche mia sorella faceva le sue esperienze, ma io non mi intromisi neanche una volta nelle sue faccende. Era una ragazza di diciotto anni, e non erano fatti miei se andava a letto con qualcuno.
Una volta soltanto mi era successo di tenerle stretta la mano, dall’una alle tre di notte. Tornando a casa l’avevo trovata seduta al tavolo della cucina, che piangeva. Se era rimasta lí, ne dedussi, era perché desiderava che io facessi qualcosa. Altrimenti sarebbe andata a piangere sul letto in camera sua. È probabile che io sia una persona limitata ed egoista, lo ammetto, ma fin lí ci arrivavo.
Cosí mi sedetti di fianco a lei e le tenni stretta la mano per tutto quel tempo. Era da tanto che non lo facevo, forse da quando eravamo bambini e andavamo a catturare libellule. La sua mano, non c’è bisogno di dirlo, era diventata molto piú grande e ferma di come me la ricordassi.
Insomma lei rimase a piangere in silenzio per due ore di fila. Ero in ammirazione, non avrei mai detto che tenesse in serbo tutte quelle lacrime. Io, se piango per due minuti, mi sento diventare tutto secco.
Verso le tre però anch’io cominciai a sentirmi stanco, e decisi di porre fine a quella scena. In quanto fratello maggiore, era venuto il momento di dir...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Una lenta nave per la Cina (primi anni Ottanta)
  5. Granai incendiati (1984)
  6. Il nano ballerino (1984)
  7. Il messaggio del canguro (1986)
  8. Vedendo una ragazza perfetta al 100%, in una bella mattina di aprile (1986)
  9. Le piace Burt Bacharach? (1986)
  10. L’ultimo prato del pomeriggio (1988)
  11. Lederhosen (1988)
  12. L’elefante scomparso (1989)
  13. Il secondo assalto a una panetteria (1989)
  14. Il mondo del vento scatenato (1989)
  15. Affare di famiglia (1989)
  16. L’uccello-giraviti e le donne del martedí (1989)
  17. Sonno (1993)
  18. Gli uomini Tv (1993)
  19. Il mostriciattolo verde (1999)
  20. Silenzio (1999)