Sherlock Holmes (Einaudi)
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Sherlock Holmes (Einaudi)

Tutti i romanzi

  1. 696 pagine
  2. Italian
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Sherlock Holmes (Einaudi)

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Informazioni su questo libro

Nel 1887 un medico scozzese, Arthur Conan Doyle, dà vita a uno dei detective piú famosi di ogni tempo e letteratura. Eccentrico, arrogante, geniale, Sherlock Holmes, insieme con il suo fidato amico, il dottor Watson, tra le pareti del confortevole appartamento al 221B di Baker Street, risolve con logica deduzione i casi piú misteriosi, gli enigmi piú oscuri, gli omicidi piú agghiaccianti, servendosi di ogni piú piccolo e apparentemente insignificante dettaglio. Storia dopo storia, Holmes mette a segno la sua brillante intelligenza smascherando un insospettabile omicida in Uno studio in rosso, occupandosi di un misterioso fatto accaduto molti anni prima a migliaia di chilometri di distanza ne Il segno dei quattro, svelando una strana e antica maledizione ne Il mastino dei Baskerville, districando il bandolo di un inspiegabile delitto in La valle della paura.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2010
Print ISBN
9788806199623

La valle della paura

Parte prima
La tragedia di Birlstone

Capitolo primo

L’avvertimento

«Sto pensando...» cominciai.
«Mah, io farei cosí», m’interruppe Sherlock Holmes con tono impaziente.
Credo di essere uno dei mortali piú tolleranti della terra, ma in tutta franchezza quell’interruzione beffarda m’indispettí.
«Lo sa, Holmes, – ribattei severo, – che lei può mettere a dura prova gli altri?» Ma era troppo assorto nei suoi pensieri per dare una risposta immediata alla mia rimostranza. Si appoggiò sulla mano, davanti alla colazione intatta, e cominciò a fissare un foglietto di carta che aveva sfilato in quel momento dalla busta. Prese poi la busta stessa, l’avvicinò alla luce, e ne esaminò con molta attenzione sia l’esterno, sia il risvolto.
«È la scrittura di Porlock, – disse con aria pensierosa. – Sono sicurissimo che è la sua, anche se l’ho vista soltanto un paio di volte. Ne è caratteristica la y greca, con quel particolare ghirigoro in cima. Ma se è di Porlock, deve trattarsi di un messaggio della massima importanza».
Piú che a me, parlava a se stesso; la mia insofferenza scomparve, alla luce dell’interesse che le sue parole avevano risvegliato in me.
«Chi è questo Porlock?» domandai.
«Porlock, Watson, è un nom de plume, un semplice segno identificativo, ma dietro di esso si nasconde una personalità ambigua e sfuggente. In una lettera precedente mi aveva informato apertamente che quello non è il suo vero nome, e mi ha sfidato a rintracciarlo tra milioni di abitanti che pullulano in questa immensa città. Porlock non è importante di per sé, ma come riflesso del grande uomo col quale si trova in contatto. Pensi al pesce pilota con lo squalo, allo sciacallo col leone... un essere insignificante, insomma, che fa coppia con uno formidabile. E non soltanto formidabile, Watson, ma sinistro... sinistro al massimo grado. Ed è cosí che egli ricade nell’ambito delle mie competenze. Lei mi ha sentito parlare del professor Moriarty, no?»
«Il celebre criminale scientifico, famoso tra i delinquenti quanto...»
«Mi mette in imbarazzo, Watson», mormorò Holmes in tono di riprovazione.
«Stavo per dire “quanto è sconosciuto al pubblico”».
«Ha fatto centro! – esclamò Holmes. – Lei sta sviluppando una insospettata forma di sottile ironia, mio caro Watson, contro la quale bisogna che impari a difendermi. Definendo Moriarty un criminale, lei commette un reato di calunnia di fronte alla legge, e in questo consiste appunto la grandiosità e la meraviglia della cosa. Il piú grande orditore di complotti di tutti i tempi, l’organizzatore di ogni malvagità, la mente che controlla il mondo sotterraneo, il cervello capace di orientare le sorti di intere nazioni, ecco chi è Moriarty! Ma è talmente lontano da ogni sospetto del pubblico, immune da ogni critica, e cosí straordinariamente abile nel destreggiarsi e dissolversi, che per le sole parole che lei ha testé pronunciato, potrebbe trascinarla in un tribunale e uscirne con la sua pensione di un anno a titolo di risarcimento per danni morali. Non è forse il celebre autore de La dinamica di un asteroide, libro che, dall’alto delle sue elucubrazioni di matematica pura, non ha trovato, si dice, in tutta la stampa scientifica uno studioso capace di recensirlo? Si può diffamare un uomo del genere? Un medico calunniatore e un professore denigrato: questi sarebbero i vostri rispettivi ruoli. Ecco cos’è il genio, Watson. Ma se sarò risparmiato da uomini inferiori, anche il nostro giorno prima o poi verrà».
«E io spero di essere lí a vederlo! – esclamai con fervore. – Ma lei mi stava parlando di quel suo Porlock».
«Ah, già... Il sedicente Porlock è un anello della catena, piuttosto lontano dalla sua grande chiusura. Detto tra noi, Porlock non è poi un anello cosí solido, e a quanto ho potuto vedere, è anzi l’unico punto debole di quella catena».
«Ma nessuna catena è piú forte del suo anello piú debole».
«Appunto, mio caro Watson. Di qui l’estrema importanza di Porlock. Spinto da rudimentali aspirazioni al bene, e incoraggiato dal saggio stimolo di qualche banconota da dieci sterline mandatagli di tanto in tanto per vie traverse, in un paio d’occasioni mi ha anticipato informazioni utili, anzi utilissime perché mi hanno permesso di prevedere e prevenire anziché punire un delitto. Sono sicuro che se avessimo il codice di questa scrittura, ci accorgeremmo che questa comunicazione è di tal genere».
Cosí dicendo, Holmes tornò a stendere il foglio sul suo piatto pulito. Mi alzai e chinandomi su di lui lessi stupito la curiosa iscrizione che segue:
534 C2 13 127 36 31 4 17 21 41
DOUGLAS 109 293 5 37 BIRLSTONE
26 BIRLSTONE 9 47 171
«Cosa significa, Holmes?»
«Evidentemente, si tratta di un tentativo per passarmi delle informazioni segrete».
«Ma a che serve un messaggio cifrato senza la chiave?»
«In questo caso, non serve affatto».
«Perché dice “in questo caso”?»
«Perché vi sono molti cifrari che io saprei leggere con la stessa facilità con cui leggo i contenuti nascosti nelle rubriche delle persone scomparse sui quotidiani: semplici passatempi che divertono l’intelletto, senza affaticarlo. Nel caso attuale, però, la cosa è diversa. Si tratta, evidentemente, di un riferimento alle parole contenute nella pagina di qualche libro. Fino a quando non mi si dirà di quale pagina e di quale libro si tratti, mi trovo nell’impossibilità di agire».
«Ma perché “Douglas” e “Birlstone”?»
«Evidentemente, perché si tratta di parole non contenute nella pagina in questione».
«E perché non ha indicato il libro, allora?»
«La sua naturale astuzia, mio caro Watson, quell’accortezza innata che tanto delizia i suoi amici, certo le impedirebbe di inserire nella stessa busta chiave e messaggio insieme. Se la lettera dovesse smarrirsi, lei sarebbe spacciato. Qui invece dovrebbero perdersi entrambe perché se ne abbiano delle conseguenze negative. Ormai attendiamo il secondo giro di posta da un momento all’altro, e mi sorprenderebbe se non ci portasse o un’ulteriore lettera di spiegazioni o, il che è assai piú probabile, addirittura il volume a cui queste cifre si riferiscono».
Le previsioni di Holmes si avverarono in capo a pochissimi minuti quando comparve Billy, il fattorino, che portò proprio la lettera che aspettavamo.
«La stessa scrittura, – osservò Holmes aprendo la busta – e firmata, questa volta, – aggiunse esultante mentre spiegava il foglio. – Andiamo, Watson, stiamo facendo progressi».
Ma non appena ebbe dato un’occhiata al contenuto della lettera, vidi la sua fronte aggrottarsi.
«Oh diavolo, che gran delusione! Temo proprio, Watson, che tutte le nostre aspettative si risolveranno in un nulla di fatto. E spero che il nostro uomo, Porlock, non abbia guai seri.
“Egregio signor Holmes, – dice, – non voglio andare avanti con questa storia. È troppo pericoloso. Lui mi sospetta. So che mi sospetta. Mi si è avvicinato all’improvviso dopo che avevo già scritto l’indirizzo su questa busta con l’intenzione di mandarle la chiave del cifrario. Ho fatto appena in tempo a nasconderla. Se l’avesse vista, non so come sarebbe andata a finire per me. Ma ho scorto il sospetto nei suoi occhi. La prego di bruciare il messaggio cifrato che non può esserle di alcuna utilità. Fred Porlock”».
Holmes rimase qualche tempo seduto, giocherellando con la lettera fra le dita e fissando il fuoco con la fronte aggrottata.
«Dopotutto, – disse infine, – può darsi che sia soltanto una fantasia. Forse è solo la sua coscienza sporca. Sapendo di essere un traditore, potrebbe aver letto l’accusa negli occhi dell’altro».
«E questo “altro” è il professor Moriarty, immagino!»
«In persona. Quando qualcuno della banda parla di un “lui”, si sa bene a chi allude. Per tutti loro non esiste che un solo e unico “lui”!»
«Ma che cosa può fare?»
«Ah! Questa è una domanda molto vaga. Quando si ha contro di sé uno dei piú fini cervelli d’Europa e alle spalle tutte le potenze delle tenebre, le possibilità sono infinite. Comunque è chiaro che l’amico Porlock doveva essere mezzo morto dalla paura. Provi a confrontare la grafia del biglietto con quella della busta, che è stata scritta, a quel che ci dice, prima di quell’infausta visita: quest’ultima è chiara e ferma; l’altra quasi illeggibile».
«Ma perché ha scritto? Perché non si è limitato a lasciar cadere la cosa?»
«Perché avrà temuto che in tal caso io avrei approfondito la cosa, procurandogli magari dei guai».
«Certo, – dissi. – Naturalmente... – Avevo raccolto il messaggio cifrato originale e lo stavo scrutando con la massima attenzione... – C’è da impazzire, se si pensa che, forse, questo foglietto nasconde un importante segreto, che però rimane impenetrabile a ogni capacità umana».
Sherlock Holmes aveva spinto da un lato la sua colazione ancora intatta e aveva acceso la sua pipa puzzolente, compagna delle sue piú profonde meditazioni.
«Chissà! – disse appoggiandosi all’indietro e fissando il soffitto. – Forse vi sono dettagli che sono sfuggiti al suo machiavellico intelletto. Cerchiamo di studiare il problema alla luce della ragione pura. Qui l’uomo si riferiva certamente a un libro: questo deve essere il nostro punto di partenza».
«Piuttosto vago, direi!»
«Vediamo tuttavia se possiamo restringere il campo di indagine. Piú metto a fuoco il problema, meno esso mi sembra impenetrabile. Quali indicazioni abbiamo riguardo a questo libro?»
«Nessuna».
«Piano, piano, le cose non sono complicate come lei se le figura. Il messaggio cifrato comincia con un grande 534, dico bene? Stabiliamo dunque come ipotesi di lavoro che 534 indichi la pagina a cui lo scritto in codice si riferisce. In questo modo il nostro libro è già diventato un libro voluminoso, il che rappresenta sicuramente un passo avanti. Quali altri indizi abbiamo sulla natura di questo voluminoso libro? Il segno successivo è C2. Cosa significa, secondo lei, Watson?»
«Capitolo secondo, certamente».
«Ben difficilmente. Sono certo che lei concorderà con me che se è data la pagina il numero del capitolo diventa inutile. Inoltre se la pagina 534 si trova solo al secondo capitolo, il primo dovrebbe essere irragionevolmente lungo».
«Colonna, allora!» esclamai.
«Bravo, Watson! Stamattina lei è veramente in forma. Se non si tratta di colonna, allora io sono completamente fuori strada. Ecco dunque, vede, che già noi cominciamo a supporre un grosso libro, stampato in duplice colonna, ciascuna di notevole lunghezza, dal momento che una delle parole è numerata nel documento come la duecentonovantatreesima. Abbiamo raggiunto il limite estremo di quanto la ragione ci può suggerire?»
«Temo di sí».
«Non si butti giú cosí. Ancora un lampo di genio, Watson! Su, strizzi ancora il suo cervello! Se si fosse trattato di un libro non comune, certo me l’avrebbe mandato. Invece era sua intenzione, prima che i suoi piani andassero in fumo, di mandarmi la chiave in questa busta. Cosí dice nel biglietto. Ciò sembrerebbe indicare che si tratta di un libro che a suo giudizio non mi sarebbe stato difficile trovare. Lo aveva lui, e immaginava che lo avessi anch’io. A farla breve, Watson, si tratta di un libro molto comune».
«La cosa sembra assolutamente plausibile».
«Cosí, abbiamo ristretto il campo delle nostre ricerche a un libro voluminoso, stampato su due colonne, e assai comune».
«La Bibbia!» gridai trionfante.
«Bene, Watson, bravo! Ma non, se posso dir cosí, bravo a sufficienza. Anche se il complimento fosse rivolto a me, non potrebbe esserci un libro meno adatto della Bibbia a trovarsi sul comodino di un complice di Moriarty. Inoltre le edizioni della Sacra Scrittura sono cosí numerose che è veramente difficile supporre che due copie abbiano la stessa impaginazione. Qui si tratta evidentemente di un libro prodotto in serie. Doveva essere sicuro che la pagina 534 corrispondeva esattamente alla mia pagina 534».
«Ma questo vale per pochissimi libri».
«Appunto! E in ciò sta la nostra salvezza! La nostra ricerca si restringe a libri prodotti in serie che chiunque può possedere».
«L’orario ferroviario!»
«Difficile, Watson. Il suo frasario è stringato e preciso, ma limitato. La sua scelta di vocaboli difficilmente si presterebbe all’invio di messaggi generici. Eliminiamo dunque l’orario ferroviario, ed eliminiamo, per analoghe ragioni, il dizionario. Che cosa ci rimane dunque?»
«Un almanacco».
«Eccellente, Watson! Credo proprio che questa volta lei abbia azzeccato. Un almanacco! Vediamo un poco le caratteristiche dell’almanacco Whitaker. È di uso comune. Ha il numero di pagine richiesto. È stampato su due colonne. Sebbene all’inizio usi un numero limitato di parole, verso la fine, se ricordo bene, diventa, assai verboso. – Prese dalla sua scrivania il volume. – Ecco la pagina 534, colonna due, un bel blocco di caratteri fitti, sul commercio e le risorse dell’India Britannica. Prenda nota di queste parole, Watson. Il numero 13 è “Mahratta”. Mi sembra che non sia un inizio molto incoraggiante. Il numero 127 è “governo”, il che almeno ha senso, per quanto non ne veda il nesso tra noi e il professor Moriarty. Proviamo ad andare avanti. Che cosa fa il Governo del Mahratta? Ahi ahi! La successiva è “setole di maiale”. Siamo fritti, mio caro Watson! Non c’è nulla da fare».
Aveva parlato in tono scherzoso, ma il tremore delle sue folte sopracciglia rivelava disappunto e irritazione. Io fissavo il fuoco, scontento e pervaso da un senso di impotenza. Il nostro lungo silenzio fu a un tratto interrotto da un’esclamazione di Holmes che precipitatosi a rovistare in un armadio, ne emerse con un secondo volume dalla copertina gialla.
«Paghiamo il prezzo, mio caro Watson, dell’essere troppo moderni, – esclamò. – Precorriamo i tempi, ed è giusto che ne paghiamo le penalità. Siccome oggi è il sette di gennaio, abbiamo guardato naturalmente l’almanacco nuovo, ma è piú che probabile che Porlock abbia ricavato il proprio messaggio da quello vecchio. Certo ce lo avrebbe detto se avesse potuto scrivere la sua lettera di spiegazioni. Vediamo adesso cosa ci riserva la pagina 534. Il numero 13 è “Ci”, il che è molto piú promettente. Il numero 127 è “è” – “C’è”». Gli occhi di Holmes ora scintillavano, e le sue dita sottili e nervose fremevano mentre contava le parole. «“Pericolo”. Ah, ah! Magnifico! Scriva, Watson. “C’è pericolo - può - venire - molto presto - uno”. A questo punto abbiamo il nome Douglas: “ricco - campagna - ora - a Birlstone - House - Birlstone - sicurezza - è - urgente”. Dunque, Watson! Che cosa ne dice della ragion pura e dei suoi frutti? Se il fruttivendolo vendesse corone di alloro manderei subito Billy a comprarne una».
Io fissavo sconcertato lo strano messaggio che avevo messo giú, a mano a mano che Holmes lo decifrava, su un foglio di carta protocollo che tenevo appoggiato sul ginocchio.
«Che maniera strampalata e incoerente di esprimersi!» osservai.
«Al contrario, si è espresso benissimo, – replicò Holmes. – Quando si cercano, entro un’ unica colonna, le parole con cui esprimere ciò che si vuol dire, non è facile trovare tutti i vocaboli necessari. Si è sempre costretti a lasciare qualcosa all’intuizione del proprio corrispondente. Ma il significato di questo messaggio è ben chiaro. Si sta tramando qualche diavoleria contro un certo Douglas, chiunque sia, che risiede dov’è indicato, ed è un ricco gentiluomo di campagna. Lui è sicuro – “sicurezza” è quanto di piú vicino a “sicuro” l’autore del messaggio sia riuscito a trovare – che è urgente. Questo è il nostro risultato, ed è stato un gran bell’esercizio di analisi».
Holmes provava la gioia impersonale dell’artista vero di fronte alla sua opera migliore, anche se talvolta si sentiva cupo e addolorato che la sua opera scadesse al di sotto di quel livello supremo cui aspirava. Stava ancora ridacchiando tutto soddisfatto del suo successo, quando Billy spalancò l’uscio per cedere il passo all’ispettore MacDonald di Scotland Yard.
Correvano i primi giorni del 1889, e Alec MacDonald era ben lontano dall’aver raggiunto quella fama nazionale di cui attualmente gode. Era un funzionario della squadra investigativa giovane ma affidabile, e aveva già avuto modo di distinguersi in parecchi casi che gli erano stati affidati. La sua figura alta e magra lasciava supporre in lui una forza fisica eccezionale, mentre il cranio voluminoso e gli occhi brillanti e profondamente infossati sotto le folte sopracciglia mostravano con altrettanta chiarezza un’intelligenz...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Prefazione di Margherita Oggero
  5. Sherlock Holmes
  6. Uno studio in rosso
  7. Il segno dei quattro
  8. Il mastino dei Baskerville
  9. La valle della paura
  10. Indice